La guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, ha visto l'avvio delle ostilità con l'invasione del territorio controllato dai talebani, da parte dei gruppi afghani loro ostili dell'Alleanza del Nord, mentre gli USA e la NATO hanno fornito, nella fase iniziale, supporto tattico, aereo e logistico. Nella seconda fase, dopo la conquista di Kabul, le truppe occidentali, statunitensi e britannici in testa, hanno incrementato la loro presenza anche a livello territoriale per sostenere il nuovo governo afghano: operazione Enduring Freedom.

L'amministrazione Bush ha giustificato l'invasione dell'Afghanistan, nell'ambito della guerra al terrorismo, seguita agli attentati dell'11 settembre 2001, con lo scopo di distruggere Al Qaida e di catturare o uccidere Osama bin Laden, negando all'organizzazione terroristica la possibilità di circolare liberamente all'interno dell'Afghanistan attraverso il rovesciamento del regime talebano. A dieci anni dall'invasione, il 2 maggio 2011, le forze statunitensi hanno condotto un'incursione in Pakistan ad Abbottabad, vicino ad Islamabad, uccidendo, nel suo rifugio, il leader di Al Qaida, Osama bin Laden.

A partire dall'invasione dell'Iraq del 2003, la guerra in Afghanistan ha perso priorità tra gli obiettivi dell'amministrazione degli Stati Uniti, riacquistandola solo a partire dal 2009 sotto l'amministrazione Obama. A partire dal 2015, l'operazione della NATO ISAF è stata sostituita dall'operazione Sostegno Risoluto, tesa a continuare l'aiuto al governo afghano con un minor numero di truppe, nel contesto di un aumento delle offensive dei talebani.

Nel maggio 2021 venne avviato il ritiro dall'Afghanistan delle ultime truppe statunitensi e della coalizione NATO. In concomitanza con tale ritiro, le forze talebane lanciarono attacchi in diverse aree del Paese, riconquistandone la parte settentrionale. Il 15 agosto i talebani entrarono nella capitale Kabul. Il presidente afghano Ashraf Ghani fuggì inizialmente in Uzbekistan o in Tagikistan, per trovare poi rifugio negli Emirati Arabi Uniti.

Si stima che la guerra abbia ucciso circa persone, inclusi civili. Negli anni successivi all'invasione del 2001, più di 5,7 milioni di rifugiati sono tornati in Afghanistan, ma quando i talebani sono tornati al potere nel 2021, 2,6 milioni di afghani erano ancora rifugiati e altri 4 milioni erano sfollati interni.

Le cause scatenanti

A partire dal maggio 1996, Osama bin Laden ed altri membri di al-Qāʿida si stabilirono in Afghanistan e strinsero rapporti di dialogo e collaborazione con il regime talebano del Paese, all'interno del quale furono creati diversi campi di addestramento terroristici.

In seguito agli attentati alle ambasciate statunitensi in Africa del 1998, gli USA lanciarono da alcuni sottomarini un attacco missilistico diretto a questi campi di addestramento, ma gli effetti di tale rappresaglia furono limitati.

Tra il 1999 e il 2000, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvò due risoluzioni che stabilivano sanzioni economiche e armamenti all'Afghanistan per incoraggiare i Talebani a chiudere i campi di addestramento e a consegnare Bin Laden alle autorità internazionali per rispondere degli attentati del 1998. Gli attentati dell'11 settembre 2001 sancirono un inasprimento dei rapporti fra Stati Uniti e governo talebano. Nonostante inizialmente Osama Bin Laden avesse negato qualsiasi coinvolgimento, la "tesi fondamentalista" non fu mai messa in discussione, venne fatta propria dalla stampa ed avvalorata con successivi rapporti in sede di commissione congressuale.

Il 20 settembre 2001, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush lanciò un ultimatum ai talebani, in cui fece le seguenti richieste:

consegnare tutti i leader di al-Qāʿida presenti in Afghanistan agli Stati Uniti; liberare tutti i prigionieri di nazioni straniere, inclusi i cittadini statunitensi; proteggere i giornalisti stranieri, i diplomatici e i volontari presenti in Afghanistan; chiudere i campi d'addestramento terroristici in Afghanistan e consegnare ciascun terrorista alle autorità competenti; garantire libero accesso agli Stati Uniti ai campi d'addestramento per poter verificare la loro chiusura.

