Utilizzò spesso testi politici nei suoi lavori: Il canto sospeso (1955), che gli diede fama internazionale, è basato su frammenti di lettere di condannati a morte della Resistenza europea; La fabbrica illuminata (1964), per soprano, coro e nastro magnetico, denuncia le pessime condizioni degli operai nelle fabbriche di quegli anni; Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz (1966), è tratto dalle musiche di scena di un dramma di Peter Weiss ambientato nel campo di concentramento. Mise in musica testi di poeti e scrittori celebri, come Giuseppe Ungaretti, Cesare Pavese, Federico García Lorca, Pablo Neruda, Paul Éluard.
Biografia Primi anni I genitori, Mario e Maria Manetti, scelsero per lui il nome del nonno paterno, il pittore Luigi Nono, esponente della scuola veneziana dell'Ottocento. Studiò nel Conservatorio della città natale, dove si avvicinò al Serialismo, e fu allievo di Gian Francesco Malipiero, Bruno Maderna e Hermann Scherchen. Nel 1942, diciottenne, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Padova, laureandosi nel 1947. Nel 1952 si iscrisse al Partito Comunista Italiano, divenendo in breve tempo uno degli amici più intimi di Palmiro Togliatti.Cristoph Flamm, Prefazione alla partitura de Il canto sospeso, Eulenburg, Londra 1995.
Gli anni cinquanta e la Scuola di Darmstadt Dal 1950 al 1960 frequentò i "Ferienkurse für neue Musik" a Darmstadt, dove incontrò compositori come Edgard Varèse e Karlheinz Stockhausen. Fu Scherchen a presentare ai "Ferienkurse" la sua prima opera, le Variazioni canoniche sulla serie dell'op. 41 di A. Schönberg, facendolo conoscere sia come compositore, che come artista politicamente impegnato su posizioni antifasciste.Claudio Annibaldi, voce Nono, Luigi nel New Grove Dictionary of Music and Musicians, a cura di Stanley Sadie, Washington D.C., 1980.
Tra i suoi lavori di questo periodo: Polifonica-Monodia-Ritmica (1951), i tre Epitaffi per Federico García Lorca (1951-1953), La victoire de Guernica (1954) e il Liebeslied (1954), scritto per la futura moglie Nuria Schönberg (figlia di Arnold), che Nono aveva conosciuto ad Amburgo nel 1953, in occasione della prima rappresentazione del Moses und Aron. La coppia si sposò nel 1955 ed ebbe due figlie, Silvia nata nel 1959 e Serena nata nel 1953. Nel tempo immediatamente successivo, Nono rigettò progressivamente l'approccio analitico del Serialismo, in favore del raggiungimento di un'integrità assoluta del fenomeno musicale: Incontri (1955), Il canto sospeso (1956), e Cori di Didone (1958), tratti da La terra promessa di Giuseppe Ungaretti.
La prima mondiale de Il canto sospeso per soli, coro e orchestra, il cui testo è tratto dalle Lettere di condannati a morte della Resistenza europea (Einaudi, Torino 1954), ebbe luogo a Colonia il 24 ottobre 1956 e rivelò, dell'arte compositiva di Nono, la discendenza diretta dall'espressività di sintesi fra pensiero razionale e struggimento emotivo di Anton Webern. È in essa che Nono apre le sue nuove vie: non solo per l'esemplare equilibrio tra voci e strumenti,Claudio Annibaldi, op. cit. ma per una scrittura vocale webernianamente puntillistica in cui le parole, scomposte in sillabe affidate ciascuna a voci diverse, creano sonorità le più cangianti.Cristoph Flamm, op. cit. Il canto sospeso è annoverato tra le opere musicali più importanti di quegli anni Jurg Stenzl, note di copertina all'edizione discografica, Luigi Nono: Fragments - Stillness, for Diotima, Deutsche Grammophon. ed è certamente possibile considerarlo anche tra gli esempi artistici più alti di commemorazione delle vittime del fascismo.
