Larte carolingia comprende il periodo dall'VIII al IX secolo, quando si affermò la dinastia dei Pipinidi (da Pipino di Landen), chiamata carolingia a partire da Pipino il Breve, primo re di Francia, in onore del padre Carlo Martello.
Il processo di evoluzione storiografica che ha condotto a riconoscere l'Arte carolingia un fenomeno storico-artistico circoscrivibile non è stato privo di controversie. Cronologicamente collocata entro l'Alto Medioevo, l'Arte carolingia è la prima cultura pienamente sviluppata comune a tutta l'area europea e quindi l'evento più importante tra il declino dell'Arte tardoantica e il Romanico. Nella valutazione complessiva dell'arte altomedievale, oscillante dal punto di vista concettuale e storico, all'Arte carolingia è stato riconosciuto in misura crescente un carattere precipuo e un suo proprio valore..
Contesto culturale : renovatio
Sin dall'epoca si usò il termine renovatio per indicare la "rinascita" politica e culturale dell'Impero, sorto dall'unione di aree geografiche e gruppi etnici ormai molto diversi tra loro. La renovatio fu anche una spinta alla coesione, come stimolo verso la creazione di un patrimonio culturale comune.
L'arte carolingia, come tutta la cultura al tempo di Carlo Magno e dei suoi successori, è profondamente legata a tre fattori: La forte impronta data dalla religione; La legittimazione dellImperium attraverso la ripresa di elementi tipici della classicità romana. La necessità di resuscitare un linguaggio artistico figurativo e narrativo, quello del mondo greco-romano, che sostituisse l'Arte barbarica, praticata anche dai Franchi, sostanzialmente aniconica o tendente ad un forte astrattismo, quindi inadatta alle nuove esigenze propagandistiche ed educative della dinastia carolingia.
Ispirandosi all'epoca dell'Impero Romano cristianizzato di Costantino I, si cercò di sottolineare il collegamento con la Chiesa di Roma per vari motivi, tra i quali non vanno trascurati la diffusione capillare del cattolicesimo in Europa, che poteva fare da veicolo per le riforme amministrative e istituzionali dell'Imperatore, e il collegamento diretto tra Papato e cultura antica, che poté legittimare l'Impero senza passare da Bisanzio, quindi senza generare conflitti e sovrapposizione di potere con il basileus.
Oltre al papato, un altro grande alleato dei Carolingi fu l'ordine benedettino, che fu promosso tramite la fondazione di decine e decine di abbazie, mentre a corte confluivano i chierici più colti del mondo cristiano. Tra questi Eginardo, Alcuino di York, Paolo Diacono, Pietro da Pisa, Benedetto di Aniane, Oddone da Metz e vari abati; tutti collaborarono a quella che gli storici chiamano Rinascenza carolingia.
I monasteri fecero anche da centri propulsori della nuova cultura tramite l'istruzione.
Si riorganizzò l'economia, coniando tra l'altro monete col profilo imperiale come nell'epoca tardo-antica, si rimodellò la grafia usata nella scrittura (la minuscola carolina) e si raggiunsero una serie di obiettivi culturali e artistici attraverso una sistematica e consapevole restaurazione di modelli antichi.
Non fu però un recupero integrale e purista, anzi si fecero proprie tutte quelle realtà regionali nel frattempo fiorite in Europa, che ormai avevano trasformato ed arricchito di nuove esperienze il retaggio romano: la tradizione cristiana irlandese ed anglosassone, la cultura ellenizzata dei territori mediterranei, la cultura longobarda, oltre a tutta quella serie di nuovo influssi esterni come quello arabo e persiano.
Caratteri generali
Comune a tutta l'arte altomedievale ma concettualmente molto più importante fu in epoca carolingia il reimpiego di materiale artistico antico-romano e paleocristiano. Su tutte, esemplificativa la storia della statua equestre di Teodorico il Grande, al tempo ritenuta raffigurare Costantino I, che Carlo Magno fece traslare da Ravenna e collocare presso il proprio palazzo di Aquisgrana per emulare la Statua equestre di Marco Aurelio che a Roma ornava il Palazzo del Laterano, sede del Papa.