I talebani non risposero direttamente a Bush, ritenendo che iniziare un dialogo con un leader politico non musulmano sarebbe stato un insulto per l'Islam. Dunque, per mediazione della loro ambasciata in Pakistan, dichiararono di respingere l'ultimatum in quanto non vi era alcuna prova che legasse Bin Laden agli attentati dell'11 settembre. Il 22 settembre 2001 gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita decisero di non riconoscere il governo talebano in Afghanistan. Solo il Pakistan continuava a mantenere contatti diplomatici con il paese. Che il 4 ottobre 2001 avessero proposto in segreto al Pakistan la consegna di Bin Laden, e ne avessero proposto il processo in un tribunale internazionale, sottoposto però alle leggi della Shari'a. Si suppone che il Pakistan abbia rifiutato l'offerta. Verso metà ottobre del 2001, i membri moderati del regime talebano incontrarono gli ambasciatori statunitensi in Afganistan per trovare un modo di convincere il Mullah Omar a consegnare Bin Laden agli Stati Uniti. Bush bollò le offerte dei Talebani come "false" e le rifiutò. Il 7 ottobre, poco prima dell'inizio dell'invasione, i Talebani si dichiararono pubblicamente disposti a processare Bin Laden in Afghanistan, ma attraverso un tribunale "islamico". Gli USA rifiutarono anche questa offerta, giudicandola insufficiente.

Solo il 14 ottobre 2001, una settimana dopo lo scoppio della guerra i talebani erano disponibili a consegnare Bin Laden ad un Paese terzo, per un processo, ma solo se fossero state fornite prove del suo coinvolgimento dell'11 settembre 2001.

L'atteggiamento della dirigenza statunitense di fronte alla prospettiva di una guerra, decisamente più "interventista" rispetto ad altre situazioni, così come la velocità del dispiegamento militare e l'immediato accordo raggiunto coi ribelli dell'Alleanza del Nord lasciavano supporre che gli USA avessero pianificato l'invasione dell'Afghanistan ben prima dell'11 settembre. È pur vero però che nessuna nazione nemica degli Stati Uniti era mai riuscita a portare a termine un attacco aereo di queste proporzioni sul suolo statunitense dall'attacco a Pearl Harbor e che l'opinione pubblica statunitense, colpita simbolicamente con un attacco nel cuore del suo paese, chiedeva una risposta militare.

Il 18 settembre 2001 Niaz Naik, ex-ministro degli esteri pakistano, dichiarò che a metà luglio dello stesso anno venne informato da alcuni ufficiali superiori statunitensi che un'azione militare contro l'Afghanistan sarebbe iniziata nell'ottobre seguente. Naik dichiarò anche che, sulla base di quanto detto dagli ufficiali, gli Stati Uniti non avrebbero rinunciato al loro piano neppure nell'eventualità di una consegna immediata di Bin Laden da parte dei Talebani. Naik affermò anche che sia l'Uzbekistan sia la Russia avrebbero partecipato all'attacco, anche se in seguito ciò non si è verificato.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvò due risoluzioni in merito all'attentato terroristico. La risoluzione n. 1368/2001, approvata all'indomani degli attentati dell'11 settembre 2001, qualificava il terrorismo come "minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale" (ex art. 39). Qualche giorno dopo, in una nuova seduta, il CdS approvava la risoluzione n. 1374/2001 con la quale rinnovava la condanna del terrorismo ed istituiva un Comitato ONU (il cosiddetto comitato CAT) che aveva lo scopo di imporre agli Stati misure atte a contrastare ogni forma di finanziamento al terrorismo.

Nel 2004, i canali occidentali trasmisero un filmato nel quale Osama bin Laden dichiarava che al-Qāʿida era direttamente coinvolta negli attacchi; il filmato non fu mai sconfessato. Il 21 maggio 2006 venne trovato un messaggio audio pubblicato in un sito internet, giudicato come spesso usato da al-Qāʿida, in cui bin Laden ammetteva di aver personalmente addestrato i 19 terroristi dell'11 settembre 2001.

