Il Museo del genocidio di Tuol Sleng è un museo situato a Phnom Penh, Cambogia, testimonianza del genocidio cambogiano. Nel 2009 l'UNESCO ha inserito il museo nell'Elenco delle Memorie del mondo.
Un tempo sede di una Scuola Superiore, l'edificio venne ribattezzato Ufficio di Sicurezza 21 (S-21) dalla dittatura dei Khmer rossi, che lo impiegarono dalla loro ascesa al potere nel 1975 alla loro caduta nel 1979. "Tuol Sleng" in lingua khmer significa "collina del mango selvatico"; nella sigla "S-21", S sta per Sala e 21 è il codice del Santébal, la Polizia di sicurezza. Recenti studiIl Cambodian Genocide Program dell'Università di Yale ha prodotto una serie di delle prigioni hanno rivelato che la S-21 era la punta dell'iceberg di un vasto sistema di prigioni.
Il 26 luglio 2010, le Camere Straordinarie nei Tribunali della Cambogia condannarono il capo della prigione, Kang Kek Iew, per crimini contro l'umanità e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949. È morto nel 2020 mentre scontava l'ergastolo.
Storia I cinque edifici del complesso che un tempo era la Tuol Svay Prey High School, cui fu posto il nome di un antenato del re Norodom Sihanouk, Chao Ponhea Yat, furono trasformati nell'agosto del 1975 (il 15 agosto venne "inaugurato" ed il 5 ottobre dello stesso anno iniziò ad accogliere la prima ondata di detenuti, sebbene entrasse a pieno regime solamente nel maggio 1976) in una prigione e in un centro per interrogatori e torture. I Khmer rossi ribattezzarono la struttura "Ufficio di Sicurezza 21" (S-21) e la costruzione fu mutata in prigione dall'interno: gli edifici furono racchiusi all'interno di un recinto di filo spinato elettrificato, le classi trasformate in minuscole celle e camere della tortura e tutte le finestre furono sbarrate con assi di ferro e filo spinato per evitare fughe di prigionieri.
Di tutti i prigionieri incarcerati, solo sette sopravvissero, in quanto ritenuti utili alla causa del Partito. Il personale del carcere era diviso in tre categorie: i secondini che provenivano dalle file degli ex guerriglieri; i giudici, che dirigevano gli interrogatori, che provenivano dalla "Unità 13" dei commissari del popolo (erano, quindi, dei politici) e i torturatori, i più brutali, che provenivano dalla "Unità Militare 703", quindi dei veri e propri comandanti dell'esercito di liberazione. Il personale del carcere era direttamente scelto dal Partito e non dal direttore della prigione. Nei documenti ufficiali si cita "l'edificio S - 21" soltanto a partire dagli inizi del settembre 1975. Destinato in un primo tempo alle fucilazioni dei "nemici borghesi" (l'ex classe dirigente) e dei "collaborazionisti degli americani" (i quadri del regime di Lon Nol), dopo le carestie del 1977, allorché una parte del partito mise in dubbio l'efficacia della politica agricola del regime, esso servì per l'epurazione cruenta dei "deviazionisti" dell'ortodossia polpottiana. Il culmine si ebbe a partire dalla fallita congiura, con tanto di sollevazione armata contro la dirigenza del Partito, del giugno 1978: per sei mesi il carcere divenne il tribunale politico dell'intera fazione pro-vietnamita del Partito.
Dal 1976 al 1979 a Tuol Sleng furono imprigionate circa 17.000 persone (qualche stima suggerisce 20.000, ma il numero reale è sconosciuto). Approssimativamente sono stati tre i periodi di internamento: dall'agosto 1975 all'aprile 1976 il carcere ospitò i dignitari, i militari e i collaboratori del deposto regime di Lon Nol. Eliminati costoro, dal maggio 1976 al marzo 1977, la struttura ospitò gli intellettuali, la classe borghese, i professionisti. Tolti di mezzo pure questi ultimi, dall'aprile 1977 al gennaio 1979 quivi furono rinchiusi tutti i sospetti controrivoluzionari e gli appartenenti alla fazione pro-vietnamita e filosovietica del regime, che avevano complottato per rovesciare Pol Pot e che - pertanto - subirono un'epurazione capillare e di massa ad "ondate": soltanto tra il 1 ed il 2 luglio 1977 vennero uccise 560 persone, così come in soli tre giorni - dal 25 al 27 ottobre del medesimo anno - ne furono eliminate 745, ed almeno 5.000 vennero eliminate nel mese di maggio del 1978.
