La Manta è un'autovettura coupé prodotta dalla casa automobilistica tedesca Opel tra il 1970 e il 1988, in due serie.
Manta A (1970-1975)
Le origini A metà degli anni '60, con il lancio della Kadett B, i vertici Opel si resero conto quasi subito di quanto stesse cambiando la gamma modelli in rapporto alle esigenze del mercato. Specialmente dopo l'introduzione della Rekord C, più moderna e ambiziosa rispetto alle serie precedenti, fra quest'ultima e la stessa Kadett B si venne a formare un vuoto all'interno del quale avrebbe potuto essere inserito un nuovo modello intermedio, adatto a chi cercava una berlina più spaziosa e prestante della Kadett B, ma meno costosa della Rekord C. Per questo venne imbastito un progetto da sviluppare in tempi ridotti, in modo da colmare al più presto tale lacuna, e dal quale trarrà origine la futura Ascona A. Nelle intenzioni dei vertici Opel, questa nuova vettura avrebbe dovuto essere proposta sia come berlina che come giardinetta e coupé, sulla falsariga di Kadett e Rekord. La versione coupé, in particolare, fu voluta anche per contrastare la futura coupé di Casa Ford, da sempre la principale rivale della Opel. Infatti la Casa di Colonia stava per immettere nel mercato la Ford Capri, una coupé destinata a riscuotere un gran successo di vendite. Anche per questo, quindi, una coupé di fascia media divenne d'obbligo per la Casa di Rüsselsheim e per accentuare maggiormente la personalità della futura coupé Opel, si scelse di agire diversamente dalle altre coupé Opel presenti a listino in quel momento, e di dare un nome specifico alla nuova sportiva della Casa del fulmine. Non solo, ma tale diversificazione passò anche attraverso un frontale ridisegnato in chiave più sportiva, comunque differente rispetto allAscona. Incaricato di dare immediata risposta all'offerta commerciale della casa concorrente, il Centro stile Opel concentrò la propria attività sulle caratteristiche della nuova coupé di fascia media, ovvero abitabilità per 4 persone (a differenza della contemporanea Opel GT che era una coupé a due posti secchi), linea aggressiva e prestazioni in linea con quelle della rivale, ma con prezzo competitivo nei confronti dei più sportivi coupé di pari cilindrata prodotti in Italia, come Alfa Romeo Giulia GT, Fiat 124 Sport e Lancia Fulvia Coupé.
Per velocizzare l'operazione i designer incaricati, Erhard Schnell e George Gallion, rispolverarono un loro precedente progetto realizzato per la "Kadett B Coupé", scartato in quanto ritenuto troppo costoso per quella categoria di vettura. La sagoma laterale, che si rifaceva alle scuole stilistiche francese e italiana, venne allungata nella parte anteriore per dare più imponenza e in sole quattro settimane la maquette era pronta e fu subito approvata.
Fu così che irritualmente, come nel caso della "Giulietta Sprint", anche la Casa di Rüsselsheim decise di presentare prima al pubblico il nuovo modello nella versione coupé, il 25 settembre 1970, rispetto alla versione berlina da cui derivava, presentata il successivo 28 ottobre.Egbert Schwartz, Opel Manta: Alles über den Kultsportler aus Rüsselsheim, Bruckmann Verlag Gmbh, 2010
La vettura Caratterizzata da una configurazione del tipo coupé a tre volumi, la Manta A sfoggiava una linea sinuosa, chiaramente imparentata con la prima generazione della berlina Ascona, ma dalla quale differiva per il tetto più basso e per il lunotto fluidamente raccordato con il tetto stesso e con la coda, in modo da ottenere una parte posteriore molto più slanciata e scattante, la cui impronta sportiva veniva sottolineata dalla coda tronca, atta a scaricare rapidamente i flussi aerodinamici. Nel complesso, osservando la linea che, partendo dall'estremità del cofano anteriore, percorreva parabrezza, tetto e lunotto per terminare all'estremità della coda, viene rievocata proprio la