La Reggia di Portici (o Palazzo Reale di Portici) è un palazzo monumentale, costruito nel 1738 per volere di Carlo di Borbone re di Napoli, e della moglie Maria Amalia di Sassonia. Dal 1935 è anche sede della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II".
Storia
L'area di Portici è stata frequentata fin dall'antichità come luogo ameno in cui i patrizi romani andavano a trascorrere i propri periodi di otium presso le numerose residenze costruite lungo la fascia costiera tra il Vesuvio ed il Mar Tirreno. Di tali insediamenti si ritrovano a tutt'oggi significative testimonianze sul territorio, collegate alla presenza dell'antica Herculaneum in stretta prossimità.
Nel corso dei secoli, e posteriormente alla disastrosa eruzione del 79 d.C., l'area ha continuato ad esercitare una forte attrattiva per i membri più facoltosi della società dell'epoca, i quali edificarono nel corso dei secoli le proprie residenze in zona. Punto focale di tale attività fu, a partire dal XIII secolo, la chiesa di Sant'Antonio, che la tradizione vuole sia stata edificata da San Francesco d'Assisi, attorno alla quale sorsero le prime dimore nobiliari. Tali dimore furono la base per la costituzione di numerosi cenacoli culturali, tra cui si segnalano quello del giurista Roberto da Varano, i quali attirarono, sotto il dominio di Roberto d'Angiò, lo stesso Petrarca a compiere una visita dei luoghi.
Secondo lo statuto dell'Accademia Antoniana - il cenacolo fondato nel 1458 da Antonio Beccadelli detto il Panormita che diede più tardi origine all'Accademia Pontaniana - la quale annoverava tra i suoi membri Lorenzo Valla, Giovanni Pontano ed il cardinale Bessarione - le sue riunioni avvenivano a Portici, presso la villa dei conti D'Aquino di Caramanico, situata sempre nella stessa area.
Secondo la tradizione, l'interesse del re Carlo di Borbone per l'area fu originato da un evento fortuito. Di ritorno da Castellammare di Stabia in navigazione verso Napoli, fu sorpreso da una tempesta insieme alla consorte Maria Amalia di Sassonia. Rifugiatisi presso il porticciolo del Granatello, furono accolti presso la villa Leucopetra (oggi Villa Nava). Qui rimasero così favorevolmente impressionati dall'amenità del luogo, che decisero di farvi costruire, di lì a poco, un palazzo che potesse ospitarli come dimora ufficiale:
Il via ai lavori fu dato nel 1738 con un progetto architettonico commissionato a Giovanni Antonio Medrano, richiamato in Italia proprio da Carlo di Borbone per dare seguito, assieme ad altri architetti di fama dell'epoca, al suo ambizioso programma di opere pubbliche e di rappresentanza nel Regno di Napoli. A partire dal 1740, a Medrano subentrò Antonio Canevari.
Tra gli altri artisti che lavorarono per la costruenda reggia vanno ricordati i pittori Giuseppe Bonito, Vincenzo Re e Crescenzo Gamba che decorò le sale del palazzo, e lo scultore Joseph Canart che, operando con marmi di Carrara, allestì le opere scultoree del parco reale.
Una serie di palazzi e dimore nobiliari preesistenti (ed espropriati) funsero da base architettonica per la realizzazione della reggia; ciò comportò anche una serie di opere di scavo che permisero il ritrovamento di numerose opere d'arte di valore archeologico, tra cui un vero e proprio tempio con 24 colonne di marmo. Tali opere furono temporaneamente sistemate in un museo allestito per l'occasione, il Museo di Portici, annesso alla Accademia Ercolanese, luogo di deposito dei reperti provenienti dagli scavi archeologici di Ercolano.
La realizzazione del nuovo palazzo reale, di dimensioni non vastissime, stimolò la costruzione di numerose altre dimore storiche nelle vicinanze (le ville Vesuviane del Miglio d'oro), nate col fine di ospitare la corte reale che non poteva essere ospitata pienamente nella reggia porticese.
