Biografia Membro di un nobile casato napoletano, Antonio Pignatelli nacque (quarto di cinque figli) il 13 marzo 1615La testimonianza di questa illustre nascita, alla data del 21 gennaio 1626, è conservata, secondo alcuni, nel registro della chiesa di San Giovanni Battista di Regina di Lattarico (CS). a Spinazzola, feudo di famiglia in terra lucana (oggi in Puglia, a seguito del ridisegno delle province da parte di Gioacchino Murat nel 1811). Il padre, Francesco, era principe di Minervino e marchese di Spinazzola; la madre, Porzia Carafa, era figlia del duca d'Andria Fabrizio Carafa. Antonio trascorse tutto il periodo di formazione a Roma nel Collegio dei Gesuiti, dove prese gli ordini sacri (probabilmente nel 1643) e si laureò in utroque iure. Successivamente papa Urbano VIII lo chiamò nella Curia romana. Fu ordinato vescovo il 27 ottobre 1652 . Svolse la carriera diplomatica come nunzio apostolico. Per undici anni (1660 – marzo 1671) risiedette all'estero, tra Confederazione polacco-lituana e Impero austriaco. Fu creato cardinale il 1º settembre 1681 da Innocenzo XI. Come porporato partecipò a due conclavi: quello del 1689 e quello del 1691 (che lo elesse).
Cronologia degli incarichi Referendario del tribunale della Segnatura Agosto 1643 – gennaio 1644: è vicelegato a Urbino 1645-1646: è governatore di PerugiaSecondo altre fonti, di Fano. 1646 – febbraio 1649: è inquisitore nell'isola di Malta (nominato da Innocenzo X) 11 aprile 1650 – 1652: è governatore di Viterbo 14 ottobre 1652 – 4 maggio 1671: è nominato vescovo titolare dell'Arcidiocesi di Larissa (Grecia) 29 ottobre 1652 – 21 maggio 1660: è nunzio apostolico nel Granducato di Toscana 21 maggio 1660: è nunzio nella Confederazione polacco-lituana (nomina di Alessandro VII), poi a Vienna (nominato il 9 marzo 1668 da Clemente IX) 4 maggio 1671 – 12 gennaio 1672: è vescovo di Lecce, nominato da Clemente X. Lo stesso Clemente X lo chiama poi a Roma, dove è segretario della Congregazione dei vescovi e regolari (1673), poi è suo Maestro di Camera (29 maggio 1675, nomina confermata dal successore Innocenzo XI). 1º settembre 1681: è creato cardinale presbitero; il 22 dello stesso mese assume il titolo di San Pancrazio fuori le mura. 12 gennaio 1682 – 30 settembre 1686: è vescovo di Faenza; 2 ottobre 1684 – 8 novembre 1687: è legato apostolico a Bologna 30 settembre 1686 – 12 luglio 1691: è arcivescovo di Napoli 12 luglio 1691: è eletto romano pontefice.
Il conclave del 1691 Innocenzo XII fu eletto papa il 12 luglio 1691 nel Palazzo Apostolico e fu incoronato il 15 luglio dal cardinale Urbano Sacchetti.
Apertosi il 12 febbraio, fu il conclave più lungo dopo oltre 300 anni: per trovare un'elezione papale più lunga si deve andare a ritroso fino al 1314-1316, cioè al conclave che elesse Giovanni XXII.
Al conclave parteciparono 65 cardinali, i quali formarono, come da tradizione, tre gruppi: filo-francesi, filo-spagnoli e “zelanti”. Quest'ultimo gruppo era guidato dal cardinale Giovanni Francesco Negroni, che fu determinante per l'insuccesso di Giovanni Dolfin, inviso ai filo-spagnoli. I due favoriti rimasero Gregorio Barbarigo e Antonio PignatelliGiuseppe De Novaes, Elementi della storia de' sommi pontefici, 1805, pag. 243.. La candidatura del Barbarigo fu osteggiata dai francesi; le trattative per farlo eleggere durarono fino a luglio, quando la sua candidatura fu lasciata cadere e venne eletto Pignatelli. Il nuovo papa, che aveva settantasei anni, assunse il nome pontificale di Innocenzo XII in onore di Innocenzo XI, grazie al quale aveva ricevuto la porpora cardinalizia.