Nono tornò a comporre su testi politicamente caratterizzati in senso antifascista con Diario polacco: Composizione n. 2 (1958-59), composta dopo un viaggio nei campi di concentramento nazisti, e con l'azione scenica Intolleranza 1960, la cui prima rappresentazione, a Venezia il 13 aprile 1961, fu accompagnata da disordini tra il pubblico.Richard Steinitz, Luigi Nono. Introduction, brochure per lo Huddersfield Contemporary Music Festival, 1995.
Gli anni Sessanta e Settanta Intolleranza 1960 può essere considerata come il punto culminante dello stile e dell'estetica giovanili di Luigi Nono. La trama ha per protagonista un emigrante che si trova coinvolto in varie situazioni tipiche della moderna società capitalistica: sfruttamento degli operai, manifestazioni di piazza, arresto e tortura, internamento in un campo di concentramento, "episodi di violenza, immagini di fanatismo razziale". Definito dall'autore "azione scenica", questo ricco dramma espressionista utilizza un'ampia gamma di risorse teatrali: orchestra sinfonica, coro, nastro, altoparlanti, sino alla tecnica della "lanterna magica" derivante dal teatro di Mejerchol'd e di Majakovskij.
Il libretto di Angelo Maria Ripellino consiste di slogan politici, poesie e citazioni da Brecht e da Sartre. Tutto ciò, assieme alla stridente e angosciante musica di Nono, aiuta il pubblico a raggiungere una comprensione intuitiva di quella concezione anti-capitalistica che Nono intendeva comunicare. I disordini durante la prima rappresentazione furono significativamente dovuti alla presenza fra il pubblico di attivisti di destra e di sinistra; i neo-fascisti tentarono di disturbare la rappresentazione mediante il lancio di bombette puzzolenti, ma non riuscirono a impedire l'esito trionfale della serataIntervista a Nuria Schönberg Nono, "Music Matters", BBC Radio 3, 24 aprile 2005..
A partire dal 1956 Nono si interessò sempre più alla musica elettronica, a partire dall'esperienza di quell'anno presso l'"Elektroakustische Experimentalstudio" fondato da Scherchen a Gravesano. La sua prima composizione per nastro magnetico fu Omaggio a Vedova (1960); tra i lavori successivi, di cui si parlerà più avanti, Como una ola de fuerza y luz per soprano, pianoforte, orchestra e nastro magnetico (1972), ...sofferte onde serene... per pianoforte e nastro magnetico (1976), composizione dedicata al Maestro Maurizio Pollini, e soprattutto Al gran sole carico d'amore (1975).
Durante gli anni sessanta, le composizioni di Nono divennero sempre più esplicite e polemiche quanto ai loro soggetti, fossero essi l'allarme contro la catastrofe nucleare (Canti di vita e d'amore: sul ponte di Hiroshima del 1962), la denuncia dello sfruttamento capitalistico (La fabbrica illuminata, 1964), la condanna dei crimini di guerra nazisti (Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz, 1965) o dell'imperialismo statunitense durante la guerra del Vietnam (A floresta é jovem e cheia de vida, 1966; il titolo, in portoghese, significa "La foresta è giovane e piena di vita"). In tali opere, Nono iniziò a incorporare materiale documentario (discorsi politici, slogan, suoni diversi) registrato su nastro, e sperimentò un nuovo uso dell'elettronica, che egli sentiva necessaria al fine di produrre le "situazioni concrete" relative alle questioni politiche contemporanee.
In questo periodo l'arte di Nono è caratterizzata da una "costante inquietudine esistenziale" che si rivela fra "i poli estremi del violento scatenamento di materia sonora e di un terso, doloroso lirismo"Paolo Petazzi, in: M. Baroni, E. Fubini, P. Petazzi, P. Santi, G. Vinay, Storia della musica, Einaudi, Torino 1988, p. 501.. Durante la composizione de La fabbrica illuminata, Nono stesso si recò presso l'Italsider di Genova-Cornigliano, per incidere su nastro magnetico i rumori delle macchine che usò successivamente nella composizione del branohttp://www.luiginono.it/it/luigi-nono/opere/la-fabbrica-illuminata alla sottovoce Scritti di Nono.. In accordo con le sue convinzioni marxiste maturate sugli scritti di Antonio Gramsci, egli portò la sua musica fuori dalle sale da concerto, nelle università, nelle camere del lavoro e nelle fabbriche, dove tenne conferenze e concerti.
