La naumachia (in latino naumachia, dal greco antico ναυμαχία/naumachía, letteralmente «combattimento navale») indicava nel mondo romano sia uno spettacolo rappresentante una battaglia navale, sia il bacino, o in senso lato l'edificio, in cui si teneva.

Storia Le prime naumachie La prima naumachia conosciuta è quella organizzata da Giulio Cesare a Roma nel 46 a.C. per il suo quadruplice trionfo. Dopo aver fatto scavare un ampio bacino vicino al Tevere, nel Campo Marzio, capace di contenere vere biremi, triremi e quadriremi, ingaggiò tra i prigionieri di guerra 2000 combattenti e 4000 rematori. Nel 2 a.C., per l'inaugurazione del tempio di Marte Ultore, Augusto diede una naumachia che riproduceva fedelmente quella di Cesare. Come ricorda egli stesso nelle Res gestæ,Res gestae divi Augusti, 23 fece scavare sulla riva destra del Tevere, nel luogo denominato "bosco dei Cesari" (nemus Caesarum), un bacino dove s'affrontarono 3000 uomini, senza contare i rematori, su 30 vascelli con rostri, e molte unità più piccole.

Claudio nel 52 diede una naumachia su un vasto specchio d'acqua naturale, il lago Fucino, per inaugurarne i lavori di prosciugamento attraverso l'apertura dei cunicoli di Claudio. I combattenti erano dei condannati a morte. Si sa in particolare da SvetonioSvetonio, De vita Caesarum, Claudii, 21,6. che i naumachiarii (combattenti nella naumachia) prima della battaglia salutarono l'imperatore con una frase divenuta famosa: Morituri te salutant. Una tradizione erronea se n'è appropriata per farne una frase rituale dei gladiatori all'imperatore, mentre in realtà viene attestata solo in questa occasione.

La naumachia era quindi uno spettacolo più micidiale di quello dei gladiatori: quest'ultimo impegnava degli effettivi meno importanti, le battaglie non terminavano sistematicamente con la morte dei vinti. L'apparizione delle naumachie è strettamente legata a quella, leggermente anteriore, d'un altro spettacolo, il «combattimento fra truppe», che non ingaggiava dei combattenti a coppie, ma due piccole armate. Proprio in queste ultime i combattenti erano più sovente dei condannati senza allenamento specifico rispetto ai veri gladiatori. Cesare, creatore della naumachia, traspose semplicemente in un ambiente navale il principio delle formazioni di battaglia terrestre.

Tuttavia, in rapporto ai combattimenti fra truppe, le naumachie avevano la peculiarità di sviluppare dei temi storici o pseudo-storici: ogni flotta che s'affrontava incarnava un popolo celebre per la sua potenza marittima nella Grecia classica o l'Oriente ellenistico: Egizi e Fenici per la naumachia di Cesare, Persiani ed Ateniesi per quella augustea, Siculi e Rodii per quella di Claudio. Abbisognava inoltre di mezzi considerevoli, superiori persino a quelli dei più grandi combattimenti con truppe. Questo fattore rendeva la naumachia uno spettacolo riservato ad occasioni eccezionali, strettamente legato a celebrazioni dell'imperatore, sue vittorie e suoi monumenti. L'irriducibile specificità dello spettacolo e dei suoi temi tratti dalla storia del mondo greco ne spiega l'origine del nome: una trascrizione fonetica della parola greca indicante una battaglia navale (ναυμαχία / naumakhía), indicante in seguito anche i vasti bacini artificiali ad essa dedicata.

La fine delle naumachie antiche L'introduzione di tecnologie nuove inizialmente portò all'incremento delle naumachie. Le prime tre naumachie si tennero a circa 50 anni di distanza; le sei seguenti, la maggior parte delle quali ebbe luogo in anfiteatri, si tennero a distanza di 30 anni. Meno care in termini materiali e umani, poterono tenersi con maggior frequenza. Meno grandiose, divennero una caratteristica dei giochi, ma non potrebbero essere considerate eccezionali. Anche le iconografie testimoniano questa moda delle naumachie. Delle circa venti rappresentazioni di naumachie nell'arte romana, quasi tutte sono in quarto stile pompeiano, all'epoca di Nerone e dei Flavi.

