Artista di formazione teatrale, campo nel quale ha ottenuto un notevole successo sin dagli inizi degli anni sessanta, era noto per le sue doti di affabulatore e trasformista.
Affermatosi quindi come attore teatrale, ebbe anche esperienze nel campo televisivo, al quale si dedicò fugacemente. Nonostante il sodalizio con il cinema non abbia spesso dato i frutti sperati, ha raggiunto la consacrazione cinematografica nel 1976 con Febbre da cavallo, nel ruolo dell'incallito scommettitore Mandrake, che con il passare degli anni è divenuto un film di culto, che ha ripreso con il sequel Febbre da cavallo - La mandrakata nel 2002, anno nel quale ha iniziato un forte sodalizio con i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina. A partire dagli anni novanta, parallelamente al successo ottenuto in teatro, è stato protagonista di svariate serie televisive di successo, prima fra tutte la serie per la Rai Il maresciallo Rocca (1996-2005), divenuta una delle più seguite della televisione italiana.
Ha avuto anche esperienze come cantante, facendo parte del gruppo musicale Trio Melody, insieme a Stefano Palatresi e Peppino di Capri, oltre che come poeta e scrittore.
Biografia Gioventù e gavetta come cantante e attore Secondo figlio di Romano Proietti (1903-1992), di Porchiano del Monte (frazione del comune di Amelia), e della casalinga Giovanna Ceci (1904-1993), di San Clemente di Leonessa (RI), assieme alla sorella maggiore Anna Maria ha vissuto i primi dieci mesi della sua vita in una casa in via di Sant'Eligio (una traversa di via Giulia) a Roma, per poi trasferirsi in zona Colosseo, poi al Tufello (dove dopo la sua morte è stato realizzato un "murale" in sua memoria) e all'Alberone. Dopo essersi diplomato presso il liceo ginnasio statale "Augusto" di Roma, s'iscrive al corso di laurea in Giurisprudenza, presso l'Università "La Sapienza", che abbandonerà a sei esami dalla laurea.
Appassionato di musica sin da bambino, suona la chitarra, il pianoforte, la fisarmonica e il contrabbasso, e nel tempo libero inizia a esibirsi come cantante nelle feste studentesche, nei bar all'aperto e, più avanti, nei night club della capitale. In un'intervista a Il Fatto Quotidiano ricorderà, poi, che i personaggi della Roma dell'epoca sono stati in parte fonti d'ispirazione per alcuni ruoli comici da lui interpretati sul grande schermo.Festa del fatto a Roma, Travaglio incontra Proietti A proposito di questo periodo dichiarerà: «Per mantenermi agli studi cantavo nei night club. Cominciavo alle 22 di sera e finivo alle 4 del mattino, uscivo fuori con un collo gonfio [...] Non c'era misura di camicia che tenesse: ce voleva un copertone». Il giovane Proietti, rivela tuttavia di non essere inizialmente interessato al mondo del teatro: «Assolutamente no! A teatro non c'ero mai stato e poi non ero figlio di attori». Anche i genitori, pur appoggiando la sua decisione, non erano del tutto convinti delle prime prove del giovane Luigi.
Iscrittosi al Centro Teatro Ateneo, è allievo di personaggi di spicco, come Arnoldo Foà, Giulietta Masina e Giancarlo Sbragia. «La mattina frequentavo le lezioni, il pomeriggio provavo all'Ateneo, la sera cantavo nei locali notturni. Gli esami non finivano mai» commenterà. Nello stesso momento decide di lasciare definitivamente la facoltà di Giurisprudenza e inizia a frequentare il corso di mimica del Centro Universitario Teatrale tenuto da Giancarlo Cobelli, il quale nota subito le sue qualità di musicista e lo scrittura per uno spettacolo d'avanguardia da lui diretto, Can Can degli italiani (1963), composto da famosi scrittori, quali Ercole Patti e Luigi Malerba, dove mette in musica un aforisma di Ennio Flaiano, Oh come è bello sentirsi....
