Con il termine di Impero anglo-indiano o Impero indiano ( - dall'hindī rāj, 'regno', 'stato', o 'impero' - detto anche Territori della Corona in India) si indica l'insieme di domini diretti, indiretti e protettorati che il Regno Unito e i suoi predecessori accumularono e organizzarono nel subcontinente indiano, dal XVII al XX secolo.
Esso comprendeva per tradizione sia i territori amministrati direttamente dal Regno Unito (chiamati collettivamente British India), sia i territori governati da regnanti indigeni ma sottoposti a protettorato britannico (detti Stati principeschi). Cit.: "British India, meanwhile, was itself the powerful 'metropolis' of its own colonial empire, 'the Indian empire'."
L'idea di uno Stato unitario per comprendere i domini britannici nella regione geografica dell'India avvenne dopo il 28 giugno 1858, ovvero dopo i moti indiani del 1857, che imposero la soppressione della Compagnia britannica delle Indie orientali ed il trasferimento dei suoi territori direttamente alla Corona britannica nella persona della regina Vittoria. Il nome di impero indiano nacque invece nel 1876, quando la regina Vittoria venne proclamata imperatrice d'India.
L'Impero era dotato di personalità e capacità costituzionale e perfino internazionale in seno alla Società delle nazioni (nel 1937 il delegato indiano, principe Aga Khan III, divenne presidente della sua Assemblea generaleEnciclopedia Rizzoli-Larousse, primo volume, pag. 302, voce "Agha Khan III".) avendo un proprio ordinamento giuridico diverso da quello britannico. Non dipese mai dal ministero britannico delle colonie ma da un apposito India Office.Enciclopedia Treccani, volume XIX, voce "India", sezione "Ordinamento dello Stato", pag. 34.
Con l'indipendenza concessa nel 1947, grazie alle campagne non violente di Gandhi, sui territori del cosiddetto Raj britannico sorsero gli attuali Stati di India, Pakistan (a sua volta diviso dopo l'indipendenza del Bangladesh, nel 1971) e Birmania. Grazie a questi domini, dal tempo della regina Vittoria nel 1876 fino a Giorgio VI nel 1947, i sovrani britannici poterono fregiarsi del titolo di "Imperatori d'India".
Il subcontinente indiano fu il possedimento che più di ogni altro rese l'Impero britannico una superpotenza mondiale; in esso viveva oltre il 75% della popolazione totale dell'impero e fu il principale esportatore di materie prime.
Geografia
L'Impero anglo-indiano si estendeva su tutte le regioni macrogeografiche dell'attuale India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Birmania. Inoltre, nelle diverse epoche, esso arrivò a includere anche la Colonia di Aden (1858-1937), il Somaliland (1884-1898) e Singapore (1858-1867). La Birmania venne separata amministrativamente dall'Impero dal 1937 sino alla concessione dell'indipendenza nel 1948. Gli Stati della Tregua del golfo Persico erano teoricamente Stati principeschi dell'India britannica sino al 1946 e utilizzavano la rupia come unità monetaria. Dal 1876 l'estensione dell'Impero superava i 5 milioni di km², il più vasto possedimento coloniale europeo in Asia.
Ceylon (oggi Sri Lanka) venne ceduto ai britannici nel 1802 sulla base del trattato di Amiens. Ceylon fu sempre una colonia della corona e non entrò mai a far parte dell'India britannica. I regni di Nepal e Bhutan vennero riconosciuti come Stati indipendenti. Il Regno del Sikkim venne fondato nel 1861 tra i britannici e gli abitanti locali, anche se i termini di sovranità rimasero ambigui. Le Maldive furono protettorato britannico dal 1887 al 1965, ma anch'esse non fecero parte dell'India britannica.
Inno nazionale e bandiera Come tutte le altre colonie britanniche anche l'Impero indiano adottò come bandiera nazionale l'Union Jack britannica, essa campeggiava su tutti i palazzi istituzionali, le corti di giustizia, i municipi, i forti e i presidi militari e su ogni sede di amministrazione civile o militare. Come colonia, l'Impero indiano possedeva però anche una sua bandiera sul modello Red Ensign su sfondo rosso con la "Stella dell'India" al battente ma essa fu poco utilizzata, favorendo invece il vessillo dei viceré. Fu quest'ultimo infatti a rappresentare l'Impero indiano nelle competizioni sportive - tra cui le Olimpiadi - fino all'ultima partecipazione come colonia britannica a Berlino nel 1936.
L'inno nazionale fu il God Save the King o God Save the Queen già dai tempi del controllo della Compagnia delle Indie orientali, ufficializzato nel 1858 dopo il passaggio dell'amministrazione alla Corona. Dal 1858 al 1901 God Save the Queen in quanto l'imperatrice dell'India fu la regina Vittoria mentre dal 1901 al 1947 fu il God Save the King in quanto i sovrani furono Edoardo VII, Giorgio V, Edoardo VIII e Giorgio VI. Il 15 agosto 1947, giorno dell'indipendenza indiana, l'Union Jack venne calata definitivamente, accompagnata dal God Save the King. Fu l'ultima volta in cui la bandiera britannica e l'inno britannico rappresentavano l'India, che perdette da quel giorno l'appellativo di "britannica". Il God Save the King tuttavia rimase "inno reale" per l'India dal 1947 al 1950 e per il Pakistan dal 1947 al 1956. L'Union Jack invece cessò di avere valenza "nazionale" già dal 1947, venendo sostituita dalle bandiere di India e Pakistan.
