La cattedrale di San Vigilio, ossia il duomo di Trento (in dialetto trentino Dòm), è la chiesa principale della città. È la cattedrale dell'arcidiocesi tridentina, ed è stata elevata al rango di basilica minore da papa Pio X il 18 marzo 1913 e annoverata tra i monumenti nazionali italiani con regio decreto nel 1940.

L'edificio, in origine basilica cimiteriale, venne fondato nel IV secolo da san Vigilio per accogliere i corpi dei santi martiri d'Anaunia, e ha attraversato diverse fasi costruttive. Si ricorda in particolare la completa ricostruzione voluta dal principe vescovo Federico Vanga, cominciata all'inizio del Duecento e protrattasi fino al Cinquecento, da cui discendono le attuali forme romanico-gotiche; a tale rifacimento si sommano interventi successivi. I resti dell'antica basilica paleocristiana si trovano ancora, musealizzati, sotto all'attuale piano pavimentale.

Situata nel centro cittadino, la cattedrale delimita con il proprio fianco sinistro il lato meridionale di piazza Duomo, mentre sul lato sinistro del presbiterio è annessa al Palazzo Pretorio. All'esterno sono di particolare interesse i due rosoni (uno in facciata, l'altro sul prospetto nord del transetto) e il maestoso protiro settentrionale, mentre all'interno sono presenti diverse sepolture monumentali, i capolavori barocchi dell'altare maggiore e della cappella del Crocifisso e diversi affreschi due e trecenteschi in gran parte frammentari, fra cui spicca il ciclo con la vita di san Giuliano l'ospitaliere.

Storia Fondazione

Scavi archeologici condotti dalla seconda metà del Novecento hanno rivelato che la zona dove sorge il duomo, che era al di fuori delle mura dell'antica Tridentum nei pressi della Porta Veronensis (situata in corrispondenza della Torre Civica), era stata urbanizzata tra il I e il II secolo con strutture di natura principalmente commerciale. Nel tardo III secolo queste erano in stato di abbandono, e nel secolo successivo vennero in parte reimpiegate per la costruzione della prima basilica sul posto..

Secondo la Passio Sancti Vigilii (composta tra la fine del VII secolo e l'inizio dell'VIII) fu il vescovo di Trento Vigilio a farla edificare: egli vi avrebbe deposto i corpi dei santi martiri d'Anaunia (uccisi nel 397), per poi esservi sepolto a sua volta alla morte, sopraggiunta nel 400 o nel 405. All'epoca il ruolo di cattedrale era già ricoperto da un altro tempio, che si trovava in corrispondenza della chiesa di Santa Maria Maggiore, mentre l'odierno duomo nacque come chiesa cimiteriale: si stima che tra V e VI secolo fossero presenti oltre duecento sepolture pavimentali con epigrafi, di cui ne sono state ritrovate circa ottanta... Secondo alcune versioni la chiesa vigiliana sarebbe stata dedicata ai santi Gervasio e Protasio.; l'intitolazione a san Vigilio sarebbe giunta sotto l'episcopato di Eugippio.

La prima struttura consisteva di una grande aula larga 14 metri e lunga oltre 43, conclusa da un'abside dalla forma non determinabile; la facciata, impostata su un muro di epoca romana, era aperta da un grande portale centrale, affiancato forse da due laterali; davanti ad essa insistevano un pronao e un atrio murato, pavimentato dapprima in terra battuta e poi con lastre di pietra. Entro il VI secolo il presbiterio venne rialzato di un gradino e reso accessibile tramite due cancelli laterali posti a circa 32,5 metri dalla facciata.

Dalla seconda metà del VI secolo, probabilmente sotto il vescovo Eugippio, le sepolture continuarono solo all'esterno del tempio e le tombe interne vennero coperte da un nuovo pavimento, almeno in parte decorato a mosaico; contestualmente nel presbiterio venne inserito un podio proteso verso la navata per circa due metri, delimitato da una recinzione con lastre e pilastri scolpiti e dotata di accesso centrale. Ai fianchi del presbiterio, e da questo accessibili, vennero eretti due sacelli funzionali all'area cimiteriale esterna: erano identici, a pianta quadrangolare e con absidi semicircolari, ciascuno col proprio altare e una nicchia colonnata ospitante un sarcofago (quello del sacello meridionale, di epoca longobarda e collocabile tra la fine del VII secolo e l'inizio del successivo, è giunto sino a noi).