A partire dal 1964 ricopre ruoli di contorno sul palcoscenico con il Gruppo Sperimentale 101, sotto la direzione di Antonio Calenda, dallo stesso Cobelli e anche con Andrea Camilleri, non ancora diventato celebre come scrittore. Il suo primo ruolo lo recita all'aperto, travestito da upupa, nella rappresentazione di Gli uccelli di Aristofane (1964), diretto da Giuseppe Di Martino. Dal 1968 ottiene ruoli da protagonista in diversi spettacoli messi in scena dal Teatro Stabile dell'Aquila, tra cui Il dio Kurt di Alberto Moravia e Operetta di Witold Gombrowicz.
Primi successi ed esordi cinematografici Proietti nel 1964 fa un piccolo cameo in Se permettete parliamo di donne di Ettore Scola. Nel frattempo inizia a cimentarsi anche nel campo del doppiaggio, prestando la voce al Gatto Silvestro nelle prime edizioni italiane dei cartoni animati della Warner Bros., in cui la voce di Titti è di Loretta Goggi. Tuttavia è nel 1966 che esordisce contemporaneamente sul grande e piccolo schermo. In ogni caso il suo primo ruolo, per una curiosa coincidenza, è quello di un maresciallo dei Carabinieri, lo stesso che trent'anni dopo lo porterà nuovamente alla notorietà. Al cinema appare in un episodio di Le piacevoli notti nel 1966, e in ruoli più corposi in Lo scatenato, La matriarca e Una ragazza piuttosto complicata. Tinto Brass è il primo regista a valorizzarlo con un ruolo da protagonista nel suo film L'urlo del 1968, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes.
In televisione esordisce nello sceneggiato I grandi camaleonti (1964), diretto da Edmo Fenoglio. Insieme a Ugo Gregoretti compare in ruoli soddisfacenti, come quello del truffatore Alfred Jingle in Il Circolo Pickwick (1967), trasposizione dell'omonimo romanzo di Charles Dickens, dove compone e canta anche la sigla finale, La ballata di Pickwick. Proprio durante le sedute di registrazione di questa canzone, incontra un giovane di Poggio Bustone, che in quel brano suona la chitarra, musicista sotto contratto con la casa discografica Ricordi e destinato alla grande notorietà, Lucio Battisti. Sarà il loro primo e ultimo incontro, ricordato in seguito dallo stesso Proietti in un'intervista durante una trasmissione celebrativa sul cantautore.
Tuttavia il primo, inaspettato successo arriva nel 1970, quando viene improvvisamente chiamato a sostituire Domenico Modugno, ufficialmente a causa di un incidente capitatogli (ma ufficiosamente, sembra, a causa di dissapori con l'autore e co-protagonista della commedia, Renato Rascel) nella parte di Ademar nella commedia musicale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini Alleluja brava gente al Teatro Lirico di Milano: «Una botta di fortuna. Lì capii che si poteva coniugare il teatro ludico con la qualità artistica: il cosiddetto teatro popolare».
Il trionfo degli One-Man Show
Tra il 1965 e il 1970, sia con il Gruppo Sperimentale di Calenda sia senza, Proietti porta in scena anche prove particolari, come Il mercante di Venezia, Le mammelle di Tiresia e Il misantropo di Molière. Con Il dio Kurt del 1969, ennesimo successo del gruppo sperimentale, Proietti capisce di dover affrontare il palcoscenico da solista per non rimanere ingabbiato in ruoli eternamente comprimari.
Dopo aver recitato, nel 1974, il ruolo di Neri Chiaramantesi nel dramma di Sem Benelli La cena delle beffe, accanto a Carmelo Bene, nel 1976 stringe un proficuo sodalizio con lo scrittore Roberto Lerici, insieme al quale scrive e dirige i suoi spettacoli, rimasti nella storia, A me gli occhi, please (1976), riportato in scena nel 1993, 1996 e nel 2000, in una memorabile performance allo stadio Olimpico della sua città natale, oltre a Come mi piace (1983), Leggero leggero (1991) e, per la televisione, Attore amore mio (1982) e Io a modo mio (1985).