Il pontificato
Relazioni con le istituzioni della Chiesa Decisioni generali ecclesiastiche Il 12 novembre 1691 il nuovo pontefice indisse un giubileo straordinario per chiedere l'aiuto divino. Durante il suo pontificato la vita dei popoli europei fu spesso funestata dalle guerre. Innocenzo XII proclamò l'8 settembre 1693 un giubileo straordinario e un altro il 4 dicembre 1695 per invocare la pace tra i monarchi cristiani. Con la costituzione apostolica Speculatores (4 novembre 1694) Innocenzo XII fissò le norme canoniche riguardanti il basso clero. Con un'altra costituzione confermò che tutti i sacerdoti regolari, e i gesuiti, dovessero obbedire al Papa (6 ottobre 1696).
Convinto della necessità che il clero dovesse porsi a modello dei fedeli, il pontefice fece pubblicare la costituzione apostolica Sanctissimus in Christo Pater (18 luglio 1695), con la quale richiese a ogni ordine religioso una più stretta osservanza delle regole proprie e una più attenta preparazione dei giovani nei noviziati. Successivamente creò una speciale commissione di cardinali che vegliassero sull'applicazione della costituzione stessa. Il 4 agosto 1698, con la costituzione Debitum pastoralis, il pontefice soppresse la Congregazione sopra lo stato dei regolari, istituita nel 1649, e dette un carattere permanente alla commissione da lui creata nel 1695, trasformandola in un dicastero vero e proprio con il nome di "Congregazione della disciplina dei regolari", le cui competenze erano distinte da quelle della Congregazione dei vescovi e regolari. Con la costituzione apostolica Nuper (De celebratione missarum) del 1697, rese obbligatoria la registrazione dei legati e delle messe in base alla loro tipologia.
Innocenzo XII emise, in data 20 agosto 1692, un decreto sulla musica nella liturgia. Il provvedimento, dissipando la confusione causata dalle diversità di interpretazioni, e illuminando tutta la questione, proibì in genere il canto di ogni cantilena o mottetto. Nelle sante Messe solenni permise soltanto, oltre al canto del Gloria e del Credo, di poter cantare l'Introito, il Graduale e l'Offertorio. Nei Vespri non ammise nessun cambiamento, neppure minimo, nelle Antifone che si dicono all'inizio e alla fine di ogni Salmo. Nel 1695 proibì la pratica (in uso in Germania) secondo la quale vescovi e abati venivano nominati da capitoli elettoraliLudwig Hertling, Angiolino Bulla, Storia della Chiesa. La penetrazione dello spazio umano ad opera del cristianesimo, Città Nuova, 2001, p. 395.. Nel 1699 indisse il giubileo del 1700 (bolla Regi saeculorum, 18 maggio 1699).
Curia romana
Il 23 giugno 1692 emanò la bolla Romanum decet pontificem con la quale abolì la carica di cardinal nipote, trasferendone i poteri al Cardinale segretario di Stato. Il provvedimento, redatto dall'allora cardinale Giovanni Francesco Albani, proibiva ai Papi di concedere proprietà, incarichi o rendite a qualsiasi parente; inoltre, nessun parente poteva essere innalzato al cardinalatoJohn N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 694. Tale documento è passato alla storia poiché sancì la cessazione della pratica del nepotismo, largamente adoperata dai predecessori. Nello stesso tempo cercò di contrastare la compravendita di cariche presso la Camera Apostolica, e a questo scopo introdusse alla sua corte uno stile di vita più semplice e più economico. Egli stesso disse «...i poveri sono i miei nipoti», ponendo così a confronto il nepotismo di molti tra i suoi predecessori con la sua politica di beneficenza pubblica. Con una serie di brevi (pubblicati il 16 gennaio 1693) regolò le attribuzioni della Congregazione della visita apostolica. Abolì il documento del 1352 che regolava i rapporti tra papa eletto e cardinali elettori, secondo il quale il primo doveva sentirsi vincolato alle richieste dei secondi e doveva esaudirle nei primi mesi di pontificato.
