La filosofia greca rappresenta, nell'ambito della storia della filosofia occidentale, il primo momento dell'evoluzione del pensiero filosofico. Dal punto di vista cronologico, si identifica questa fase con il periodo che va dal VII secolo a.C. alla chiusura dell'Accademia di Atene, avvenuta nel 529 d.C. secondo l'editto di Giustiniano.

I problemi della filosofia greca Nell'ambito della filosofia greca sono poste in discussione ed esaminate, con vari esiti, tre diverse problematiche: l'ontologia, ovvero la definizione del principio elementare cui si può ricondurre l'origine (Archè) e la conservazione di tutta la realtà;In particolare l'interesse cosmologico è testimoniato dallo "stupore" (θαυμασμός) di fronte al cosmo (Aristotele, Metafisica I 2, 982 b). «Da questa meraviglia sarebbe nata la filosofia greca, tutta protesa a intendere il senso dell'Essere, a vagheggiare e idealizzarne le manifestazioni, ad accettarne con fedeltà il messaggio» (cit. da G. Faggin, Storia della filosofia, vol. 1, pag. 4, ed. Principato, 1983). la gnoseologia, ovvero la definizione dei criteri di validità della conoscenza, e della via per approdare alla verità;G. Reale, Storia della filosofia antica, vol. I, pag. 3, Milano, Vita e Pensiero, 1987. l'etica, ovvero l'esame critico del comportamento umano, volto a definire la migliore e più saggia condotta cui l'uomo deve o può attenersi.G. Reale, op. cit., pag. 40.

Naturalmente queste problematiche non sono le uniche di cui si è occupato il pensiero greco; alcuni pensatori infatti hanno rivolto la loro attenzione alla cosmologia, alla politica, all'epistemologia, alla matematica, all'estetica, etc.; in ogni caso si può ragionevolmente ritenere che i punti centrali della riflessione greca siano i tre sopra indicati. Va inoltre sottolineato che i concetti di ontologia, gnoseologia ed etica sono stati definiti in fasi successive della storia della filosofia, ovvero soprattutto nel periodo medioevale e moderno; si tratta quindi di categorie critiche la cui denominazione è stata formulata posteriormente al pensiero greco nella sua originalità storica.

Storia della filosofia greca Di seguito vengono esposte, in un'ottica storico-filosofica, le principali correnti ed evoluzioni della filosofia greca. Per un'elencazione cronologica dei vari esponenti di queste correnti di pensiero, si rimanda alla voce filosofia antica.

Pensiero greco arcaico

Normalmente, si fa risalire l'origine dell'intera filosofia occidentale al pensiero greco arcaico, e in particolare a una serie di modificazioni di tipo storico, economico politico e sociale, che, come ha illustrato Jean-Pierre Vernant nella sua interpretazione delle origini del pensiero greco,Jean Pierre Vernant, Les origines de la pensée grecque, 1962, trad. it. di Fausto Codino, Le origini del pensiero greco, editori Riuniti, Roma 1976. portarono intorno al VII secolo a.C. ad una progressiva desacralizzazione dell'antica cosmogonia e teogonia di Omero ed Esiodo. Al contempo però rimane difficile disgiungere il nuovo pensiero sapienziale da un tipo di religiosità esoterica più sotterranea che si esprime nelle forme dei misteri, soprattutto orfici ed eleusini.André Motte e Ugo Bianchi, in AA.VV., Trattato di antropologia del sacro, a cura di Julien Ries, vol. III, Le civiltà del Mediterraneo e il sacro, pp. 234-280, Jaca Book, Milano 1992, ISBN 978-88-16-40298-0.

Da una parte, perciò, si pone l'esigenza di una riflessione più autonoma, per certi versi scientifica, sui principi che sottostanno ai fenomeni naturali. Quest'esigenza spinge i primi pensatori,La denominazione usata per i primi filosofi arcaici è quella di presocratici, ma essi sono detti anche ilozoisti (dal greco hýle = "materia" + zòon = "vivente"), in quanto erano accomunati da una concezione della natura intesa come un tutto animato e vivente (cfr. Karl Popper, John Eccles, L'io e il suo cervello. Strutture e funzioni cerebrali. Materia, coscienza e cultura, trad. it., pag. 87, Roma, Armando, 2001). in particolare quelli della cosiddetta Scuola di Mileto, a partire da Talete, a porre la centralità della questione dellarchè: qual è l'elemento primordiale da cui ogni altro discende? E quali sono le leggi che regolano i rapporti fra gli elementi primordiali? Talete identificherà tale principio primo nell'acqua, Anassimandro nell'illimitato Ápeiron,LApeiron era per Anassimandro un elemento che non era limitato e definito a differenza degli altri quattro (fuoco, terra, aria, acqua), e faceva in modo che nessuno di questi prendesse il sopravvento (così Aristotele, Meteorologia, II, 359b, 6-11). Anassimene nell'aria, e altri pensatori, in seguito, proporranno ulteriori ipotesi in tal senso. Ciò che va sottolineato, in questi primi filosofi, non sono tanto le conclusioni a cui giunsero, ma lo sforzo di affrontare le questioni sull'origine e sul senso della realtà senza ricorrere a spiegazioni basate sul mito o sulla tradizione; per la prima volta l'osservazione diretta della natura e la capacità razionale dell'uomo sono considerate nella loro autonomia e superiorità.

