Fu una figura di spicco del Risorgimento e collaboratore di Camillo Benso di Cavour nel periodo in cui quest'ultimo fu presidente del Consiglio del Regno di Sardegna e del Regno d'Italia. In questa mansione favorì l'avvicinamento della Francia al Piemonte consentendo nel 1859 l'alleanza sardo-francese che porterà alla seconda guerra d'indipendenza contro l'Austria. Dopo la vittoria trattò con Napoleone III l'acquisizione delle province dell'Italia centro-settentrionale in cambio di Nizza e Savoia, organizzando alcuni dei plebisciti risorgimentali.

Ambasciatore a Parigi, nel 1870, durante la guerra franco-prussiana, sostenne la neutralità dell'Italia favorendo la presa di Roma. Ambasciatore a Vienna favorì le buone relazioni dell'Italia con l'Austria, entrambe firmatarie, con la Germania, della triplice alleanza. Rifiutò diverse volte, nel 1885, nel 1887 e nel 1890, la nomina a ministro degli esteri. Fu un attento e apprezzato studioso di filologia, con particolare riguardo all'area piemontese.

Biografia Origini e formazione (fino al 1851)

Costantino Nigra nacque, primogenito, in una famiglia della media borghesia della provincia di Torino. Il padre, Ludovico (1785-1865), era ufficiale medico al seguito delle armate napoleoniche durante la campagna di Germania del 1813. Di idee liberali, prese parte, nel contesto dei moti del 1820-1821, all'insurrezione piemontese. La madre, Anna Caterina Revello (1794-1866), era invece figlia di un notaio e nipote dell'orientalista Giovanni Bernardo De Rossi. A quest'ultima parentela si deve, probabilmente, la predisposizione per le lingue di Costantino; che ebbe quattro fratelli, dei quali solo due sopravvissero alla tenera età: Virginia (1830-1910) e Michelangelo (1833-1893). Costantino frequentò le elementari al paese natio per poi seguire i corsi di una scuola religiosa a Cuorgnè. Nel 1845 conseguì il diploma a Ivrea.

Nello stesso anno si trasferì a Torino per studiare, grazie ad una borsa di studio, giurisprudenza. Allo scoppio della prima guerra d'indipendenza, nel 1848, partì a 20 anni, volontario in una compagnia di bersaglieri assieme ad altri studenti torinesi, al comando di Francesco Cassinis (1815-1855). Costantino combatté all'assedio di Peschiera, alla battaglia di Santa Lucia e a quella di Custoza, durante la quale, il 22 luglio, fu ferito al braccio e alla mano destri. Rientrò pertanto a Torino. Durante la convalescenza frequentò il salotto della scrittrice Olimpia Rossi Savio. Riprese man mano l'uso dell'arto ferito e il 3 luglio 1849 si laureò in giurisprudenza con il punteggio di 41/50. Due anni dopo partecipò al concorso per essere assunto al Ministero degli Esteri del Regno di Sardegna.

I Vegezzi Ruscalla (1852-1855) Vinto il concorso per l'ingresso come impiegato al Ministero degli Esteri, Nigra si distinse subito per il suo zelo, tanto da essere notato dal presidente del Consiglio Massimo d'Azeglio che lo volle al suo fianco per sbrigare con ordine e solerzia le sue pratiche di segreteria. Tuttavia Nigra ebbe modo di mettere in risalto anche le sue capacità poetiche, visto che, al matrimonio della figlia di D'Azeglio, Alessandrina (1834-1884), compose dei versi che furono apprezzati da Alessandro Manzoni, nonno della sposa. In quel periodo Nigra si interessò anche a quella che sarebbe diventata la sua più grande passione dopo la politica: la filologia. Questi suoi interessi lo introdussero in un ambiente di intellettuali che favorì la sua carriera. Fra gli altri conobbe il marchese Giovenale Vegezzi Ruscalla, glottologo e funzionario del Ministero degli Esteri.