sinuosità tipica della manta, l'affascinante animale marino da cui la vettura prese il nome. Ma è anche interessante notare come il nome "sting-ray", che in inglese identifica la razza fosse stato già associato alla Chevrolet Corvette di seconda generazione, da cui sembra voler derivare una sorta di continuità fra i due modelli, almeno per quanto riguardava le denominazioni. Ma le differenze non stavano solo nell'impostazione generale della carrozzeria: il frontale, per esempio, si distaccava nettamente da quello dellAscona grazie al suo aggressivo disegno a quattro fari tondi, come anche nella coda, le cui doppie luci circolari, costituivano un elemento di family feeling con la contemporanea GT e richiamavano alla mente le luci di coda della Corvette C3, in produzione in quel periodo
Sul piano tecnico, la Manta A era caratterizzata da un'architettura meccanica di tipo tradizionale, che in quegli anni prevedeva motore anteriore longitudinale e trazione posteriore, montati su una struttura a scocca portante. I propulsori erano motori a quattro cilindri in linea, in parte già collaudati su altri modelli e con albero a camme in testa e alimentazione a carburatore. Al suo lancio, le motorizzazioni disponibili erano tre:
1.6: motore 16N da 1584 cm³ con potenza massima di 68 CV; 1.6 S: motore 16S da 1584 cm³ con potenza massima di 80 CV; 1.9 S: motore 19S da 1897 cm³ con potenza massima di 90 CV.
Indipendentemente dalla motorizzazione, il cambio era del tipo manuale a 4 marce con frizione monodisco a secco, ma a richiesta si poteva optare per un cambio automatico a 3 rapporti con convertitore di coppia. L'impianto frenante era di tipo misto con servofreno a depressione, mentre per il comparto sospensioni, l'avantreno era del tipo a ruote indipendenti con trapezi oscillanti, mentre il retrotreno era ad assale rigido con bracci longitudinali di spinta e barra Panhard. Su entrambi gli assi erano presenti barre antirollio, molle elicoidali ed ammortizzatori idraulici telescopici.
Gli allestimenti previsti al debutto variavano a seconda del mercato cui le vettura veniva destinata, così, ad esempio, nell'allora Repubblica Federale Tedesca gli allestimenti previsti erano tre: oltre allo scarno allestimento base (con motore 1.6 da 60 o 68 CV), erano previsti l'allestimento L (con gli stessi motori della versione base, ma con in più cromature esterne, migliori rivestimenti dei sedili, copriruota decorati e rostri ai paraurti) e l'allestimento SR (con motore 1.6 da 80 CV o 1.9 da 90 CV, cofano motore nero opaco, strip adesive laterali nere, cerchi specifici, strumentazione supplementare). Nel mercato italiano erano disponibili 2 allestimenti (S e SR) e le stesse motorizzazioni del mercato tedesco, tranne il 1.6 da 68 CV. Nel 1971 la rivista Quattroruote provò su strada la Manta 1600 SR con motore 1.6 da 80 CV, nel corso del test la vettura fece registrare una velocità massima di 165 km/h (dichiarati 170 km/h) con un tempo di accelerazione sul km da fermo pari a 33,8 sec, prestazioni quindi non propriamente sportive ma sicuramente adatte ad un coupé pensato soprattutto per la famiglia.
Evoluzione
Il primo aggiornamento nella carriera commerciale della Manta A si ebbe nel maggio 1971, quando il motore di punta da 1.9 litri divenne disponibile anche in abbinamento agli allestimenti base ed L. Nel marzo dell'anno seguente la gamma si ampliò verso il basso con l'arrivo di una motorizzazione da 1,2 litri con potenza massima di 60 CV e disponibile solo negli allestimenti base ed L. Nel corso dello stesso anno vennero invece lanciate due allestimenti speciali, denominati rispettivamente Holiday e Berlinetta, quest'ultima disponibile con motore 1.6 S da 80 CV o con il 1.9 S da 90 CV e finiture più ricche (interni in velluto, inserti in finto legno su plancia e pannelli porta, tetto rivestito in vinile).
