Pergola è un comune italiano di abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.

La cittadina è stata inserita tra i borghi più belli d'Italia dall'associazione omonima (8º posto).

Geografia fisica Il comune di Pergola si trova a sud-ovest della sua provincia di appartenenza, nell'alta Valle del Cesano, a un'altitudine di 265 Confina a sud-est con la provincia di Ancona.

Clima Il clima di Pergola, comune marchigiano situato nell'entroterra della provincia di Pesaro e Urbino, si può classificare come clima temperato subcontinentale, con leggere influenze mediterranee. La sua posizione geografica, tra le colline dell'Appennino umbro-marchigiano e non lontana dalla costa adriatica, determina un’alternanza stagionale marcata, ma mitigata dall’orografia e dalla presenza di boschi e valli.

Inverno: freddo, con temperature medie che oscillano tra 1 °C e 6 °C. Le gelate notturne sono frequenti, soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio, e occasionalmente può verificarsi qualche nevicata, specie nei punti più elevati del territorio comunale.

Primavera: mite e gradualmente più calda, con un progressivo aumento delle temperature e una discreta variabilità meteorologica. Le precipitazioni primaverili sono piuttosto frequenti, alternate a giornate limpide e soleggiate.

Estate: calda, ma raramente torrida. Le temperature medie si attestano tra i 20 °C e i 30 °C. L’umidità può essere moderata, ma grazie alla vegetazione e all’altitudine moderata (circa 265 m s.l.m.), le notti rimangono generalmente fresche e ventilate.

Autunno: caratterizzato da un graduale calo termico e da un aumento delle precipitazioni, spesso concentrate tra ottobre e novembre. I boschi che circondano il territorio regalano colori vividi e tipicamente appenninici.

Le precipitazioni annue si aggirano attorno ai 900–1100 mm, distribuite in modo relativamente uniforme durante l’anno, con un picco tra l’autunno e l’inizio dell’inverno. La ventilazione è generalmente moderata, proveniente dai quadranti occidentali o sud-orientali.

https://it.weatherspark.com/y/72189/Condizioni-meteorologiche-medie-a-Pergola-Italia-tutto-l'anno#Figures-Summary

Storia Il territorio di Pergola risulta abitato fin dalla preistoria, come testimoniano reperti dell'età neolitica, del bronzo e del ferro. Diverse, inoltre, sono le tracce lasciate da successive popolazioni: umbre, etrusche e celtiche. L'epoca romana è invece ben documentata: il ritrovamento di tombe, vasi e suppellettili varie, sia in città (stazione ferroviaria) sia in diverse località quali Grifoleto, Ferbole, Valrea, Monte Santa Croce, Monterolo, Montesecco e Cartoceto, testimoniano una romanizzazione assai diffusa (nel suo territorio fu rinvenuto, nel 1946, il famoso gruppo archeologico dei bronzi dorati da Cartoceto di Pergola).