Intanto, nel 1852, D'Azeglio si era dimesso e a lui era subentrato il conte di Cavour. Proseguendo la sua attività di impiegato, grazie a Vegezzi, Nigra riuscì a pubblicare sulla rivista Il Cimento alcuni suoi articoli come Il clima e il carattere delle nazioni e Le origini scandinave della Nazione inglese, nonché, nel 1854, un'anteprima di quella che sarà la sua opera più famosa: Canti popolari del Piemonte. La frequentazione di Vegezzi consentì a Nigra di conoscerne la figlia, Emerenziana (1837-1911), che sposò il 17 dicembre 1855 nell'antica chiesa di San Vito a Torino, ciò che gli permise di entrare a far parte dell'ambiente aristocratico piemontese.

Collaboratore di Cavour (1855-1861)

Anche Cavour, come D'Azeglio, apprezzava le doti di segretario di Nigra. Quando si trattò, quindi, di partire per il congresso di Parigi del 1856, per raccogliere i frutti della partecipazione piemontese alla guerra di Crimea, Cavour pensò a Nigra come suo segretario particolare. L'esperienza dovette essere positiva, perché al ritorno a Torino, Nigra fu insignito della croce di Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e fu promosso viceconsole. Iniziò così la collaborazione di Nigra con Cavour, un legame che sfocerà presto nell'amicizia.

La diplomazia parallela Durante il congresso di Parigi, Cavour aveva ottenuto la collaborazione di Virginia Oldoini, contessa di Castiglione. La donna, riconosciuta di grande avvenenza, venne impiegata come agente segreto, allo scopo di condizionare la politica francese, divenendo presto l'amante dell'imperatore Napoleone III. A Nigra fu affidato il compito di consigliare e sorvegliare la contessa. In quello stesso periodo, nel 1857, Nigra ebbe anche il suo primo incarico diplomatico, fornendo alla delegazione piemontese le istruzioni che doveva seguire per le trattative sui confini della Bessarabia.

Contestualmente, eseguendo il metodo di Cavour dei binari diplomatici paralleli, fece amicizia con il principe Gerolamo Bonaparte, cugino di Napoleone III, e con Henri Conneau, l'influente, amico e medico personale dell'imperatore francese. Il 2 aprile 1857, però, Napoleone III fu preso di mira in un attentato mentre lasciava l'appartamento della contessa di Castiglione. L'imperatore rimase illeso, ma lo scandalo coinvolse la corte che ottenne l'allontanamento della Castiglione da Parigi.

L'avvicinamento alla Francia Concentrato nell'obiettivo di eliminare l'influenza dell'Austria sull'Italia, Cavour diede disposizioni a Nigra di tastare il terreno per un suo incontro con Napoleone III. Lo scopo di Cavour era quello di stringere un'alleanza con la Francia, assieme alla quale il Regno di Sardegna sarebbe sceso in guerra contro l'Austria cacciandola dall'Italia settentrionale. Nigra, consapevole che il ministro degli Esteri francese Alexandre Colonna Walewski era nemico del progetto e che l'ambasciatore piemontese a Parigi Salvatore Pes di Villamarina non sembrava all'altezza della situazione, scavalcò entrambi e trattò i termini dell'incontro con l'amico di Napoleone III, Conneau.

Nonostante il 14 gennaio 1858 Napoleone III sfuggisse a un attentato dell'italiano Felice Orsini, Nigra riuscì, attraverso Conneau, a convincere l'Imperatore che se non avesse sostenuto l'ideale patriottico di Cavour, in Italia settentrionale sarebbe scoppiata una rivoluzione che avrebbe coinvolto anche la Francia, mettendo a rischio l'esistenza del Secondo impero. Così, il 7 maggio 1858, Nigra chiese formalmente a Napoleone III di incontrare Cavour. L'imperatore accettò e i due statisti posero le basi dell'alleanza il 21 luglio nell'incontro di Plombières. Terminato l'incontro, Cavour indicò in Nigra l'unica persona con la quale la Francia avrebbe dovuto segretamente trattare i termini dell'alleanza.

