L'antropologia teologica è, all'interno del cristianesimo, la branca dell'antropologia e della teologia che studia l'uomo dal punto di vista della relazione con Dio. L'uomo, che è creato sua immagine e somiglianza, gode di una speciale relazione con Dio rispetto a quella delle altre specie viventi. L'antropologia teologica si occupa anche della restaurazione della relazione tra l'uomo e Dio a seguito del peccato e mediante il mistero cristologico."Theological Anthropology." Encyclopedia of Science and Religion. Ed. Ray Abruzzi and Michael J. McGandy. Macmillan-Thomson Gale, 2003. Come citato in

Una parte dell'antropologia teologica, nell'ambito della teologia biblica, è l'antropologia biblica, che studia l'uomo dal punto di vista delle Sacre Scritture dell'ebraismo e del cristianesimo, esaminando l'origine, la natura, il destino dell'essere umano, nonché la definizione di corpo, spirito e anima all'interno della Bibbia.

La parte dell'antropologia teologica che in modo specifico si occupa dell'uomo in relazione al suo destino finale, sia individuale (la morte) sia collettivo (la fine del mondo), è detta escatologia.

Concezione dell'uomo nell'Antico Testamento La concezione biblica dell'uomo ha due caratteristiche importanti che si ritrovano sia nell'Antico Testamento sia nel Nuovo Testamento: L'essere umano è sempre considerato nell'ambito del suo rapporto con Dio, sia come creatura sia come peccatore. Non vi è la concezione della sua indipendenza da Dio, dell'uomo che fa di sé quel che vuole, né di un suo valore intrinseco. Quel che vale nel bene o nel male, è determinato, in ultima istanza dal suo rapporto con Dio. L'essere umano è sempre considerato nella sua unità indivisibile di corpo e anima. Nella Bibbia manca totalmente l'idea greca dell'uomo come anima imprigionata da un corpo, che troverebbe la sua identità migliore sfuggendone. La corporeità umana è buona, dono di Dio. L'essere umano può goderne appieno senza preoccupazioni ascetiche (con saggia moderazione) come pure i suoi beni materiali. Questa, però, non è nemmeno una concezione materialista, perché nel concetto di uomo predominano aspetti "spirituali", personali, affetti, volontà, coscienza. I termini biblici si riferiscono i vari termini biblici. "Corpo", così, non designa solo l'organismo fisico, ma l'intera persona. "Carne" non designa solo i tessuti dell'organismo umano, ma la persona nel suo aspetto di fragilità creaturale e peccato. "Cuore" designa il suo centro cosciente, affettivo, ma anche l'intelligenza. Gli aspetti fisici del corpo non si contrappongono così a quelli spirituali, o la sua limitazione o negazione, ma ne sono l'espressione diretta e legittima. Tutta la corporeità è specchio trasparente, simbolo e segno personale dell'uomo. Nella preghiera, infatti, il corpo prostrato e inginocchiato esprime l'adorazione dell'uomo non meno che le sue parole e pensieri pii.

Concezione dell'uomo nel Nuovo Testamento Nonostante l'influenza dell'Ellenismo, la concezione dell'uomo nel Nuovo Testamento rimane sostanzialmente la stessa che nell'Antico. Il termine ἄνθρωπος (anthrōpos) designa l'essere umano in generale, contrapposto agli animali (Matteo 12:12), agli angeli (1 Corinzi 4:9), a Gesù Cristo (Galati 1:12), A Dio (Marco 11:30, dove Dio è designato dalla perifrasi rispettosa" il cielo"). Esprime la debolezza creaturale umana (Giacomo 5:17), che è mortale (Ebrei 9:27), e peccatore (Romani 3:4; 5:12). Tali caratteristiche negative si esprimono nella locuzione "secondo l'uomo", che talvolta intende sottolineare l'inadeguatezza di una espressione umana ("εἰ κατὰ ἄνθρωπον ἐθηριομάχησα ἐν ᾿Εφέσῳ, τί μοι τὸ ὄφελος; εἰ νεκροὶ οὐκ ἐγείρονται φάγωμεν καὶ πίωμεν, αὔριον γὰρ ἀποθνῄσκομεν" 1 Corinzi 15:32), soprattutto riferita alle affermazioni della fede (Romani 3:5) o contrapposta all'autorità della Parola di Dio (1 Corinzi 9:8; Galati 1:11); e tal altra assume un senso di fragilità peccaminosa ("camminare secondo l'uomo", 1 Corinzi 3:3).

