È stato l'«apostolo dei Gentili», ἐθνῶν ἀπόστολος,Paolo dà di se stesso questa definizione in e . ovvero il principale (secondo gli Atti degli Apostoli non il primoSecondo il testo degli Atti_degli_Apostoli, Paolo rivolse la sua predicazione prevalentemente ai Pagani; non fu però il primo a operare in tal senso in quanto Pietro convertì il Centurione romano Cornelio () prima della predicazione itinerante di Paolo.
Ma mentre sia Gesù (in occasione del famoso Episodio_della_Cananea) che Pietro (in ossequio agli insegnamenti di Gesù) dimostrarono sempre e comunque una predilezione per i Giudei, accettando gli "altri" nella propria comunità solo dopo un'eccezionale dimostrazione di Fede già in essi presente (dimostrazione che rendeva dunque i pagani l'eccezione, e gli Israeliti la regola), Paolo fu il primo a parificare tutta l'umanità, convertendo anche i pagani "da zero", piuttosto che rivolgersi solo a coloro che erano, in fondo, già convertiti, come la Cananea o il Centurione Cornelio.) missionario del Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani. Secondo i testi biblici, Paolo era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana sin dalla nascita. Non conobbe direttamente Gesù e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Sempre secondo la narrazione biblica, Paolo si convertì al cristianesimo mentre, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce di Gesù che gli diceva: "Saul, Saul, perché mi perseguiti?"."[...] e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?»" Atti degli Apostoli,(9, 1-22) Reso cieco da quella luce divina, vagò per tre giorni a Damasco, dove fu poi guarito dal capo della piccola comunità cristiana di quella città, Anania. L'episodio, noto come "conversione di Paolo", diede inizio alla sua opera di evangelizzazione.
Come gli altri primi missionari cristiani, rivolse inizialmente la sua predicazione agli ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai «Gentili». I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono in principio l'Arabia (attuale Giordania), poi soprattutto l'Acaia (attuale Grecia) e l'Asia minore (attuale Turchia). Il successo di questa predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti l'osservanza dell'intera legge religiosa ebraica, soprattutto la circoncisione, che lui stesso aveva ricevuto otto giorni dopo la nascita, secondo il precetto ebraico (). Paolo si oppose fortemente a questa richiesta e, con il suo carattere energico e appassionato, ne uscì vittorioso. Fu fatto imprigionare dai romani a Gerusalemme con l'accusa di turbare l'ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell'imperatore - come era suo diritto, in quanto cittadino romano - Paolo fu condotto a Roma, dove fu costretto per alcuni anni agli arresti domiciliari, riuscendo però a continuare la sua predicazione. Morì vittima della persecuzione di Nerone e venne decapitato nel 64 d.C. o nel 67 d.C.
L'influenza storica di Paolo nell'elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: mentre i Vangeli si occupano prevalentemente di narrare le parole e le opere di Gesù, le lettere paoline definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione - ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei due millenni successivi. Paolo, nelle stesse lettere paoline, nel merito ci informa anche che alcuni "Super Apostoli" si rivolgevano alle stesse nuove comunità cui egli si rivolgeva insegnando una dottrina diversa, un "Gesù diverso" ed un "Vangelo diverso", da quelli che insegnava lui (2Cor 11,4-23).
Fonti storiche
Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) o testimonianze di autori extra-cristiani che si riferiscano direttamente alla vita e all'operato di Paolo. Le fonti storiche sono sostanzialmente di quattro tipi.
