Controne è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Geografia fisica Controne è situato alle falde dei Monti Alburni e immediatamente al di sopra del fiume Calore. Rientra nel territorio del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Storia Situato ai piedi dei monti Alburni, deve le sue origini ad un gruppo di "esuli pestani", rifugiatisi nel IX secolo d.C., dopo che l'allora Poseidonia, poi Paestum, fu invasa da un gruppo di Sibariti. Si fermarono dopo 16 miglia, e il loro primo insediamento si ebbe in località "Pezza".

Le monete raffiguranti il dio Nettuno rinvenute sul sito archeologico e i resti ancora visibili di un tempio con pavimenti mosaicati nella località "Pezza", testimoniano una presenza nel periodo ellenico.

Il suo nome, secondo un'interpretazione strettamente filologica, viene fatto derivare dal germanico (longobardo) Gundro-one (già attestato a Farfa nel 785)C. Marcato, s.v. "Controne", in "Dizionario di Toponomastica UTET, Torino, 1990, pp.226-227; secondo l'interpretazione tradizionale, invece, il nome deriva dalla sua posizione e dalla esposizione al sole: Contra – Eljone (dal greco helios che significa sole), ovvero "Di faccia al sole".

In realtà, l'etimo tradizionale del toponimo può avere un'altra interpretazione. Lucido Di Stefano di Aquara, nella sua trattazione del 1781 intitolata Della Valle di Fasanella nella Lucania, per spiegare la toponomastica del luogo, fa riferimento ad una bolla del 1168 di papa Alessandro III, nella quale Controne viene menzionata come: Monistero di San Nicolai Genestrosola, indizio chiaro, per l'autore, che il paese allora non era ancora sorto.

L'erudito spiega che Genestrosola significa Gens extra solem, con riferimento al fatto che il monte (gli Alburni), ostacolando la luce del mattino, rende l'aere meno sana. Dalla corruzione di Genestrosola deriverebbe il nome Controne, da intendersi etimologicamente nel senso di contra solem.

Il "contra solem*, tradizionalmente considerato, su calco greco o latino, l'etimo del toponimo Controne, potrebbe, dunque, non indicare la piena esposizione del paese alla luce del sole, quanto il ritardo con cui esso ne riceve al mattino i primi raggi a causa della sua collocazione geografica. Resta aperto, rispetto a questa proposta interpretativa, il problema della difficile individuazione della collocazione del monastero nel territorio di Controne o della vicina Postiglione.

Il monastero fu fondato dal normanno Guglielmo di Postiglione. Questi ebbe due figli: Tancredi e Guglielmo II. Il feudo andò in eredità al primogenito Tancredi e successivamente ad Alessandrina, figlia di Tancredi, la quale aveva sposato Pandolfo Fasanella, anch’egli di stirpe normanna e appartenente alla famiglia dei Sanseverino.

Pandolfo di Fasanella nel 1246 partecipa alla congiura dei baroni contro Federico II, i quali, in accordo con papa Innocenzo IV, avevano progettato di assassinare l’imperatore e suo figlio Enzo, in modo da eliminare la presenza degli Svevi nel Sud Italia.

Scoperta la trama, Federico si mosse da Grosseto e accorse immediatamente nel Regno, mentre i suoi sostenitori avevano già iniziato ad assalire nel Cilento le rocche dei traditori: Sala Consilina fu occupata, Altavilla Silentina rasa al suolo. Le truppe passarono anche per Controne e, se ebbero rispetto dei monaci, non esitarono a razziare e ad appropriarsi di qualsiasi cosa potesse loro servire. I congiurati si rifugiarono così nel castello di Capaccio, sperando nell'aiuto del Pontefice, ma nel torrido luglio, rimasti privi di acqua, furono alla fine costretti ad arrendersi. Federico fece ben centocinquanta prigionieri.Un agile resoconto della congiura e della conquista del Castello di Capaccio si può leggere in

Le punizioni dei traditori furono esemplari e commisurate alla colpa. Mutilati del naso, delle mani e delle gambe, accecati con un ferro ardente perché non potessero più guardare in faccia il loro signore, gli antichi amici furono trascinati al cospetto dello spietato giudice: Federico li condannò, secondo la lex pompeia, come violenti e li trattò da parricidi. Come tali, avendo operato contro natura, furono giustiziati secondo i quattro elementi di essa: alcuni furono trascinati da cavalli sino a morte, altri bruciati vivi, impiccati, infilati in sacchi di cuoio e gettati in mare (secondo la legge romana dei parricidi: Federico fece per di più introdurre nei sacchi dei serpenti velenosi).