Espressioni tipicamente ebraiche sono quelle in cui ἄνθρωπος (anthrōpos) è seguito da un genitivo: ["δόξα ἐν ὑψίστοις Θεῷ καὶ ἐπὶ γῆς εἰρήνη, ἐν ἀνθρώποις εὐδοκία" "Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce! (lett. 'gli uomini del buon volere'" Luca 2:14]; "l'uomo di iniquità", "ὁ ἄνθρωπος τῆς ἁμαρτίας", cioè l'iniquo per eccellenza, l'Anticristo (2 Tessalonicesi 2:3), "uomo di Dio" ("ὁ τοῦ Θεοῦ ἄνθρωπος") 2 Timoteo 3:17), che indica, secondo l'uso ebraico, soprattutto i servitori di Dio, apostoli, profeti, responsabili della Chiesa. Sì rinviene anche una designazione messianica di Gesù Cristo (Romani 5:15; 1 Corinzi 16:21,47, il "secondo Adamo", al quale è anche da avvicinarsi 1 Timoteo 2:5; Ebrei 2:6, e forse qualche brano come Matteo 4:4).

Terminologia Nella Bibbia vi sono due termini che designano l'uomo: (ebr.) אדם (âdâm); (gr.) ἄνθρωπος (anthrōpos); (lat.) homo. Designa l'uomo in generale, l'essere umano, come individuo e anche come specie, in quanto si differenzia dagli animali, ma anche ha di comune con essi. אדם (âdâm) ha la stessa radice di אדמה ('ădâmâh), la terra, con allusione al colore dell'argilla אדם ('âdôm) essere rosso. בּן אדם (bên âdâm), figlio dell'uomo, designa il singolo, come figlio della specie umana, dell'umanità. (ebr.) אישׁ (îysh); (gr.) ἀνήρ (anēr); (lat.) vir, l'uomo individuo, nella sua forza e nel suo valore. Questo concetto è anche espresso, quando si tratta di guerrieri, eroi, dal termine גּבּר (gibbôr), il forte; mentre il poetico אנשׁ ('ĕnash) soprattutto nell'espressione di Daniele בר אנשׁ (bar nâsha'), il "figlio dell'uomo".

Scrittori cristiani Gregorio di Nissa

La fonte di riferimento per l'antropologia di san Gregorio, Dottore della Chiesa, è il suo trattato ‘’De opificio hominis’’.The Greek text: PG 44, 123–256; SCh 6, (1944) Jean-Jacques Courtiau (ed.)Étienne Gilson, p. 56 [La sua concezione dell'uomo si fonda sulla distinzione ontologica tra il creato e l'increato. L'uomo è una creazione materiale, e quindi limitata, ma infinita in quanto la sua anima immortale possiede una capacità senza limiti di avvicinarsi al divino.Maspero & Mateo Seco, p. 38 Gregorio credeva che l'anima e il corpo fossero creati (in opposizione a Origene, che speculava sulla preesistenza dell'anima), e quindi che gli embrioni fossero persone.Maspero & Mateo Seco, p. 41 Seguendo l'embriologia di Aristotele, Tommaso d'Aquino insegnò invece che l'anima razionale viene creata quando, dopo un certo tempo, i principi antecedenti della vita hanno reso il feto un organismo appropriato per la vita razionale, predisponendo in particolare gli organi sensorialiSiegfried, Francis. "Creationism." The Catholic Encyclopedia Vol. 4. New York: Robert Appleton Company, 1908

Per Gregorio, l’uomo è un ente eccezionale creato a immagine e somiglianza di Dio. L'umanità è teomorfica sia nella propria autocoscienza che nel libero arbitrio, che conferisce ad ogni individuo il potere di esistere a condizione di non rinnegare Dio, poiché negare Dio equivale a negare se stessi. Nel commento al Cantico dei Cantici, Gregorio descrive metaforicamente le vite umane come dipinti creati da apprendisti di un maestro: gli apprendisti (le volontà umane) imitano l'opera del loro maestro (la vita di Cristo) con bei colori (virtù), e in tale modo l'uomo si sforza di essere un riflesso di Cristo.Maspero & Mateo Seco, p. 42 In netto contrasto con la maggior parte dei pensatori della sua epoca, vide una grande bellezza nell'autunno: dopo il peccato di Adamo, a partire da due esseri umani perfetti alla fine sarebbero sorti una miriade di creature.

