Calliroe () è un personaggio della mitologia greca. È una ninfa Oceanina.
Calliroe dà il suo nome alla luna di Giove Calliroe.
Genealogia
Figlia di Oceano Teti, sposò il gigante Crisaore che la rese madre del gigante Gerione.
Da Poseidone divenne madre di Minia.
Da Mane divenne madre di Cotys.
Dal potamoi Nilo divenne madre di Chione.
Da Piranto divenne madre di Argo, Arestoride e Triopa.
Mitologia
Calliroe, assieme a molte altre divinità, assistette inerme al rapimento di Persefone compiuto dal "il forte signore, l'ospite di molti" (Ade).
Nelle Dionisiache si parla di Calliroe come una delle ninfe a cui Eros vuole costruire una "camera nuziale" e la invita ad accettare l'amore di qualcun altro. In questo testo però bisogna fare attenzione alle parole naiade e fontana poiché sono riferite all'acqua dolce mentre questa Calliroe è un Oceanina, quindi una divinità del acqua salata.
Calliroe come modello femminile Il personaggio emerge fra le eroine della mitologia greca perché fornisce un modello di maternità che trova seguito nella tradizione poetica greca a partire dalla poesia arcaica fino alle testimonianze di epoca ellenistica ed inoltre si configura come un modello femminile che tenta di impedire il corso del destino, così come Andromaca nel VI libro dell'Iliade, che implora appassionatamente il marito di non scendere in battaglia e di non lasciare il figlio orfano; oppure la Giocasta di Stesicoro che suggerisce ai figli Eteocle e Polinice un modo per evitare lo scontro fratricidaStesich. fr. 222 b Davies..
Si ha anche l'esempio di Ecuba: Omero nel canto XXIV dell'Iliade si dilunga a descrivere il dialogo fra i due vecchi genitori di Ettore, sul dar seguito o meno alle indicazioni della dea Iris su come formulare la richiesta da porre a Achille per il riscatto del corpo del figlio. La donna, a fronte delle intenzioni dichiarate dallo sposo, l'invita a pregare le divinità perché lo sostengano nell'impresa, cercando di dissuadere il consorte per evitare di perdere anche questo affetto dopo i numerosi figli morti in campo di battaglia. Ecuba però è impotente di fronte alla determinazione di Priamo e deve accettarne la decisioneOmero. Iliade. 24. 209, 289, 296-9. La figura femminile ha qui la funzione di mediatrice diplomatica in una situazione di alta tensione drammatica: più volte Ecuba rammenta al marito che le vicende umane sono sempre strettamente vincolate alle Moire e al rispetto del volere divinoOmero. Iliade. 209-10; 290-5.
Frammento S 13 Nella Gerioneide di Stesicoro il frammento S 13, per quanto esiguo, restituisce il ritratto di una madre disperata che implora Gerione di non battersi con Eracle, ma il figlio non la ascolta e incontrerà il destino di morteStesich. S 15 P.Oxy. 2617 frr. 4 +5 vv. 14-9..
. . .
ep. . . . .io infelice e madre di
maledetti e in modo maledetto soffrendo,
ti supplico Gerione,
se ti ho mai offerto il mio seno
. .. . vv. 6-7 . . . .
per la cara ... rallegra(to?)
(di gioie)
…
str. . . . peplo
. .. . ascolta
In questo frammento il discorso pronunciato da Calliroe rappresenta con molta verosimiglianza l'affetto viscerale della madre per il figlio, esemplificato anche dal lamento di Danae in Sim. fr. 543 PMG, sebbene in contesto diverso e rivolto ad un figlio ancora in fasce.
Note
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Oceanine