La pedagogia è la scienza umana e scienza sociale che studia l'educazione e la formazione dell'essere umano nella sua interezza, ovvero lungo il suo intero ciclo di vita (lifelong learning). Si occupa dei diversi approcci educativi che coinvolgono l'uomo e la donna nei diversi momenti e situazioni dello sviluppo; non solo quindi l'età infantile, ma tipicamente anche l'adolescenza, l'età adulta, la vecchiaia (o terza età), la condizione di disabilità e i bisogni educativi speciali. La pedagogia, come scienza, si avvale anche di ampie conoscenze più o meno basiche nelle varie branche di psicologia, medicina, sociologia, antropologia, educazione, diritto e filosofia. Insieme alle altre scienze umane, la pedagogia si rivolge, dunque, ai contesti formali, non-formali e informali, nei quali si ambienta il processo di formazione completo della persona.

Etimologia e storia

Il termine pedagogia deriva dal greco παιδαγογία (paidagogía «condurre o accompagnare i bambini»)Vocabolario della lingua greca, (a cura di) Franco Montanari, Loescher Editore, 2004., composto da παῖς (pâis: "bambino") e ἄγω (ago: «guidare, condurre, accompagnare»). Dal primo veniva coniata l'espressione paideia, che denotava il sistema di formazione nell'antica Atene, dal secondo agoghé, in vigore a Sparta.

Nell'età Repubblicana Romana, lo scopo educativo era quello di formare il mos maiorum (costumi degli antenati), riferiti alla stirpe ma anche a quelli della propria famiglia. Principio fondamentale del mos maiorum era l’assoluta preminenza dello stato sul singolo cittadino, che al primo posto doveva porre sempre la ricerca non del proprio interesse personale, ma quello della comunità: nell’ottica del mos maiorum l’eroe si qualificava non perché possedeva qualità individuali straordinarie (forza, coraggio ecc.), ma perché, con le sue doti, dava un contributo straordinario alla difesa dello Stato, al benessere dei cittadini, al prestigio di Roma.

I princìpi del mos maiorum erano:

1) la pietas (= il rispetto che si aveva per la patria e per tutti gli Dei);

2) la constantia (= la fermezza d’animo);

3) la gravitas (= la dignità).

Poiché la famiglia era importante per il popolo Romano, la prima scuola del bambino era la casa e la sua prima educatrice era la madre. Il ruolo della famiglia diventò sempre più rilevante; al vertice vi era il "Pater familias" (il padre), colui che era responsabile dei beni e delle ricchezze ed era a capo della famiglia. Le donne Plebee erano sottomesse prima al padre, poi al marito; avevano il compito di accudire figli e la casa. Le donne Patrizie, chiamate anche Matrone, pur non potendo accedere alle cariche pubbliche godevano di un certo rispetto; erano educate fin da bambine a divenire madri e buone spose. I bambini dei patrizi erano seguiti da uno schiavo greco, il "paedagogus", che aveva il compito di insegnare la lingua greca. Nelle famiglie ricche i bambini iniziavano gli studi all'età di 7 anni; le scuole erano pubbliche, ma a pagamento. Le bambine andavano a scuola fino agli 11 anni, poi rimanevano a casa con la madre che le istruiva nei lavori domestici e appena possibile venivano fatte lavorare. Nelle famiglie più povere era il capofamiglia stesso che insegnava ai figli a leggere e scrivere. I bambini maschi dopo esser passati sotto la tutela del padre, lo continuavano a seguire anche dopo nella "Villa" che era una proprietà agricola, nel Foro (centro degli affari e della vita pubblica), nella Curia, nel quale si riuniva il Senato e nel Campo Marzio, dove si veniva istruiti nell'utilizzo delle armi; tutto ciò permetteva al figlio di apprendere compiti civili e militari della Repubblica Romana. Il figlio durante l'intero periodo di studi attraversa diversi momenti; in particolare, nel Foro, i padri conducevano i figli davanti alle Dodici tavole fondamentali della città, che dovevano essere imparate a memoria. Tra i 15 e i 17 anni, nel corso di una cerimonia, il ragazzo si spogliava della toga praetexta, tipica della puerizia, e assumeva la toga libera o “virile”. Seguiva un anno di tirocinium fori (ovvero il tirocinio della vita pubblica) e uno di obblighi militari, dopodiché, il ragazzo era pronto per iniziare la carriera politica.

