Fu basilissa dei Romei (Imperatrice romana d'Oriente) e ricevette l'appellativo di "Ateniese" () per via del fatto d'esser originaria della città greca. Fin dalla sua incoronazione aspirò a regnare da sola sull'Impero. Dopo la morte del marito Leone IV, divenne reggente per l'erede Costantino VI, di appena nove anni, dal 780 al 790; in seguito governò assieme al figlio per poi detronizzarlo, farlo accecare e uccidere potendo così ottenere il potere assoluto sul trono di Bisanzio.
Si proclamò "Autocrate dei Romani" (). Il fatto che il trono romano fosse occupato da una donna spinse il papa Leone III a considerare il trono romano vacante, nominando "Imperatore dei Romani" il re dei Franchi e dei Longobardi Carlo Magno, il giorno di Natale dell'anno 800. Irene fu declassata dall'Occidente a "Imperatrice dei Greci", ma si rifiutò sempre di cedere il titolo di imperatore a Carlo Magno, considerando l'incoronazione da parte del pontefice un atto di usurpazione di potere.
Di fatto regnò sull'Impero dal 780 all'802, anno in cui fu a sua volta deposta dal suo sovrintendente alle finanze (, logothetēs tou genikou), Niceforo I il Logoteta. Fu la prima e unica donna ad assumere anche il titolo imperiale maschile, facendosi chiamare dai sudditi e citandosi in qualche documento ufficiale come basileus dei Romei ("imperatore dei Romani"): Zoe, Teodora ed Eudocia Macrembolitissa saranno "solo" imperatrici regnanti.
Nell'864 fu canonizzata dal patriarca Fozio I di Costantinopoli; è venerata dalle Chiesa ortodossa come una santa col nome di Santa Irene la Giovane il 7 agosto.
Non esistono ritratti coevi di Irene: le uniche sue effigi sono quelle impresse nelle monete coniate durante il suo regno.Barbe, pag. 122.
Biografia Nozze e regno di Leone IV (768-780) Irene nacque in una nobile famiglia di Atene chiamata Saratanpechos. Suo zio, Costantino Sarantapechos, era un patrizio e probabilmente stratega di uno dei themata della Grecia. Rimasta poi orfana, fu portata a corte dall'imperatore bizantino Costantino V; il primo novembre del 769, alcune navi andarono a prelevare Irene dal palazzo di Hiera (sulla riva asiatica del Bosforo) per portarla a Costantinopoli dove venne accolta solennemente..
Pare che fosse stata scelta da Leone IV il Cazaro durante la cosiddetta "sfilata delle spose"; secondo l'usanza bizantina, le giovani donne che potevano aspirare al titolo di imperatrice erano fatte sfilare, riccamente agghindate, davanti al futuro sposo affinché questi ne selezionasse una.Bergamo, Irene..., pag. 31. Quel giorno si fidanzò con l'erede al trono di Bisanzio Leone, figlio dell'Imperatore Costantino V. Un mese più tardi, il 18 dicembre, lei e Leone si sposarono nella basilica di Santa Sofia e Irene ricevette la corona imperiale. Nel 775, alla morte di Costantino V, Leone divenne imperatore con il nome di Leone IV e Irene di conseguenza divenne imperatrice. Fase conclusiva della cerimonia d'investitura era l'acclamazione dei nuovi sovrani da parte del popolo nell'ippodromo di Costantinopoli.
Nel 776 il marito incoronò il figlio avuto da Irene, Costantino VI, coimperatore: ciò avvenne su istanza dell'esercito, che avrebbe insistito parecchio per spingerlo a incoronare come coimperatore il figlio; si dice che Leone avesse obiettato sul rischio che in caso di rivolta dell'esercito con conseguente nomina di un usurpatore, lo stesso esercito avrebbe potuto uccidergli il figlio, ma l'esercito rispose giurando che non avrebbero accettato altro imperatore al di fuori di suo figlio; anche il popolo insistette parecchio, così, il venerdì Santo del 776, «tutto il popolo, ovvero quelli dei themata [l'esercito], i membri del senato, i tagmata della città, e tutti gli artigiani, giurarono sulla… Croce che non avrebbero accettato altro imperatore al di fuori di Leone e Costantino e tutti i suoi discendenti…»;Teofane, AM 6268. rassicurato, il giorno successivo Leone, dopo aver nominato suo fratello Eudocimo nobilissimus, procedette con i fratelli e il figlioletto alla Santa Chiesa dove annunciò alla folla riunitasi nella Chiesa che avrebbe acconsentito alle loro richieste; e il giorno dopo (24 aprile) all'ippodromo Costantino fu incoronato dal padre di fronte al patriarca e alla folla. I suoi fratelli erano però delusi per l'incoronazione del nipote perché ambivano essi stessi alla corona imperiale: il mese seguente, nel maggio 776, fu scoperta dall'Imperatore una congiura ordita dal Cesare Niceforo, uno dei suoi fratelli, nel tentativo di impadronirsi del potere; i congiurati vennero puniti con la tonsuraLa tonsura preludeva all'ordinazione sacerdotale. Appartenendo al clero, gli ex congiurati sarebbero stati automaticamente esclusi dalla lotta per il potere politico. e con l'esilio a Cherson.
