Il Casato di Paternò è una famiglia principesca siciliana, tra le più importanti e antiche dell'aristocrazia italiana. Fondata nel XI secolo, è una delle quattro famiglie siciliane con più di mille anni di storia. La famiglia Paternò ha anche una particolare ascendenza, originando da tre case sovrane e reali. Per via maschile, e secondo la tradizione (deducibile ma non verificabile),Anche se il legame Paternò - Barcellona è documentato da molteplici fonti (quali studi antichi, enciclopedie ecc.) e, molti elementi (come lo stemma omonimo e pitture), portano alla medesima conclusione, la genealogia verificata dei Conti di Barcellona e di Besalù (Medieval Lands, Fundation for medieval genealogy) non menzionano nessun Robert d'Embrun e, per questo, non si può certificare il suo collegamento con questa casa sovrana. è un ramo cadetto dalla casa sovrana di Barcellona (divenuti anche Re d'Aragona). Per via femminile invece, proviene dagli AltavillaDiscendenza tramite due matrimoni. Il primo, tra Costantino I Paternò, figlio di Roberto d'Embrun (capostipite dei Paternò), che (probabilmente) sposa Maria dei conti Paternò, nipote del gran conte di Sicilia Ruggero e figlia di Flandinia Altavilla e di Ugone di Circea. Il secondo matrimonio fu contratto tra Costantino II Paternò e Matilde dell’Aquila, Drengot ed Altavilla, contessa di Avenel, e pronipote del gran conte Ruggero II. (Re di Sicilia) e dai ProvenzaTramite il ramo Barcellona-Provenza: La Casa di Provenza si era estinta nella Casa di Barcellona tramite molteplici matrimoni tra la fine del X e l'inizio del XII secolo, conferendo a loro i suoi titoli e feudi. Per i Paternò, il matrimonio importante è il primo e quello del 992 tra Bernardo Tagliaferro (?-1020), conte di Besalù e membro della Casa di Barcellona e Toda (980-1020), una presunta figlia di Guglielmo I di Provenza e quindi Contessa di Gap, Forcalquier e d'Embrun. Da questo matrimonio nasce Enrico, da cui Guglielmo da cui Roberto d’Embrun (fondatore dei Paternò). Che Toda fosse la figlia Guglielmo I di Provenza è un'ipotesi discussa da Europäische Stammtafeln, volume II, tavola 187. La tesi è rafforzata dal fatto che il titolo di Roberto era conte d’Embrun, uno dei titoli di Guglielmo I di Provenza che passò per un periodo (insieme a quello di Gap) ai discendenti di Toda. Il titolo di conte di Forcalquier andò invece a Guglielmo Bertrando, come visibile dal Cartoulaire de l'abbaye de Saint-Victor de Marseille, tome II.Secondo Europäische Stammtafeln, volume II, tavola 187, Toda sarebbe la figlia di Guglielmo I di Provenza. È stato ipotizzato che fosse la via attraverso la quale l'esotico nome bizantino Costanza, forma femminile di Costantino, entrò in Spagna. Bosone II di Provenza (padre di Guglielmo I di Provenza e quindi presunto nonno paterno di Toda) aveva sposato Costanza, figlia di Carlo Costantino di Vienne che era, a sua volta, figlio di Ludovico il Cieco (Re d’Italia, di Provenza e Imperatore del Sacro Romano Impero) e di Anna di Costantinopoli, figlia di Leone VI il Saggio (Imperatore Bizantino). Guglielmo I di Provenza sposò Adelaide d'Angiò quindi sia Adelaide che Constanza sono nel pool di nomi della sua famiglia (tramite sua moglie e sua madre). Ora le figlie di Bernardo Tagliaferro e Toda si chiamarono Adelaide, Garsenda e Costanza, cosa che spiegherebbe perché Toda fosse la figlia di Guglielmo I. (Re d'Italia, Imperatori del Sacro Romano Impero e discendenti, a loro volta, dai Carolingi,Lotario II, re di Lotaringia e pronipote di Carlo Magno (Re dei Franchi) sposa Teutberga della Casa di Provenza, da cui nasce Berta di Lotaringia (Carolingia) che sposa, a sua volta, Tebaldo d'Arles (della Casa di Provenza). Da questo matrimonio, nasce Bosone d'Arles, da cui Rotboldo I di Provenza, da cui Bosone II di Provenza, padre di Guglielmo I di Provenza (trisavolo di Roberto d'Embrun, fondatore dei Paternò). un tempo Re dei Franchi). Queste ascendenze permettono ai Paternò di risalire fino a prima dell'VIII secolo.

