La voce riguarda la storia della città di Oderzo dalla sua fondazione fino ad oggi.
Origini La fondazione della città, che per questo è sicuramente una delle più antiche del Triveneto, si può fissare intorno all'XI secolo a.C. ad opera dei Paleoveneti: L'insediamento all'epoca si chiama Opterg, che in lingua venetica significa "Piazza del mercato"Vedi Oderzo#Toponimo..
All'epoca la zona, leggermente in collinaIl piccolo altipiano dove fu fondata Oderzo è stato parzialmente livellato nei secoli a causa delle continue distruzioni della città. e posta tra il fiume Monticano ed un ramo non più esistente del Piave, era attraversata da importanti rotte commerciali, essendoci già degli stanziamenti fissi probabilmente da qualche secolo, dimostrati dai ritrovamenti di resti di necropoli.
L'importante posizione strategica della zona è stata la causa, per secoli, delle fortune e delle disgrazie della città. Scavi archeologici effettuati lungo tutto il XX secolo hanno portato alla luce parecchi reperti risalenti a quell'epoca, i più interessanti presso la cosiddetta "Mutera di Colfrancui".
La graduale annessione a Roma
In seguito, con l'espansione a nord della Repubblica romana, Romani e veneti giungono a contatto, ed inizia un processo di pacifica e lenta "romanizzazione" della città. Testimonianza della pacifica convivenza tra i due popoli fu la realizzazione nel 148 a.C. della via Postumia, importante via di comunicazione che collegava Genova ad Aquileia attraversando tutta la Pianura Padana: i veneti accettarono che la strada attraversasse il proprio territorio, passando anche per Oderzo.
Questo accelererà l'integrazione della città, il cui nome verrà latinizzato in Opitergium.
L'elevazione a municipium romano
Le fortune di Oderzo continuano nel I secolo a.C.: in occasione della guerra civile di Giulio Cesare contro Pompeo, Opitergium si schiera con il primo: i soldati opitergini, guidati dal centurione Gaio Volteio Capitone, preferiranno suicidarsi anziché cadere prigionieri del nemico durante una battaglia presso Fiume, nel 49 a.C.
Fu questo atto di eroismo che convinse Cesare ad elevare la città allo status di municipium e a concedere la cittadinanza romana ai suoi abitanti, all'epoca appunto piuttosto indipendenti dal potere romano. La città fu aggregata alla tribù Papiria, ed il suo territorio aumentato di trecento centurie. Capitone, prima ancora del padovano Tito Livio, è il più antico veneto di cui si conosca almeno in parte la vita.
Dopo questo evento inizia il periodo di massimo splendore della città che durerà per tutto il primo secolo d.C.: diventa così una delle più importanti città nel nord-est italiano, arrivando forse a cinquantamila abitanti, a capo di un territorio che comprendeva la zona del Veneto orientale dalla laguna, all'epoca chiamata laguna opitergina, fino alle montagne del Cansiglio, chiamate da Plinio il Vecchio i monti Opitergini, dal Piave fino al fiume Tagliamento. Si tratta, in pratica, del territorio delle attuali Diocesi di Vittorio Veneto e di Pordenone.
Dopo lo sviluppo di Julia Concordia Sagittaria, Opitergium perderà il controllo della zona dell'attuale Friuli tra il fiume Livenza ed il Tagliamento a vantaggio di quest'ultima, città di fondazione romana nelle vicinanze dell'attuale Portogruaro.
Vie di comunicazione In epoca romana la città è servita da un porto fluviale, alimentato dalle acque di un antico ramo del Piave (sul cui letto nel medioevo furono scavati i canali Navisego e Piavon), e un porto marittimo, posto nelle vicinanze dell'attuale paese di Ceggia, che all'epoca si trovava in riva al mare. Nella zona gli opitergini fonderanno le attuali Eraclea e Jesolo, note località balneari del veneziano.
La città era inoltre collegata, via terra, anche con Altino (via Altinate), Serravalle, Lorenzaga, Settimo sul Livenza (attuale Portobuffolé), Trento (via Tridentina).
