Cassano Magnago (Cassan Magnagh in dialetto varesotto AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Varese in Lombardia.
Geografia fisica Il comune ha una superficie territoriale con un'altimetria che varia dai 242 m s.l.m. ai 321 m s.l.m.
Idrografia Cassano Magnago è bagnata da numerosi torrenti. Il torrente Rile, proveniente dalla zona collinare di Caronno Varesino, attraversa il centro di Cassano sotto il livello stradale, torna allo scoperto a sud del centro, scorrendo rettilineo verso Busto Arsizio, dove sfocia insieme al Tenore in un'area naturale di spagliamento, oggi confinata da una serie di vasche. A nord del centro cassanese, il Rile riceve le acque del torrente Riofreddo, che nasce tra Cassano e Oggiona con Santo Stefano. In questa zona, proprio vicino al centro sportivo Milanello (di cui due terzi del terreno sono proprio nel territorio di Cassano Magnago), sono presenti importanti vasche di contenimento che negli ultimi anni hanno salvato la sua popolazione da pericolose e nefaste alluvioni.
È presente sul territorio comunale anche un laghetto denominato Boza, le cui acque di scolo finiscono nella valle del torrente Arno, che era originariamente una cava di argilla mentre oggi è adibita a oasi LIPU. A nord est il torrente Arno lambisce Cassano. Presso San Martino confluisce nel Rile il modesto torrente Valle Pozzolo, che scorre tombinato nel tratto finale. Nella zona sud ovest di Cassano si trova il torrente Tenore, che scorre tra le campagne fino a raggiungere Busto Arsizio, dove a nord della città raccoglie le acque del Rile. Origini del nome Il nome Magnago deriverebbe, secondo il "Dizionario di toponomastica lombarda" del 1931 e secondo il "Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani" del 1990, dal nome di un proprietario latino di nome Manius o Magnius a cui è stato aggiunto il suffisso -acus che ne indicherebbe il possesso mentre Cassano deriverebbe da contrata Santa Maria apud Cerro Cassani, dal nome del proprietario latino Cassius, col suffisso -anus.
André Martinet, massimo esponente della linguistica e a suo tempo professore alla Sorbona, sostiene invece che la parola "cassano" derivi dal nome gallico della quercia *kastano-s. Questa seconda tesi è ulteriormente rafforzata dal fatto che, già dall'epoca dei Celti, un cerro (Quercus cerris) era collocato al centro dell'attuale piazza Santa Maria, una delle più antiche della città.
Storia Età antica Si ritiene che Cassano fosse abitata sin da epoche remote, ipotesi sostenuta dal ritrovamento di un reperto archeologico, un'urna cineraria risalente al periodo tra il 600 e il 450 a.C., riconducibile alla cultura di Golasecca (dal 1000 al 500 a.C.). Nei secoli successivi giunsero nel paese nuove migrazioni di popoli. La zona tra il Ticino e l'Adda fu occupata dagli Insubri e pare che il nome di Cassano Magnago derivi proprio da questa antica popolazione celta. Ritrovamenti poi dell'epoca romana sono dati da tipi vari di sepoltura, monete bronzee, ecc.
Nel XV secolo vi era contrata Magnaghi, corrispondente alla parrocchia di San Giulio. Tito Livio ne "Annales" racconta che nel 225 a.C., quando i Romani conquistarono Milano, gli Insubri più agguerriti si rifugiarono sulle colline del varesotto e del comasco, fondando 28 cittadelle fortificate con le quali si opposero ai Romani con grande ostinazione fino al 196 a.C.Tito Livio, XXXIII, 36, 9-18 Da ciò possiamo dedurre che nel 225 a.C. esisteva una linea fortificata dal Seveso al Ticino che correva lungo la fascia collinare dove è situata anche Cassano Magnago. La difesa del territorio, chiamata "Seprio", costò agli Insubri oltre quarantamila morti, ma ottennero una pace onorevole e il diritto di eleggere i propri rappresentanti al Senato.