In questi spettacoli Proietti, totalmente privo di guida registica, ha modo di scatenare la sua "verve attoriale" come monologhista, cantante, imitatore, ballerino, in estenuanti "tour de force" che ottengono un dirompente successo di pubblico; dalle sei serate inizialmente previste si superano agevolmente le 300, con oltre 2000 spettatori di media a riempire i teatri tenda e i palasport di tutta l'Italia, ammirato e stimato anche da importanti personalità, come Eduardo De Filippo e Federico Fellini, il quale dapprima pensa a lui per il ruolo di Giacomo Casanova nel suo film Il Casanova di Federico Fellini, per poi scegliere Donald Sutherland, ma facendolo doppiare in italiano proprio da Proietti.
Ancora oggi A me gli occhi, please, anche per i suoi risvolti in parte drammatici, è riconosciuta come una prova teatrale importante. La collaborazione tra Proietti e Roberto Lerici si può ben paragonare a quella, altrettanto proficua, tra Giorgio Gaber e Sandro Luporini per il teatro canzone. Dopo la morte di Roberto Lerici, avvenuta nel 1992 per infarto, Proietti porta in scena e dirige altri due spettacoli solisti, Prove per un recital (1996) e Io, Tòto e gli altri (2002). Nel 2004 ha portato in tour lo spettacolo Serata d'onore, premiato il 20 agosto all'Arena di Catanzaro con il Riccio d'argento come migliore spettacolo dell'anno nella rassegna "Fatti di Musica".
Il doppiaggio
Dopo l'esperienza iniziale come voce italiana di Gatto Silvestro insieme a Loretta Goggi (che prestava invece la voce a Titti), prosegue in sordina anche la sua carriera di doppiatore: nella seconda metà degli anni sessanta entra nella Società Attori Sincronizzatori (S.A.S.) e collabora spesso con Emilio Cigoli (storica voce italiana di John Wayne), prestando le voci in alcune occasioni ad attori del grande schermo, come Robert De Niro in Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno (1973), Sylvester Stallone nel primo Rocky, del 1976 (di cui cura anche la direzione del doppiaggio) e in F.I.S.T. (1978), Richard Burton in Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966), Richard Harris in Camelot (1967) e in Un uomo chiamato Cavallo (1970), Dustin Hoffman in Lenny (che dichiarò essere il suo doppiaggio più amato),Gigi Proietti intervistato da Antonello Sarno per la rubrica di Canale 5 Supercinema. Kirk Douglas in Uomini e cobra (1970) e Marlon Brando in Riflessi in un occhio d'oro (1967).
Fra teatro, cinema, TV e radio
Negli anni settanta recita come protagonista nei film Gli ordini sono ordini (1972), Meo Patacca (1972), Conviene far bene l'amore (1975), Languidi baci, perfide carezze (1976). Nello stesso periodo partecipa anche a pellicole di rilievo, come La proprietà non è più un furto (1973) di Elio Petri, L'eredità Ferramonti (1976) e soprattutto Casotto (1977), insieme a Ugo Tognazzi, Franco Citti e a una giovane Jodie Foster. Passa con notevole disinvoltura dalla commedia al ruolo impegnato, dal dramma erotico al film grottesco, quindi partecipa a film di Mauro Bolognini, Mario Monicelli ed Elio Petri, ma forse soltanto Alberto Lattuada gli offre un ruolo compiuto sul versante drammatico nel film Le farò da padre (1974). Importante è anche la collaborazione con Luigi Magni, per il quale interpreta dapprima Cavaradossi ne La Tosca (1973), accanto a Monica Vitti e Vittorio Gassman, il Ghetanaccio nell'omonima commedia del 1978, affiancato da Daria Nicolodi, e soprattutto nel musical teatrale del 1989, musicato da Nicola Piovani e con la regia di Pietro Garinei, I sette re di Roma, dove Proietti veste i panni di molteplici personaggi accompagnato da Gianni Bonagura. Lo spettacolo otterrà un gran successo di pubblico, venendo anche trasmesso in TV e ripetuto per varie stagioni.
Partecipa inoltre ad alcuni film statunitensi diretti da registi, come Sidney Lumet, Robert Altman e Ted Kotcheff, nonché con il francese Bertrand Tavernier. Ma la consacrazione cinematografica arriva nel 1976 con il ruolo dello sfortunato indossatore Bruno Fioretti, detto Mandrake, che inventa qualsiasi stratagemma per poter giocare ai cavalli in società con alcuni suoi amici perdendo regolarmente, nella commedia di Steno Febbre da cavallo.