L'alto medioevo Con la diffusione del Cristianesimo Opitergium diventa sede vescovile: è curioso notare come dei cinque vescovi conosciuti della città, tre siano stati canonizzati: Tiziano, Magno e Floriano. La Diocesi di Oderzo, la quale oggi ha sede a Vittorio Veneto, ricalcava i confini amministrativi romani, e li ha mantenuti con poche varianti fino al giorno d'oggiLa Cattedrale sorgeva con ogni probabilità all'incrocio delle attuali via delle Grazie e via San Martino: sul luogo esisteva, fino alla metà del XIX secolo, una chiesuola in rovina chiamata dei documenti Chiesa di San Pietro Rotto, costruita probabilmente sui resti dell'antica Cattedrale..
Con il declino dell'Impero romano inizia un periodo nero per la città, che verrà più volte saccheggiata e distrutta dai Barbari, a partire dai Quadi e i Marcomanni nel 167; in seguito passeranno, tra gli altri, anche i Visigoti di Alarico nel 402 e i Longobardi di re Rotari nel 643.
Controversa è l'ipotesi che la città sia stata saccheggiata dagli Unni di Attila intorno al 452: questo ha alimentato una leggenda secondo la quale gli anziani di Oderzo, venuti a sapere dell'imminente arrivo del celebre capo unno, avrebbero nascosto i tesori della città gettandoli in un pozzo. Ma il fatto che storie simili siano raccontate in altre città di fondazione romana del nord Italia prova forse l'inconsistenza storica di questa leggenda. Nonostante questo, fino in pratica alla fine della Seconda guerra mondiale, nei contratti di vendita dei terreni era solitamente inserita una clausola, la ius putei, la quale prevedeva che nel caso scavando fosse tornato alla luce il tesoro, questo sarebbe spettato di diritto al vecchio proprietario.
Nel 489 Teodorico, re degli Ostrogoti, avrebbe quindi provveduto a far ricostruire la città. Esattamente cento anni dopo, nel 589, una spaventosa alluvione muta la geografia del Veneto e della Pianura PadanaPaolo Diacono, Historia Langobardorum.: oltre all'Adige e ad altri fiumi anche il Piave muta il suo corso assumendo quello attuale, spostandosi di circa otto km a sud-ovest.
La città si trova in seguito coinvolta inevitabilmente nella guerra tra Longobardi e Bizantini per la supremazia in Italia. Nel 616 o nell'anno successivo, un periodo di tregua durato trent'anni termina improvvisamente dopo un tragico fatto di sangue avvenuto proprio a Oderzo.
L'omicidio di Caco e Tasone Nel 616, o nel 617, Oderzo è sotto il controllo bizantino. Il patrizio Gregorio invita a Oderzo i longobardi Caco e Tasone, figli di Gisulfo II duca del Friuli per un incontro conviviale, e giura di tagliare la barba al primo e di "adottarlo" come proprio figlioEra usanza longobarda tagliare barba e capelli ai giovani che raggiungevano la maggiore età: da questo derivano i due termini veneti tosa e tosàt, ovvero "ragazza" e "ragazzo".. I due giovani arrivano in città con gli amici, ma una volta entrati vengono barbaramente uccisi. Gregorio quindi scioglie il giuramento tagliando la barba alla testa mozzata di TasoneL'episodio è raccontato da Paolo Diacono nella Historia Langobardorum..
La vendetta arriverà cinquant'anni dopo ad opera di Grimoaldo, fratello minore dei due divenuto nel frattempo re dei Longobardi: questo raderà definitivamente al suolo la città nel 667.
Ma vista l'instabilità politica della zona e la scarsa difendibilità del centro abitato, esposto ad ogni scorribanda, la sede vescovile ed il corpo di San Tiziano (morto nel 632) erano già stati trasferiti (miracolosamente, secondo la Leggenda di san Tiziano) in una zona più sicura, prima ad Eraclea, ed infine a Ceneda, attuale Vittorio Veneto.
L'abbandono della città Già da tempo ormai la città era semi disabitata, essendo i suoi abitanti scappati verso la laguna dove, insieme ad altri profughi provenienti da Concordia Sagittaria, Aquileia, Padova, Altino e altre città della pianura veneta, fonderanno Rialto, la futura Venezia. La nobiltà e il vescovo Magno si insediarono nella città di Melidissa, poi Heraclia (oggi Cittanova), prima sede del Ducato di Venezia alla quale Oderzo darà il primo Doge, il leggendario Paolo Lucio Anafesto.
