Biografia Alcune notizie su questo personaggio vissuto nel VI secolo a.C.Cfr. Guido Calogero, "Cleobulo di Lindo", in Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1935. ci vengono dall'opera di Diogene LaerzioI, 89-93., secondo cui Cleobulo sarebbe stato figlio di Evagora I che vantava una discendenza da Eracle.
Fu noto nell'antichità come autore di tremila versi in poesie e indovinelli tra cui l'epitaffio di Mida e l'indovinello dell'"anno" Attribuitogli nella Miscellanea di Panfila (In Silvana Cagnazzi, Nicobule e Panfila: frammenti di storiche greche, Bari, Edipuglia srl, 1997, p. 69.:
che viene attribuito nell'Antologia Palatina a sua figlia, la poetessa Eumetide, più nota come CleobulinaPlutarco, Il simposio dei sette sapienti, trad. P.Puppini, Palermo, Sellerio, 1989, pp. 33-34., anch'essa autrice di logogrifi.
Diogene Laerzio cita anche una falsa lettera di Cleobulo diretta a SoloneDiogene Laerzio, I, 93..
Secondo Plutarco Cleobulo fu tiranno di RodiPlutarco, De E apud delphos, 3, 385A. che governò con mitezza risentendo del benefico influsso che la figlia esercitava su di luiSeptem Sapientium Convivium 3, 148d-e.. Nella Cronaca di Lindo viene ricordato anche come probabile vincitore dei LiciFGrHist 352, par. 23..
Diverso il giudizio di Simonide su Cleobulo che il poeta critica aspramente, soprattutto perché il tiranno compose un epigramma sulla tomba dorata di re Mida (VIII secolo a.C.) della Frigia. L'epigramma è riportato integralmente da Diogene Laerzio (I, 89). Nell'epigramma il tiranno si vanta soprattutto della durata infinita della statua di bronzo della fanciulla che decora la tomba; Simonide considera questa pretesa assurda e tracotante, che cioè un'opera dell'uomo possa sfidare in eterno la natura immortale. «Chi comunque loderebbe, fidando nel senno, Cleobulo l'abitando di Lindo, che con sempiternamente scorrenti rivi e con fiori e colla fiamma del sole e della dorata luna, e con i vortici marini ha parificato la forza di una stele? Tutto quanto ecco, è inferiore agli dei: la pietra, dunque, anche le mortali palme infrangono; di uno sciocco uomo è questa velleità»
Il poeta Anacreonte (570 a.C.-485 a.C.) dedicò a un certo Cleobulo, descritto come un affascinante giovane («per beltà e robustezza ragguardevole») diverse poesie d'amore ma molto probabilmente si tratta di un caso di omonimia: «Cleobulo io amo per Cleobulo impazzisco per Cleobulo m'incanto Eva Cantarella, L'amore è un dio, Feltrinelli Editore p.103 David A. Campbell in The Golden Lyre: The Themes of the Greek Lyric Poets, London, Duckworth, 1983, distingue i due Cleobulo (alle pp. 23 ss. il giovane amasio di Anacreonte; a p. 237 il saggio).
Note
Bibliografia G. Colli, La sapienza greca, Milano, Adelphi, 1978, vol. I. Silvana Cagnazzi, Nicobule e Panfila: frammenti di storiche greche, Bari, Edipuglia srl, 1997, pp. 69-72.
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