Successivamente vennero confiscati i beni dei Fasanella, tra cui anche Controne, Postiglione, Aquara, Castelluccia, Civita Alburno, Corneto, Pantoliano, Serre ed altri feudi esistenti in zona. Pandolfo di Fasanella si salvò fuggendo a Roma, ospite del papa.

Dopo lo scempio, con l'allontanarsi delle truppe imperiali, immediatamente il Vescovo di Capaccio, Benvenuto, uomo “provvidus” si diede alla ricostruzione della sua diocesi.

Gravemente danneggiata era stata anche la Badia di San Nicola, tanto da costringere i monaci a disperdersi in cerca di nuovi alloggi. Il Presule Capaccese, nel 1258, volle provvedere alla sistemazione di quel cenobio benedettino, risolvendo una vecchia questione feudale sorta con il barone di Postiglione del tempo: il medico salernitano Giovanni da Procida, subentrato ai Fasanella.

Nel mese di settembre dello stesso anno, davanti ai pubblici notai Guglielmo di Capaccio e Baldassarre di Agropoli, il vescovo e il barone raggiunsero un accordo.

Innanzitutto fu trovata una sistemazione decorosa per i monaci benedettini, che momentaneamente si trasferirono nel convento di San Filippo martire e confessore della Castelluccia, nella cui chiesa si trovavano anche le reliquie del santo.

Sulle proprietà del monastero di San Filippo, infatti, vantava diritti la moglie di Giovanni da Procida, per cui si rese necessario ottenere l’assenso del barone per tutta l’operazione del trasferimento e lì stettero per qualche decennio (…provvidit transferre sedem et statum ab ecclesia Sancti Nicolai de Controne ad ecclesiam Sancti Philippi de Castelluccia in qua est corpus Sancti Philippi martiris et confessoris in quo antiquitum monasterium fuisse fertur…).

Con la battaglia di Benevento nel 1266 Carlo I d’Angiò (guelfo) sconfigge le truppe (ghibelline) di Re Manfredi. Pandolfo di Fasanella, approfitta della situazione, scende in aiuto degli Angioini e con la vittoria rientra in possesso di tutti i suoi beni, tra cui anche la Terra di Controne.

Nel 1283 Pandolfo muore, privo di eredi diretti, la baronia di Fasanella fu prima avocata alla corona e successivamente assegnata dal re a Tommaso Sanseverino, Conte di Marsico.

Fra i beni assegnati al Conte, però, non vi rientra Controne. Infatti, tra il 1275 e il 1286 l'abbazia di San Nicola è sotto la giurisdizione del vescovo di Capaccio: Pietro, che è anche abate di Controne.

La chiesa di San Nicola è di matrice Benedettina, ha fatto parte del complesso Badiale Nullius e come tale ha costituito un ente religioso autonomo, non soggetto ad alcuna autorità vescovile. Gli Abati Mitrati infatti, erano di nomina esclusiva del Pontefice. Il Vescovo di Capaccio aveva la prerogativa soltanto di: “esaminare e conferire gli Ordini Sacri a coloro che vi ascendono”. Testimone ne è una lastra di marmo del 1727 ubicata in sagrestia, in cui a seguito di un contenzioso tra il Vescovo di Capaccio e l'abate Fabrizio di Capua, papa Benedetto XIII con una bolla interviene a favore di quest'ultimo (foto 1).

Nel 1298 Tommaso Sanseverino, Conte di Marsico e Contestabile del Regno, cede al nuovo abate di San Nicola un territorio denominato "Lanzo" «che frammezza tra gli confini di Castelluccia e Controne col jus di formare un cannezzo per uso di pesca alla parte del Ponte, ch'è sul fiume Calore.»