Nel maggio del 1973 il motore 1.2 venne tolto temporaneamente dal listino a causa delle scarse richieste per tale motorizzazione: verrà reintrodotta un anno dopo a causa del calo di riscontri verificatosi con l'arrivo della crisi petrolifera. Nel frattempo, all'estremità opposta della gamma, venne lanciata la Manta GT/E, spinta da una versione a iniezione da 105 CV del 4 cilindri di 1,9 litri. Esteticamente la GT/E si distingueva dalle SR per lo spoiler anteriore, i paraurti neri e differenti strip laterali. Un altro effetto della crisi petrolifera nella gamma della Manta A si ebbe all'inizio del gennaio 1975, quando tutti i motori tranne il 1.2 e il 1.9 ad iniezione subirono un leggero decremento di potenza. Fu l'ultimo aggiornamento degno di nota per la gamma della coupé tedesca: nel mese di luglio dello stesso anno, la produzione cessò per fare posto alla nuova generazione.
La Manta A, benché bene accolta dal pubblico europeo (molto meno bene da quello statunitense, dove la Manta fu venduta con il nome di 1900 Sport Coupé), non riuscirà a scalzare la rivale Capri, offerta in un numero di varianti superiore (5 allestimenti e motori a 4 o 6 cilindri con cilindrate da 1,3 a 3 litri e potenze da 59 a 150 CV). In totale furono 498.553 gli esemplari prodotti, di cui 175.454 destinati agli USA.
Versioni speciali Son esistite, però, anche delle versioni speciali di Manta A, realizzate per chi voleva prestazioni decisamente migliori da una Manta. Tali versioni vennero commercializzate tra il 1972 ed il 1975, in non molti esemplari:
Manta A Conrero: nell'autunno 1972 furono rese disponibili sul mercato italiano cassette di trasformazione dovute a Virgilio Conrero, le quali portavano la potenza del motore 1.9 a 125 CV DIN, per una velocità massima di 200 chilometri orari, con un prezzo che partiva da Lit.2.070.000 IGE compresa più montaggio, secondo l'allestimento, in modo da essere così l'auto da 200 chilometri orari meno cara del mercato italiano in quel momento. Turbomanta: prodotta in 33 esemplari, è la più rara delle versioni speciali. Basata sulla Manta 1.9 SR, venne elaborata da un preparatore inglese, la Broadspeed, che montò un turbocompressore accoppiato al motore originale, opportunamente adattato (per esempio, abbassando il rapporto di compressione). Il risultato fu un propulsore in grado di erogare una potenza massima compresa tra i 140 ed i 156 CV. La velocità massima era di oltre 200 km/h, con un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 7,6 secondi. Dopo i primi 5 esemplari consegnati alla Opel, furono preparati altri 28 esemplari unicamente per il mercato inglese, ma la Opel non fu intenzionata a produrre ufficialmente una versione sovralimentata della Manta. Ci fu però almeno un esemplare di Manta Turbo, accreditato di 125 CV presente presso lo stand Opel in Saloni dell'automobile autunnali nel 1973, senza seguito produttivo, e ci furono esemplari venduti al pubblico di Manta 1.9 con turbocompressore e 156 CV DIN per 215 chilometri orari realizzati per iniziativa dei concessionari britannici Opel nel 1975. Manta TE 2800: anch'essa rara già all'epoca (79 esemplari realizzati), è una Manta A dotata del 6 cilindri da 2,8 litri che equipaggiava vetture come la Commodore e le ammiraglie Diplomat ed Admiral. La Manta TE 2800 fu opera di un preparatore belga, la Transeurop Engineering, la cui sigla era, appunto, TE. Il lavoro non consistette semplicemente in un trapianto di motore, in quanto numerose altre componenti dovettero essere sostituite ed adattate, tra cui il cambio, il radiatore, il retrotreno, il cofano motore ed il frontale. Per questi pesanti adattamenti, il preparatore belga si avvalse della preziosa collaborazione con Steinmetz, un preparatore tedesco, oggigiorno legato al tuning su autovetture Opel. Alla fine, con un motore in grado di erogare 142 CV nella sua configurazione originale, la Manta TE2800 poté raggiungere una velocità massima di 207 km/h, accelerando da 0 a 100 km/h in 7,9 secondi.
Caratteristiche tecniche