La lingua ebraica (in ebraico israeliano: , ivrit), intesa sia come ebraico biblico (o classico) sia come ebraico moderno, è una lingua semitica parte della famiglia che comprende anche le lingue araba, aramaica, amarica, tigrina, maltese e altre.

L'ebraico è lingua ufficiale dello Stato di Israele; è anche parlata nella autorità locale di Gerusalemme, città in cui l'arabo è anch'esso una lingua ufficiale. Per numero di locutori, l'ebraico è la terza lingua di tale ceppo dopo l'arabo e l'amarico. Al 2026, è parlata da 10,5 milioni di parlanti totali.

Il nome della lingua Nel Tanakh () viene ricordato il nome Eber (), attribuito a un antenato del patriarca Abramo (). Sulla stessa radice, nella Bibbia ricorre più volte la parola , ivri, "ebreo", sebbene la lingua degli ebrei nelle Scritture non venga mai detta ivrit a significare "ebraico".

Per quanto il testo più famoso scritto in ebraico sia la Bibbia, il nome della lingua impiegata per la sua redazione non vi viene menzionato. Comunque, in due passi delle Scritture ( e ), si narra di come i messi del re Ezechia chiedessero a Ravshaqe, l'inviato del re assiro Sennacherib, di poter parlare nella lingua di Aram (, aramit) e non nella lingua della Giudea (, yehudit). Tale richiesta era volta a evitare che il popolo, il quale apparentemente non doveva comprendere la prima, potesse capire le loro parole. È dunque possibile che il secondo termine ricordato possa essere stato il nome attribuito allora alla lingua ebraica o, quantomeno, quello del dialetto parlato nell'area di Gerusalemme.Allen P. Ross, Introducing Biblical Hebrew, Baker Academic, 2001, s.v.

Oggi la lingua della Bibbia viene denominata "ebraico biblico", "ebraico classico" o anche, negli ambienti religiosi, "lingua santa". Ciò, al fine di distinguerla dall'ebraico della mishnah (dagli studiosi detto anche con un'espressione ebraica , leshon hazal, la "lingua dei saggi", oppure "ebraico rabbinico"), che rappresenta un'evoluzione tarda dell'ebraico nel mondo antico.

Storia

Lingua biblica

Originariamente, quella ebraica fu la lingua utilizzata dagli ebrei quando ancora vivevano in maggioranza nel Vicino Oriente. Si stima che circa duemila anni fa l'ebraico fosse già in disuso come lingua parlata, venendo sostituita dall'aramaico.

In ebraico furono scritti i libri della Bibbia ebraica (tranne alcune parti dei libri più recenti, come il Libro di Daniele, scritte in aramaico biblico), tutta la mishnah, la maggior parte dei libri non canonici e gran parte dei Manoscritti del Mar Morto. La Bibbia fu scritta in ebraico biblico, mentre la mishnah fu redatta in una varietà tarda della lingua, detta appunto "ebraico mishnaico".

Soltanto la comunità dei Samaritani non si servì della varietà mishnaica, ma preferì mantenere la propria, detta "ebraico samaritano".

Lingua mishnaica

Durante il periodo del Secondo Tempio o poco più tardi (non esiste consenso in merito tra gli accademici), la maggior parte degli ebrei abbandonò l'uso quotidiano dell'ebraico come lingua parlata in favore dell'aramaico, divenuta lingua internazionale del Vicino Oriente. Una ripresa dell'ebraico come lingua parlata si ebbe grazie all'azione ideologica dei Maccabei e degli Asmonei, in un tentativo di contrapporsi alla forte spinta ellenizzante di quell'epoca, e più tardi durante la rivolta di Bar Kokhba; furono sforzi inutili, in quanto l'ebraico non veniva più capito dalla massa. Centinaia di anni dopo il periodo del Secondo Tempio, la Ghemarah venne composta in aramaico, così come i midrashim.Joel M. Hoffman, In the Beginning: A Short History of the Hebrew Language, NYU Press. ISBN 0-8147-3654-8; si veda anche l'onnicomprensivo sito History of the Hebrew Language, sotto i rispettivi capitoli e voci (file scaricabile anche in PDF).URL consultato 4 marzo 2016

Lingua medievale

Nei secoli seguenti gli ebrei della diaspora continuarono ad adoperare questa lingua solo per le cerimonie religiose. Nella vita di tutti i giorni gli ebrei si esprimevano, invece, in lingue locali o in altre lingue create dagli stessi ebrei nella diaspora, lingue non semitiche come lo yiddish, il ladino, il giudaico-romanesco o il giudaico-veneziano, nate dall'incontro tra l'espressione, l'alfabeto ebraico e le lingue europee; è molto interessante, ad esempio, una copia di un Aggadà di Pesach scritta in veneziano in caratteri ebraici verso il XVIII secolo.Angel Sáenz-Badillos, John Elwolde, A History of the Hebrew Language, Cambridge University Press, 1996, partic. Cap. I.