Agostino d'Ippona Sant'Agostino d'Ippona, Dottore della Chiesa, fu uno dei primi autori cristiani latini a formular e una chiara visione antropologica. Più vicino alle concezioni di Aristotele che a quelle di PlatoneHendrics, E., p. 291.Massuti, E., p.98., Agostino riteneva che l'uomo fosse il composto di due sostanze: l'anima aspazialeDe quantitate animae 1.2; 5.9 e il corpo tridimensionale.Cf. A. Gianni, pp.148–149 L'anima partecipa della ragiona e governa il corpo.De quantitate animae 13.12: Substantia quaedam rationis particeps, regendo corpori accomodata.

Tommaso d'Aquino Tommaso d'Aquino dimostrò che anima e corpo formano un'unica sostanza e non due sostanze distinte. Per questo motivo, il corpo è destinato alla risurrezione della carne e a riunirsi con l'anima. Mentre la scuola francescana sosteneva l'esistenza di una pluralità di anime, Tommaso affermò l'esistenza di un'unica anima e di un'unica forma del corpo umano: l'anima intellettiva. Il corpo è quindi manifestazione e fenomeno dell'anima di cui il corpo è funzione e in vista della quale esiste.

Tecnicamente, l'anima si dice forma sostanziale del corpo umano. Essa non è accanto o contenuta nel corpo umano, bensì interamente presente in ogni più piccola parte del corpo umano.

L'anima esercita tre operazioni sussistenti senza il corpo: il riconoscimento degli universali, il riconoscimento di sé (l'autocoscienza) e il riconoscimento degli altri corpi. Secondo il principio scolastico delloperari sequitur esse (all'operare segue l'essere), a un operare sussistente (cioè senza il corpo) dell'anima segue un essere sussistente dell'anima rispetto al corpo. L'anima è forma sussistente, cioè dotata di vita autonoma rispetto al corpo umano, e quindi di natura spirituale (essendo incorporea). Per la presenza di attività intellettive extracorporee, essa persiste alla morte.

Termini o componenti Corpo Il corpo (, soma) è l'aspetto fisico di un essere umano. I cristiani credono nella risurrezione della carne alla fine dei tempi.

Rudolf Bultmann afferma quanto segue (traduzione in inglese: Theology of the New Testament 2 voll., Londra: SCM, 1952, 1955):

Scoto Eriugena nel De divisione naturae affermava che «il corpo è nostro, ma non è noi».

Anima

Il dominio semantico dell'anima nella Bibbia si basa sulla parola ebraica nephesh, che presumibilmente significa "respiro" o "essere che respira".Hebrew-English Lexicon, Brown, Driver & Briggs, Hendrickson Publishers. Questa parola non indica mai un'anima immortale o una parte incorporea dell'essere umanoDictionary of Biblical Theology, Father Xavier Leon Dufour, 1985. che può sopravvivere alla morte del corpo come lo spirito dei morti.New International Dictionary. Questa parola di solito designa la persona nel suo insieme o la sua vita fisica. Nella Septuaginta, nephesh è per lo più tradotto come psiche (ψυχή) e, eccezionalmente, nel Libro di Giosuè come empneon (ἔνμπεον), cioè "essere che respira"."Un attento esame del materiale βiblico, in particolare delle parole nefesh, neshama e ruaḥ, che sono spesso tradotte in modo troppo ampio come “anima” e “spirito”, indica che queste non devono essere intese come riferite al lato psichico di una condizione psicofisica. paio. Un uomo non possedeva un nefesh ma piuttosto era un nefesh, come dice Gen. 2:7: "wayehi ha-adam le-nefesh ḥayya" ("... e l'uomo divenne un essere vivente"). L'uomo era, per la maggior parte degli scrittori biblici, ciò che è stato definito "un'unità di forza vitale", non una creatura duale separabile in due parti distinte di importanza e valore disuguali. Mentre questa comprensione della natura dell'uomo dominava il pensiero biblico, nella letteratura apocalittica (II secolo a.C.-II secolo d.C.) il termine nefesh cominciò a essere visto come un'entità psichica separabile con un'esistenza distinta dal corpo”—Britannica, 2004.