Nella Grecia antica il pedagogo era uno schiavo che accompagnava il bambino durante il tragitto tra la casa e la scuola. Dopo che i Romani ebbero conquistato la Grecia, venne chiamato paedagogus lo schiavo greco che, oltre ad accompagnare i bambini, insegnava loro la lingua greca. Col tempo il significato di paedagogus divenne quello di insegnante, indipendentemente dallo stato sociale, e in età imperiale paedagogum era chiamata la scuola dei paggi di corteEverardo Micheli, Storia della pedagogia italiana dal tempo dei romani a tutto il secolo XVIII scritta da Everardo Micheli, dal tempo dei romani a tutto il secolo XVIII, Torino, Vaccarino, 1876, p. 16..

Successivamente in epoca medioevale il pedagogo era il servo del re che si occupava dell'istruzione dei giovani principi e cortigiani, e che limitava l'aspetto educativo alla trasmissione di contenuti primari come "leggere e scrivere". In seguito il termine pedagogo ha assunto il significato di precettore e attualmente è a volte utilizzato in termini dispregiativi o ironici.Aldo Gabrielli, Grande dizionario illustrato della lingua italiana, a cura di Grazia Gabrielli, Milano, CDE-Mondadori, ad vocem.

Da pedagogia deriva invece il termine pedagogista, lo studioso di pedagogia. Il moderno pedagogista si occupa dello sviluppo globale della persona per l'intero arco della sua vita.

Descrizione La scienza si occupa anche dell'educazione scolastica e dell'apprendimento dei soggetti, ma non è questo il suo unico fine euristico. Il fine euristico della pedagogia è l'Uomo che si relaziona con l'altro da sé (educazione) e che si relaziona con se stesso (formazione). Il Pedagogista studia l'umano e ciò che riguarda l'Uomo e la sua esistenza. Nell'ambito della pedagogia italiana il pedagogista Riccardo Massa ha proposto di usare il termine formazione per indicare sia l'educazione (ovvero il processo di formazione globale della personalità) sia l'istruzione (ovvero il processo di trasmissione da parte di un individuo e di acquisizione di competenze e di conoscenze da parte dell'individuo che viene istruito).

L'educazione (secondo i modelli teorici elaborati dai pedagogisti) ha quattro coordinate: Il sapere (le conoscenze). Il saper fare (le competenze pratiche o abilità). Il saper essere (modo in cui un individuo mette in campo il saper fare e il saper essere). Il saper divenire (modo in cui un individuo mette in campo tutte le risorse per attuare una continua proattiva trasformazione).

Lo studio della pedagogia è stato recentemente rivalutato dalle più alte istituzioni educative italiane, le quali, nel 2010, hanno creato un liceo (il liceo delle scienze umane) che ha come materie base la psicologia, la sociologia, l'antropologia, la metodologia della ricerca ed appunto la pedagogia riunite in uno studio di un'unica materia chiamata Scienze umane. È molto importante precisare come la Pedagogia sia una scienza influenzata dalle più alte espressioni culturali che si sono succedute nel corso dei secoli, come la Filosofia (dalla quale le Scienze dell'educazione traggono moltissimi concetti base), e la Storia.