I benedettini ressero la Badia fino al 1477. Da questa data il monastero mantenne tutte le prerogative e i titoli, ma spesso sarà governato da un abate commendatario, al quale spetta solo la rendita che il convento produce, mentre l'autorità sui monaci è esercitata dal priore. L'abate commendatario generalmente non risiede nel monastero. L'abbazia di San Nicola ne annovera parecchi, alcuni indossarono anche la berretta vescovile o cardinalizia come il cardinale Antonio Carafa; il cardinale Bernardino Scotti; il cardinale Pier Luigi Carafa; mons. Fabrizio de Capua arcivescovo di Taranto e poi di Salerno e il cardinale Scipione Borghese.

Nel 1433 il re di Napoli Alfonso I d'Aragona concede i Contadi di Capaccio, Castelluccia, Controne ed altri ad Americo Sanseverino, signore di Montesano, Padula, Laurino e di altri feudi.

I suddetti feudi passarono successivamente a Guglielmo Sanseverino terzogenito di Americo, ma ne fu privato in quanto ribelle al re di Napoli Ferrante I d’Aragona per aver partecipato alla nuova congiura dei baroni. Infatti, il re Ferrante, aspirava ad una modernizzazione dello stato e ad una riforma fiscale che avvantaggiasse le amministrazioni comunali chiamate Università, a discapito dei diritti feudali dei baroni e della Chiesa. I baroni mal sopportarono tale riforma e non erano disposti a perdere privilegi consolidati nel tempo.

La definitiva conclusione di questo movimento si ebbe nel 1487 nel Castel Nuovo di Napoli, precisamente nella sala dei baroni, dove furono invitati tutti i più importanti signori del Regno con la scusa di celebrare le nozze della nipote del Re. In realtà questa era una trappola: i baroni furono arrestati e condannati a morte.

Successivamente divenne signore di Controne e di Castelcivita Francesco D’Alitto, il quale appoggiò la politica francese di Francesco I e di papa Clemente VII, in contrasto con gli interessi e le mire espansionistiche dell’imperatore Carlo V d’Asburgo.

Papa Clemente VII, infatti, nel 1527, per sfuggire al sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi si era rifugiato in Castel Sant'Angelo; il D'Alitto insieme ad altri si spese per liberare il Sommo Pontefice. A causa di ciò, però, perse il feudo di Controne, il quale il 20 giugno 1527 andò a Ferdinando Vitelli, capitano di leva della Castelluccia, per ricompensarlo delle spese di guerra effettuate a favore di Carlo V.

Per questo passaggio di potere molto si prodigò il principe di Orange, viceré dell’Imperatore a Napoli: l’investitura comprendeva la concessione della bagliva (dazi e bolli per bilance, stadere) dogana (dazio di passaggio) fida (tassa di pascolo) ecc.

La famiglia Vitelli si tramanderà il feudo in eredità con Camilla, Diego, Gerolamo, fino a Biagio Vitelli (1694); successivamente passa al cavaliere Ruggiero Cavaselice, il quale riceve il feudo dalla dote della moglie, Maddalena Manganaro, erede della famiglia Vitelli.

Dal 1700 in poi Controne passa al Duca di Postiglione Marcantonio Garofalo: la sua presenza è attestata anche da uno stemma di famiglia inciso su pietra, raffigurante due leoni rampanti che reggono tra le zampe due garofani. Lo stemma è ubicato nel palazzo baronale, ora palazzo comunale. (Foto:2)

Nel 1752 Carlo di Borbone faceva realizzare a Persano il Real Casino di Caccia. Il re negli anni successivi pensò di ampliare la tenuta, per avere più spazio per la sua attività venatoria. I feudi di Controne e Postiglione furono scelti per assolvere questo scopo (1759).

Il 20 settembre 1759 lUniversità di Controne venne apprezzata, cioè stimata, da uomini illustri fedeli al Re e al Duca. Quest'ultimo cedeva i suddetti feudi e riceveva in cambio quelli di Bonito, Teverola e Isola di Morrone, tutti facenti parte del Principato Ultra.Apprezzo Controne nell'atto del notaio Giovanni Ranucci di Napoli, in A. Capano, Controne. Note storiche, Alburnia-3, Arci Postiglione, 1993, p. 83.

Il 20 gennaio 1760 Controne diventa Regia Terra. Intanto il Re nel 1759 lascia Napoli per il trono di Spagna, con il nome di Carlo III, e cede a suo figlio Ferdinando di 8 anni il sud Italia.