La cronologia delle esecuzioni - basata sulla deposizione di Duch al Tribunale Internazionale per i Crimini contro l'Umanità non sempre era così nettamente scandita. Ad esempio, la prima ondata di purghe interne al Partito, accompagnate alle immancabili stragi, si svolse nel periodo giugno - ottobre 1976. Comunque, in quest'ultima fase, i prigionieri provenivano da tutto il Paese, e di solito erano ex-membri o soldati dei Khmer rossi accusati di tradimento a favore di potenze straniere o di intrattenere rapporti con spie straniere. Con loro venivano imprigionati e giustiziati regolarmente tutti i famigliari più stretti perché sospettati di connivenza o di mancata delazione alla polizia segreta, infrangendo la "devozione assoluta e totale" che il Partito pretendeva dal popolo. Anche i neonati venivano barbaramente eliminati perché ritenuti incapaci di "totale purificazione e dedizione agli standard rivoluzionari" una volta che fossero divenuti adolescenti.
Tra gli arrestati ci furono alcuni tra i politici comunisti più alti in grado, come Khoy Thoun, Vorn Vet e Hu Nim. Alcuni di essi erano stati compagni della prima ora di Pol Pot. Nonostante il capo d'accusa ufficiale fosse di "spionaggio", è possibile che questi uomini siano stati in realtà visti dal leader dei Khmer rossi, Pol Pot, come potenziali autori di una congiura contro di lui. Spesso le famiglie dei prigionieri venivano sequestrate in massa per essere interrogate e successivamente eliminate nel campo di sterminio di Choeung Ek, generalmente mediante un violento colpo di bastone sul collo dopo esser stati fatti inginocchiare nudi, bendati e con le mani legate dietro la schiena ai bordi di una fossa comune. I neonati generalmente venivano eliminati sbattendoli violentemente contro gli alberi od infilzati sulle baionette. Spesso le donne venivano sgozzate o subivano un'eviscerazione con apertura dell'addome.
In ogni caso non venivano usati i proiettili perché "... sono troppo costosi (i proiettili) per simili esecuzioni", come affermato dal direttore del centro, il "Compagno Duch". Questi rivelò anche più macabri dettagli, quali il fatto che fosse obbligatorio per guardie e carnefici mostrare allegria durante la strage perché la tristezza sarebbe stata vista come una sorta di partecipazione al tragico destino degli epurandi, quindi un pericoloso indice di presunta colpevolezza anche da parte del personale di sicurezza. Per tal motivo era la norma che costoro ridessero durante la strage da loro stessi perpetrata. Le uccisioni erano collettive, ma al momento dell'esecuzione si era uccisi singolarmente. Le esecuzioni avvenivano - previo trasporto dei prigionieri su autocarri in numero di venti condannati per ogni camion, da Tuol Sleng a Choeung Ek - all'imbrunire, perdurando fino a notte fonda.
Nel frutteto di Choeung Ek venivano sepolti pure coloro che morivano prematuramente per le torture inflitte a Tuol Sleng e coloro che, incolpati di non aver reso una confessione soddisfacente, venivano torturati anche a Choeung Ek dopo esserlo stati a Tuol Sleng. Esisteva una contabilità doppia, una in uscita da Tuol Sleng ed una in entrata a Choeung Ek, al fine di assicurarsi meticolosamente che tutti i prigionieri fossero effettivamente giustiziati. In entrambi i centri di detenzione, il perimetro era circondato da filo spinato elettrificato con alta tensione per prevenire fughe di condannati e gli aguzzini, così come i boia erano solitamente ragazzi di 13 - 20 anni d'età, appartenenti per lo più all'etnia dei Khmer Loeu, analfabeti contadini fanatici delle regioni montuose nordorientali del Paese, ove il Partito di Pol Pot era nato e s'era insediato. Tale etnia era disprezzata dai cambogiani, sentimento reciprocamente provato.