Cronologia del conflitto 2001 Fallite le trattative tra governo statunitense e talebani, domenica 7 ottobre 2001, circa alle ore 20:45 afghane, 16:15 italiane, le forze armate statunitensi e britanniche iniziarono un bombardamento aereo sull'Afghanistan, con l'obiettivo di colpire le forze talebane e di al-Qāʿida. Attacchi furono riscontrati nella capitale Kabul, dove i rifornimenti di elettricità vennero interrotti, a Kandahar, dove risiedeva il capo talebano, il Mullah ʿOmar, e nei campi d'addestramento della città di Jalalabad.

A 45 minuti circa dall'inizio dei bombardamenti, il presidente George W. Bush e il primo ministro britannico Tony Blair confermarono ai loro rispettivi paesi che era in corso un attacco aereo contro l'Afghanistan, ma che i bersagli delle bombe erano esclusivamente militari, e che nel frattempo venivano lanciati anche cibo, medicine e rifornimenti alla popolazione afghana.

All'incirca nello stesso momento, la CNN trasmise in esclusiva le immagini dei bombardamenti di Kabul in tutto il mondo. Non si sa ancora quale fosse l'esercito che attaccò l'aeroporto cittadino, anche se all'epoca si parlò di elicotteri dell'Alleanza del Nord.

Molte diverse tecnologie furono utilizzate nell'attacco. Il generale dell'aviazione statunitense Richard Myers, capo degli Stati Maggiori riuniti, dichiarò che nel corso della prima ondata di bombardamenti furono lanciati circa 50 missili cruise di tipo Tomahawk da parte di sottomarini e bombardieri, tra cui alcuni B-1 Lancer, B-2 Spirit, B-52 Stratofortress e F-16 Fighting Falcon. Due trasporti aerei C-17 Globemaster lanciarono alla popolazione afgana, il primo giorno di guerra, 37 500 razioni giornaliere. I velivoli operavano ad altitudini elevate, al di fuori della portata di tiro della contraerea talebana.

Poco prima dell'attacco il canale satellitare d'informazione in lingua araba del Qatar, Al Jazeera, ricevette un messaggio video pre-registrato di Osama bin Laden. In questo, il leader di al-Qāʿida condannava qualsiasi attacco contro l'Afghanistan, affermando che gli Stati Uniti avrebbero fallito in Afghanistan e poi sarebbero crollati, proprio come l'Unione Sovietica. Bin Laden proclamò dunque una jihād contro gli Stati Uniti.Giuridicamente irrilevante, visto che bin Laden non era un dotto accreditato per studi fatti in strutture riconosciute e per attività giurisprudenziale, ma politicamente abbastanza sensibile.

Campagna aerea Prima dell'inizio degli attacchi aerei, i media ipotizzarono che i Talebani avrebbero potuto usare dei missili antiaerei Stinger di fabbricazione statunitense, residuato bellico della lotta contro l'invasione sovietica degli anni ottanta.

I Talebani non possedevano contraerea: erano solo in possesso di alcuni materiali della precedente guerra abbandonati dalle truppe sovietiche. Pertanto gli elicotteri Apache e diversi altri velivoli poterono operare senza grandi pericoli.

Nel corso dei bombardamenti, nessun aereo statunitense fu abbattuto dal fuoco nemico. In pochi giorni gran parte dei campi d'addestramento furono danneggiati gravemente e l'antiaerea talebana distrutta. Anche la popolazione civile venne pesantemente colpita con l'incedere del conflitto.

Successivamente, gli attacchi furono concentrati su obiettivi di comando, controllo e comunicazione per indebolire le possibilità di comunicazione dei Talebani. Nonostante ciò, a due settimane dall'inizio della guerra i Talebani resistevano ancora sul fronte in cui combatteva l'Alleanza del nord. L'Alleanza dunque chiese rinforzi aerei sul loro fronte. Nel frattempo migliaia di miliziani Pashtun arrivarono dal Pakistan come rinforzo ai Talebani.