Il casato dei Paternò ha dato viceré,Il viceré Scimenez ottenne per la famiglia Paternò il perpetuo dominio di Minorca. presidenti del Regno, strategoti di Messina (la seconda carica del Regno di Sicilia), vicari generali del Regno, innumerevoli senatori e ambasciatori a re e pontefici, Cardinali, Arcivescovi,Gualterio I Paternò, Arcivescovo di Palermo (1113) da Bolla Apostolica inviata da Papa Pasquale II; Antonio Giuseppe Paternò dei Baroni di Imbaccari (1652-1728), nominato Arcivescovo di Lanciano (1719) da Papa Clemente XI ecc. Vescovi,Jaime Paternò dei Baroni della Terza Dogana, Vescovo di Malta (1447) su nomina di Papa Eugenio IV; Bernardino Paternò dei Barone del Pantano Salso Vescovo di Malta (1455); Vincenzo Paternò (1623-1678), I Barone di Regalcaccia e Spinagallo, VIII Barone di Raddusa e Destri, Vescovo di Patti (1678); Don Francesco di Paola dei Marchesi di San Giuliano (1736-1810), Vescovo Titolare d’Europo; ecc. rilevanti mecenatiIgnazio Paternò Castello (vedi Museo Biscari), importanti uomini politici e cavalieri che hanno combattuto su molti campi di battaglia storiciAlcuni esempi includono:

Cypres (linea spagnola Paternoy) nel 1429 aiutò ad espugnare la fortezza di Deca conquistando cinque castelli (Jerónimo Zurita y Castro, "Anales de la Corona de Aragon", libro XIII, cap. 55, foglio 188 e cap. 58, foglio 192); Francesco Paternò fu maestro di Campo del re Alfonso, nel 1444; Giovan Francesco Paternò di Raddusa fu capitano d’armi al servizio dell’imperatore Carlo V, partecipò alla campagna di Tripoli nel 1509, combatté nelle Fiandre contro Francesco I di Francia, e ricevette infine l’incarico della difesa dell’isola di Malta dal viceré Pignatelli. Giovan Filippo Paternò fu giudice della Magna Curia nel 1537, regio consigliere, e che il 10 giugno 1530 salpò dal porto di Messina con l’incarico di commissario imperiale per la consegna dell’isola di Malta al Gran Maestro dei Cavalieri Gerosolimitani; Ugo Paternò di Raddusa fu capitano d’armi che combatté a Lepanto nel 1571 e che fu deputato del Regno nel 1585/88; Hugo (linea spagnola Paternoy) fu ammiraglio dell'Invincibile Armata Spagnola (1588); Michele Paternò di Raddusa, fu ammiraglio della squadra navale del Sovrano Ordine di Malta dal 1743, di cui resse poi il gran priorato di Messina dal 1773 al 1795 (per esempio Aquisgrana, Tunisi, Fiandre, Malta, Sicilia, Napoli, LepantoStocchi, R. in “Italia Reale”, Aprile 2001 narra: «Quattrocentotrenta anni fa, il 7 Ottobre 1571, la flotta cristiana, sotto il comando di Don Giovanni d'Austria, figlio naturale dell'Imperatore Carlo V e fratellastro del Re di Spagna Filippo II, nelle acque di Lepanto sconfiggeva la flotta musulmana. Erano Italiani l'80% degli equipaggi e delle navi, e numerosi comandanti. Marcantonio Colonna comandava la squadra pontificia; Sebastiano Veniero comandava la flotta veneziana; Andrea Doria comandava la flotta genovese. Nella battaglia si distinsero anche ….. i siciliani Ugo Paternò, Rinaldo Naro, Carlo Marello……». ecc.).

