La Confessione di Augusta, detta anche Confessione augustana (nell'originale latino Confessio augustana, dal nome latino della città tedesca di Augusta), è la prima esposizione ufficiale dei princìpi del protestantesimo che sarà poi detto luterano, redatta nel 1530 da Filippo Melantone per essere presentata alla dieta di Augusta (città del Sacro Romano Impero) alla presenza di Carlo V. A tutt'oggi è considerata uno dei testi base delle Chiese protestanti di tutto il mondo e fa parte del Liber Concordiae luterano.
Qui se ne dà una sintesi e un inquadramento storico-teologico; il testo integrale si divide in due parti concettuali distinte: Articoli sulla fede Articoli sulla riforma degli abusi In ciascuna, ogni articolo riporta la parte fondamentale della Confutatio pontificia, cioè la critica degli articoli, da un punto di vista della tradizione cattolica, da parte di teologi di varie nazioni su richiesta di Carlo V.
Storia
La Confessione di Augusta rispecchia in forma sistematica e poco polemica le idee alla base della riforma protestante, e quindi nella trasformazione del sentire religioso a cavallo tra Medioevo, Umanesimo ed età moderna. La confessione non contiene riferimenti ad uno degli argomenti più controversi da parte riformata, e cioè il ruolo del papato nei confronti delle chiese particolari, argomento che sarà trattato da Melantone nel 1537 con il Trattato sul potere e sul primato del papa.
Le parti in causa In concomitanza con la pubblicazione delle 95 tesi di Martin Lutero, si allargò una forte polemica teologica in seno alla Chiesa latina, aggravata da diversi fattori politici. Le idee espresse dalle Tesi di Wittenberg non costituivano una novità assoluta e gli abusi non furono denunciati solo in quella sede. Tuttavia le tesi e la predicazione di Lutero contenevano, oltre che denunce di abusi ben noti, anche affermazioni teologiche differenti dalla visione tradizionale della Chiesa. Ne conseguì che parte dei Principi e notabili tedeschi aderì alle tesi di Lutero e volle vedere applicati quei criteri nei propri territori. Parte, invece, restò aderente alla visione tradizionale della Chiesa di Roma. Da questa contrapposizione nacque la polemica che innescò, di fatto, la Riforma protestante. Differenze rispetto ai contrasti precedenti La polemica, a differenza di molte altre che l'avevano preceduta, non fu di una minoranza (eretica o scismatica) contro una Chiesa cristiana compatta e vide divisioni in ambedue i campi. Si presentarono due schieramenti contrapposti: il papato, ovvero la direzione ecclesiastica della Chiesa romana e i territori che ne appoggiavano la visione, e numerose Chiese territoriali tedesche, ovvero i principi, i notabili, i pastori e i pensatori che avevano aderito al pensiero di Wittenberg e chiedevano il diritto di applicarlo nei territori di loro pertinenza. Va notato che anche in seno alla Chiesa di Roma vi furono diversi teologi e pensatori vicini alle posizioni riformate tedesche e che l'accordo sul come gestire il contrasto non fu unitario. Allo stesso modo le Chiese Tedesche non si presentarono compatte, ma proposero punti di vista differenti che già delineavano le loro future divisioni tra Riformati (di Bucero, di Zwingli, di Calvino) e Luterani.