Inoltre, anche quando l'ebraico non rappresentò più la lingua parlata, esso continuò a fungere di generazione in generazione, durante tutto quello che viene detto il periodo dell'ebraico medievale, da strumento principale di comunicazione scritta degli ebrei. Il suo status tra gli ebrei allora era analogo a quello del latino in Europa Occidentale tra i cristiani. Ciò soprattutto in questioni di natura halachica: per la stesura dei documenti dei tribunali religiosi, per le raccolte di halakhot, per i commenti ai testi sacri ecc. Anche la stesura di lettere e contratti tra ebrei veniva spesso effettuata in ebraico; poiché le donne leggevano l'ebraico, ma non lo comprendevano perfettamente, la letteratura halachica ed esegetica loro destinata nelle comunità ashkenazite veniva scritta in yiddish (si pensi ad esempio al testo Tseno Ureno). Anche le opere ebraiche di natura non religiosa o non halachica venivano composte nelle lingue degli ebrei o in lingua straniera. Ad esempio, Maimonide scrisse il suo Mishne Torah in ebraico, mentre la sua famosa opera filosofica La guida dei perplessi, destinata agli eruditi del suo tempo, fu composta in giudeo-arabo. Comunque, le opere di soggetto laico o mondano venivano ritradotte in ebraico, se di interesse per le comunità ebraiche di altra lingua, come appunto nel caso de La guida dei perplessi.Nello specifico, si veda Guida maimonidea, Parte II, partic. cap. 5. Tra le famiglie più famose per essersi occupate di traduzione dal giudeo-arabo all'ebraico durante il Medioevo furono gli Ibn Tibbon, una famiglia di rabbini e traduttori attiva in Provenza nel XII e XIII secolo.B. Spolsky, "Jewish Multilingualism in the First century: An Essay in Historical Sociolinguistics", Joshua A. Fishman (cur.), Readings in The Sociology of Jewish Languages, E. J. Brill, 1985, p. 40. & passim.

Dopo il Talmud, si svilupparono diversi dialetti regionali di ebraico medievale, tra cui il più importante fu l'ebraico tiberiense o ebraico masoretico, un dialetto locale di Tiberiade in Galilea che divenne lo standard per la vocalizzazione della Bibbia ebraica (Tanakh) e, pertanto, influenza ancora tutti gli altri dialetti dell'ebraico. Tale ebraico tiberiense dal VII secolo al X secolo viene a volte chiamato "ebraico biblico" poiché è usato per pronunciare la Bibbia ebraica; deve tuttavia essere propriamente distinto dall'ebraico biblico storico del VI secolo a.C., la cui pronuncia originale deve essere ricostruita. L'ebraico tiberiense incorpora il notevole studio fatto dai Masoreti (da masoret che significa "tradizione"), che aggiunsero niqqudot (vocali) e segni di cantillazione (punti grammaticali) alle lettere ebraiche onde conservare le precedenti caratteristiche dell'ebraico. Anche l'alfabeto siriaco, precursore dell'alfabeto arabo, sviluppò sistemi di punteggiatura vocalici, all'incirca nello stesso periodo.William Hatch, An album of dated Syriac manuscripts, The American Academy of Arts and Sciences, 1946, rist. 2002 dalla Gorgias Press, p. 24. ISBN 1-931956-53-7 Il Codice di Aleppo, una Bibbia ebraica con la punteggiatura masoretica, venne scritta nel X secolo, forse a Tiberiade, e sopravvive a tutt'oggi: è probabilmente il manoscritto ebraico più importante che esista.Hayim Tawil & Bernard Schneider, Crown of Aleppo, Jewish Publication Soc., 2010, p. 110; riguardo al testo, esistono vari resoconti e stime circa il numero originale di pagine; Izhak Ben-Zvi, "The Codex of Ben Asher", Textus, vol. 1, 1960, p. 2, rist. in Sid Z. Leiman, cur., The Canon and Masorah of the Hebrew Bible, an Introductory Reader, Ktav Pubg. House, 1974, p. 758 (stima di 380 pagine originali).