Nella loro storia, i Paternò hanno posseduto più di 170 feudi principali (fra principati, ducati, baronie, ecc.) con il privilegio del mero e del misto imperio su quarantotto di questi e, nella Mastra NobileMastra Nobile di Catania (indirettamente organo governativo della città), essa era iscritta come la famiglia più antica, al punto da poterne escludere chiunque non le fosse gradita. Inoltre, in Spagna, i Paternò godettero anche del significativo privilegio di non potere essere mai sottoposti a prigionia o pena, se non per oltraggio a Dio e tradimento del Re.Jerónimo Zurita y Castro, Anales de la Corona de Aragon, libro IX, cap. 3, foglio 284; libro XIII, cap. 55, foglio 188 e cap. 58, foglio 192; libro XVI, cap. 8, foglio 10 e foglio 58; Libro XVII, foglio 131; Libro XVIII, foglio 153; Libro XX, foglio 341. Alla fine del feudalesimo nel XIX secolo, la famiglia aveva conservato la proprietà di "80.000 ettari di territorio" e il diritto a "cinque seggi ereditari nel Parlamento Siciliano", di più cioè di qualunque altra famiglia del Regno, sia di Napoli sia di Sicilia.Cinque (Biscari, Carcaci, Capizzi, Manchi e Marianopoli, Villasmundo), contro i quattro dei Branciforte, tre dei Gravina e dei Ventimiglia, e due dei Moncada. Vedi e F. Carcaci, I Paternò di Sicilia, p. XXIII. Essa possedeva inoltre «undici fra città e terre in vassallaggio, con circa 20.000 sudditi, ventisei feudi con il mero e misto imperio ed un’infinità di feudi piani e beni allodiali di ogni sorta, come tenute, ville, palazzi».

I suoi membri sono anche stati insigniti di molti simboli importanti dell'antica cavalleria come Cavalieri del Cingolo Militare (fondato dal gran conte Ruggero), Cavalieri dello Speron d'Oro, Cavalieri dell’Ordine di San Giacomo della Spada, Cavalieri dell'Insigne e reale ordine di San Gennaro, Cavalieri d'Alcántara, e Cavalieri dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio. I Paternò sono stati anche decorati con il collare dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata e, in quanto più volte pretori di Palermo, sono stati anche grandi di Spagna per carica. All'inizio del XV secolo,Gualterio Paternò (1381-1432), V barone del Burgio, I barone di Imbaccari, I barone dei Porti e delle Marine di Val di Noto, I barone del Portolonato di Girgenti, I barone dei Supplimenti di Mazzara, Trapani e Sciacca e ambasciatore degli Aragona presso papa Martino V fu il primo cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta (vedi Francesco Paternò Castello di Carcaci, I Paternò di Sicilia, Catania, 1935) sono entrati a far parte del Sovrano Militare Ordine di Malta, a cui hanno dato un luogotenente di gran maestro, un gran cancelliere, tre Gran PrioriFrà Michele Maria Paternò di Raddusa, eletto Gran Priore di Messina nel 1773; frà Francesco Paternò Castello di Carcaci, eletto Gran Priore di Lombardia nel 1780; [https://www.ordinedimaltaitalia.org/gran-priorato-di-napoli-e-sicilia/article/gran-priori-di-napoli-e-sicilia frà Renato Paternò di Montecupo], eletto gran priore di Napoli e Sicilia nel 1994. e un gran numero di cavalieri e dame.

Alla famiglia appartiene o è appartenuta una serie di dimore storiche (tra cui Palazzo Paternò Castello di Biscari, Palazzo Paternò Castello di San Giuliano, Palazzo Paternò di Manganelli, Palazzo Paternò del Toscano,Palazzo Paternò del Toscano Palazzo Paternò di Montecupo e San Nicola, Palazzo Asmundo Paternò di Sessa, Castello dei Biscari,Castello dei Biscari Villa Paternò di Spedalotto, eccetera) situate prevalentemente fra Catania, Palermo, Caserta e Napoli.