L'alleanza franco-piemontese

La prima volta che Nigra incontrò Napoleone III per i negoziati sull'alleanza fu il 31 agosto 1858. Si discusse del casus belli che si doveva trovare che giustificasse la dichiarazione di guerra all'Austria. Vennero confermate le soluzioni territoriali emerse durante l'incontro di Plombières: un Regno dell'Alta Italia guidato dai Savoia, uno Stato Pontificio, e un Regno delle Due Sicilie possibilmente a guida francese. In cambio Napoleone III chiedeva le contee di Nizza e Savoia oltre al matrimonio del principe Gerolamo con la figlia di Vittorio Emanuele II, Maria Clotilde di Savoia. Quest'unione doveva servire a stabilire un legame dinastico fra le due famiglie e si dimostrerà, così come paventato da Nigra a Napoleone III a Saint-Cloud il 30 settembre, forse l'ostacolo più arduo da superare. Non era infatti scontato che Maria Clotilde accettasse, né che Vittorio Emanuele II desse il consenso.

Un altro ostacolo che si frappose durante le trattative fu la richiesta francese di far pagare al Regno di Sardegna le spese della spedizione. La questione, che venne trattata da Nigra e Napoleone III il 13 dicembre, fu rinviata a future negoziazioni. Qualche giorno dopo i due discussero anche del discorso che avrebbe dovuto fare Vittorio Emanuele II in Parlamento per preparare l'Italia alla guerra e il testo abbozzato da Cavour fu modificato da Napoleone III. Finalmente, intanto, Maria Clotilde dava l'assenso al matrimonio e, nonostante il ministro Walewski fosse contrario, l'alleanza era ormai cosa fatta. Il 13 gennaio 1859 Nigra e il principe Gerolamo partirono da Parigi e il 30 quest'ultimo sposò a Torino Maria Clotilde. Nei giorni precedenti era stato firmato il trattato di alleanza sardo-francese. Esso prevedeva la cessione da parte del Piemonte delle contee di Nizza e Savoia, il pagamento (da definirsi) da parte del futuro Regno dell'Alta Italia delle spese della spedizione francese, e il comando dell'esercito alleato a Napoleone III.

La seconda guerra d'indipendenza

Dopo un primo momento in cui sembrò che Walewski fosse riuscito a convincere Napoleone III che si poteva risolvere la questione italiana con un congresso tra le grandi potenze, a venire in aiuto agli interventisti fu il governo austriaco che, il 20 aprile 1859, intimò al Piemonte di smobilitare l'esercito o sarebbe stata la guerra. Cavour si rifiutò di disarmare e il 27 scoppiava la seconda guerra d'indipendenza. Nigra veniva intanto promosso console, con il compito di rifornire di approvvigionamenti l'esercito francese in marcia verso il Piemonte. Successivamente Napoleone III gli chiese di partire per la Toscana e lì attendere lo sbarco di un contingente di forze francesi comandate dal principe Gerolamo che avrebbe dovuto prendere possesso del granducato. Cavour, invece, diede segretamente disposizioni a Nigra di preparare l'annessione del granducato al Regno di Sardegna. Il principe Gerolamo non si oppose al piano di Nigra e Cavour; tanto che, alla notizia, Napoleone III s'infuriò.

Per evitare lo scontro con l'imperatore, Cavour temporeggiò con gli annessionisti toscani capeggiati da Bettino Ricasoli e fece partire Nigra per la Legazione pontificia delle Romagne, dove un analogo movimento annessionista aspettava di essere organizzato. Intanto, però, Napoleone III e l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe avevano firmato l'11 luglio l'armistizio di Villafranca, poi ratificato da Vittorio Emanuele II. Le clausole stabilivano il passaggio al Regno di Sardegna della sola Lombardia e Cavour, molto amareggiato, diede le dimissioni. La guerra era terminata e a Nigra fu concesso un congedo di due mesi.

L'assetto dell'Italia e la nomina ad ambasciatore

Nonostante il congedo, Nigra fu subito richiamato in servizio e inviato a Zurigo per seguire la conferenza di pace tra Francia, Austria e Regno di Sardegna, nella quale si decise il futuro assetto dell'Italia centro-settentrionale. Alla conferenza, il cui trattato prenderà il nome di Pace di Zurigo, furono sostanzialmente confermate le decisioni dell'armistizio di Villafranca. Nigra era al seguito del delegato piemontese Luigi des Ambrois de Nevache. Il suo lavoro gli valse la promozione a Incaricato d'affari. Questa la comunicazione del ministro degli Esteri Giuseppe Dabormida: