Il detto paradiso fiscale (probabile traduzione errata di tax haven, traducibile come "rifugio fiscale") indica comunemente uno Stato che garantisce un prelievo fiscale basso o addirittura nullo in termini di tasse sui depositi bancari. Tale scelta attrae molto capitale dai paesi esteri in cambio di una tassazione estremamente ridotta. Dal punto di vista del contribuente il cosiddetto paradiso fiscale è un rifugio dalla tassazione sui redditi, annoverabile talvolta come tecnica di elusione fiscale.

Nella teoria del saccheggio legale di Frédéric Bastiat è uno dei meccanismi per trasferire la ricchezza a una élite transnazionale.

Storia Il 22 novembre 2023 l'ONU ha approvato a larga maggioranza una risoluzione voluta dai Paesi africani che chiede di ridefinire una cornice quadro per una nuova normativa sulla tassazione internazionale dei profitti.

Descrizione Il paradiso fiscale in sé non pare essere una novità della recente epoca di globalizzazione, essendovi evidenza di fenomeni analoghi già nell'Antica Grecia, oltre che in periodo medievale. Ciò che si è registrato negli ultimi anni, in particolare dalla crisi finanziaria del 2008 in poi, è una crescente attenzione dei paesi OCSE alle enormi perdite in termini di entrate fiscali derivanti da questi meccanismi di evasione ed elusione. Nei paradisi fiscali si riscontra un tipico regime di imposizione fiscale molto basso o assente, che rende conveniente stabilire in questi Paesi la sede di un'impresa (come ad esempio le società offshore), oppure regole particolarmente rigide sul segreto bancario, che consentono di compiere transazioni coperte. Inoltre, le regole societarie consentono l'emissione di azioni al portatore, un insieme ridottissimo di formalità societarie e contabili e regole favorevoli per l'impiantazione di servizi finanziari, (come per esempio regole minime per ottenere licenze che consentano di operare fondi di investimento).

Una classificazione dei paradisi fiscali può farsi distinguendo le seguenti categorie:

Pure Tax Haven: non impone tasse oppure solo una o più di valore nominale e garantisce l'assoluto segreto bancario, non scambiando informazioni con altri stati; No Taxation on Foreign Income: è tassato solo il reddito prodotto internamente; Low Taxation: modesta tassazione fiscale sul reddito ovunque generato; Special Taxation: Paesi dal regime fiscale impositivo paragonabile a quello dei Paesi considerati a tassazione normale, ma che permettono la costituzione di società particolarmente flessibili.

L'elenco dei paradisi fiscali, o Paesi con regime fiscale privilegiato, è lungo. In particolari condizioni, possono creare quello che la OCSE, nel rapporto "Harmful Tax Competition: An Emerging Global Issue", definisce concorrenza fiscale dannosa. Secondo lo schema indicato dall'OCSE, questi sono i punti chiave che permettono di individuare un regime fiscale dannoso:

imposizione fiscale bassa o prossima allo zero; sistema "ring fenced", cioè tassazione con ampia disparità tra i redditi generati all'interno o all'esterno; assenza di trasparenza delle transazioni effettuate; mancanza di scambio d'informazioni con altri paesi; elevata capacità di attrarre società aventi come unico scopo quello di occultare movimenti di capitale, in assenza di effettiva attività economica ivi svolta.

Il paradiso fiscale fa gola sia alle aziende multinazionali e di più modeste dimensioni con lo scopo di pagare il minor numero d'imposte, sia a organizzazioni criminali.

Gli Stati si trovano di fronte al costante dilemma della repressione dei paradisi fiscali. Come è facilmente intuibile, le cifre in gioco sono enormi: secondo l'organizzazione non-governativa Tax Justice Network, gli assets finanziari presenti nei paradisi fiscali nel periodo tra il 2012 e il 2016 oscillerebbero tra 7-8 e 21-36 trilioni di dollari. La loro totale eliminazione porterebbe non soltanto un danno alle organizzazioni criminali, scopo che è sicuramente da perseguire con ogni mezzo, ma anche alle imprese che svolgono attività formalmente legali. Numerose imprese dovrebbero pagare più tasse e la minore disponibilità di capitali sicuramente inciderebbe sullo sviluppo economico dell'impresa stessa. Ma al minor sviluppo economico delle imprese corrisponderebbe una maggior quantità di denaro a disposizione degli stati. La questione, per concludere, è a livello geopolitico ed è quella di trovare una maggiore regolamentazione ed un'armonizzazione del sistema impositivo, che permetta una svolta nella concorrenza fiscale tra imprese.

L'Olanda è il luogo prescelto da numerosi schemi di ottimizzazione fiscale delle multinazionali, grazie a una legislazione che al 2018 richiedeva ai beneficiari di dimostrare la proprietà di una sede legale e di aver sostenuto 100.000 euro di spese per il personale nel corso dei dodici mesi precedenti.,al minuto 3:00. Amsterdam è il domicilio fiscale delle seguenti società: Ikea, Unilever, Shell, Adidas, Nike e l'italiana FCA (la cui sede legale è a Londra). La legislazione fiscale dei Paesi Bassi è correlata all'alto livello di indebitamento delle famiglie olandesi, che nel 2019 era pari al 220% del PIL nazionale e molto al di sopra della media europea, impedendo l'esistenza di un risparmio privato e di una raccolta bancaria sufficienti per garantire un'adeguata capitalizzazione degli impieghi operativi degli istituti di credito.

Nuovi orizzonti: i paradisi fiscali nel cyberspazio Non vi è una definizione specifica di criptovalute, ma molti policy-maker sembrano concordare sulla loro qualificazione come una sotto-categoria delle "valute virtuali". Dal Settembre 2012 – quando Mitt Romney, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, fu vittima di un tentativo di estorsione avente ad oggetto la richiesta di un milione di dollari in Bitcoin – l'attenzione dell'opinione pubblica si è concentrata sulle cripotovalute. Il tentativo di estorsione fallì, ma molti accademici iniziarono a chiedersi quali fossero i rischi, anche in termini di evasione fiscale, di questi nuovi strumenti. Alcuni, come il prof. Omri Marian, hanno sottolineato come le criptovalute e il cyberspazio siano i paradisi fiscali del futuro.

Come spiegato dal prof. Marian: i guadagni non sono soggetti ad imposizione fiscale, non essendo la distributed ledger parte di o essa stessa una giurisdizione: le criptovalute sono accumulate in conti cyber-spaziali, conosciuti come "portafogli"; l'anonimato dei partecipanti è garantito: è possibile avere un numero illimitato di portafogli senza fornire alcuna informazione utile per l'identificazione; le operazioni effettuate attraverso l'utilizzo dei Bitcoin avvengono in modalità peer-to-peer, pertanto non dipendono dall'esistenza di intermediari finanziari come le banche.

Ed è proprio la garanzia dell'anonimato, oltre all'assenza di attori istituzionali “classici” come governi ed intermediari finanziari, che rende il contrasto ai fenomeni criminali nel cyberspazio così ostico. Benché alcune proposte siano state avanzate, si è ben lontani dall'approccio di sistema utilizzato per i paradisi fiscali "terrestri".

Stati e territori dichiarati paradiso fiscale

Non esiste una lista unica e ufficiale dei paradisi fiscali. Esistono invece liste adottate da singoli Stati o dall'Unione europea per fini normativi specifici, e classifiche elaborate da organizzazioni non governative con criteri propri. Le liste ufficiali vengono aggiornate periodicamente.

Italia La normativa italiana non usa l'espressione "paradiso fiscale", ma quella di Stati o territori "aventi un regime fiscale privilegiato". Il decreto ministeriale 4 maggio 1999 individua gli Stati e territori rilevanti per la presunzione di residenza fiscale in Italia dei cittadini italiani che vi trasferiscono la residenza (art. 2, comma 2-bis, del Testo unico delle imposte sui redditi).

L'elenco originario è stato modificato più volte: il D.M. 27 luglio 2010 (G.U. n. 180 del 4 agosto 2010) ha eliminato Cipro e Malta, entrate nell'Unione europea nel 2004; il D.M. 12 febbraio 2014 (G.U. n. 45 del 24 febbraio 2014) ha eliminato San Marino; il D.M. 20 luglio 2023 (G.U. n. 175 del 28 luglio 2023) ha eliminato la Svizzera, con effetto dal periodo d'imposta 2024.

Dopo queste modifiche, l'elenco comprende:

Alderney Andorra Anguilla Antigua e Barbuda Antille OlandesiDalla dissoluzione delle Antille Olandesi avvenuta il 10 ottobre 2010 ne sono derivati Curaçao, Sint Maarten e le Municipalità Speciali dei Paesi Bassi (Bonaire, Saba e Sint Eustatius) Curaçao Sint Maarten Municipalità Speciali dei Paesi Bassi Aruba Bahamas Bahrein Barbados Belize Bermuda Brunei Costa Rica Dominica Emirati Arabi Uniti Ecuador Filippine Gibilterra Gibuti Grenada Guernsey Hong Kong Isola di Man Isole Cayman Isole Cook Isole Marshall Isole Vergini Britanniche Jersey Libano Liberia Liechtenstein Macao Malaysia Maldive Maurizio Montserrat Nauru Niue Oman Panama Polinesia Francese Monaco Sark Seychelles Singapore Saint Kitts e Nevis Saint Lucia Saint Vincent e Grenadine Taiwan Tonga Turks e Caicos Tuvalu Uruguay Vanuatu Samoa

Unione europea Il 5 dicembre 2017 il Consiglio dell'Unione europea approvò una lista UE delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali. La lista riguarda soltanto Paesi e territori non appartenenti all'Unione ed è rivista due volte l'anno, di norma a febbraio e a ottobre.

Con l'aggiornamento del 17 febbraio 2026, che ha aggiunto Turks e Caicos e Vietnam e rimosso Figi, Samoa e Trinidad e Tobago, la lista comprende 10 giurisdizioni:

Samoa Americane Anguilla Guam Palau Panama Russia Turks e Caicos Isole Vergini Americane Vanuatu Vietnam

Classifiche delle organizzazioni non governative Alcune organizzazioni non governative pubblicano classifiche dei paradisi fiscali societari basate su criteri propri, come le aliquote effettive, gli incentivi fiscali e la cooperazione ai processi internazionali contro l'elusione. Queste classifiche non hanno valore normativo e possono includere anche Stati membri dell'Unione europea.

Nel rapporto Tax Battles del 12 dicembre 2016, Oxfam ha indicato i seguenti 15 Paesi come i peggiori paradisi fiscali societari:

+ Classifica Oxfam dei paradisi fiscali societari (2016) PosizioneNazione 1 Bermuda 2 Isole Cayman 3 Paesi Bassi 4 Svizzera 5 Singapore 6 Irlanda 7 Lussemburgo 8 Curaçao 9 Hong Kong 10 Cipro 11 Bahamas 12 Jersey 13 Barbados 14 Mauritius 15 Isole Vergini Britanniche

Il Tax Justice Network pubblica il Corporate Tax Haven Index, aggiornato su base continuativa dal 2024, che classifica le giurisdizioni in base al contributo che le loro norme danno all'elusione dell'imposta sulle società da parte delle multinazionali. Nell'aggiornamento di ottobre 2024 le prime tre posizioni erano occupate da Isole Vergini Britanniche, Isole Cayman e Bermuda.

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Le politiche di contrasto internazionale ai paradisi fiscali Le iniziative dell'OCSE in materia di contrasto ai paradisi fiscali si sviluppano attraverso alcune tappe fondamentali.

Il sistema delle liste Dopo l'11 settembre 2001, l'OCSE si è concentrata sull'individuazione delle possibili fonti di finanziamento del terrorismo internazionale, in particolare (nell'individuazione dei paradisi fiscali) sul rispetto della trasparenza e sullo scambio di informazioni.

A seguito del G20 di Londra del 2009, i Paesi partecipanti hanno dichiarato la loro volontà di combattere i paradisi fiscali e le giurisdizioni non cooperative, adottando tutte le misure idonee a proteggere il sistema finanziario e le finanze pubbliche, implementando standard di trasparenza e scambio di informazioni, nonché abolendo il segreto bancario.