Il risultato di questa contrapposizione porterà, dopo il concilio di Trento e nella Controriforma, a parlare di Chiesa cattolica (quella che seguì il papato) e di Chiese protestanti. A seguito delle differenze teologiche tra i protestanti, inoltre, le chiese riformate saranno successivamente divise in luterane, calviniste o riformate, anabattiste, ed altre ancora. Tuttavia al momento in cui il documento fu presentato la Chiesa era ancora e soltanto la Chiesa cristiana d'Occidente. La genesi del documento Vi furono alcuni incontri tra Lutero ed esponenti vicino al pensiero papale (Augusta 1518, Disputa di Lipsia 1519, Worms 1521), ma risultarono infruttuosi rispetto al superare le differenze e trovare un accordo. Nel 1521, infine, Lutero subì la scomunica da parte del papa, dopo essersi rifiutato di abiurare le sue idee. Protetto dall'appoggio di alcuni principi tedeschi trovò modo di non incorrere nelle pene consuete per gli eretici, di continuare la propria riflessione teologica e di dirigere quella di chi aveva sposato le sue tesi.Tuttavia il fronte dei riformati manifestò ben presto differenze teologiche profonde: pur partendo dalle medesime riflessioni e dalla stessa necessità di restare aderenti al Dettato delle Scritture, i teologi si trovarono divisi sulla interpretazione di queste. Il fronte dei riformati si andò dividendo in 4 correnti distinte: quella di Lutero, quella di Zwingli e poi di Calvino, quella degli Anabattisti, quella di Bucero e della scuola di Strasburgo. Alle Chiese tedesche che aderivano alla Riforma, apparve chiara la necessità di trovare un accordo, ma nonostante gli sforzi, i Riformati non poterono trovare un accordo su alcune questioni fondamentali: La Cena del Signore soprattutto, ma non meno sulla Predestinazione, l'interpretazione della Scrittura, il Battesimo ai fanciulli, il distacco dal mondo civile. Va ricordato il rigetto degli Anabattisti da parte tanto degli altri riformati, quanto di coloro che seguirono la Chiesa Romana, rigetto che non avrebbe tardato a diventare quasi univocamente violento. Il dibattito restò dunque aperto, fondamentalmente, tra Lutero, Zwingli e Bucero.
In Germania gli anni immediatamente a ridosso del 1530 furono caratterizzati da diversi tentativi di trovare una visione teologica unitaria tra gli aderenti alle tesi di Wittenberg: ebbero luogo numerose discussioni e incontri e le riflessioni di quegli anni costituiscono una fonte teologica fondamentale della Confessione di Augusta. Nel 1529 i teorici della Riforma tentarono una riflessione comune sui punti controversi, in quanto pressati dagli eventi politici, dalle alleanze sempre più minacciose che si andavano stringendo in campo avversario, dalla volontà di alcuni principi tedeschi e da quella dell'imperatore Carlo V stesso, che sperava di evitare uno scisma. Il risultato si riflette in tre documenti importanti, il cui materiale fornirà, l'anno successivo, le basi teologiche della Confessione di Augusta. I Documenti sono gli Articoli di Schwabach, quelli di Turgau e quelli relativi al Colloquio di Marburgo. Venne trovato accordo su praticamente tutto tranne che sulla presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo nell'Eucaristia, come voleva Lutero, o sulla sua presenza simbolica, come sosteneva Zwingli. Nonostante i toni molto concilianti con cui i documenti vennero redatti e l'evidente volontà di trovarsi uniti, negli anni immediatamente successivi prevarranno polemiche e dissidi. Nel maggio 1549 i Riformati Calvinisti sigleranno il Consensus Tigurinus (Consenso di Zurigo) definendo la loro posizione sull'Eucaristia e sposando la posizione di Zwingli, rispetto a quella di Lutero.
Vista l'impossibilità di appianare le dispute per vie che potremmo definire private, l'imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V, convocò nel 1530 la Dieta di Augusta. Chiamò i principi e i notabili dei territori tedeschi aderenti alle tesi di Wittenberg a riunirsi in concilio ed a esporre le loro convinzioni al Papato e ai suoi sostenitori con la speranza di ridurre lo strappo teologico e dottrinale che si andava allargando. I Turchi erano in forte espansione, premevano ai confini dei territori d'Europa e l'Imperatore aveva bisogno di tutte le forze degli alleati per respingerli. Un conflitto interno rappresentava una minaccia resa ancor più grave dal contesto storico. Inoltre, in pieno Umanesimo, la possibilità di un'Europa religiosamente differenziata appariva più fattibile di quanto non lo fosse stata nei periodi precedenti.
