Verbo è un titolo cristologico esclusivo dell'Evangelista Giovanni, corrispondente al greco antico Logos, traducibile anche con Parola. Il Prologo del Vangelo secondo Giovanni inizia proprio () con i versetti:Versione della Bibbia CEI, 2008. Si vedano anche le quattro versioni in parallelo su BibleGateway: Giovanni 1:1-3
Questo titolo di Verbo () che indica il Cristo viene anche usato nella Prima lettera di Giovanni e nel Libro dell'Apocalisse.
Nella cristologia, il concetto che il Cristo sia il «Verbo» di Dio (o Logos, traducibile con "parola", "discorso" o "ragione") è importante per stabilire la dottrina della divinità di Gesù Cristo e la sua posizione quale Dio Figlio nella Trinità come professato nel Credo di Calcedonia. Il concetto deriva dal Prologo del Vangelo secondo Giovanni ed il termine viene lasciato nell'originale greco Logos (Λόγος) quando lo si usa in ambito filosofico-teologico.
Cristo come Logos
I teologi cristiani spesso considerano un testo centrale a supporto della fede in Gesù quale Figlio di Dio, in connessione col Padre e lo Spirito Santo. Sebbene solo in questo versetto ci si riferisca a Gesù come il Verbo di Dio, il tema è trasposto in tutto il Vangelo di Giovanni con variazioni., , , ,
Il teologo Nicholas Thomas Wright caratterizza "Parola" (logos) come incomprensibile nel linguaggio umano. Egli afferma che mediante la fede il Logos trasforma le persone col suo giudizio e misericordia. Secondo Wright, l'interpretazione dell'Incarnazione da parte di Giovanni, la Parola che diventa carne, smentisce alla radice ciò che egli definisce "la negazione liberale (...) dell'idea di Dio che si fa uomo (...)". La sua valutazione è che quando l'"incarnato" e il Verbo che parla vengono rimossi dal centro della teologia cristiana, tutto ciò che rimane è "un relativismo il cui solo principio morale è che non ci sono principi morali, né parole di giudizio (perché non c'è nulla di veramente sbagliato, se non il dire che le cose sono sbagliate), né parole di misericordia (perché stai bene così come sei, quindi tutto ciò che ti serve è l'affermazione)."
L'accademico e teologo americano Stephen L. Harris afferma che l'autore del Vangelo di Giovanni ha adattato il concetto del Logos di Filone d'Alessandria, identificando Gesù come incarnazione del Logos divino che formò l'universoStephen L. Harris, Understanding the Bible, Palo Alto: Mayfield, 1985, s.v. "John", pp. 302-310 (cfr. ).
Ebrei. Ai rabbini che asserivano che la Tōrāh (Legge) fosse preesistente, quale strumento di Dio nella creazione e fonte di luce e vita, Giovanni rispose che queste affermazioni si applicavano piuttosto al Logos. Gnostici. Agli gnostici che negavano una vera incarnazione, la risposta di Giovanni era del tutto enfatica: "il Verbo divenne carne".[] Seguaci di Giovanni Battista. A coloro che seguivano Giovanni il Battista rese chiaro che costui non era la Luce ma solo un testimone della Luce.[]
Sebbene il termine Logos non venga mantenuto come titolo oltre il prologo, l'intero libro di Giovanni insiste su queste affermazioni basilari. Come Logos, Gesù Cristo è Dio in autorivelazione (Luce) e redenzione (Vita). Egli è Dio nella misura in cui può essere presente per l'uomo e conoscibile all'uomo. Il Logos è Dio,[] come esclama Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!" (). Tuttavia il Logos è in qualche modo distinguibile da Dio, perché "il Logos era presso Dio"[]: Dio e il Logos non sono due esseri, ciò nonostante non sono nemmeno semplicemente identici. In contrasto col Logos, Dio può essere concepito (in linea di massima almeno) anche a parte dalla sua azione rivelatrice, sebbene non dobbiamo dimenticare che la Bibbia parla di Dio solo nella sua azione rivelatrice. Il paradosso che il Logos è Dio e tuttavia è in un certo senso distinguibile da Dio è mantenuto nel corpo del Vangelo. Che Dio, mentre agisce e si rivela, non "esaurisce" Dio come è si riflette nei detti attribuiti a Gesù: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (; e anche, "il Padre è più grande di me" (). Il Logos è Dio attivo nella creazione, rivelazione e redenzione. Gesù Cristo non solo dà la Parola di Dio a noi esseri umani: egli è la Parola.[ ] Lui è la vera parola – la realtà ultima rivelata in una Persona. Il Logos è Dio, distinguibile nel pensiero ma non separabile nella realtà. Questo fu decretato al Primo Concilio di Costantinopoli (381).Frank Stagg, New Testament Theology.