Nel 1799, con la rivoluzione napoletana, la corte reale fuggì a Palermo portando con sé 60 casse piene di numerosi reperti; in occasione della nuova fuga, avvenuta nel 1806, portò via altre 11 casse di antichità. In questi anni Giuseppe Bonaparte ordinò il trasporto delle antichità rimaste a Portici nel Museo di Napoli. Solo nel 1818, in occasione del rientro a Napoli della corte borbonica, le casse conservate a Palermo furono trasferite nel nuovo museo di Napoli. Il Museo di Portici trovò così la sua fine, anche se il trasferimento delle pitture parietali venne concluso solo nel 1827.
Fu Gioacchino Murat ad arredare ex novo la reggia con mobilio francese e con gusto improntato ad un notevole lusso mentre, sotto Ferdinando II di Borbone, la reggia acquistò un collegamento ferrato con Napoli (con la Ferrovia Napoli-Portici) ed ospitò anche il pontefice Pio IX, per divenire progressivamente un sito sempre meno frequentato col passare dei decenni.
Oggi la reggia ospita la sede della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II" ed alcuni musei.
Architettura Il palazzo
L'imponente edificio di pianta quadrata combina elementi architettonici e artistici progettati da famosi architetti come Giovanni Antonio Medrano, Antonio Canevari e Luigi Vanvitelli. Inoltre include ambienti prestigiosi come la Sala del Trono e la Stanza Dorata, con decorazioni in stile Luigi XVI. Degni di menzione sono anche il riccamente decorato salottino Luigi XIV e il Salottino di porcellana di Maria Amalia di Sassonia - rimontato nel 1866 nella reggia di Capodimonte a Napoli, ma concepito per il palazzo di Portici - le cui pareti sono decorate in porcellana di Capodimonte, di cui la sovrana era estimatrice. La facciata principale si affaccia sul Golfo di Napoli, offrendo una vista suggestiva.
Il cortile
La struttura si articola attorno a un grande cortile ottagonale attraversato dall’attuale via Università (un tempo "strada delle Calabrie"); originariamente, la Reggia era collegata direttamente ai giardini e al mare tramite i suoi boschi, che servivano anche per attività di caccia. Il cortile è in pratica simile ad un vero e proprio piazzale, presenta sul lato sinistro la caserma delle Guardie Reali e la cappella Palatina (1749), mentre un maestoso scalone (1741) conduce dal vestibolo al primo piano, dove si trova l'appartamento di Carolina Bonaparte. Un aspetto storico di grande rilievo è il contributo della Reggia alla nascita dell’Herculanense Museum nel 1758, che raccoglieva reperti provenienti dagli scavi di Ercolano e Pompei, in seguito trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Durante il decennio francese, la Reggia fu ristrutturata in stile Impero, aggiungendo ulteriore prestigio agli ambienti interni. Oggi la Reggia ospita l’Orto Botanico e la Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, con il suo patrimonio storico e naturalistico integrato nel contesto accademico e scientifico moderno.
Il parco Il parco della Reggia di Portici si estendeva alle spalle del palazzo, tra le pendici del Vesuvio e il mare. Era articolato in due parti, il Bosco superiore, destinato soprattutto alla caccia e alle attività all'aperto della famiglia reale, e il Bosco inferiore, caratterizzato da giardini, viali e aree destinate allo svago.
Il Bosco superiore, oggi noto anche come Parco Gussone, occupa la parte a monte della Reggia. Al suo interno si trova l'Orto botanico di Portici, istituito nel 1872 sui preesistenti giardini della Reggia e quindi successivo alla costruzione del complesso borbonico.
Il parco conserva ancora alcune testimonianze della sistemazione storica del complesso, mentre la sua configurazione è stata modificata nel corso del tempo in seguito ai diversi usi dell'area.
Bosco superiore Il Bosco superiore, detto anche Bosco di sopra e oggi noto come Parco Gussone, ha una superficie di circa 36 ettari. In epoca borbonica era utilizzato come riserva di caccia della famiglia reale.