Dall'VIII al XII secolo

La differenza di quota tra navata e presbiterio venne azzerata tra il tardo VIII e il IX secolo, con la posa di un nuovo pavimento in lastre di pietra, e probabilmente l'interno venne diviso in più navate; venne anche modificata la facciata, murando i portali laterali ed erigendo un avancorpo a tre fornici con arcate poggianti su pilastri, che forse sorreggevano un loggiato. Il promotore di questi interventi potrebbe essere stato Iltigario, primo vescovo di Trento di origine franco-germanica, a cui per certo va attribuita l'erezione di un nuovo altare nella chiesa. Tra il IX e il X secolo venne costruita la nuova residenza episcopale (l'attuale Castelletto del Palazzo Pretorio) nell'area tra la Porta Veronensis e la basilica, e quest'ultima divenne quindi la cattedrale della diocesi..

Altre modifiche all'assetto del tempio giunsero nella prima metà dell'XI secolo, durante l'episcopato di Udalrico II (1022-1055): l'aula venne ripartita in tre navate, delimitate da coppie di pilastri e di lesene, con campate quadrate nella principale e rettangolari nelle laterali. I due sacelli vennero incorporati nell'aula demolendo il muro che li separava dal presbiterio, diventando bracci di transetto. In testa alla navata principale venne impostato un presbiterio rialzato con scalinate frontali, con una cripta sottostante accessibile da scale laterali. Tutti gli ambienti vennero ripavimentati, livellando la differenza di quota tra interno ed esterno, che era aumentata nei secoli per via dei materiali portati a valle dal Fersina, che al tempo scorreva non molto distante.

Nel XII secolo fu la volta del vescovo Altemanno di apportare altre modifiche alla chiesa: la parte terminale della struttura venne ricostruita con tre absidi, che assieme alle due del transetto (quelle due ex sacelli sepolcrali) portarono il totale a cinque. Venne inoltre rifatta la cripta, ingrandendola e dandole una pianta a croce, con un'aula centrale suddivisa in tre piccole navate voltate a vela e due ali laterali absidate. A conclusione di questi lavori, il 18 novembre 1145, vi fu la riconsacrazione della basilica, concelebranti il patriarca di Aquileia Pellegrino e il vescovo di Concordia Gervico. Altemanno dedicò la cripta a santa Massenzia, presunta madre di san Vigilio, facendovi traslare le sue ceneri da Maiano (l'odierna Santa Massenza, frazione di Vallelaghi).

Dal Duecento al Cinquecento: la ricostruzione vanghiana e il Concilio

Neanche un secolo dopo il principe vescovo Federico Vanga, insediatosi nel 1207, decise di ricostruire completamente la cattedrale, affidando il progetto al maestro comacino ticinese Adamo d'Arogno. La posa della prima pietra avvenne già il 29 febbraio 1212, mentre non si conosce la data precisa di termine dei lavori (che continuarono per oltre un secolo), né quella della consacrazione che dovette seguirla. Il Vanga ad ogni modo non poté vedere che l'inizio dei lavori, dato che morì in Terrasanta nel 1218 durante la quinta crociata, lasciando il proseguimento dell'opera ai suoi successori; la sua dipartita provocò peraltro un significativo rallentamento del cantiere..

L'innalzamento della nuova struttura, le cui fondazioni perimetrali dovevano già essere state definite nei primissimi anni, cominciò dalla zona absidale, procedendo man mano verso la facciata e senza demolire, almeno inizialmente, la struttura più antica; il grosso dei lavori di costruzione dovette essere terminato all'inizio degli anni 1230. Verso il 1236 morì Adamo d'Arogno e gli succedettero alla guida del cantiere i discendenti, tra cui il figlio Enrico e i figli di questi Zanibono e Adamo. Dalla seconda metà del Duecento prese avvio l'affrescatura degli spazi interni, che si protrasse fino al secolo successivo, con interventi di vari artisti provenienti soprattutto da ambienti veronesi, bolognesi e lombardi.