Architettura
Carlo Magno, come ci tramanda il sovrintendente alle fabbriche imperiali Eginardo, dispose di grandi risorse economiche per una febbrile attività edilizia, che aveva due scopi principali: Uso pratico, per gli usi della corte dell'amministrazione statale; Uso rappresentativo, per mostrare la dignità imperiale ai sudditi.
Per la prima volta dall'epoca paleocristiana si poterono iniziare edifici di dimensioni monumentali e fabbriche grandiose: in quarantasei anni di regno di Carlo vennero iniziati, e in gran parte completati, qualcosa come 75 palazzi, sette cattedrali e ben 232 monasteri. I modelli diretti di queste opere furono quindi i monumenti dell'epoca di Costantino I, adattati alle nuove esigenze ed alla nuova spiritualità monastica.
Aquisgrana: il cuore dell'Impero
Le peculiarità dell'architettura carolingia si manifestano pienamente nel complesso palaziale di Aquisgrana (una delle capitali favorite di Carlo Magno per la presenza delle terme) di cui facevano parte il Palazzo reale, ispirato al Palazzo del Laterano, con l'aula di rappresentanza absidata e coperta di mosaici, similmente al Triclinio lateranense, e ornato, come anticipato, della statua equestre di Teodorico.
Direttamente collegata all'aula di rappresentanza vi era la Cappella palatina, realizzata da Oddone da Metz, impreziosita da materiali di spoglio provenienti da Roma e Ravenna, la cui planimetria (a pianta centrale ottagonale con deambulatorio esadecagonale, sormontata da una tribuna colonnata ad anello, riservata alla corte ed al trono dell'imperatore, e chiusa verticalmente da un tamburo finestrato con cupola) ricalca esempi di edifici paleocristiani (basilica di San Lorenzo (Milano), bizantini (San Vitale (Ravenna)) e longobardi (Chiesa di Santa Maria alle Pertiche a Pavia, che ispirò lo sviluppo in verticale del corpo centrale) modificandoli in una chiave più rigorosa.
Westwerk
Una rivoluzione fu l'introduzione della Westwerk (letteralmente "corpo occidentale"), cioè un edificio a più piani collocato davanti all'ingresso della chiesa, dove per la prima volta si ebbe il problema di avere una facciata monumentale che fosse nel contempo autonoma e coerente col resto dell'edificio, una problematica finora ignorata nell'architettura antica e alto-medievale.
Nel Westwerk (del quale resta un esempio praticamente integro, risalente all'855-873 presso l'Abbazia di Corvey, nella Renania Settentrionale-Vestfalia) si trovava di solito un atrio coperto da volte dal quale si accedeva direttamente alle navate della chiesa; nei due piani superiori poteva trovarsi al centro una grande sala, dall'altezza doppia che li comprendeva entrambi e che era circondata da gallerie affacciate su di essa, dove si svolgevano la liturgia del Salvatore e le cerimonie con l'Imperatore (infatti vi era collocato il trono); nelle tribune si disponevano i monaci che intonavano inni sacri; inoltre vi venivano conservate le reliquie, che avevano un ruolo simbolico di protezione verso l'abbazia stessa.
Nuovi monasteri
Notevole e assai sviluppata l'architettura religiosa, che manifestò la grande spinta costruttiva propria della politica di Carlo Magno, il quale favorì la costruzione di numerose abbazie, per sancire la cristianizzazione e la definitiva conquista dei territori, rappresentando quindi centri di potere e di diffusione dell'ideologia imperiale. Gli abati stessi erano scelti direttamente dal sovrano.