Storia
Dopo la ribellione del 1857: critiche indiane e risposta britannica
Anche se i moti indiani del 1857 scossero notevolmente il governo britannico e la sua amministrazione del British Raj, non lo avevano distrutto ed anzi la Gran Bretagna continuava a mantenere saldamente molte delle proprie colonie nel subcontinente indiano. Dopo la rivolta, i britannici divennero più circospetti nei confronti della popolazione indiana, ma divenne anche chiara la necessità di coinvolgerli maggiormente nell'amministrazione delle colonie, senza tuttavia concedere loro eccessivo spazio.
L'esercito indiano venne completamente riorganizzato e venne privato delle unità di Musulmani e Bramini delle province unite di Agra e Oudh, che erano stati il cuore della ribellione.. L'esercito indiano non subì ulteriori cambiamenti sino al 1947.. Il censimento del 1861 rilevò che la popolazione di nazionalità britannica in India ammontava a individui, di cui civili e militari.. Social History of Medicine 1996 9(3):357-382. Nel 1880 le forze armate stabili presenti in India erano composte in tutto da soldati britannici, soldati indiani e soldati indiani componenti gli eserciti degli Stati principeschi.Robinson, Ronald Edward, & John Gallagher. 1968. Africa and the Victorians: The Climax of Imperialism. Garden City, N.Y., Doubleday
Del resto si percepì anche come i principi ed i grandi proprietari terrieri dell'India, seppur non direttamente coinvolti nella rivolta del 1857, erano stati dei sobillatori e avevano in qualche modo appoggiato almeno gli ideali di chi si era rivoltato contro la corona britannica. Vennero siglate in questo periodo anche delle leggi che garantirono grandi benefici all'agricoltura ed ai contadini, i quali - pur non godendo della piena fiducia dei coloni britannici in India - rimanevano comunque una carta importante in quanto spesso erano in lotta anche con i loro signori...
Se le riforme sociali iniziate da Lord William Bentinck come l'abolizione del satī avevano inizialmente riscosso qualche successo., ora i coloni britannici avevano capito che le tradizioni e i costumi dell'India erano troppo forti e troppo rigidi da scardinare facilmente e di conseguenza iniziarono a intervenire sempre meno in campo sociale, in particolare per quanto concerneva la religione locale,. Questo fatto venne ben espresso dal proclama emanato dalla regina Vittoria immediatamente dopo la rivolta, il quale citava espressamente: Non vogliamo arrogarci il diritto di imporre le nostre convinzioni ai nostri sudditi, dimostrando una sostanziale non intenzione di intervenire con riforme sociali in India, ma limitandosi a sfruttarne il territorio e le risorse in quanto parte dell'impero coloniale britannico, contribuendo nel contempo a un ulteriore distanziamento tra britannici e indiani.
Cambiamenti economici e tecnologici: 1858-1880
Nella seconda metà del XIX secolo, l'amministrazione britannica avviò una vera e propria rivoluzione industriale in India che ebbe grandi effetti sulle economie della stessa India e del Regno Unito..Oldenburg 2007 Gran parte dei cambiamenti a livello economico e sociale erano già iniziati prima dei Moti del 1857, quando Lord Dalhousie aveva esportato le tecnologie occidentali nel paese. Collegamenti telegrafici, ferrovie, strade, canali e ponti vennero rapidamente costruite di modo che materie prime, come cotone e tè, potessero essere trasportate in maniera più efficiente ai porti come Bombay e poi esportate nel Regno Unito.. I materiali grezzi venivano quindi lavorati e poi ritrasportati in India per essere venduti. L'India veniva sfruttata essenzialmente per il grande bacino di tassazione e per i prodotti agricoli.Ibidem. Nel 1920 venne completata la rete ferroviaria indiana, la più grande al mondo in quel momento, la cui realizzazione era durata oltre 60 anni. Solo il 10% degli incarichi di responsabilità nella società costruttrice furono affidati a cittadini indiani..
L'ultimo ventennio dell'Ottocento: la borghesia e il Congresso Nazionale Indiano
Dal 1880 in India si fece strada l'idea di una classe sociale corrispondente alla borghesia europea, ma vi fu un crescere della solidarietà anche tra gli indiani nel comprendere che vi era la possibilità di reagire insieme.. Questa nuova classe era indiana per nascita e non si sentiva legata necessariamente all'amministrazione britannica, dalla quale pure dipendeva per i propri impieghi; non erano contadini, ma non erano legati nemmeno alla vecchia aristocrazia indiana, bensì erano dei self made men che avevano avuto la possibilità di studiare e raggiungere una certa posizione.
Nel proclama del 1858, la regina Vittoria aveva detto: Ci obblighiamo a tenere nei confronti dei nativi indiani le stesse obbligazioni che ci legano agli altri nostri sudditi, parole che gli indiani presero alla lettera e dalle quali si sentirono particolarmente incoraggiati quando al Canada venne garantito lo status di "dominion" nel 1867, istituendo così una propria costituzione democratica e proprie regole come Stato vero e proprio che, pur dipendente dalla Corona britannica, de facto era unito in uno Stato (non più quindi una colonia) e soprattutto poteva auto-amministrarsi.
Un ultimo incoraggiamento in questo senso venne da opere di orientalisti contemporanei come Monier Monier-Williams e Max Müller, che nelle opere presentarono l'India antica come una grande civilizzazione. La Gran Bretagna coloniale reagì a questi stimoli con irritazione, continuando a sfruttare gli indiani per i propri interessi militari coloniali come nel caso della seconda guerra anglo-afghana, dove i nativi vennero impiegati in larga misura al posto degli europei in una guerra che non apparteneva alla loro dimensione territoriale né ai loro interessi. I britannici tentarono in ogni modo anche di controllare la stampa locale (Vernacular Press Act of 1878).F.H. Hinsley, ed. The New Cambridge Modern History, Vol. 11: Material Progress and World-Wide Problems, 1870–98 (1962) pp. 411–36.