LEtruria era una regione antica dell'Italia centrale, la VII tra le regioni dell'Italia augustea, che comprendeva la Toscana, parte dell'Umbria occidentale fino al fiume Tevere, il Lazio settentrionale fino a Roma e i territori a sud del fiume Magra oggi in Liguria.Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 50.Strabone, Geografia, V, 2,5.

Alla regione non corrispondeva un apparato di governo: le circoscrizioni augustee non ebbero magistrature proprie e non limitarono l'autonomia amministrativa dei municipi, e la loro funzione, che resta discussa, va cercata nell'ordinamento dei dati del censo e in alcune competenze esercitate per settori territoriali. Plinio il Vecchio, che ne trasmette l'elenco secondo la discriptio augustea, vi conta cinquantaquattro comunità, fra le quali ventisette colonie.

Con la provincializzazione dell'Italia operata da Diocleziano nel 293 il territorio della settima regione e quello della sesta confluirono nella provincia doppia della Tuscia et Umbria, attestata nel 314.

Istituzione e natura della regione

La ripartizione dell'Italia in undici regioni si inserisce nella politica augustea verso la penisola e prosegue la riforma del sistema censitario avviata in età cesariana e documentata dalla Tavola di Eraclea, che aveva decentrato le operazioni del censimento affidandole ai magistrati dei municipi, tenuti a trasmettere i dati raccolti a Roma. Le tavole censuarie dei municipi italici erano conservate insieme e ordinate per vicinitas, così da comporre raggruppamenti geografici entro i quali le singole città potevano essere elencate in ordine alfabetico; secondo Angelina De Laurenzi le regioni augustee hanno origine proprio in questo sistema di archiviazione dei dati del censo.

Alle regioni non corrispondeva un apparato di governo: non risultano cariche istituite per governarle, che si collocassero fra l'imperatore e le comunità cittadine, e l'autonomia amministrativa di queste ultime non ne fu intaccata. La funzione pratica della ripartizione è oggetto di discussione. Nella lettura risalente a Theodor Mommsen e ripresa fra gli altri da Claude Nicolet le regioni avrebbero avuto la sola funzione di contenitori per la rilevazione statistica, e l'evoluzione verso ambiti di competenza effettivi sarebbe attestata soltanto a partire dall'età adrianea. De Laurenzi obietta che alcune attività risultano organizzate su base regionale già in età augustea: la riscossione della vicesima hereditatum e della vicesima libertatis, il reclutamento militare, l'ordinamento dei documenti nel Liber coloniarum e la cura viarum, ripartita in tratti che ricalcano le circoscrizioni, come mostrano il restauro della via Emilia nel 2 a.C. fra Rimini e il Trebbia e la costruzione della via Iulia Augusta fra il Trebbia e il Varo nel 12-13 a.C. La stessa autrice riconosce tuttavia che le iscrizioni relative alla vicesima sono di II secolo e giudica la questione per ora insolubile, perché le medesime epigrafi ammettono letture opposte.

Nel definire le circoscrizioni Augusto tenne conto dei caratteri etnici delle popolazioni italiche, e a questo criterio si deve la sostanziale coincidenza fra la settima regione e i confini storici dell'Etruria. Manlio Lilli affianca al criterio etnico uno politico, e vi legge la ricerca di una valorizzazione delle tradizioni storiche e culturali locali; alle regioni riconosce inoltre una funzione nella ridislocazione delle forze armate e nella riforma del sistema fiscale, di cui il census era operazione sussidiaria. L'appartenenza a una regione non comportava per le città alcun vincolo di governo, ma entro il loro perimetro diventava leggibile quale condizione giuridica spettasse ai suoli e alle persone, quella che più tardi prenderà il nome di ius Italicum.

