Rivarossi è un marchio italiano di modellismo ferroviario, fondato a Como nel 1945 da Alessandro Rossi. L'azienda originaria produsse modelli ferroviari e relativo materiale di supporto, affermandosi nel mercato italiano e successivamente in quello internazionale. Nel 2004 il gruppo Rivarossi è stato acquisito dalla britannica Hornby Railways, che ne mantiene il marchio.

Storia Le origini La Rivarossi fu fondata il 31 ottobre 1945 come società in accomandita semplice dall'ingegner Alessandro Rossi (Schio, 1921 - Cortina d'Ampezzo, 2010)Giorgio Giuliani, Alessandro Rossi non c'è piùEmanuele Caso, Modellismo, morto il «papà» dei trenini Rivarossi, in Corriere della Sera, 17 ottobre 2010, p. 13Regione del Veneto. Comunicato stampa nº 1868 del 16/10/2010, Il cordoglio di Zaia per Alessandro Rossi: “Un uomo che ha fatto sognare milioni di bambini", discendente dell'imprenditore ottocentesco Alessandro Rossi, che rilevò una fabbrica di commutatori elettrici (Apparecchi Strumenti Aeronautici snc) di cui era già comproprietario il ragionier Antonio Riva (uscito dalla società il 24 ottobre 1946)..La società era stata fondata nel febbraio 1943 da Alberto Lanza, Giuseppe Lampugnani e Antonio Riva con l'obiettivo di produrre strumenti di misura per l'Aeronautica militare italiana e anche dispositivi meccanici di precisione. Il precipitare degli eventi bellici e la sconfitta militare spinsero la dirigenza aziendale a iniziare la produzione di commutatori per elettrodomestici, che venivano venduti alla Ignis. Vennero comunque mantenute alcune linee di produzione di oggetti meccanici di precisione, tra cui supporti per macchine fotografiche e moschettoni per paracadute. .

Gli inizi furono in un garage di quattro locali adattato ad officina dislocato nel primo e più piccolo cortile di servizio della settecentesca Villa Bassi - Roncaldier di Albese (Como)Massimo Ciarapica, Ritorno ad Albese. La prima sede della Rivarossi spa-Como (Italy), ma già nel 1947 venne inaugurato lo stabilimento (una palazzina uffici e un capannone doppio), costruito dall'impresa Mario Faverio su terreni di proprietà della madre di Rossi, a Sagnino presso ComoGiorgio Giuliani, Lo stabilimento di Sagnino. , che sarà la sede definitiva fino al 2000.

All'inizio volle caratterizzarsi come produttrice di "giocattoli scientifici" oltre che di modelli ferroviari, e nei primi anni produsse anche scatole di costruzioni metalliche ispirate al Meccano.Giorgio Giuliani, Il meccano di Rivarossi

In Europa contribuì decisamente al passaggio dal treno giocattolo al "modello", con maggiore attenzione alla riproduzione fedele e in scala dei treni.

Fino ad allora le maggiori marche europee, in particolare la Märklin e la TrixChe rappresentarono i riferimenti tecnologici di Alessandro Rossi e collaboratori per l'impostazione iniziale dell'attività progettuale. Cfr. ., insieme alla Hornby (che produceva anche il Meccano), producevano principalmente treni giocattolo, in latta o fusione di metallo. La scala faceva approssimativamente riferimento alla 00 inglese (1:76), "ma fondamentalmente mancava, da parte di tutti i costruttori, la ricerca della scala esatta" (Giorgio Giuliani)..Cosa intendeva Rivarossi con HO La scala di Rivarossi: una gatta da pelare.E632 - Quale scala??.Tra i produttori stranieri che prima della Rivarossi avevano dovuto affrontare il problema del passaggio da una scala imprecisa alla vera HO si citano Fleischmann, Trix e Märklin. Cfr. Rivarossi oggi e domani, in I treni oggi, 4 (1983), n. 26, p. 34.