Salmo 33:6 Tra i molti versi della Septuaginta che prefigurano l'uso neotestamentario vi è , che si collega direttamente alla creazione di Genesi.:"τῷ λόγῳ τοῦ κυρίου οἱ οὐρανοὶ ἐστερεώθησαν καὶ τῷ πνεύματι τοῦ στόματος αὐτοῦ πᾶσα ἡ δύναμις αὐτῶν" Teofilo di Antiochia fa riferimento alla connessione nel suo To Autolycus 1:7.Oskar Skarsaune, In the shadow of the temple: Jewish influences on early Christianity, IVP Academic, 2008, p. 342 Agostino d'Ippona considerava che in sia logos che pneuma stessero "sul punto di essere personificati"Agostino, La Trinità, trad. The Trinity, Edmund Hill, John E. Rotelle, 1991, p. 35[http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Salmi+33%3A6&formato_rif=vp/ La versione citata utilizza la parola "soffio" per tradurre il greco pneuma, mentre "parola" rende logos; "schiera" rende dynamis.:
Ireneo di Lione spiegò il Salmo 33:6 con le seguenti parole:
E aggiunse:
Anche Origene di Alessandria vi intravide l'operazione della Trinità divina, un mistero preannunciato dal salmista Davide.Origene, De Principiis, 1.3.7, 4.30
Proverbi 8:22
Taluni hanno visto nella Sapienza di cui parlano i la stessa persona del Verbo, generato da Dio Padre prima di tutti i secoli. La Sapienza (in ebraico: hokmah) parla in prima persona e dice di essere stata creata (nella traduzione Ariana) o, più propriamente, "costituita" (in grevo: ektisen) da Dio prima di ogni Sua attività, all'inizio di ogni Sua opera, all'origine, dall'eternità quando gli abissi ancora non esistevano. È usato il verbo quanah () che vuol dire comprare, possedere, stabilire, fondare, formare, costruire o generare, mentre in Genesi 1,1 per creare è usato barà (). Tra questi vi furono i Padri della Chiesa san Giustino martireNel Dialogo con Trifone, 55, 1 chiama il Verbo di Dio come "secondo Dio" (ἕτερος θεός), intendendo la seconda persona di un unico Dio comune., sant'Atenagora di Atene e san Teofilo di Antiochia. (ivi: p. 111)
Siracide 24,3-4
Il passo si riferisce alla generazione del Verbo prima di tutti i secoli. La Bibbia Martini commenta:
La colonna sulle nubi richiama la colonna di fuoco di Esodo XXIII, 21 in cui Dio risiedeva guidando gli ebrei nel deserto.
Come il prologo afferma che il Verbo venne ad abitare ( eskenose, letteralmente "piantò le tende") in mezzo al genere umano, così Siracide 24 riferisce che la Sapienza "fissa la tenda in Giacobbe" e prende eredità in Israele (Sir 24,8). La Tenda del convegno (mishkan) era il luogo della presenza di Dio in mezzo al popolo e in essa era custodita l'Arca dell'Alleanza.
Sapienza 9 e 18:14-15 L'inno alla sapienza elevato da Salomone a Dio afferma che Dio "tutto ha creato con la tua parola" (v. 1), similmente al prologo del Vangelo secondo Giovanni che asserisce che per mezzo del Verbo tutte le cose sono state create. Al verso 9 afferma che la Sapienza siede in trono accanto al Signore. La Sapienza è anche colei che era presente al momento della creazione (" con te è La Sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo", v. 9), indicando che lo Spirito Santo è coeterno a Dio e ci presente alla creazione.