Il parco deve il nome al botanico Giovanni Gussone, sovrintendente dei parchi reali, che si occupò della sua sistemazione e ne promosse il rimboschimento con diverse specie arboree, in particolare il leccio, utilizzato anche per delimitare i viali. Nel tempo il bosco ha assunto caratteristiche proprie della vegetazione mediterranea spontanea, con una struttura formata da alberi, arbusti e piante erbacee.
Nel bosco sono presenti anche elementi e strutture legati agli usi ricreativi e alle attività della corte borbonica. Tra questi vi sono il Muro per il gioco del pallone e il cosiddetto Castello, utilizzato da Ferdinando IV per le esercitazioni militari.
Nel Bosco superiore si trova infine l'Orto botanico di Portici, istituito nel 1872 sui preesistenti giardini della Reggia.
Bosco inferiore Il Bosco inferiore comprende la parte del parco situata a valle della Reggia, verso il mare. A differenza del Bosco superiore, destinato principalmente alla caccia, questa parte del parco fu organizzata come giardino e raggiungeva l'area delle Peschiere reali, presso Villa d'Elboeuf.
La sistemazione dei giardini fu inizialmente impostata secondo il modello francese, con forme geometriche regolari, e successivamente modificata secondo il modello del giardino all'inglese. Il parco era caratterizzato da ampi viali, fontane e altre opere decorative.
Tra le opere ricordate per il parco figurano la Fontana delle Sirene, il Chiosco di re Carlo e la Fontana dei Cigni. Nel complesso del parco era presente anche un anfiteatro.
Nel parco fu inoltre allestito uno zoo, nel quale Ferdinando IV fece arrivare dall'estero diverse specie di animali esotici.
La Prateria, uno degli spazi principali del settore inferiore, fu realizzata in epoca borbonica anche con funzione difensiva, in relazione alla possibilità di attacchi provenienti dal mare. Oggi l'area comprende una vasta superficie a prato e un agrumeto ed è interessata da interventi di cura e valorizzazione.
Galoppatoio
Il Galoppatoio reale fu commissionato da Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia e fu realizzato trasformando il preesistente Palazzo Mascabruno in una struttura destinata all'addestramento e alla gestione dei cavalli. Il progetto fu affidato all'architetto e ingegnere Giovanni Antonio Medrano, mentre i lavori furono successivamente diretti dall'ingegnere Tommaso Saluzzi. La struttura si ispirava al modello del galoppatoio viennese.
L'edificio conserva una caratteristica copertura lignea, costituita da elementi di collegamento e da un'ampia griglia di travi. Le decorazioni originarie sono invece in gran parte andate perdute. Sul lato meridionale dell'edificio si conserva una scala settecentesca con balaustra in pietra, che conduce al parco inferiore e che probabilmente permetteva al sovrano di raggiungere direttamente il maneggio.
Il Galoppatoio è collegato al Palazzo Mascabruno attraverso un cortile, successivamente riorganizzato su progetto dell'architetto Massimo Pica Ciamarra. L'edificio è stato interessato da interventi di restauro e recupero.
Orto botanico
L'Orto botanico fu istituito nel 1872 nel Bosco superiore della Reggia, su iniziativa di Nicola Antonio Pedicino, che ne fu direttore dal 1873 al 1877. Il preesistente giardino della Reggia fu trasformato per ospitare un'area destinata allo studio e alla didattica delle scienze botaniche. Nel 1875 fu pubblicato il primo Index Seminum, un catalogo dei semi prodotti nell'Orto, mentre nel 1877 fu costruita una serra in ferro e vetro lungo il muro di cinta del Belvedere.
Dell'impianto originario del giardino rimangono diversi elementi architettonici, tra cui i muri di cinta, i busti marmorei, le fontane, le aiuole specializzate, le vasche per le piante acquatiche e la Serra Pedicino. L'Orto si estende oggi su circa 7.400 m² ed è organizzato secondo la distribuzione geografica delle piante e le diverse tipologie ambientali.
Vi sono inoltre testimonianze riconducibili alle preesistenti ville vesuviane e una raccolta di reperti scultorei considerata l'ultimo residuo in loco del Museo Ercolanese.