Esistono testimonianze di numerosi casi in cui i condannati avessero dovuto scavare da sé la fossa in cui sarebbero stati poi gettati i loro cadaveri. Alcuni prigionieri venivano gettati ancora vivi - al termine delle torture - nelle paludi infestate dai coccodrilli. Generalmente le esecuzioni avvenivano secondo questo rituale: partiti da Tuol Sleng con la falsa promessa della liberazione, i condannati avevano ricevuto assicurazioni di esser riportati ai propri precedenti impieghi. Giunti gli autocarri con i condannati a Choeung Ek venivano scaricati, incatenati a venti alla volta, ammanettati con le mani dietro alla schiena, e bendati, presso una baracca costruita accanto al locale cimitero cinese. I condannati venivano fatti entrare nella baracca uno alla volta e ad ognuno di loro si ripeteva la frase di rito di stare tranquilli perché avrebbero semplicemente cambiato provvisoriamente casa.
Fatti uscire da una porta dietro la baracca, i singoli condannati venivano fatti inginocchiare sul bordo della fossa comune dove il boia li colpiva con una spranga di ferro (più raramente con un bastone di legno) o sulla nuca, o sul collo. I lamenti del condannato agonizzante erano coperti dal rumore del camion appositamente lasciato acceso. Il condannato veniva poi finito da un secondo boia che gli tagliava la gola con un affilato coltello. Se i vestiti del morto non erano macchiati di sangue, venivano recuperati. Al termine dell'eccidio, i cadaveri erano inumati nella fossa solamente se i conti tornavano col numero presente sulla lista d'arrivo. Alle esecuzioni presiedeva il Compagno Duch che stava seduto fuori dalla baracca.
Anche se la stragrande maggioranza delle vittime era di origine cambogiana, ci furono anche prigionieri stranieri, quali vietnamiti, laotiani, indiani, pakistani, britannici, statunitensi, francesi, neozelandesi e australiani. Questi ultimi vennero eliminati nel dicembre 1978, appena prima che i vietnamiti liberassero la capitale cambogiana. Le purghe più cruente furono quelle effettuate il 1° e 2 luglio 1977 con circa 560 esecuzioni di massa e 18 - 25 maggio 1978 con un numero imprecisato di uccisioni. Infatti, nell'aprile di quell'anno, continuarono e s'intensificarono le purghe interne e venne emanata la "Direttiva delle tre estirpazioni", secondo cui dovevano essere eliminati i Vietnamiti residenti in Cambogia, gli Khmer che parlavano vietnamita e quelli che avevano relazioni di famiglia, di amicizia o di lavoro con Vietnamiti. Primo di una lunga serie, il ministro dell'Informazione Hu Nim venne arrestato e giustiziato. Furono arrestati e uccisi quattro degli otto membri dell'Ufficio Politico del Partito Comunista e sette ministri in carica. Agli inizi del 1978 Pol Pot scatenò la repressione delle forze dissidenti della Regione Est, dove vennero uccise diverse migliaia di persone accusate di avere "un cuore vietnamita in un corpo cambogiano".
I pochi dirigenti sopravvissuti, con alcune unità dell'esercito, passata la frontiera, si consegnarono ai Vietnamiti. Il primo a compiere la defezione fu il primo ministro Hun Sen, insieme ad un intero battaglione. Tra giugno ed ottobre, fallito il tentativo di rovesciare Pol Pot, intere unità dell'esercito cambogiano passarono la frontiera (a partire da giugno 1978) e domandarono asilo, raggiungendo Hun Sen e i soldati che lo avevano seguito. Si scatenò di fatto una sorta di guerra civile, dove attentati e ribellioni vennero contrastati .