Il Libro della Sapienza espone la liberazione del popolo d'Israele e la serie di sette contrappassi toccati ai suoi nemici, di numero pari e contenuto simile ai sette sigilli, coppe e trombe dell'Apocalisse. In particolare, presenta il Verbo come onnipotente re e Signore degli Eserciti (Sabaoth), assiso su un trono celeste e pronto a ripristinare l'immutabile ordine divino all'interno dell'ordine naturale:
Luca 1:2 AlcuniDavid L. Jeffrey, A Dictionary of biblical tradition in English literature, 1992, p. 460: "nel suo riferimento a 'testimoni oculari e ministri della parola' () sta certamente parlando della persona ma anche delle parole".Leon Morris, The Gospel according to John, 1995, p. 110: "quando Luca parla di coloro che furono "testimoni oculari e ministri della parola" (Luca 1:2), è difficile evitare l'impressione che con "la parola" egli intendesse più dell'insegnamento." hanno visto in un primo riferimento al Logos e al Principio:
Giovanni 1:1
Il Vangelo di Giovanni inizia con un Inno alla Parola che identifica Gesù quale Logos e il Logos quale divino. Le ultime quattro parole di (θεὸς ἦν ὁ λόγος, letteralmente "Dio era il Logos" o "Dio era il Verbo") sono state centro di dibattito nel cristianesimo. In questo costrutto, il soggetto (il Logos) e il complemento (Dio) entrambi compaiono nel caso nominativo; si distingue quindi il complemento omettendo l'articolo e spostandolo davanti al verbo.J.W. Wenham, The Elements of New Testament Greek, Cambridge University Press, 1965, p. 35.Leon Morris, The Gospel According to John, Eerdmans, 1995, p. 68. ISBN 0-8028-2504-4 Grammaticalmente, la frase si potrebbe quindi leggere o "la Parola era Dio" o "la Parola era un dio". I primi manoscritti del Nuovo Testamento non distinguevano tra maiuscole e minuscole,. Molti studiosi vedono lo spostamento di "Dio" verso la parte anteriore della proposizione come indice di un'enfasi più coerente con "il Verbo era Dio".William Hendriksen, The Gospel of John, The Banner of Truth Trust, 1959, p. 71.William D. Mounce, Basics of Biblical Greek, 2ª ed., Zondervan, 2003, pp. 27–28.F. F. Bruce, Frederick Fyvie Bruce, The Gospel of John, Eerdmans, 1994, p. 31. ISBN 0-8028-0883-2D. A. Carson, The Gospel According to John, Eerdmans, 1991, p. 117. ISBN 0-8028-3683-6.
La traduzione italiana più comune è "la Parola era Dio", con la Bibbia CEI che la mantiene più vicina al latino con "il Verbo era Dio" (et Deus erat Verbum);Si vedano le segg. traduzioni in parallelo con quella latina su Bible Gateway: Giovanni 1:1. altre traduzioni hanno varianti che riportano iperboli del tipo "la Parola era Dio Stesso" o "la Parola... era veramente Dio".Cfr. i testi della Amplified Bible (Bibbia ampliata) e Contemporary English Version (Versione inglese contemporanea). Altre traduzioni inglesi, come An American Translation () e Moffat New Translation () danno "la Parola era divina".Francis J. Moloney & Daniel J. Harrington, The Gospel of John, Liturgical Press, 1998, p. 35. ISBN 0-8146-5806-7
Alcune traduzioni non trinitarie rendono «e la parola era un dio», come per esempio la revisione unitariana di Thomas Belsham del 1808 a fronte della versione del vescovo protestante William Newcome (1729–1800) e la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture dei Testimoni di GeovaTraduzione del Nuovo Mondo: Giovanni 1:1
Sebbene "Parola" sia la traduzione più comune del sostantivo Logos, altre traduzioni sono state usate. Lo statunitense Gordon Clark (1902–1985), teologo calvinista ed esperto di filosofia presocratica, notoriamente tradusse Logos con "Logica": "In principio era la Logica, e la Logica era presso Dio e la Logica era Dio."Daniel B. Wallace & M. James Sawyer (curatori), Who's Afraid of the Holy Spirit?, Biblical Studies Press, 2005, p. 269. ISBN 0-7375-0068-9 Con tale traduzione intendeva implicare che le leggi della logica derivavano da Dio e formavano parte della Creazione: non erano quindi un principio secolare imposto sulla Weltanschauung cristiana.Rick M. Nañez, Full Gospel, Fractured Minds?: A Call to Use God's Gift of the Intellect, Zondervan, 2006, p. 139. ISBN 0-310-26308-5La questione di come tradurre Logos viene trattata anche da Goethe nel suo Faust, con faust che infine sceglie die Tat, ("atto/azione").
Giovanni 1:14