Gli Atti degli Apostoli, parte del Nuovo Testamento, tradizionalmente attribuiti a Luca, ritenuto, secondo la dottrina, autore anche dell'omonimo vangelo. Sono composti entrambi in greco attorno agli anni 80. Infatti in essi non si narra la morte di Paolo avvenuta probabilmente intorno al 63-64 d.C. Le vicende di Paolo sono narrate principalmente nella seconda parte dello scritto (capitoli ): vi sono descritti i suoi viaggi missionari, a partire dalla sua conversione miracolosa sulla "via di Damasco" (collocabile intorno ai primi anni 30, cioè poco tempo dopo la crocifissione di Gesù) fino all'arrivo a Roma agli arresti domiciliari (intorno ai primi anni 60). In alcune sezioni (cosiddette sezioni noi), il racconto, passa ,dalla terza alla prima persona (), lasciando ipotizzare che l'autore fosse compartecipe degli avvenimenti narrati. Attualmente molti studiosi, anche cristiani, ritengono inverosimile che Luca sia stato compagno di viaggio di PaoloAd esempio, gli studiosi del "Nuovo Grande Commentario Biblico" (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 880, 944, ISBN 88-399-0054-3. Cfr anche: Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 275, 282, ISBN 978-88-430-7821-9.) ritengono che "l'interpretazione dei tratti che distinguono il Paolo lucano è difficilmente conciliabile con l'ammissione che il libro degli Atti sia stato scritto da un compagno di Paolo" e "il fatto che Luca stesso sia storicamente distante da Paolo è suffragato fortemente da numerosi fattori che mancano nel ritratto che egli ne fa: non conosce affatto le sue lettere, né l'immagine ampiamente emergente dalle lettere, di un Paolo motivo di controversia nella chiesa, né alcuna differenza, o quasi, tra la missione di Paolo e quella, p. es., di Pietro, o di Stefano, o di Filippo. Luca è lo storico che riassume e dà contorni al passato; non è, in nessuno dei due suoi libri, un attore della storia che ci narra" e "il «noi» è più probabilmente un espediente stilistico che un segnale di materiale proveniente da altra fonte e assunto in modo così brusco" e "poiché Luca negli Atti mostra di avere scarsa dimestichezza con la teologia di Paolo e di non conoscerne le lettere, pare che la sua associazione con lui riguardasse solo un periodo iniziale, prima che Paolo sviluppasse in pieno la sua teologia e si impegnasse a scrivere importanti lettere alle sue comunità, e prima del «Concilio» di Gerusalemme. Ad ogni modo cercherebbe invano chi pretendesse di trovare in Lc-At le più che semplici tracce della teologia paolina". Anche gli studiosi della interconfessionale Bibbia_TOB (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2484-2485, ISBN 88-01-10612-2.), sollevano dubbi in merito: "La concordanza del pensiero degli Atti con quello delle lettere di Paolo resta perlomeno problematica in certi punti, per di più importanti, come, per esempio, la nozione di apostolato oppure il ruolo della legge. Similmente, certe affermazioni o certi silenzi degli Atti risultano veramente sorprendenti: come può, ad esempio, un compagno di Paolo, che di solito si mostra così interessato al problema della conversione dei pagani, non parlare della crisi dei Galati? Questi problemi sono reali" e gli studiosi della École_biblique_et_archéologique_française, i curatori della Bibbia_di_Gerusalemme (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2576, ISBN 978-88-10-82031-5.), rilevano come "seguendo sant'Ireneo, degli esegeti hanno visto nei passi degli Atti che riportano la formula «noi» la prova che Luca fu compagno di Paolo durante il secondo e il terzo viaggio missionario e nel viaggio a Roma via mare. È tuttavia rilevante che Paolo non nomini mai Luca come compagno della sua opera di evangelizzazione. Questo «noi» sembrerebbe dunque piuttosto la traccia di un Diario di viaggio tenuto da un compagno di Paolo (Sila?) e utilizzato dall'autore degli Atti". Il teologo