Alla Dieta di Augusta si presentarono i due schieramenti contrapposti tra loro e frammentati al loro interno. Va notato come anche in seno alla Chiesa di Roma vi furono diversi teologi e pensatori vicini alle posizioni tedesche e che l'accordo sul come gestire il contrasto non fu unitario. Il Concilio di Trento stesso, nel Canone, accoglierà alcune riflessioni della Riforma, rigettandone con forza altre. Le Chiese Tedesche proposero 3 diverse confessioni: La Confessione di Augusta, di Lutero, la Fidei Ratio di Zwingli e la Confessio Tetrapolitana di Bucero: punti di vista differenti che già delineavano le loro future divisioni tra Riformati (di Bucero, di Zwingli, di Calvino) e Luterani.
Martin Lutero chiese al suo grande amico, umanista e professore di teologia a Wittenberg, Filippo Melantone, di intervenire per dare una stesura organica di quelle idee che stavano cambiando il corso della storia d'Europa e il vivere quotidiano di molte coscienze. La Confessione doveva presentare all'imperatore riunito alla Dieta di Augusta i punti teologici fondamentali che i principi filoluterani di Germania intendevano professare e che nel 1555 divennero la base del principio Cuius regio, eius religio sancito nella Pace di Augusta. Il documento venne presentato il 25 giugno 1530 in lingua latina e in lingua tedesca. Il linguaggio moderato era volto a trovare punti in comune per ricucire lo strappo che stava allontanando e spaccando in due tronconi quella che prima era una Chiesa sola: la Chiesa in Europa. In questa fase della riforma non c'era ancora, infatti, la chiara consapevolezza che la chiesa avrebbe subito una netta divisione in due campi e entrambe le parti erano ancora alla ricerca di una via che scongiurasse questa ipotesi.
Premesse concettuali Per comprendere i termini della Confessione Augustana e della Riforma protestante, di come cambiò il corso della storia d'Europa e per conseguenza della contrapposizione tra Chiesa di Roma e Chiese protestanti, è necessario essere in possesso di alcuni concetti teologici fondamentali nella teologia cristiana:
La dottrina del peccato. Ovvero come Dio creò l'uomo simile a Lui, come questi rovinò tale progetto scegliendo di rinnegare il rapporto con Dio e cosa ne consegue nel declinarsi quotidiano della storia. La redenzione ovvero come Dio scelse di inviare suo figlio, il Cristo, in aiuto dell'uomo perché sconfiggesse Satana e rendesse possibile la salvezza dell'umanità. Che cosa ciò implichi nel vivere la fede per un cristiano. La dottrina delle indulgenze. Ovvero quali siano le conseguenze dei peccati riguardo all'anima e riguardo al quotidiano. Quale fosse la responsabilità, il ruolo e l'autorità della Chiesa in questo ambito e nella vita della persona. Potere temporale e potere spirituale: il concetto di Dio La conoscenza di questi capisaldi della teologia cristiana è indispensabile a comprendere le cause e gli effetti di avvenimenti storici che ebbero luogo in una terra dove potere temporale e spiritualità erano strettamente intrecciati. Nell'approccio a tali avvenimenti non va dimenticato che per gli uomini e le donne allora coinvolti la presenza di Dio, la vita e resurrezione di Cristo e, in una parola, la rivelazione cristiana erano argomentazioni inconfutabili e, in linea generale, non confutati.
In altre parole che Dio esistesse, amasse e seguisse l'umanità, desiderasse salvarla, che nessuna salvezza potesse trovarsi al di fuori di ciò, che la dannazione fosse senza ritorno e facile a incorrervi, che l'ira di Dio fosse la giusta punizione dei peccati dell'uomo era considerato ovvio e sostanzialmente a nessuno veniva in mente di sostenere che Dio non esistesse o fosse crudele o indifferente o irraggiungibile e che il creato si fosse fatto da sé, per caso.