Sotto l'influenza dell'Imperatrice, che venerava segretamente le immagini sacre, Leone IV fu tollerante con gli iconoduli avviando una persecuzione contro di loro solo verso la fine del regno..
La persecuzione coincise con la scoperta nella stanza dell'Imperatrice di due immagini di santi nascoste sotto il cuscino: l'Imperatrice cercò di giustificarsi di fronte al marito, ma ciò non bastò a evitarle la perdita del favore imperiale.Cedreno, II,19-20: «…[Leone IV] scoprì sotto il guanciale di sua moglie Irene due icone… Condotta un'indagine, scoprì che [alcuni funzionari di palazzo] gliele avevano portate. Li sottopose a torture e punizioni. Quanto a Irene, la rimproverò severamente… e non volle più avere relazioni coniugali con ella.» Poco dopo, tuttavia, Leone IV morì per un malore mentre provava una corona,Teofane, AM 6272. forse (a dire di Warren Treadgold) avvelenato da Irene o da altri iconoduli.
Reggenza (780-790)
Alla morte di Leone IV (780), gli succedette il figlio Costantino VI. La reggenza venne assunta dalla madre di questi, Irene, avendo Costantino all'epoca solo nove anni. Inizialmente Irene propose alla sorellastra del marito, Antusa, di associarsi a lei nella gestione dell'impero, incontrandone tuttavia il rifiuto, essendo Antusa ormai dedita esclusivamente alla vita religiosa.
Irene fece subito edificare un nuovo palazzo, per trascorrervi il tempo "in villeggiatura", nei pressi di uno dei porti di Costantinopoli: il Palazzo dell'Eleuterio, ricco e sfarzoso.
Il trono fu presto minacciato dai cinque fratelli dell'Imperatore Leone IV: Niceforo, Cristoforo, Niceta, Antimo ed Eudocimo, appoggiati da Gregorio, logoteta del Dromos (flotta) e da Elpidio, Strategos di Sikelia. Essi erano amareggiati per il fatto di essere stati scavalcati nella successione dal nipote Costantino, dopo essere stati illusi dalla nomina a Cesare o Nobilissimo. Dopo soli due mesi dall'ascesa di Costantino VI, si rivoltarono appoggiando le pretese di Niceforo al trono.Teofane, AM 6273. La rivolta, a quanto pare appoggiata dagli iconoclasti, fallì e Irene punì i cinque cognati costringendoli a farsi preti mentre Gregorio e i suoi fautori vennero arrestati e accecati per estrazione degli occhi. Alla congiura partecipò anche lo strategos di Sicilia, Elpidio. Irene fece arrestare e torturare la famiglia di questi e, per arrestarlo, inviò una grossa flotta al comando del patrizio Teodoro, che dopo diversi combattimenti, riuscì a riconquistare la Sicilia; Elpidio si rifugiò in Africa, dove gli Arabi lo trattarono come se fosse basileus dei Romei e addirittura, pare, lo avrebbero incoronato.Teofane, AM 6274.
In politica dovette subire nel 782 l'attacco arabo-musulmano dell'erede al califfato abbaside Hārūn, figlio di al-Mahdī, che da poco era stato insignito del titolo onorifico (laqab) di Rashīd (Ben guidato [da Dio]). Con poco meno di uomini, Hārūn al-Rashīd marciò fino al Bosforo, giungendo a occupare la riva opposta a Costantinopoli. Irene affidò l'esercito al logoteta postale Stauracio e nel 782 lo mandò contro gli Arabi. Tuttavia, a causa del tradimento del generale Tatzates, che mal tollerava il governo di Irene, Stauracio venne fatto prigioniero dai musulmani per poi essere riscattato da Irene, che non intendeva rinunciare a lui. Una tregua fu concordata dalle parti e Irene acconsentì al versamento dell'equivalente di dīnār aurei a Baghdad, ottenendo in cambio la liberazione dei prigionieri caduti in mano musulmana, mentre venivano liberati per converso quelli musulmani presi dai Bizantini.
Successivamente Irene inviò il suo esercito al comando del fido logoteta contro gli Slavi, e ben presto Stauracio riuscì a conquistare alcuni territori nella Tracia che permise a Irene di creare un nuovo tema di Macedonia nei territori appena conquistati. Il trionfo fu sontuosamente celebrato nell'ippodromo di Costantinopoli, nel gennaio del 784. Per celebrare questa vittoria, Irene fece erigere la Basilica di Santa Sofia a Salonicco.
Nel 784 Irene diede inizio al suo piano per abolire l'iconoclastia. Convinse il patriarca Paolo IV a dimettersi (31 agosto 784) e lo sostituì con uno fedele a lei, Tarasio (25 dicembre 784). Appena eletto, il nuovo patriarca iniziò subito a fare i preparativi per un nuovo concilio che avrebbe condannato l'iconoclastia, che si tenne il 31 luglio 786, a Costantinopoli. Tuttavia il Concilio fu sospeso per l'irruzione, nella chiesa dove si teneva il concilio, di truppe iconoclaste che dispersero l'assemblea. Irene non si demoralizzò e, con il pretesto di una guerra contro gli Arabi, inviò le truppe iconoclaste in Asia Minore in modo che non potessero più rovinare i suoi piani, mentre trasferì nella capitale quelle iconodule.
Nel 785, l'Imperatrice reggente Irene decise di cessare di versare il tributo al Califfato abbaside e le ostilità ripresero. Gli Arabi devastarono il Thema degli Armeniaci, ma agli inizi del 786 i Bizantini si vendicarono saccheggiando e radendo al suolo la fortezza di Hadath in Cilicia, che da cinque anni gli Abbasidi cercavano di rendere una base militare per le loro spedizioni contro Costantinopoli.
Nel 787 dunque si tenne il settimo Concilio Ecumenico a Nicea, che condannò l'iconoclastia, affermando che le icone potevano essere venerate ma non adorate, e scomunicò gli iconoclasti, ripristinando il culto delle immagini sacre. Alla base della tesi del Concilio stava l'idea che l'immagine è strumento che conduce chi ne fruisce dalla materia di cui essa è composta all'idea che essa rappresenta. Si finiva, in definitiva, per riprendere l'idea di una funzione didattica delle immagini che era stata già sviluppata dai Padri della Chiesa. Ciò nonostante il non aver invitato una delegazione franca pesò molto sui rapporti con Carlo Magno, che decise di non tener conto degli esiti del concilio, arrivando a chiedere la scomunica per Irene.
Sempre nel 787, per risolvere le discrepanze createsi, Irene stipulò un'alleanza con Carlo Magno e progettò il matrimonio tra la figlia di questi, Rotrude, e suo figlio, ma successivamente Irene ruppe l'accordo - si disse perché timorosa che Carlo Magno avrebbe spinto Costantino VI a svincolarsi dalla tutela materna. - e costrinse Costantino a sposare la figlia di un piccolo nobile bizantino: Maria d'Amnia, proveniente dalla Paflagonia.. Irene offrì poi assistenza militare ad Adelchi, principe longobardo in esilio a Costantinopoli e desideroso di riacquisire il proprio regno, dopo che era stato conquistato dai Franchi. Un corpo di spedizione, posto sotto il comando del sacellario e logotheta Giovanni, rinforzato dalle truppe dalla Sicilia sotto il Patrikios Teodoro, sbarcò in Calabria verso la fine del 788, ma fu raggiunto dagli eserciti uniti dei duchi longobardi Ildebrando di Spoleto e Grimoaldo III di Benevento, alleati con i Franchi. Nella battaglia che ne seguì i Bizantini furono sconfitti e col tempo persero Benevento e l'Istria.