A tale proposito, Nono dichiarò: "Per me personalmente fare musica è intervenire nella vita contemporanea, nella situazione contemporanea, nella lotta contemporanea di classe, secondo una scelta che io ho fatto; quindi, contribuire non solo a una forma di quella che Gramsci chiamava l'egemonia culturale, cioè diffusione, propagazione di idee della lotta di classe (...) non limitarsi solo alla presa di coscienza o contribuire alla presa di coscienza, ma produrre qualcosa per un modo di provocazione e di discussione (...). In questo senso non mi sento musicista come crede la quasi totalità dei musicisti contemporanei, che sono sul piano nettamente restaurativo e istituzionalizzato, quindi legati al potere economico, di classe, governativo oggi, sia in Italia che in Germania, soprattutto nei paesi capitalisti..."Citato in Armando Gentilucci, Introduzione alla musica elettronica, Feltrinelli, Milano 1982, pp. 89-90. Le omissioni fra parentesi tonde sono così nel testo..
Nuova tappa della sperimentazione di Nono con la musica elettronica, Contrappunto dialettico alla mente è una composizione per nastro magnetico del 1968, ispirata alla raccolta di madrigali di Adriano Banchieri Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena (1608). Il titolo è un gioco di parole sul "contrappunto alla mente", prassi musicale secentesca che consisteva nell'improvvisare un contrappunto su un basso dato. Fra i materiali utilizzati da Nono vi sono alcuni testi di Nanni Balestrini e un volantino scritto da attivisti neri statunitensi contro la guerra del VietnamDoris Döpke, note di copertina all'edizione discografica Como una ola de fuerza y luz, ...sofferte onde serene..., Contrappunto dialettico alla mente, CD Deutsche Grammophon 423 248-2, 1988.. Questa composizione fu commissionata a Nono dalla RAI per la partecipazione al Premio Italia 1968, ma la RAI non la presentò al concorso in quanto la ritenne offensiva nei confronti degli USA.Armando Gentilucci, op. cit., pag. 87.
Il dittico Non consumiamo Marx fu ultimato da Nono nel 1969. Come scrive Armando Gentilucci, "[s]i tratta di una vasta opera in due parti: la prima, Un volto, del mare, per voci e nastro magnetico, utilizza il testo di una poesia di Cesare Pavese (Mattino); la seconda, che dà il titolo all'insieme (appunto Non consumiamo Marx), sempre per voci e nastro, ricorre a testi tratti dalle scritte murali parigine in occasione del Maggio francese e documenti della contestazione contro la Biennale veneziana sempre del '68, e si giova di registrazioni di strada ricavate dal vivo durante le manifestazioni e le lotte"Armando Gentilucci, op. cit., pp. 87-88..
Il secondo periodo dell'arte di Nono, che si fa comunemente iniziare da Intolleranza 1960, raggiunse il suo apogeo nella seconda "azione scenica", Al gran sole carico d'amore (1972-74; il titolo è la traduzione di un verso della poesia Les Mains de Jeanne-Marie di Arthur Rimbaud).
In questo lavoro teatrale di grandi dimensioni, Nono rinunciò completamente a qualsiasi impianto narrativo e offrì invece la rappresentazione di alcuni momenti cruciali nella storia del comunismo e della lotta di classe. Il soggetto - risultante da citazioni di manifesti e poesie, classici del socialismo e discorsi anonimi di operai - concerne le rivoluzioni fallite: la Comune di Parigi del 1871, la Rivoluzione russa del 1905, il movimento rivoluzionario in Cile negli anni sessanta del XX secolo sotto la guida di Che Guevara e Tania Bunke. La prima rappresentazione si ebbe al Teatro Lirico di Milano il 4 aprile 1975 per il Teatro alla Scala diretto da Claudio Abbado e interpretato dal soprano Slavka Taskova Paoletti. Durante gli anni sessanta e settanta Nono viaggiò molto all'estero, in particolare in America Latina dove tenne conferenze e conobbe intellettuali e attivisti di sinistra.