Oggetto della disciplina Le istituzioni dell'educazione formale devono tener conto dei principi della pedagogia nella stesura del progetto educativo. Secondo alcuni autoriMario Gennari, Trattato di pedagogia generale la pedagogia è scienza in quanto costituita da un organico sistema di saperi. Il destinatario dei prodotti teorici e pratici della pedagogia è l'uomo, che è il soggetto agente e, nel contempo, anche l'oggetto primario delle pratiche educative. Egli è il destinatario di questa scienza e, pertanto, il fine di tutta la ricerca pedagogica.

Il suo fine ultimo, secondo PellereyM. Pellerey, Educare - Manuale di Pedagogia come scienza pratico-progettuale, 1999 non è quello di creare teorie generali dell'educazione (a quello servirebbero, in questa interpretazione, le altre scienze dell'educazione e della formazione), ma di costituire modelli di intervento educativo spendibili nella pratica educativa immediata. Per fare questo la pedagogia rivisita e rielabora modelli di intervento già proposti e/o attuati, ed esamina e valuta risorse, strumenti e contesti già disponibili per progettare e attuare un intervento educativo; fatto ciò, la pedagogia - secondo Pellerey - organizza strategicamente le sue conoscenze per individuare un possibile percorso educativo da realizzare ed elabora un progetto che sta alla base dell'intervento educativo da attuare.

Alcuni autori, a tal proposito, precisanoCosimo Scaglioso, in G. Dalle Fratte (a cura di), L'agire educativo: ragioni, contesti, teorie, Armando, 1995 che lo scopo della pedagogia non starebbe nella formulazione teorica, ma nella risoluzione di problemi pratici dell'esperienza educativa. È grazie alla progettazione che la pedagogia può formulare le basi di un intervento educativo riferito però a uno specifico contesto: non si può creare un progetto educativo unico per tutto e tutti, ma la pedagogia si fa carico dell'analisi di ogni situazione problematica presentata progettandone una possibile risoluzione.

Aree di articolazione della pedagogia

La scienza pedagogica, a partire dalla base comune della Pedagogia generale, si specializza in varie articolazioni:

(espresse in ordine alfabetico) Bioeducazione: si occupa della relazione geni-ambiente e di come, dal rapporto di queste due dimensioni, si determina la genesi di reti sinaptiche frutto di apprendimento, partendo dalle possibilità offerte dalla plasticità cerebrale. Docimologia: stabilisce i criteri della corretta valutazione in ambito scolastico, promuovendo una cultura dell'imparzialità di giudizio tra gli insegnanti. Neuropedagogia: si occupa della relazione dialettica fra il biologico e il sociale, ossia della relazione dialettica che lega la Neurologia e la Pedagogia in ottica antropoevolutiva. Pedagogia comparativa: anche detta Educazione comparata, si occupa dell'analisi delle pratiche educative in rapporto ai sistemi educativi e formativi di altre nazioni e culture. Pedagogia degli adulti: anche detta Educazione degli adulti, o andragogia, si occupa dei problemi specifici degli adulti, come la rieducazione e formazione continua. Pedagogia dei contesti formali: opera per la scuola e i contesti educativi formalmente adibiti all'educazione e alla formazione. Pedagogia della comunicazione: studia i fenomeni comunicativi dal punto di vista educativo, descrivendone gli effetti sugli individui e sui gruppi sociali. Pedagogia della famiglia: si occupa dei problemi specifici dell'infanzia e della famiglia. Pedagogia della musica: si occupa del sapere trasformativo, educativo, narrativo e sociale della musica all'interno dei processi di strutturazione della cultura. La rappresentazione della musica come processo fruitivo e processo produttivo (esecutivo, compositivo, creativo) alla base delle dinamiche di apprendimento e di costruzione di sé. Pedagogia della politica: si occupa dell'educazione dell'uomo in quanto cittadino. Pedagogia dell'arte: forma di ricerca sull'educazione realizzata attraverso l'esperienza della creatività in un confronto interdisciplinare con la filosofia e l'estetica, ma anche con tutte le altre forme del sapere.