Tra il X e l'XI secolo lo studio della lingua compì un passo fondamentale per merito di Yehudah ben David Hayyuj, che stabilì le leggi che regolano il funzionamento della lingua, in particolare il "trilitterismo", ancora oggi ritenute precise.

Nel XVII secolo fu notevole la stesura del Compendio di lingua ebraica, scritto tra il 1670 e il 1675 dal grande filosofo Baruch Spinoza.

Lingua moderna

L'ebraico entrò nella sua fase moderna con il movimento dell'Haskalah (l'Illuminismo ebraico) in Germania ed Europa Orientale a partire dal XVIII secolo. Sino al XIX secolo, che segnò gli inizi del movimento sionista, l'ebraico continuò a fungere da lingua scritta, soprattutto per scopi religiosi, ma anche per altri vari fini, quali filosofia, scienza, medicina e letteratura. Nel corso di tutto il secolo XIX l'uso che dell'ebraico si fece a fini laici o mondani andò rafforzandosi.

Contemporaneamente al movimento del risorgimento nazionale, cominciò anche l'attività volta a trasformare l'ebraico nella lingua parlata della comunità ebraica in Terra d'Israele (gli Yishuv) e per gli ebrei che immigravano nella Palestina ottomana. Il linguista e appassionato che diede attuazione pratica all'idea fu Eliezer Ben Yehuda, un ebreo lituano che era emigrato in Palestina nel 1881. Fu lui a creare nuove parole per i concetti legati alla vita moderna, che nell'ebraico classico non esistevano. Il passaggio all'ebraico come lingua di comunicazione degli Yishuv in Terra d'Israele fu relativamente rapido. Parallelamente l'ebraico parlato venne sviluppandosi anche in altri centri ebraici dell'Europa Orientale.

Joseph Roth riporta una storiella su Theodor Herzl e Ben Yehuda. Questa racconta che, poco tempo prima del Primo congresso sionista, in un salotto borghese del Centreuropa, il giornalista, nonché fondatore del Sionismo, Theodor Herzl incontrò Ben Yehuda, che sperava di far rinascere l'antica lingua ebraica, ormai relegata al solo rituale del sabato. Ognuno dei due, sentendo raccontare l'altro circa la propria utopia, fece finta di coglierne il fascino, ma, appena lasciato l'interlocutore, ben pensò di spettegolare e malignare quanto assurdo e inattuabile fosse il proposito di questi. A dispetto dei detrattori, entrambi i sogni furono realizzati.Ebrei erranti, Adelphi. [da verificare: nell'ultima edizione Adelphi non c'è traccia dell'aneddoto] Il figlio primogenito di Eliezer Ben Yehuda, il giornalista e scrittore Itamar Ben Avi, è comunemente considerato il primo parlante nativo dell'ebraico in epoca moderna.

Con la costituzione del governo mandatario britannico nel paese, l'ebraico fu stabilito come terza lingua ufficiale, al fianco dell'arabo e dell'inglese. Alla vigilia della costituzione dello Stato di Israele, essa era già la lingua principale degli Yishuv ed era utilizzata anche nelle scuole e negli istituti di formazione.

Nel 1948, l'ebraico diventò la lingua ufficiale di Israele, insieme all'arabo. Al giorno d'oggi, pur mantenendo un legame con l'ebraico classico, l'ebraico è una lingua che viene usata in tutti i campi della vita, incluse scienza e letteratura. Al suo interno sono confluiti influssi provenienti dallo yiddish, dall'arabo, dal russo e dall'inglese. I locutori di ebraico israeliano sono circa 9 milioni, dei quali la stragrande maggioranza risiede in Israele. Grossomodo più della metà sono locutori nativi, cioè di lingua madre ebraica, mentre il restante meno di cinquanta per cento possiede l'ebraico come seconda lingua.Zuckermann, Ghil'ad, Revivalistics: From the Genesis of Israeli to Language Reclamation in Australia and Beyond. Oxford University Press, 2020. (ISBN 9780199812790 / ISBN 9780199812776)