Per i popoli indoeuropei la quercia era l'albero sacro alla massima divinità, tanto che Plinio il Vecchio, nella sua Storia naturale cita il foedo Cassianum (federazione della quercia) un'alleanza tra le città latine sacra a Giove Cassio, il dio della quercia. Ciò evidenzia l'antica importanza della piazza, detta Valascia, situata davanti alle Santa Maria, dove è situato un antico cerro. Questo toponimo originato dal sanscrito Varahi (centro spirituale) indica che la piazza era già un luogo sacro prima della nascita del Cristianesimo. A conferma della sacralità di questo toponimo nell'alta val Leventina (situata nel Canton Ticino), dove si trovava anticamente il regno dei Leponzi, c'è un altipiano situato a mille metri di quota con lo stesso nome e le due località situate in quel territorio si chiamano Ambrì e Piotta la cui etimologia ci porta a "centro del piatto" (come Mediolanum) con lo stesso significato di ambone, podio sul quale predicavano i sacerdoti, derivante dall'indoeuropeo Omphalos (ombelico o centro spirituale). È ipotizzato quindi che per gli Insubri "Cassano Maghnach" e la sua "Valascia" erano un luogo sacro.
Età medievale Documenti antichi che parlano di Cassano risalgono al 1152. Nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani del Canonico Goffredo da Bussero, si apprende che allora esistevano quattro chiese a Cassano: San Giulio; San Maurizio; San Martino; Santa Maria.Cfr. Liber Notitiae Sanctorum Mediolani: manoscritto della biblioteca capitolare di Milano, a cura di Marco Magistretti e Ugo Monneret de Villard, Milano, tipografia Allegretti, 1917, 191 A, 230 C, 245 D, 256 B. Confermata anche dagli atti della visita pastorale dell'Arcivescovo Gabriele Sforza del 1455 nei quali sono citate anche la Chiesa di Sant'Anna, allora dedicata al culto di San Giorgio.
È inoltre accertata la presenza, dalla metà del XIV secolo, di due monasteri femminili (quello delle Umiliate sino al 1567).
Nel 1287 l'arcivescovo Ottone Visconti fece distruggere la roccaforte di Castelseprio e fece erigere un castello in Cassano Magnago tuttora esistente. Un'effigie marmorea dell'arcivescovo era inserita nelle mura del castello: probabilmente è scomparsa quando il castello fu rifatto nel 1808 per volere dei marchesi Del Pozzo. Della costruzione ottoniana è rimasto intatto, infatti, solo l'ingresso settentrionale. Il bellicoso arcivescovo forse non fece altro che rimaneggiare delle opere militari preesistenti. Oltre ai Visconti altre famiglie nobili furono importanti per la storia cassanese. In un documento del marzo 1364 sono nominati i Cagnola di Cassano MagnagoDocumento del marzo 1364: il loro cognome è legato all'origine della chiesa che era dedicata a San Rocco in Soiano, di cui diventarono patroni i Bossi, nobili milanesi. A loro subentrarono gli Agazzini e infine gli Oliva che presero il loro posto nel 1800. Più legati alla parrocchia di San Giulio furono i Crespi, che diedero alla parrocchia tre parroci: Bernardino (1516), Gaspare (1568) e Donato (1583).
Età Moderna
La peste Anche questo territorio nel XVII secolo non fu risparmiato dalla peste, arrivata con il passaggio dei Lanzichenecchi durante la Guerra dei trent'anni e descritta con dovizia di particolari dal Manzoni. Il primo paese a esserne colpito fu Busto Arsizio nel dicembre 1629. Tutti i paesi vicini manifestarono la loro solidarietà: Cassano Magnago contribuì con mezzo sacco di pane, alcune dozzine di uova, una staia e mezzo di legumi e due carri di paglia.Nel 1630 anche il paese fu colpito dalla terribile epidemia: non sono presenti dati precisi sui decessi, ma è certo che fra le vittime ci fu l'allora parroco della Chiesa di Santa Maria del Cerro Francesco Pellegatta.
Giovan Battista Maino Il 7 febbraio 1690 nacque Giovan Battista, settimo figlio di Bartolomeo Maino e Margherita Borsa, a san Giulio che divenne una delle più autorevoli personalità artistiche nella scultura del suo tempo. Di Giovan Battista Maino Cassano Magnago conserva una statua marmorea, prodotta dal cognato, Domenico Scaramucci, seguendo il suo modellino in gesso, nella Chiesa di San Giulio.
