Lo U.S. Submachine Gun, Caliber .45, M3Iannamico, Frank, The U.S. M3-3A1 Submachine Gun, Moose Lake Publishing, ISBN 0-9701954-4-3, ISBN 978-0-9701954-4-9 (1999), pp. 14, 22-24, 34-39, 44-46, 54-55, 59-63, 67, 73-74 (nota anche come M3 Grease Gun ovvero ingrassatore per la somiglianza all'attrezzo)Ingram, Mike: The MP40 Submachine Gun, page 85. Zenith Imprint, 2001. fu un mitra calibro .45 ACP/9 × 19 mm Parabellum adottato dallo United States Army il 12 dicembre 1942.
Intesa come rimpiazzo per il mitra Thompson M1A1, la M3 e la sua evoluzione M3A1 cominciarono la sostituzione negli ultimi mesi del 1944 ma la scarsa produzione e i vari ritardi nell'applicare i cambiamenti richiesti fecero sì che l'arma venisse scarsamente impiegata durante la seconda guerra mondiale, trovando impiego invece nella guerra di Corea e nella guerra del Vietnam.
Storia
Nel 1941 la U.S. Army Ordnance Board notò l'efficacia dei mitra impiegati in Europa, in particolar modo rimase colpita dal tedesco MP 40 dall'italiano Mab 38 e dallo Sten (tutti in 9 mm Parabellum) e decisero quindi di iniziare lo sviluppo di qualcosa di affine al mitra britannico nell'ottobre del 1942. L'Ordnance Department richiese all'esercito l'invio di una serie di requisiti per la nuova arma, ma ricevette invece due liste separate di requisiti dalla fanteria e dalla cavalleria per un'arma da spalla che potesse sparare sia in modalità semiautomatica che totalmente automatica camerata per le cartucce .45 ACP o .30 Carbine.
Le due liste di requisiti vennero riviste e corrette all'Aberdeen Proving Ground. Si richiedeva un'arma interamente in metallo stampato (come d'altro canto lo erano l'MP 40 e lo Sten), camerata per il .45 ACP, progettata per una produzione economica e rapida, con selettore di fuoco a tre posizioni, un otturatore abbastanza pesante da garantire un rateo di fuoco inferiore ai 500 colpi al minuto e la capacità di piazzare il 90% dei colpi sparati in piedi in automatico su un bersaglio quadrato di 186 cm di lato a 50 m di distanza. La comparazione sarebbe stata con il già esistente M1928A1 Thompson.
George Hyde della Inland Division (General Motors) fu incaricato di progettare l'arma, mentre Frederick Sampson (capo ingegnere alla Inland) sarebbe stato responsabile della messa a punto dei macchinari di produzione. I requisiti iniziali (per l'arma designata T15) dell'8 ottobre 1942 furono modificate per rimuovere il fuoco semiautomatico e permettere l'installazione di un kit di conversione dal .45 ACP al 9 mm Parabellum. La nuova arma avrebbe assunto la designazione T20.
Cinque prototipi della T20 in .45 ACP furono prodotti dalla General Motors per le prove. Nel primo test l'arma superò la prova di precisione con un punteggio di 97/100. Nel test di resistenza l'arma sparò proiettili (con bossolo in ottone) con solo due malfunzionamenti (mancata alimentazione da caricatore). Altri quattro rami delle forze armate testarono l'arma e tutti riportarono problemi di alimentazioni dovuti non all'arma ma al caricatore.
Il T-20 fu definitivamente approvato dalla U.S. Ordnance per la produzione per la Guide Lamp (divisione della GM) nel dicembre 1942 con la denominazione U.S. Submachine Gun, Caliber .45, M3. La Guide Lamp produsse armi tra il 1943 e il 1945. Nonostante i problemi riscontrati con l'alimentazione dal caricatore, non furono apportate modifiche al design originale.