Ordini e Istituti religiosi Piaristi Il pontefice concesse al loro ordine il diritto di insegnare all'Università di Roma. Ordine del Santissimo Sacramento Riconobbe la regola dell'ordine con breve del 6 novembre 1693Raphael-Aloysius Oechslin, Dizionario degli Istituti di Perfezione , vol. I (1974), col. 111.. Chierici Mariani Nel 1699 riconobbe la congregazione come ordine di chierici regolari. Ospedalieri di Sant'Ippolito Con bolla del 20 maggio 1700 trasformò la congregazione in ordine religioso, con voti solenni di povertà, obbedienza, castità e ospitalità, sotto la regola di sant'Agostino e con i privilegi degli ordini mendicantiÁngel Martínez Cuesta, voce “Fratelli della Carità di Sant'Ippolito”, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. IV, Milano, Edizioni paoline, 1977, col. 601.. Altre decisioni Il 5 agosto 1698 istituì in Roma una Congregazione Lauretana e ne dichiarò prefetto il cardinale segretario di Stato.
Relazioni con altre Chiese cristiane Durante il pontificato di Innocenzo XII fu portata a termine l'Unione con Roma degli ortodossi della Transilvania (7 maggio 1700). Vi partecipò il clero ortodosso della Transilvania e quello degli altri territori più occidentali abitati da fedeli di lingua rumena (il Banato, la Crișana, il Sătmar e il Maramureș).
Il pontefice cercò di riportare nell'alveo della cattolicità la Chiesa copta. Egli nominò missionari i Padri minori riformati di San Pietro in Montorio a Roma. Essi si recarono in udienza presso il Patriarca di Alessandria chiedendogli di aggregarsi all'unità cattolica. La risposta del patriarca fu interlocutoria; però egli acconsentì che al Cairo si stabilissero dei missionari inviati dall'Italia.
Decisioni in materia dottrinale Giansenismo La controversia giansenista proseguì anche durante il pontificato di Innocenzo XII. Nel 1668, sotto il pontificato di Clemente IX, il clero francese aveva sottoscritto la Formula di condanna pontificia delle proposizioni contenute nellAugustinus di Giansenio. Invece i giansenisti francesi e fiamminghi, insofferenti verso l'autorità papale, non accettarono di firmare la Formula. Alla loro richiesta di eseguire delle modifiche al testo, il pontefice rispose negativamente, dapprima con un decreto della Santa Inquisizione e quindi con due brevi (6 febbraio 1694, ai vescovi di Francia, e 23 novembre 1696 ai vescovi di Fiandra), che chiusero definitivamente la questioneGaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni 1844, vol. XXVII, pp. 53-54.. Un'ulteriore condanna del Giansenismo fu emessa nel 1699.
Altre decisioni Innocenzo XII autorizzò la pubblicazione dell'opera teologica Fundamentum theologiae moralis del gesuita spagnolo Tirso González de Santalla, confermando l'approvazione già concessa da Innocenzo XI. Nel 1697 la Santa Sede dovette dirimere una polemica dottrinale nata in Francia tre anni prima e che non aveva ancora trovato soluzione. Protagonisti erano Jacques Bénigne Bossuet, vescovo di Meaux, e François de Salignac de La Mothe, noto come Fénelon, arcivescovo di Cambrai. Nel 1694 i due alti prelati erano stati concordi nel condannare gli scritti di una mistica, Madame Guyon, ma in seguito tra essi erano sorte delle divergenze. Nel 1697 Fénelon pubblicò le Spiegazioni delle massime dei santi sulla vita interiore in cui offrì una rilettura della condanna di Madame Guyon. Il libro suscitò le ire di re Luigi XIV che nominò una commissione per giudicare le sue idee. Fénelon giocò d'anticipo inviando lo scritto a Roma, sperando di ottenere l'approvazione della Santa Sede. La polemica si trascinò ancora per due anni. Alla fine il papa diede ragione a Bossuet; 23 proposizioni tratte dal libro di Fénelon vennero condannate come non conformi alla dottrina cristiana (Cum alias, 12 marzo 1699). Innocenzo XII invece non condannò gli scritti del cardinale Celestino Sfondrati, egli pure accusato dal Bossuet di quietismo;