Dopo il periodo dei Flavi, infatti, le naumachie scompaiono quasi del tutto dai testi. Ad eccezione di una menzione nella Historia Augusta, una fonte tarda di limitata attendibilità, leggiamo di un'altra naumachia solamente nel calendario dei Fasti ostienses, grazie al quale sappiamo che Traiano nel 109 inaugurò un bacino destinato alle battaglie navali. Questo luogo è stato scoperto nel XVIII secolo nel territorio della Città del Vaticano, dietro Castel Sant'Angelo; scavi successivi ne hanno rivelato la planimetria. La costruzione aveva tribune scoperte e la superficie era di circa un sesto la naumachia augustea. In assenza di qualsiasi testo, bisogna supporre che sia stato usato solamente al tempo di Traiano. Nondimeno, se le fonti dell'ultimo impero romano e la persistenza nel medioevo in termini di toponimia di naumachia e dalmachia nel luogo sono portate in considerazione, esisteva ancora nel V secolo. Inoltre, la presenza di gradinate sul suo perimetro indica chiaramente che in quel luogo si tenevano abitualmente spettacoli. Considerando che, secondo i Fasti di Ostia, lo spettacolo di inaugurazione della costruzione coinvolse 127 coppie di gladiatori, ciò fa pensare che, come accadde con l'anfiteatro, il limitato spazio disponibile nel bacino di Traiano portò a semplificare lo scenario navale, pur insistendo sulla qualità dei singoli combattimenti, fatti da veri gladiatori e non da una massa di prigionieri senza addestramento. Sotto questa forma, e disponendo ormai di un sito apposito, le naumachie poterono esistere per molti secoli senza che le nostre fonti sugli spettacoli, peraltro meno numerose a partire dall'epoca antoniniana, le giudicassero degne di menzione, in quanto evidentemente avevano perso il loro carattere eccezionale ed impressionante.

Nelle province, l'influenza della naumachia è facilmente percepibile, ma limitata e ridotta a locali ed innocui giochi navali e ricostruzioni. Una competizione che andava sotto il nome di naumaciva era parte dei Giochi panatenaici tra efebi ateniesi dal periodo dei Flavi in avanti: venne a rimpiazzare le regate che erano celebrate precedentemente come preludio a queste celebrazioni. Se si tiene conto di Decimo Magno AusonioMoselle, 200-2,29, una naumachia era tenuta sulla Mosella dalla gioventù locale.

Naumachie moderne

La caduta dell'Impero romano non determinò la fine delle naumachie. In effetti, nel corso dei secoli successivi, ne ebbero luogo altre, come ad esempio nel 1550 a Rouen per il re Enrico II di Francia o nel 1807 a Milano per l'imperatore Napoleone I.

Nel 1690, in occasione delle nozze del figlio Odoardo II Farnese con Dorotea Sofia di Neuburg, il duca Ranuccio II Farnese fece scavare una grande peschiera al termine dell'ampio viale centrale del parco ducale di Parma, al fine di rappresentarvi una spettacolare naumachia.

Edifici Naumachia di Cesare La naumachia di Cesare (naumachia Caesaris)Anna Maria Liberati, s.v. Naumachia Caesaris, in Eva Margareta Steinby (a cura di) Lexicon Topographicum Urbis Romae, III, Roma 1993, p.338 fu una semplice fossa, scavata in more cochleae, ossia con andamento spiraliforme, con una profondità che dovette raggiungere gli 11 o 12 m, in modo da consentire all'acqua di filtrare dal terreno. Sappiamo che si trovava nel Campo MarzioCassio Dione, 43, 23,4., probabilmente in corrispondenza della depressione centrale dove era presente la Palus Caprae e dove più tardi venne sistemato lo stagnum Agrippae ("stagno di Agrippa"). Non potendo essere svuotata, se ne decise il riempimento nel 43 a.C.Cassio Dione, 45, 17..

Naumachia di Augusto

La naumachia d'Augusto (naumachia Augusti)Anna Maria Liberati, s.v. Naumachia Augusti, in Eva Margareta Steinby (a cura di) Lexicon Topographicum Urbis Romae, III, Roma 1993, p.337 è più conosciuta: nelle Res Gestæ, Augusto medesimo indica che il bacino misurava 1800 per 1200 piedi romani (circa 533 × 355 m). Plinio il VecchioPlinio, Naturalis historia, 16, 200. afferma che al centro del bacino, molto probabilmente di forma rettangolare, si trovava un'isola collegata all'argine con un ponte. Il bacino era rifornito dall'acquedotto dell'Aqua Alsietina, appositamente costruito da Augusto per la sua alimentazione.Frontino De aquis urbis Romæ, 11, 1-2 : opus naumachiæ che poteva riempirlo in 15 giorni. Un canale navigabile, oltrepassato da un ponte mobile (pons naumachiarius),Plinio, Naturalis historia, 16, 190,200. permetteva l'accesso alle navi provenienti dal Tevere.Cassio Dione, 62,20.

Naumachia di Claudio Non fu così per la naumachia di Claudio. Le due flotte contavano ognuna 50 vascelli, corrispondente alle unità di ciascuna delle due flotte militari con base a Miseno ed a Ravenna. Grazie all'ampia superficie del lago Fucino, di cui solo una parte, circoscritta da pontili, fu usata per l'occasione, le navi poterono procedere con varie manovre d'avvicinamento e speronaggio. La naumachia di Claudio riproduceva realmente una battaglia navale.

Luoghi dedicati alle naumachie Una larga conduttura scoperta sulle pendici del Gianicolo, al di sopra della chiesa di San Cosimato, costituisce la prima testimonianza archeologica sulla localizzazione della naumachia, dell'acquedotto come anche del bosco dei Cesari. Un'altra ipotesi sulla localizzazione esatta del monumento lo situa tra la via Aurelia a nord e la chiesa di San Francesco a Ripa a sud-est, in corrispondenza di un'ansa del Tevere. Il viadotto repubblicano sulla via Aurelia vicino a San Crisogono potrebbe essere servito da canale di scarico per l'invaso.

Il bacino augusteo rimase attivo per poco: fu circondato ed in parte rimpiazzato già durante il regno d'AugustoSvetonio, De vita Caesarum, Augusti, 43, 1 dal nemus Cæsarum (bosco sacro ai Cesari), più avanti ribattezzato in onore dei nipoti di Augusto, nemus Gaii et Luci ("bosco di Gaio e Lucio"). Restaurato sotto Tiberio,Cassio Dione, 66, 25, 3. vi si tennero spettacoli sotto gli imperatori Nerone e Tito.Cassio Dione, ibidem. La zona fu probabilmente invasa da costruzioni fin dalla fine del I secolo e la naumachia era certamente abbandonata all'epoca di Alessandro Severo.Cassio Dione, 55, 10.

Naumachie di Domiziano e di Traiano Da SvetonioSvetonio, De vita Caesarum, Domitiani, 4, 5 sappiamo che un edificio per i combattimenti navali venne realizzato da Domiziano,C. Buzzetti, s.v. Naumachia Domitiani, in Eva Margareta Steinby (a cura di), Lexicon Topographicum Urbis Romae, III, Roma 1996, p. 339. avendo scavato un bacino presso il Tevere. Successivamente pietre provenienti dall'edificio furono riutilizzate per il restauro del Circo Massimo, danneggiato da un incendio sotto Traiano.

Una naumachia venne inaugurata da Traiano nel 109,Fasti Ostienses, 40, 47. C. Buzzetti, s.v. «Naumachia Traiani», in: Eva Margareta Steinby (a cura di), Lexicon Topographicum Urbis Romae, III, Roma 1996, p. 339. forse identificabile con una citata nei Cataloghi regionari come esistente nell'Ager Vaticanus e forse restaurata da Filippo l'Arabo nel 247.Aurelio Vittore, De Caesaribus, 28.

Acqua negli anfiteatri L'immissione d'acqua negli anfiteatri solleva numerose domande. Innanzi tutto, questi luoghi non servivano esclusivamente per le naumachie e dovevano essere disponibili per cacce e lotte tra gladiatori. L'alternanza rapida tra spettacoli terrestri ed acquatici sembra essere stata la principale attrazione di questa innovazione. Cassio Dione lo sottolinea quando si riferisce alla naumachia di NeroneLXI, 9, 5; Marziale fa lo stesso parlando di quella di Tito nel ColosseoLiber de spectaculis, XXIV. Lo studio delle sole fonti scritte non fornisce alcuna informazione sulle modalità pratiche di questa prestazione.

L'archeologia non fornisce nessun indizio su come il seminterrato del Colosseo sia stato modificato da allora. Solamente due edifici, a Verona e a Mérida, sono capaci di fornire prove tecniche.