Età Contemporanea
Dal Settecento al 1848 La fine del XVIII secolo portò anche a Cassano Magnago le conseguenze della Rivoluzione francese e dell'avventura napoleonica. Dalle chiese spariscono le cose preziose e il comune perde 3 186 lire quando passa di qui l'esercito di Suvorov nel 1799. In questa occasione l'abate De Rossi di Cassano Magnago considerato “giacobino” è ricercato dalla polizia austriaca ma riesce a sfuggire alla cattura con grande disappunto dei signori gallaratesi bersaglio delle sue “prediche repubblicane”. Un'altra figura tipica di questo periodo inquieto è quella di Antonio Mazzucchelli, che raggiunse i più alti gradi dell'esercito napoleonico con il quale partecipò alle campagne di Prussia, Spagna, Svezia e Austria. Conclusa l'epopea napoleonica Mazzucchelli riottenne lo stesso grado nell'esercito austriaco e morì a Cassano il 18 gennaio 1845.Lapide murata nel cimitero di Cassano Magnago Ben documentata è la restaurazione postnapoleonica per le rivendicazioni dei nobili e le notificazioni dell'Impero austriaco. Nel 1848 Cassano Magnago offrì per la causa nazionale “410,14 lire austriache oltre ad oggetti preziosi”.
Dal 1849 all'Unità d'Italia
La rivoluzione delle Bandiere Poco prima dell'inizio della Seconda guerra di indipendenza italiana, il 21 marzo 1859 durante l'estrazione chiamata dall'Impero Austro-Ungarico dei soldati di leva, avvenne uno scontro tra i cittadini di Cassano e Gallarate che si azzuffarono con i filo-austriaci di Cardano e Verghera a causa dell'esposizione, da parte di quest'ultimi, della bandiera imperiale austriaca. Lo scontro, vinto dai cassanesi e dai gallaratesi è un segno importante per la storia locale di partecipazione al Risorgimento.
Integrazione nel Regno di Sardegna Dal 23 ottobre 1859 il comune di Cassano Magnago sì unì, assieme alle altre provincie lombarde, al regno di Sardegna smettendo di far parte del regno Lombardo-Veneto.
L'impresa garibaldina L'impresa garibaldina vide in primo piano il cassanese Daniele Carabelli, trombettiere dei Mille a Calatafimi il 15 maggio 1860 citato anche nel Da Quarto al Volturno: " ... suona ancora all'orecchio di chi vi era lo squillo del Carabelli trombettiere dei Carabinieri, che durante il combattimento non cessò un istante di suonare …squilla ancora la sua tromba nella memoria di chi la udì".Lapide commemorativa, vecchia di San Giulio
Un altro garibaldino, Carlo Antognini, si legò a Cassano Magnago seguendo il suocero, l'illustre medico Angelo Dubini già diventato cittadino del comune nel 1878 e successivamente Sovrintendente alle scuole elementari, essendo eletto consigliere comunale nel 1896 e restato in carica 10 anni. Alla sua morte la città gli ha dedicato una via.
Dall'Unità d'Italia alla seconda guerra mondiale Dopo l'Unità d'Italia a Cassano Magnago l'economia agricola, fondata sulla viticoltura e la produzione dei cereali, lasciò il posto allo sviluppo industriale, caratterizzato dall'industria laterizia, sviluppatasi nella nostra zona per opera dell'industriale Eugenio Cantoni, e da una certa diffusione dell'attività orafa.
La trasformazione economica mutò anche il tessuto sociale del paese dando vita a nuove forme di associazione. È del marzo 1873 la fondazione della Società operaia di mutuo soccorso, il cui nome è ancora leggibile sull'esterno dell'ex sede della polizia locale in via Marconi, dove la Società ebbe la sua ultima sede prima dello scioglimento decretato nel 1925 dai fascisti locali. I cattolici, che si trovavano in posizione critica di fronte allo stato liberal-borghese, ma non estraniati dagli avvenimenti politici, diedero vita a San Giulio nel 1896 al locale Comitato Parrocchiale, cui aderirono ventotto membri. I fatti di sangue dei moti di Milano e i decreti di scioglimento delle associazioni cattoliche del generale Bava Beccaris nel maggio 1898 ne provocarono la fine.