Successivamente Alessandro Rossi, diventato consulente tecnico del MOROP, promosse la redazione delle norme tecniche unificatrici europee NEM, ispirandosi a quelle statunitensi emanate dalla NMRA che già erano seguite per la produzione della sua ditta destinata a quel mercato..La scala "circa 1:80" per i modelli di tipo italiano, mantenuta fino agli anni ottanta, fu causa di polemiche tra la Rivarossi e la stampa specializzata, specialmente con la rivista Italmodel ferrovie durante la direzione di Enrico Milan, subentrato nel 1975 a Italo Briano: cfr. Cosa non abbiamo visto a Milano, in Italmodel ferrovie, 29 (1979), n. 224, pp. 59-61, Enrico Milan, Corrado Muratore, Una lettera all'Editore: la verità che scotta, in Italmodel ferrovie, 29 (1979), n. 229, pp. 66-68; articolo digitalizzato con commento di Giorgio Giuliani. Cfr. anche gli editoriali Rivarossi oggi e domani, in I treni oggi, 4 (1983), n. 26, p. 34 e em (Erminio Mascherpa), Che cosa ci aspettiamo dalla nuova Rivarossi, in I treni oggi, 5 (1984), n. 45, p. 35. Le lettere di lettori (Il problema dell"italiano", in I treni oggi, 2 , n. 10, p. 34), le testimonianze di altri negozianti (Domenico Tromby, Dieci anni di modellismo, in I treni oggi, 11 , n. 100, pp. 104-105), le recensioni dei modelli (Prove e misure e Prove e confronti nelle riviste Italmodel ferrovie e I treni oggi, poi I treni: cfr. Erminio Mascherpa, Dieci anni di Prove e misure, in I treni oggi, 11 , n. 100, pp. 110-111) e il successo di vendita dei modelli di tipo italiano in scala esatta, prodotti dalla Roco, dalla Lima e da altre ditte, dimostrano la fondatezza di quelle critiche

Nel 1946 venne presentato il primo modello, quello dell'automotrice elettrica E.700 delle Ferrovie Nord MilanoChe prestava servizio sulla linea Saronno-Como, insieme a un primo complesso di binari e componentistica di comando.00 Rivarossi. Catalogo generale di vendita 1946, Cassano Albese, Rivarossi, 1946 Nello stesso anno la ditta espose alla Fiera Campionaria di Milano il suo primo assortimento con un plastico ferroviario. Un anno dopo il modello di un'automotrice Diesel delle FS segnò l'inizio della transizione dal giocattolo di lusso al modello.Gabriele Montella, La Littorina di Rivarossi

Fin dal 1947 internazionalizzò la produzione affiancando all'assortimento per il mercato italiano quello per il mercato statunitense.Rivarossi e AHM

Dai primi anni cinquanta acquisì la rappresentanza esclusiva per l'Italia di alcune delle più importanti ditte straniere produttrici di materiali accessori per il modellismo ferroviario. Nel 1955 iniziarono i lavori di ampliamento della fabbrica con un nuovo capannone a quattro falde nel quale venne insediato il reparto torneria.

Il successo Nel 1957 realizzò un'importante fornitura di materiale rotabile in scala H0 per l'americana Lionel, una delle prime e più importanti ditte del settore e allora la più grande industria di giocattoli al mondo. Lionel produceva solo in scala 0 e per entrare rapidamente nel mercato dell'H0 si affidò alla produzione RivarossiRivarossi e Lionel Electric Trains .In quegli anni la rapida espansione del mercato indusse la dirigenza della Rivarossi, grazie ai rapporti con la statunitense Athearn, a produrre, in parte con semilavorati forniti da quella ditta, diversi tipi di carrozze viaggiatori e di carri merce destinati a quel mercato, che servirono a saggiarne le potenzialità: cfr. per le carrozze e per i carri .. In quel periodo il capannone della torneria fu prima ampliato lateralmente e poi rialzato di un piano apponendovi sulla facciata il logo "Rivarossi", infine nel 1961 si eseguì la sopraelevazione della palazzina uffici (in soli cinque mesi e senza mai sospendere l’attività lavorativa al piano sottostante), raggiungendo la situazione edificatoria che sarà quella definitiva e rimarrà tale fino alla cessazione dell’attività nel 2000 e all’abbattimento degli stabili nel 2008.

All'inizio degli anni sessanta, dapprima grazie ad accordi con la tedesca Trix.Giuseppe Zuccolillo, Rivarossi e Trix e poi autonomamente, iniziò la produzione di modelli per i ricchi mercati tedesco e svizzero.A quell'epoca la concorrenza con le altre imprese, e specialmente con la Fleischmann, era tanto agguerrita da spingere quest'ultima a produrre dei modelli delle locomotive FS 685 ed E.428 con l'evidente intenzione di penetrare nel mercato italiano, così come stava cercando di fare con altri mercati europei. Cfr. Spy Stories - Rivarossi Vs Fleischmann. La ditta tedesca tentò d'inserirsi nel mercato italiano anche offrendo i modelli citati a prezzi inferiori di quelli dei modelli corrispondenti prodotti dalla Rivarossi, ma la migliore qualità di questi ultimi permise all'azienda italiana di vincere la sfida. Cfr. I prezzi dei modelli, in I treni oggi, 13 (1992), n. 130, pp. 52-56; Giuliani, Rivarossi, op. cit., p. 52.

Nel 1963 la Rivarossi acquisì la quota di Corrado Muratore, uno dei fondatori della Pocher, la quale aveva sviluppate proprie linee produttive nella sua sede di Torino. La produzione di modelli ferroviari già Pocher venne trasferita da Torino a Como nel 1965-1966. L'uscita di Arnaldo Pocher dalla ditta da lui fondata (1968) e l'incendio dello stabilimento torinese (1972), con altri eventi, condussero l'ormai Divisione Pocher all'abbandono della produzione di modelli ferroviari.

Nel 1968 iniziò la produzione dei modelli in scala N (1:160), dapprima in collaborazione con l'americana ATLAS, poi autonomamente fino al 1993, quindi insieme alla Lima e dal 1996 anche con l'Arnold Rapido.

Nel 1969 aggiunse alla produzione nella scala H0 quella nella scala 0 (1:45), che continuò fino al 1988.

Dopo avere ricevuto per tre volte il premio Pinocchio d'oro (nel 1962 per la serie di modelli in scatola di montaggio TrenHObby, nel 1963 per il Sistema Tramway e nel 1964 per la serie di modelli verniciati a imitazione dell'ottone Modello HO OroCatalogo generale di vendita 1966-67, Como, Rivarossi, 1966, p. 32, 66 e 75), all'inizio degli anni settanta la sua produzione, giudicata favorevolmente e premiata dalla stampa tecnica e dalle associazioni di appassionati straniere, aveva ormai una forte e radicata presenza nei principali mercati mondiali.

Verso il 1970 aveva circa 300 dipendenti oltre a circa 600 collaboratori esterni, tra cui gli stampisti.[Ivo Angelini], Rivarossi, in Guy R. Williams, L'arte del modellismo ferroviario. Enciclopedia illustrata dei modelli ferroviari di ogni tempo e Paese, Milano, Mursia, 1975, p. Giorgio Giuliani, 10/03/2007 Incontro col FONDATORE: Alessandro RossiGiorgio Giuliani, Luigi Rotasperti, stampista per Rivarossi In quegli anni la dirigenza considerò la possibilità di delocalizzare la produzione (a Hong Kong), ma l'esito dei controlli di qualità eseguiti su alcuni lotti di proviniLa velocità di rotazione dei motori non era uniforme, come era stato chiesto dal capitolato, giacché le variazioni di velocità dei modelli erano proporzionate a quelle dei prototipi e affidate ai differenti rapporti di trasmissione. Cfr. L740/L280 e considerazioni di opportunità nel rapporto coi dipendenti anche dell'indotto indussero a mantenere la produzione in Italia.La considerazione di Rossi per i suoi collaboratori e dipendenti è ricordata anche da personalità esterne all'azienda: .

Le crisi Dopo avere superate con successo alcune crisi industriali, specialmente nel 1974Causata da un incendio sviluppatosi nello stabilimento: cfr. Intervista con Alessandro Rossi, in Vois ferrées edizione italiana, 1 (1982), n. 1. e nel 1981, quest'ultima causata dal fallimento dell'AHM (grazie a essa all'epoca il mercato statunitense assorbiva gli otto decimi della produzioneAHM, GHC, IHC ), Alessandro Rossi nel 1984 lasciò le cariche sociali. Subentrò una nuova proprietà (Rivarossi Nuova Gestione), presieduta da Giorgio Dalla Costa, industriale proveniente dal settore farmaceutico che portò in azienda nuovi capitali, coll'ingegner Alessandro Rossi junior (cugino del fondatore) quale amministratore delegato e direttore tecnico (dal 1984 al 1990), e poi vicepresidente (dal 1991 al 2000).Rivarossi: incontro col nuovo presidente, in I treni oggi, 6 (1985), n. 46, pp. 48-51