Pergola nasce come libero comune nel 1234 per creare posti di lavoro e commercio alle popolazioni dei vicini castelli e di Gubbio, la città che aveva giurisdizione sul territorio e che lo aveva assorbito dall'antica Luceoli. Ecclesiasticamente invece, il fiume Cesano, fin da epoca longobarda, divideva la diocesi di Nocera posta nell'estremo nord del Ducato di Spoleto, da quella di Gubbio che era nell'esarcato di Ravenna. Il Gastaldato di Nocera nella sua parte estrema comprendeva Leccia, Morello, Percozzone, Serralta, Sant'Onofrio, il colle di Ferbole o degli Zoccolanti, Mezzanotte e Valrea; infatti la chiesa delle Tinte sarà costruita vicina al ponte, ma in diocesi di Nocera come gli Zoccolanti e Santa Maria del Ponte, vicina alla parrocchia di San Biagio. Dentro le mura della nuova città si determinò una singolare situazione ecclesiastica, perché la parrocchia di Santa Maria della piazza dipendeva dall'abate di Sitria, quella di San Marco dall'abate di Nonantola, quella di Sant'Andrea dall'Eremo di Fonte Avellana e quella di San Biagio dal vescovo di Cagli: la giurisdizione del vescovo di Gubbio era pertanto solo nominale. Nel quadro espansionistico del comune di Gubbio (compresso dalla presenza della potente città di Perugia) si inserisce la fondazione di Pergola ai danni in particolare della città di Cagli i cui territori già si estendevano proprio lungo la fertile vallata del Cesano. L'azione eugubina trova perfetta rispondenza anche nell'ottenuta concessione imperiale degli importanti castelli di Cantiano e Colmatrano la cui ubicazione (lungo la stretta vallata del Burano) a sbarramento della via Flaminia, era strategica per assicurare a Gubbio i necessari collegamenti. In pochi decenni il centro urbano si accresce di laboratori artigianali e diviene un importante luogo commerciale, a lungo conteso dalle signorie degli Sforza, Malatesta, da Montefeltro e Della Rovere. Con la conquista dei territori di Gubbio da parte dei Montefeltro, Pergola registra un fortunato periodo di espansione che, dopo la parentesi di Cesare Borgia, prosegue con i Della Rovere, dai quali Pergola ottiene statuti che le assicurano una più ampia libertà e un nuovo sviluppo sociale ed economico. Nel corso di questo periodo di splendore, nella città di Pergola si venne a formare una piccola nobiltà urbana, composta da una moltitudine di famiglie nobili locali riceventi Privilegi dal Ducato di Urbino; le famiglie erano Antonelli, Badalucchi, Baldini, Belloli, Blasii, Borri, Bruni, Cervasi, Claudj, Ercoladi, Francalucci, Gaugelli, Giannini, Graziani, Guazzugli, Lattoni, Lutii, Mochi, Marini, Palazzi, Rufini, Venarucci . alcune famiglie si fusero tramite matrimoni cabinati come i Guazzugli-Marini poi, estintosi il riamo principale, dopo il risorgimento, della famiglia con Alessandro Marini, Guazzugli-Bonajuti.

Nel 1631, con il passaggio allo Stato Pontificio, il centro conosce un lungo periodo di decremento demografico e di difficoltà economiche, compensate solo in parte dal ciclico rifiorire dell'industria tessile e conciaria. È nei secoli XVII e XVIII che Pergola raggiunge la sua massima espansione economica tanto che papa Benedetto XIV con la bolla Romanum decet Pontificem del 18 marzo 1752, la eleva al grado di Città e le concede la nomina di un laureato ecclesiastico a Vicario generale vescovile. A conferma dell'importanza raggiunta, nel 1796 viene istituita la Zecca, che batterà moneta fino al 1799. Nel 1797 Pergola viene occupata dalle truppe francesi e diviene parte del Regno Italico. In questo periodo è spogliata di preziose opere d'arte custodite nelle chiese, nei monasteri, nei palazzi pubblici e privati. L'Ottocento si apre con la restaurazione pontificia, un breve rifiorire dell'economia ma anche nuovi fermenti politici e civili. Nel 1819 Papa Pio VII elevò Pergola a diocesi autonoma, unita solo nella persona del vescovo a Cagli, con episcopio, uffici di cancelleria e seminario con una ventina di seminaristi, propri. Il vescovo doveva risiedere sei mesi a Pergola, sei mesi a Cagli. Con lo svilupparsi della classe borghese la città vide il nascere di famiglie con patrimoni superiori, e pari, alla classe dei Nobili che, vedendo i loro patrimoni ridursi vista la perdita di rendimento delle terre coltivabili, si videro obbligate ad unircisi.

Il 14 marzo 1831, durante le sollevazioni dei comitati rivoluzionari di Bologna e delle Romagne, fu il primo delle Marche e uno dei primissimi comuni italiani a innalzare nel palazzo municipale il tricoloreNotizia tratta da QN Il Resto del Carlino del 1º aprile 2011.