Raymond Brown (Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, p. 236, ISBN 0-385-47202-1.), in relazione alla teoria che Luca fosse il compagno di viaggio di Paolo, osserva inoltre che "questa identificazione è ora ampiamente messa in discussione a causa delle inesattezze dell'autore circa la carriera di Paolo (Gal1:16-17 e Atti 9:19-29) e delle differenze dal pensiero di Paolo come lo conosciamo dalle Epistole Paoline".. Gli Atti hanno un finale brusco e non raccontano gli ultimi eventi di Paolo e il suo martirio; secondo alcuni studiosi perché interrotti nella loro stesura dall'incendio di Roma del 64 d.C. e dall'inizio della persecuzione dei cristiani. Le tredici Lettere di Paolo, anch'esse raccolte nel Nuovo Testamento, sono scritte in greco. Si ritiene tradizionalmente che siano state redatte tra gli anni 50 e 60 – durante il ministero itinerante di Paolo e la successiva prigionia a Cesarea e/o Roma. In epoca contemporanea, con lo svilupparsi del metodo storico-critico, sono stati sollevati dubbi circa l'autenticità di alcune di queste lettere. Dal punto di vista storico, comunque, la discussione sull'effettiva autenticità delle lettere dubbie – che difficilmente potrà arrivare a risultati chiari e condivisi basandosi sui soli dati intrinseci dei testi – non lede il ritratto della vita e dell'operato di Paolo: le lettere di dubbia paternità non sono infatti in contrasto col messaggio teologico contenuto nelle lettere sicuramente autentiche. Solo gli ultimi anni della sua vita, attorno agli anni sessanta e successivi all'arrivo a Roma descritto dagli Atti, possono essere ricostruiti in maniera differenziata, ammettendone o meno l'autenticità, ipotizzando dopo Roma un nuovo viaggio missionario in Oriente (Grecia e/o Turchia) o in Spagna.Vedi Ipotesi sugli ultimi anni: quarto viaggio?. Le fonti patristiche. Negli scritti di alcuni Padri della Chiesa, in particolare quelli di Clemente Romano (I secolo), Eusebio (IV secolo) e Girolamo (IV-V secolo), sono contenute alcune sporadiche informazioni su Paolo, che tendenzialmente confermano i dati del Nuovo Testamento. Gli apocrifi riferiti a Paolo: Atti di Paolo, Atti di Paolo e Tecla, Atti di Pietro e Paolo, Lettera dei Corinzi a Paolo, Lettere di Paolo e Seneca, Terza lettera di Paolo ai Corinzi, Apocalisse di Paolo greca e Apocalisse di Paolo copta. Data la redazione tarda, come per gli altri apocrifi del Nuovo Testamento, gli studiosi contemporanei considerano gli elementi narrativi di questi testi come elaborazioni leggendarie successive o come testi basati su scritti di epoca precedente.
Anche lApocalisse di Pietro, il Martirio di Paolo (II sec.) e il carteggio apocrifo di Seneca e Paolo sono fonti extrabibliche che testimoniano lo sviluppo della figura paolina e la nascita di una letteratura specifica intorno alla sua persona.
Nomi e titoli
Nelle sue prime apparizioni negli Atti il nome proprio usato è Saul (nell'originale greco, Σαούλ, Saul,Del nome Σαούλ vi sono 9 occorrenze (). oppure , Saulos,Del nome vi sono 15 occorrenze (). traslitterazione dell'ebraico שאול, ). L'etimologia è connessa al verbo ebraico שאל, (= «domandare», «pregare»): il nome significa dunque «colui che è stato chiesto (a Dio)», «colui per il quale si è pregato».F. Scerbo, Lessico dei nomi propri ebraici del Vecchio Testamento, Firenze, 1913. Il nome è lo stesso del primo re degli Ebrei, vissuto nell'XI secolo a.C. - nelle traduzioni italiane reso solitamente con «Saul». Questo nome non risulta essere ricorrente tra i personaggi successivi della tradizione biblica, probabilmente per la descrizione negativa che il Primo Libro di Samuele fornisce dell'operato del re - inizialmente scelto da Dio tramite il profeta stesso. La tribù del re era quella di Beniamino - la stessa di Saul-Paolo () – e il re Saul probabilmente poteva rappresentare per questa tribù minore una sorta di "eroe nazionale".