La produzione di armi in 9 mm ammonta a circa unità.Cadiou, Yves, and Richard, Alphonse, Modern Firearms, Secaucus, NJ:Chartwell Books, ISBN 0-89009-317-2 (1977), p. 210 Gli originali, identificabili dalla marcatura U.S. 9 mm S.M.G. sul fianco, furono consegnati all'OSS nel 1944. Altri arsenali produssero invece parti necessarie alla conversione dal .45 ACP al 9 mm ma in numeri molto limitati.Iannamico, pp. 122-123 Sebbene fossero previsti inizialmente kit di conversione, l'ordine venne drasticamente ridotto a 500 esemplari nel dicembre 1943 e nonostante questo pochissimi kit furono effettivamente prodotti. I kit comprendevano una canna da 9 mm, un nuovo otturatore (con annesse molle di recupero) e un adattatore (prodotto in Gran Bretagna) da montare sull'arma per usare i caricatori dello Sten britannico. Dato che i sistemi di mira non venivano modificati nella conversione, l'arma in 9 mm sparava clamorosamente alto a 100 m, e nonostante questo il problema non venne reputato compromettente. Sempre l'OSS ordinò anche armi in calibro .45 dotate di silenziatore integrale (progettato dai Bell Laboratories). La Guide Lamp avrebbe prodotto le canne forate per le armi mentre la High Standard avrebbe prodotto le meccaniche dell'arma e si sarebbe occupata dell'assemblaggio.Iannamico, pp. 106-107 Ad oggi, si stima che il silenziatore Bell avrebbe avuto un'efficacia pari all'80% di quella dello STEN Mk.II/S.Iannamico, p. 108
Dato l'abbondante uso dello stampaggio, l'uso di rivetti e di saldatura a punti, la M3 non era facilmente riparabile sul campo, né venivano prodotte parti di ricambio, rendendo quindi l'arma de facto una "usa e getta".Dunlap, Roy, Ordnance Went Up Front, Samworth Press (1948), p. 3002nd Ranger Battalion, World War II Living History Group, M3A1 Submachine Gun Dunlap. p. 3002nd Ranger Battalion, M3A1 Submachine Gun Nel 1944, tuttavia, una grave carenza nella produzione delle armi, spinse le fabbriche a produrre parti di ricambio per il campo in modo da sopperire alla mancanza di nuovi M3 e rendere utilizzabili armi danneggiate.2nd Ranger Battalion, World War II Living History Group, M3A1 Submachine Gun. Retrieved on September 19, 2008.
Subito dopo l'introduzione in servizio attivo, cominciarono ad arrivare le prime lamentele sull'arma, in primis legate al mancato funzionamento della leva di armamento di alcune armi. Un'indagine approfondita rivelò notevoli problemi progettuali nella leva di armamento, oltre a problemi relativamente minori legati alla deformazione dei mirini o alla ritenzione della canna in posizione. Il risultato fu l'introduzione di una serie di modifiche, tra cui una migliore tempratura del metallo dell'arma, un nuovo estrattore, migliori blocchi per la canna e rivetti di rinforzo inseriti proprio al di sotto delle mire dell'arma. Altre lamentele giunsero per il frequente rilascio accidentale del caricatore dell'arma o per la mancata ritenzione del calcio in posizione ritratta, e si decisero quindi altri due interventi al progetto dell'arma da applicare a partire dal 31 agosto 1944. I due cambiamenti comprendevano uno "scudo" attorno al rilascio del caricatore per proteggerlo da urti o pressioni involontarie e una barra tra le due aste del calcio retrattile per prevenirne lo scorrimento accidentale.
Nel dicembre 1944 le richieste di una semplificazione dell'arma portarono all'introduzione della variante M3A1, di cui furono prodotti esemplari prima della fine del conflitto.
La speranza originale era che l'M3 avrebbe gradualmente portato alla totale sostituzione del Thompson Submachine Gun, che sarebbe quindi stato ritirato dal servizio in prima linea. Tuttavia, a causa di ritardi imprevisti nell'inizio della produzione e delle continue richieste di miglioramento, l'arma non riuscì mai a soppiantare il Thompson che venne acquistato senza interruzioni fino al febbraio 1944. Durante la guerra furono assemblate un totale di M3 (nelle due varianti), un numero abbastanza esiguo se si considera che esistevano invece mitra Thompson, che quindi si trovava in un rapporto di 3:1 con il concorrente. Dopo la fine della guerra, trovò maggiore impiego nella guerra di Corea ed in misura minore quella del Vietnam. Ufficialmente, il ritiro dal servizio per l'arma iniziò nel 1959 ma i carristi continuarono ad usarla fino alla metà degli anni '90 per la sua maneggevolezza.