L'8 settembre 1860 Pergola fu la prima città delle Marche a insorgere contro lo Stato Pontificio, favorendo l'annessione della regione al Regno d'Italia. Per questo episodio le venne conferita la Medaglia d'Oro per le “benemerenze acquisite durante il periodo del Risorgimento nazionale”. Con l'unificazione, le famiglie nobili, fino ad allora detentrici di privilegi politici e di vaste proprietà, furono private dei loro titoli, ad eccezione dei Guazzugli-Bonauti, che conservarono il loro in conformità alle politiche di uniformazione istituzionale del nuovo Stato. Diversa fu invece la sorte dei Guazzugli-Marini, famiglia titolata, e dei Fiorelli, famiglia borghese imparentata con i Guazzugli-Marini, che essendo legate da privilegi allo Stato Pontificio e pertanto contrarie all'unificazione si videro emarginate. L'unità nazionale portò con sé anche nuove difficoltà sociali ed economiche, in parte superate grazie all'apertura della ferrovia Fabriano–Pergola–Urbino (l'ultimo tratto distrutto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale), alla scoperta delle miniere di zolfo di Percozzone e Cabernardi (1877-1886) e alla costruzione della raffineria del minerale a Bellisio Solfare, che sostennero l'economia locale fino alla metà del Novecento. Oggi Pergola è conosciuta soprattutto per la produzione vitivinicola e per ospitare i Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola, un gruppo statuario romano unico al mondo, databile probabilmente attorno al 50 a.C.

Simboli Dal decreto del Presidente della Repubblica del 5 febbraio 1987Trascritto nei registri dell'Ufficio araldico il 17 aprile 1987, reg. anno 1987, p. 18. si ricavano la blasonatura dello stemma:

e del gonfalone:

Onorificenze La città di Pergola è la 24ª tra le 27 città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i motti insurrezionali del 1848 e la fine della prima Guerra Mondiale nel 1918.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Cappella del Palazzolo Situato lungo viale Dante, all'imbocco della città venendo da Fabriano, il piccolo edificio sacro custodisce una serie di affreschi riconosciuti dalla critica come "uno dei momenti più alti della pittura a fresco del Quattrocento marchigiano" tanto che fino alla fine dell'Ottocento si riteneva che l'opera fosse di Raffaello. La parete di fondo è dominata dallAscensione di Cristo tra i santi Secondo e Sebastiano, opera di Lorenzo D’Alessandro, dove la figura di Cristo si eleva in un'affollata scena tra la Madonna, gli apostoli e due giovani santi: Secondo (patrono della città di cui tiene in mano il modello) e Sebastiano. Sulle vele, in parte rovinate, è possibile leggere solo due dei quattro evangelisti. Il dipinto, in basso a destra, è datato 148., con l'ultima cifra quasi scomparsa che potrebbe essere un 3 o un 9. Sulla parete destra sono visibili altri affreschi con lAnnunciazione, la Trinità e la Madonna con il Bambino in trono, sicuramente di un altro pittore, in passato attribuiti a Bernardino di Mariotto, considerato l'erede di Lorenzo, oggi più cautamente al "Maestro del Palazzolo".

Chiesa di Santa Maria delle Tinte

Realizzata in mattoni con cupola ottagonale, si trova nell'antico quartiere dove operavano i tintori e i lanaioli della città. Fu proprio la loro corporazione, nel 1700, a commissionare la realizzazione. L'interno è ricco di fregi e statue in stucco bianco. Custodisce tele del pittore senigalliese Giovanni Anastasi, di Giovanni Francesco Ferri e altre opere di Scuola Veneta e Baroccesca.

Chiesa di Sant'Orsola Oggi sconsacrata e di proprietà dell'istituto Irab, la chiesa è ad un'unica navata e risale alla prima metà del Seicento. La facciata è coronata da un timpano con un'apertura a occhio di bue. La cupola è abbellita dall'affresco Sant'Orsola e le compagne martiri in gloria attribuito a Giovanni Anastasi. L'altare maggiore è ornato dalla seicentesca tela con Sant'Orsola opera di Gian Domenico Cerrini, detto il "Cavalier Perugino". Nella chiesa sono inoltre conservati due ovali (Santa Edvige e Santa Cecilia) opera entrambi del pergolese Pietro Ugolini.

Chiesa di Sant'Andrea Fortemente danneggiata dal terremoto del 1997, la chiesa è stata riaperta alla fine del 2008 dopo i lavori di consolidamento. Appartenuto in origine ai monaci di Fonte Avellana, l'edificio si trova lungo corso Matteotti ed è fiancheggiato dalla torre civica, un'alta torre che si rifà alla precedente di epoca medievale.