Il passo con cui Plinio trasmette la discriptio non ne indica la data, e le proposte degli studiosi si appoggiano ad ancoraggi differenti. Maria Floriana Cursi la colloca fra l'8 e il 7 a.C., in corrispondenza della ripartizione di Roma in quattordici regiones, e la mette in relazione con la fissazione del confine settentrionale dell'Italia, portata a termine quando il censimento dell'8 a.C. non si era ancora svolto. Vincent Jolivet indica invece il 6 a.C. circa, mentre De Laurenzi la mette in rapporto con la carta di Agrippa, inaugurata nel 7 a.C. Mariagrazia Celuzza porta la riforma augustea attorno al 6 d.C., e le attribuisce l'ampliamento della regione verso nord fino al Magra, inquadrandola nella politica arcaizzante del principe. È invece respinta l'attribuzione del sistema regionale a Cesare, sostenuta da Mommsen sulla base della coincidenza fra le prime otto regioni e l'estensione dell'Italia fino alla Magra e al Rubicone.

Secondo la testimonianza di Plinio la regione comprendeva cinquantaquattro comunità, fra le quali ventisette colonie.

Territorio

Il quadro dei confini si ricava dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, che apre la parte geografica dichiarando di attenersi alla discriptio augustea, con ordine costiero per le coste e alfabetico per l'interno: le due sequenze corrispondono a due tipi diversi di liste ufficiali, e alcune incoerenze del testo pliniano si spiegano con l'uso simultaneo di più elenchi. Nonostante la chiarezza dell'enunciato, i limiti della regione sono stati a lungo discussi e la bibliografia non è giunta a un accordo sostanziale; la descrizione di Strabone va inoltre usata con cautela per l'Etruria settentrionale, poiché la sua conoscenza diretta pare arrestarsi a Populonia.

In epoca romana augustea la Regio VII Etruria confinava a nord con la Liguria,Strabone, Geografia, V, 2,1. a partire dal fiume Magra (Macra). Vengono poi, proseguendo verso sud lungo la costa tirrenica, i corsi d'acqua che Plinio elenca come Prile e Umbro, quest'ultimo navigabile: il secondo è l'Ombrone, mentre il primo è identificato con il lacus Prilius, la laguna costiera poi bonificata, ricordata anche nelle forme Prelius e Prilis, che Plinio annovera però fra gli amnes. Ancora più a sud il fiume Tevere (Tiberis), distante 284 miglia romane dal Magra, che costituisce il confine meridionale dell'Etruria con l'antico Latium vetus dei Latini e la Regio IV Samnium et Sabina. Confinava, inoltre, nella sua parte orientale, con l'Umbria, tanto che il fiume Tevere per un certo tratto costituisce il confine tra le due regioni.

Che la Magra segnasse il limite è stato contestato da Rudi Thomsen, che collocava il Portus Lunae nel golfo della Spezia portando così il territorio di Luna a nord del fiume. L'analisi del passo straboniano condotta da Luisa Banti ne ha però evidenziato le inesattezze, a cominciare dai monti dai quali si vedrebbe la Sardegna mentre dal golfo spezzino si vede la Corsica; depongono invece per un porto alla foce del fiume le descrizioni di Persio e di Silio Italico, e soprattutto Plinio, che pone Luna in Etruria definendola portu nobile. I dati archeologici hanno confermato che l'intero estuario funzionava come un ampio approdo naturale già prima che la colonia fosse dedotta. Dalla foce il confine risaliva la Magra fino alla sorgente e proseguiva lungo lo spartiacque appenninico fino all'alta valle tiberina.

Il Tevere nasceva entro i confini del territorio di Arretium, e tanto per Plinio quanto per Strabone il fiume attraversa dapprima l'Etruria e solo in seguito ne costituisce il confine. Il punto più discusso riguarda Tifernum Tiberinum, l'odierna Città di Castello, che Plinio colloca nella sesta regione mentre Plinio il Giovane, che di quel municipio fu patrono, dice di possedervi una villa in Tuscis: Thomsen vi ha riconosciuto un errore di Plinio il Vecchio, mentre Jerzy Kolendo riteneva che il Tevere separasse le due regioni soltanto a partire dalla confluenza del Chiascio. Angelina De Laurenzi respinge entrambe le ricostruzioni e accoglie la testimonianza pliniana, osservando con Santo Mazzarino che una svista risulterebbe inspiegabile in un punto in cui il naturalista si attiene al documento ufficiale e che l'ascrizione di Tiferno alla tribù Clustumina lo accomuna alle città umbre della riva sinistra del Tevere.