Il cantiere proseguì tra numerose modifiche progettuali in corso d'opera: in particolare, con l'arrivo di Egidio da Campione (documentato come capocantiere dal 1305) e sotto l'episcopato di Enrico di Metz (1310-1336) si passò dall'impostazione architettonica lombarda avviata da Adamo d'Arogno a una gotica di stampo carolingio, generando un netto contrasto tra la parte frontale della cattedrale e quella absidale. Con Egidio da Campione vennero terminati il fianco sud e la facciata fino al rosone, nonché la parte più bassa del campanile. Nei lavori sul prospetto frontale si distinse il mecenatismo di Guglielmo da Castelbarco. La cattedrale avrebbe dovuto avere due torri campanarie gemelle, ma solo quella settentrionale venne portata a compimento; l'altra restò incompleta, sia per ragioni strutturali ed economiche, sia per le mutate esigenze stilistiche; di essa rimane la parte bassa del fusto.

La parte superiore della facciata e la volta della prima campata furono completate probabilmente sotto l'episcopato di Giorgio Hack (1446-1465); quattrocenteschi sono anche l'innalzamento di due livelli del campanile e il muro che nasconde l'abside settentrionale, eretto allo scopo di "proteggerne il decoro" e di uniformare il prospetto nelle vicinanze del Castelletto. Forse nello stesso periodo venne eseguita la prima decorazione delle volte con un motivo a cielo stellato.

Nel 1490 venne ingaggiato Domenico di Taio per rifare il tetto della navata centrale, e lo stesso anno venne affidata a Bernardo Frisoni da Laino la costruzione del tiburio, ma i lavori si protrassero fin dopo la sua morte, concludendosi nel 1515, appena dopo l'inizio dell'episcopato di Bernardo Clesio (per cui era detto "cupola clesiana"); in epoca clesiana si colloca anche il rifacimento del protiro settentrionale.. Nel corso del Cinquecento si hanno anche la costruzione dell'organo (1506-09), la copertura del tetto con lastre di piombo (1515) e infine un ulteriore innalzamento della torre campanaria (1521), che all'epoca superava di poco la soglia del tetto: questi ultimi lavori furono particolarmente travagliati, tanto che nel 1523 i canonici fecero arrestare due dei tre maestri che ne erano responsabili, liberandoli solo dopo aver preso "in ostaggio" i loro figli per assicurarsi che li portassero a termine. Sicuramente il campanile era completato nel 1562-63, quando viene raffigurato nella mappa del Vavassore con un tetto a quattro spioventi.

Il Cinquecento fu testimone di due eventi storici in cattedrale: il 4 febbraio 1508 Massimiliano I d'Asburgo, diretto a Roma per essere proclamato imperatore dal papa, trovò la strada sbarrata dai veneziani, e quindi la cerimonia ebbe luogo nel duomo di Trento, officiata del cancelliere cardinal Matthäus Lang von Wellenburg; fu la prima incoronazione imperiale nella storia ad essere approvata da un papa ma non effettuata dal medesimo. Soprattutto, tra il 1545 e il 1563 la cattedrale ospitò alcune sessioni solenni del concilio di Trento, indetto da papa Paolo III per rispondere alla riforma protestante: le prime otto sessioni, inclusa quella di apertura del 13 dicembre 1545, si tennero nel coro della cattedrale e talvolta anche nella navata maggiore; il giorno dopo l'ottava, svoltasi il 10 marzo 1547, il Concilio venne sospeso e trasferito a Bologna per timore di un'epidemia. Il 30 aprile 1551 l'undicesima sessione si tenne nuovamente nel coro del duomo di Trento, ma il 28 aprile 1552 il Concilio fu nuovamente interrotto; le sedute ripresero soltanto il 18 gennaio 1561, ma a questo punto fu la chiesa di Santa Maria Maggiore a ospitarne i partecipanti, tranne per le ultime due, la ventiquattresima e la venticinquesima, avvenute rispettivamente l'11 novembre e il 3 dicembre 1563..

Dal Seicento all'Ottocento