Caratteristiche
L'arma usava nella costruzione stampaggio e saldatura a punti per ridurre il numero di ore necessarie alla realizzazione. Solo canna, otturatore e gruppo di scatto dovevano essere realizzati con macchinari di precisione. Il castello era composto di due "facce" saldate assieme a formare un cilindro. Sul davanti si trova una ghiera zigrinata che mantiene la canna in posizione. La canna era forgiata a freddo e dotata di rigatura a quattro linee destrorse. Le due varianti dell'arma potevano montare un soppressore di fiamma, ma nessuno di questi accessori vide servizio nel conflitto mondiale.Iannamico, pp. 131-132: A conical sheetmetal flash hider designated Hider, Flash T-34 was developed in 1945. As it was a prototype only, few were produced. Un soppressore di fiamma fu alla fine prodotto per la Guerra di Corea e denominato Hider, Flash M9: si rivelò apprezzato in combattimento, visto che i frequenti scontri notturni imposero la necessità di ridurre la fiammata dell'arma.
Nella parte posteriore troviamo un calcio a stampella retrattile (all'interno del castello). Le estremità del calcio erano lavorate in maniera da poter essere usate sia come astina di pulizia che come leva per rimuovere il blocco canna.
La leva di armamento della M3 si trovava sul lato destro dell'arma ed era composta da ben 9 parti. Quando la leva veniva azionata un braccio saliva fino ad agganciare l'otturatore per poi tirarlo indietro con il movimento del meccanismo.
Il sistema di puntamento consisteva di un'apertura fissa tarata per le 100 iarde (91 m) e di un mirino a lama. Tutte le armi venivano testate per garantire alta precisione a 100 piedi (30 m). Puntando il mirino nella parte inferiore del bersaglio, il requisito era che ogni arma riuscisse a piazzare almeno 4 colpi su 5 all'interno del centro (76 mm di diametro).
L'unica sicura dell'arma consisteva nel chiudere la copertura della finestra di espulsione, processo che avrebbe bloccato l'otturatore (sia chiuso che aperto) grazie a degli scavi nello stesso. L'arma non presenta una funzione per disabilitare il grilletto pertanto l'inserimento di un caricatore rende l'arma di fatto pronta a sparare. Dato lo scarso spessore delle lamine di acciaio usate, l'arma veniva facilmente danneggiata se fatta cadere con la copertura dell'otturatore aperta, causandone la piegatura. Una caduta su oggetti appuntiti e duri avrebbe potuto piegare il castello abbastanza da bloccare definitivamente l'otturatore.
Il caricatore da 30 colpi dell'arma fu oggetto di critiche per tutta la vita dell'arma.Faris, Bob, The Browning Machine Gun: Reflections of an Ordnanceman, Ontario, CA: Collector Grade Publications, Vol.3, Ch. 23 (2007)Iannamico, pp. 36-37, 124-125 Contrariamente al Thompson, la M3 si alimentava con un caricatore bifilare ma ad alimentazione singola, sul modello dello Sten inglese, che rendeva anche difficile il caricamento manuale rispetto ai caricatori bifilari tradizionali.Iannamico, pp. 124-125 Inoltre l'alimentatore dei caricatori aveva la tendenza a bloccarsi in caso di sporcizia o urti. Furono quindi distribuite delle protezioni in plastica per proteggere le parti più fragili del caricatore.
Dettagli tecnici La M3 era camerata per la stessa munizione .45 usata nel Thompson, ma l'arma era più semplice, economica e leggera, sebbene molto meno precisa (contrariamente alla credenza generale, convinzione generata anche da un filmato di addestramento prodotto dall'esercito statunitense).