Verso sud Plinio ricorda lager Crustuminus sia in Etruria sia nel Lazio: con l'assetto augusteo il limite già proprio del territorio di Crustumerium fu verosimilmente mantenuto e assunse valore di confine fra le regioni. Un'ultima incoerenza riguarda Fregenae, indicata come ultima città dell'Etruria nella prospettiva costiera ma con i Freginates elencati fra i popoli della prima regione, e per di più fra quelli dell'interno pur trattandosi di un centro sulla costa.

La regione storica era ricca di laghi navigabili come: il Cimino (lago di Vico), quello di Volsinii (lago di Bolsena), quello di Clusium (lago di Chiusi), il Sabata (lago di Bracciano) e il lago Trasimeno.

Centri della regione L'elenco dei centri poggia su due basi documentarie distinte. La prima è Plinio, che trasmette i nomi delle comunità della settima regione nell'ordine della discriptio augustea, costiero lungo il Tirreno e alfabetico per l'interno. La seconda è il repertorio epigrafico moderno, il cui sommario dei centri dell'Etruria comprende cinquantuno voci: vi figurano stazioni stradali, centri di età tarda e ripartizioni territoriali convenzionali che Plinio non nomina, mentre non vi compaiono alcune città che Plinio elenca. L'elenco che segue accosta le due serie e indica la natura delle voci che non sono città.

Ager Viterbiensis (area di Viterbo), ripartizione territoriale convenzionale del repertorio epigrafico; Alsium (Monteroni, frazione di Ladispoli), colonia marittima nel territorio di Caere;Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 51. Aquae Tauri (Terme Taurine presso Civitavecchia); Arretium (Arezzo), i cui abitanti Plinio distingue in Arretini Veteres, Arretini Fidentiores e Arretini Iulienses;Strabone, Geografia, V, 2,9.Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 52. Asinalunga (Sinalunga), denominazione moderna del repertorio epigrafico; Balneum Regis (Bagnoregio); Blera; Caere (Cerveteri), situata a 7 miglia dalla costa, con le vicine fonti termali dette Fonti Ceretane (Bagni del Sasso);Strabone, Geografia, V, 2,3. Capena; Careiae (Galeria); Castrum Novum (Santa Marinella), colonia marittima nel territorio di Caere; Centumcellae (Civitavecchia), porto costruito da Traiano e quindi posteriore all'elenco pliniano; Clusium (Chiusi), i cui abitanti Plinio distingue in Clusini Novi e Clusini Veteres; Cortona (Cortona); Cosa (Ansedonia), colonia romana dedotta nel territorio di Vulci, situata a poca distanza dal mare sopra una collina elevata, al di sotto della quale si trova un porto chiamato Eracle ed una laguna (oggi riserva naturale Duna Feniglia);Strabone, Geografia, V, 2,8. Faesulae (Fiesole); Falerii Novi (Faleri, frazione di Fabrica di Roma), che Plinio elenca fra le colonie della regione come Falisca, cognominata Etruscorum; Ferentum o Ferentinum (a 6 km da Viterbo); Florentia (Firenze), che Plinio dice posta lungo l'Arno; Forum Aurelii (nel territorio di Montalto di Castro), centro di servizio stradale nel territorio di Vulci; Forum Cassii (Vetralla), centro di servizio stradale con statuto di praefectura, in territorio tarquiniese; Forum Clodii, che Plinio registra come praefectura Claudia Foroclodi; Fregenae (Fregene), colonia marittima nel territorio di Caere; Gravisca (Porto Clementino), colonia nel territorio di Tarquinii, di cui era in età etrusca uno dei due scali marittimi; Heba (Magliano in Toscana), colonia dedotta nel territorio di Vulci fra il 183 e il 177 a.C.; Hortanum (Orte); Luca (Lucca), colonia; Lucus Feroniae (Capena), che Strabone ricorda come Feronia, con il santuario ai piedi del Soratte; Luna (Luni), che Plinio dice primo centro dell'Etruria e celebre per il porto; Lorium (Castel di Guido); Martanum, che in età etrusca era, accanto a Graviscae, il secondo dei due scali marittimi di Tarquinii; Nepet (Nepi); Perusia (Perugia); Pisae (Pisa), fra i fiumi Auser e Arnum;