D'altro canto, nel pensiero greco arcaico, contemporaneamente alla meditazione sulla natura operata dai primi pensatori, si pone l'esigenza di ripensare il rapporto col divino e di affrontare le questioni proprie dell'etica, riguardanti il modo in cui l'uomo conduce la sua esistenza e le relazioni con la polis, la città-stato dove alla monarchia si è andato sostituendo un regime ugualitario di leggi concepito come un riflesso dell'ordine naturale dell'universo.«C'è una profonda analogia di struttura fra lo spazio istituzionale in cui si esprime il kosmos umano e lo spazio fisico in cui i milesi proiettano il kosmos naturale. [...] Di queste corrispondenze tra la struttura del cosmo naturale e l'organizzazione del cosmo sociale, Platone si mostra ancora pienamente consapevole nel IV secolo» (Jean Pierre Vernant, in Le origini del pensiero greco, VII, La nuova immagine del mondo). Quest'esigenza, che trova una prima risposta nelle massime dei cosiddetti Sette Savi (in realtà una ventina di personaggi che solo occasionalmente ebbero relazioni fra di loro, e che lasciarono una serie di detti lapidari a tema specificamente etico), sfocerà più tardi nelle riflessioni della sofistica e della filosofia socratica e post-socratica, divenendo uno dei filoni principali della filosofia greca.

Nella prima fase l'aspetto ontologico e cosmologico è quello privilegiato; la riflessione di Pitagora, in questo senso, rappresenta un'importante evoluzione, in quanto primo tentativo di descrivere il reale secondo il criterio della Necessità, ovvero mediante leggi matematiche. Si tratta di un approccio mentale che si propone di indagare i nessi dell'invisibile armonia ritenuta a fondamento dell'universo; un approccio riservato a pochi iniziati per il carattere sacro attribuito alla dottrina.Vincenzo Capparelli, La sapienza di Pitagora, edizioni Mediterranee, Roma 2003 ISBN 88-272-0587-X Il Numero è infatti per Pitagora l'origine della sapienza, e l'Unità alla quale egli allude non è semplicemente una cifra come tante altre, ma un'entità simbolica e suprema, l'elemento primordiale da cui ogni altra realtà discende e può essere dedotta, secondo una rigida concatenazione matematico-geometrica, dove però l'elemento qualitativo e contemplativo prevale su quello quantitativo.Werner Jaeger, Paideia, I, pag. 305, La Nuova Italia, Firenze 1970. Alcuni aspetti della filosofia di Pitagora, in particolare l'impianto cosmologico misticheggiante, troveranno poi successivi sviluppi nel pensiero di Platone.

Al tentativo di indagare l'aspetto divino e sovrasensibile della natura si affianca l'impegno di altri filosofi nel liberare la ricerca ontologica sugli elementi primordiali dalle concezioni proprie della religiosità tradizionale. Di una critica nei confronti di quest'ultima, rivolta in particolare al suo antropomorfismo, si fa portavoce Senofane di Colofone, il cui pensiero prelude al più importante sviluppo dell'ontologia greca, rappresentato dal pensiero della scuola eleatica e di Parmenide. Questi si pone in polemica con i primi filosofi, che postulavano una varietà di elementi primari come spiegazione del divenire, e contro Eraclito, il quale definiva la realtà come prodotto di un incessante mutamento, sottoposto irriducibilmente alla legge dei contrari, accettando la molteplicità e le contraddizioni come un dato di fatto e non come errori del pensiero.«Il principio di non-contraddizione, introdotto da Parmenide per rivelare l'essere stesso, la verità essenziale, fu successivamente impiegato come strumento del pensiero logicamente cogente per qualsiasi affermazione esatta. Sorsero così la logica e la dialettica» (K. Jaspers, I grandi filosofi, pag. 737, tr. it., Longanesi, Milano 1973). I filosofi di Elea ritengono invece che l'Essere sia unico e che le impressioni dei sensi non ci possano condurre alla sua conoscenza; solo il pensiero capace di liberarsi dall'esperienza sensibile può volgersi alla verità dell'Essere, distinta dall'opinione in una radicale differenza ontologica rispetto alla realtà fenomenica.

Questa posizione parmenidea, che risente dell'influsso di Pitagora, avrà molta rilevanza nei successivi sviluppi della filosofia. Già con Empedocle, tuttavia, la tesi dell'unicità dell'Essere è rimessa in discussione; egli infatti propone piuttosto una tesi pluralista, identificando quattro elementi fondamentali come radici di tutto ciò che è, e due moventi fondamentali, l'Amore e l'Odio, come cause del divenire; Anassagora, successivamente, radicalizzerà ancor più le tesi di Empedocle, sostenendo che un'Intelligenza Universale, definita Nous (Nùs), amministra il continuo divenire a partire da un numero infinito di elementi semplici, chiamati omeomerie.

È solo con gli atomisti Leucippo e Democrito, tuttavia, che la fisica pluralista giunge alle sue conseguenze più estreme e più conseguenti; con Democrito, l'Essere che Parmenide aveva teorizzato essere Uno e Semplice, si scompone nella molteplicità di un numero infinito di atomi, che dell'Essere conservano soltanto l'indivisibilità, ma che sono elementi semplici di un cosmo concepito materialisticamente, da cui ogni finalismo è escluso.

In polemica con l'intero assetto dell'indirizzo ontologico della filosofia presocratica, sia pluralistico che monistico, i sofisti, ovvero gli esponenti della scuola sofistica, volgono invece la loro riflessione ai temi più strettamente etici, in particolare rilevando l'impossibilità di individuare valori universali comuni a tutti gli uomini. È proprio in polemica con la sofistica che il pensiero di Socrate e la successiva filosofia greca cercherà una fondazione universale e oggettiva per i valori umani e la conoscenza.

L'età classica: Socrate, Platone, Aristotele