Anche per i monasteri vennero ripresi ed aggiornati modelli romani: per esempio la chiesa dell'Abbazia di Fulda (iniziata nel 790 e particolarmente importante per la presenza delle reliquie del protomartire di Germania San Bonifacio) si ispirò alla basilica di San Pietro in Vaticano dell'epoca di Costantino; nella Torhalle (porta trionfale d'ingresso) dell'Abbazia di Lorsch (760-790) invece si prese come modello di base l'Arco di Costantino, con tre fornici divisi da semicolonne composite che emergono dalla muratura (in vivaci motivi geometrici rossi e bianchi), mentre al piano di superiore, dove si trovava una sala del trono che era decorata da affreschi con finte architetture), sopra una cornice marcapiano, paraste ioniche sorreggono una cornice a zig-zag.
Il punto di partenza quindi era sempre l'architettura classica, che anche se veniva profondamente reinterpretata, come a Lorsch, garantiva sempre una solenne monumentalità agli edifici.
L'Abbazia di San Gallo, della quale resta un originario progetto planimetrico databile tra l'816 e l'830 per l'abate Gozberto, è un ottimo esempio di come venivano organizzati razionalmente i complessi monastici: la chiesa abbaziale era il fulcro della vita monastica e nel caso di San Gallo possedeva due absidi contrapposte per esigenze liturgiche legate ad alcune reliquie ivi conservate. Gli edifici erano disposti tutt'intorno secondo una griglia regolare che ricorda la scacchiera delle città romane e che probabilmente venne usata anche da Carlo Magno per nuove città. Le celle dei monaci si trovavano a sud, in posizione più soleggiata, attorno al chiostro dove si affacciava il refettorio; a nord era presente la cella dell'abate e la scuola; tutt'attorno, allontanandosi dal nucleo della chiesa, si disponevano gli alloggi per pellegrini, l'ospedale, i magazzini e gli ambienti di lavoro e servizio, come in una vera e propria città monastica.
Altri esempi di importanti opere architettoniche sono la chiesa a pianta longitudinale sono San Silvestro a Goldbach, presso Überlingen (Sylvesterkapelle), le abbazie di Saint-Denis e di Ratisbona, la cripta di Saint-Germain d'Auxerre ad Auxerre, ecc...
Lo stesso Carlo Magno decise di costruire la cappella palatina(1129 D.C) l'edificio è a pianta ottagonale, nell'altare d'oro viene rappresentato il cristo:
Italia settentrionale e centrale
In Italia, sebbene il passaggio politico dai regni barbarici all'Impero fu piuttosto repentino, non furono altrettanto veloci i cambiamenti in campo artistico, anzi l'interazione tra nuovo e consolidato fu graduale, anche perché la nuova classe regnante usava gli stessi maestri artefici.
In Italia era sempre rimasto vivo un certo retaggio dell'antichità e già nell'VIII secolo si assiste a un crescente riuso di materiali architettonici romani (colonne, capitelli...) e dei modelli architettonici correlati, ma non si raggiunse mai un cosciente e sistematico recupero dell'antico come nei grandi centri e nelle abbazie tedesche.
Tra le opere di questo periodo nel quale si nota un recupero dei modelli classici restano il monastero di San Zeno a Bardolino, dove si trova una cupola impostata su colonne intuitivamente ispirate allo stile ionico tramite il disegno a rilievo di volute (seconda metà del IX secolo), o il Sacello di San Satiro a Milano, edificato verso l'876 per il vescovo Ansperto, dove venne ricreato un gioco di pieni e vuoti dati dalle numerose nicchie impostate sulla pianta centrale, che ricordano i complessi termali romani tardo-antichi. La chiesa di San Salvatore a Spoleto rappresenta forse il miglior risultato del IX secolo in quanto a riproduzione di modelli stilistici antichi: la monumentale struttura architettonica è sapientemente organizzata tramite materiale di spoglio, tra le quali le maestose colonne corinzie, con tanto di trabeazione.
Roma
A Roma, soprattutto dopo l'incoronazione imperiale della notte di Natale dell'800, viene meno l'influenza bizantina, per ritrovare le proprie radici "occidentali" nei programmi culturali dell'Impero. L'attività di Carlo Magno e dei suoi successori viaggiò comunque su binari separati rispetto alle iniziative artistiche promosse per esempio da Papa Pasquale I (pontefice dall'827 all'834).