Da quel periodo fino alla fine del millennio Oderzo non fu altro che un piccolo villaggio di agricoltori che costruiscono le loro misere case intorno ai ruderi del vecchio centro, continuamente spogliato dai primi Veneziani essendo tutto materiale utile per l'edificazione della loro nuova città. Oderzo in seguito viene nominata in un documento solo nel 963, forse neanche come paese, ma come semplice località; col passare dei regni Oderzo era stata prima Corte Regia, poi Gastaldia Longobardica, poi Pieve nel 994. Oderzo fu distrutta nuovamente, stavolta dai Veneziani, nel 974.
Il declino della città favorirà lo sviluppo di altri centri della zona rimasti fino a quel momento in secondo piano: Treviso, Conegliano, Serravalle, Motta di Livenza, oltre appunto a Ceneda e Venezia.
Il basso medioevo Dopo l'anno 1000 Oderzo riprende a vivere intorno al suo nuovo castello, anche se non ritroverà mai più i fasti di un tempo. All'epoca la città si sviluppa quasi totalmente all'interno della cinta muraria. L'attuale campanile del Duomo è stato edificato sulla base di una delle quattro torri che facevano da angolo; la seconda è stata ricostruita negli anni 1990 e prende il nome di "Torresin"; la terza si trovava in prossimità dell'attuale "Piramide", l'ultima, demolita intorno al 1866, vicino all'attuale rotatoria di Piazza Castello.
Nel frattempo in tutta Italia si sta diffondendo il fenomeno del feudalesimo: i Vescovi della zona iniziano ad affidare le proprie terre a ricche famiglie locali, alcune delle quali provenienti da nord.
Le diatribe tra feudatari e Comuni La posizione strategica della città resta immutata, tanto che nel 1089 una nobile famiglia delle Prealpi Venete, i da Montanara, si trasferisce tre chilometri a nord della città, presso il centro di Camino, edificandovi un castello e assumendo il nome della località, diventando così i "da Camino".
Per tutto il basso medioevo la città verrà contesa da autorità religiose (i Vescovi di Belluno e Ceneda), civili (il Comune di Treviso) e dalle famiglie feudali (i già citati Caminesi, gli Ezzelini e gli Scaligeri) fino a quando nel 1380 passa definitivamente sotto la Repubblica di VeneziaCircolo Vittoriese di Ricerche Storiche, I Da Camino, Vittorio Veneto 2002. A Oderzo dimorava un podestà veneziano già dal 1339, quando gli fu assegnato dal Doge Francesco Dandolo.
Il periodo veneziano, napoleonico e austriaco Sotto Venezia Oderzo viene messa a capo di un "territorio" che aveva ai confini il Piave ad Ovest, il canale Piavon ad est, il Monticano a nord e l'abitato di Campodipietra a sud.
I secoli passati sotto la dominazione veneziana non saranno particolarmente felici per la città, la quale non riuscirà mai ad uscire da uno stato di arretratezza e da un'economia quasi esclusivamente agricola: carestie ed epidemie saranno infatti la normalità per i poveri abitanti della pianura. Tra il Cinquecento e il Settecento si sviluppa l'attuale centro storico della città.
I saccheggi perpetuati dalle truppe francesi con l'arrivo di Napoleone porteranno allo stremo la popolazione, già provata da periodiche carestie ed epidemie. Per questo due illustri rappresentanti di Oderzo e della vicina Motta di Livenza, si recheranno a Campoformio (o a Villa Manin a Passariano), per chiedere un risarcimento danni, e ci riusciranno, sbandierando delle presunte origini trevigiane del generale francese: Tolberto da Camino, nobile locale marito della celebre nobildonna duecentesca Gaia, era infatti figlio di una Bonaparte.
Per gli abitanti di Oderzo le cose non cambieranno molto né sotto la dominazione francese né dopo il 1815 con il passaggio al Regno Lombardo-Veneto controllato dagli Austriaci.
L'età contemporanea