Lipotesi Rolland, proposta da Philippe Rolland in varie opere, è una ipotesi di composizione dei vangeli canonici.
La nascita nella comprensione odierna Lettura tradizionale dei Vangeli All'incirca fino al Concilio Vaticano II l'insegnamento cattolico leggeva i Vangeli in maniera molto semplice, accettando la versione tradizionale: gli autori dei Vangeli hanno messo per iscritto la predicazione di Gesù; due di essi, Matteo e Giovanni, apostoli di Gesù, lo hanno fatto servendosi della propria memoria; gli altri due, Marco, discepolo di Pietro, e Luca, discepolo di Paolo, attingendo, più o meno direttamente, ai ricordi di un apostolo. I quattro evangelisti sono semplicemente gli autori umani dei Vangeli. Esisteva però il problema delle divergenze tra i testi greci dei Vangeli; ad esempio, tutti gli evangelisti parlano della scoperta della tomba vuota il mattino di Pasqua, ma Luca e Giovanni parlano di due angeli nella tomba di Gesù, mentre Matteo e Marco raccontano di uno solo. Per molto tempo si è sempre cercato di mostrare il sostanziale accordo tra i Vangeli: si è tentato di concordare le varie versioni tra loro, armonizzando i dati dei quattro Vangeli, e mostrando che le differenze non implicano errori. Riguardo all'esempio degli angeli, una spiegazione avrebbe potuto essere la seguente: c'era inizialmente un solo angelo, come riportano Matteo e Marco, dopodiché se ne è aggiunto un altro, e a ciò fanno riferimento Luca e Giovanni. Un principio dogmatico sta alla base di questa lettura: se i Vangeli sono parola di Dio, cioè se Dio ne è l'autore, allora essi non possono essere sbagliati, e tutte le diversità possono essere spiegate e ricondotte a un'unica versione storica dei fatti.
Una prospettiva insufficiente Questo approccio è stato criticato da diversi studiosi protestanti già dal XVIII secolo. Tra gli studiosi cattolici il problema è stato praticamente rifiutato fino all'inizio del XX secolo. Negli anni precedenti al Concilio Vaticano II, invece, lo si è studiato appassionatamente, e la Dei Verbum, il documento del Concilio sulla Sacra Scrittura, ne recepisce le istanze principali.
Una nuova ipotesi: quella linguistica
Da diversi anni, un gruppo di biblisti spagnoli della cosiddetta scuola esegetica di Madrid conduce uno studio esegetico dei Vangeli basandosi sull'ipotesi, secondo la quale la redazione originaria dei Vangeli non è quella in lingua greca che si è conservata. Questa sarebbe la traduzione di un testo originale in lingua aramaica, che era la lingua comunemente parlata nell'area palestinese al tempo di Gesù. Tali esegeti si sono proposti di studiare le ambiguità e le apparenti contraddizioni che si presentano nel testo greco dei Vangeli e sostengono che derivino da cattive traduzioni dall'aramaico.
Vangeli sinottici Anzitutto una constatazione: i primi tre vangeli, Matteo, Marco e Luca, sono molto simili tra di loro, mentre Giovanni è diverso. lo stile dei primi tre vangeli è in genere molto immediato, quello di Giovanni sembra più artificiale; Giovanni riporta pochi episodi, molto sviluppati, gli altri vangeli tantissimi episodi, spesso appena abbozzati; in particolare, Giovanni non riporta l'istituzione dell'Eucaristia. Fin dall'antichità cristiana si è preso atto di tale situazione. Secondo Vittorio Messori Ipotesi su Gesù, Torino, SEI, 2001, p. 118 “le prime obiezioni sulle discordanze evangeliche spuntano verso la metà del secondo secolo (nel 150 un anonimo scriveva in Siria il cosiddetto vangelo di Pietro che la chiesa ha rifiutato come apocrifo. Era un tentativo di mettere d'accordo i quattro vangeli, eliminando le imbarazzanti discordanze tra l'uno e l'altro), negli anni oscuri della chiesa, quando la tradizione su Gesù stava appena consolidandosi definitivamente. Perché, di fronte a quelle obiezioni, discordanze e mancate coincidenze dei quattro vangeli che la chiesa sceglie proprio in quegli anni come i soli ufficiali tra molti concorrenti non sono prontamente appianate? C'era ancora tempo e possibilità. L'ipotesi più plausibile è quella di una comunità primitiva obbligata ad accettare quei quattro testi. E quelli soltanto, anche se imbarazzanti e scomodi. Un obbligo che poteva discendere solo dalla convinzione motivata che in quei testi erano conservati i ricordi dei testimoni più attendibili. Sono cioè proprio le varianti nei quattro racconti ufficiali su Gesù che fanno pensare che all'origine ci sia una storia realmente accaduta, per ricostruire la quale occorreva cercare e difendere le testimonianze più attendibili, quelle che si avvicinavano ai fatti con la maggiore approssimazione. E quelle testimonianze erano evidentemente considerate intoccabili." Notando che i primi tre vangeli potrebbero essere letti simultaneamente con un colpo d'occhio, è stato usato per essi il termine di vangeli sinottici, da syn-opsis, che in greco significa visione insieme. Analizzandoli con la lente della critica letteraria, nei vangeli sinottici si possono notare i seguenti fenomeni:
Distribuzione del materiale tra i sinottici La similitudine dei sinottici non è perfetta, e non tutti riportano esattamente gli stessi episodi; ci sono elementi degni di nota. Esiste anzitutto materiale comune ai tre sinottici; esso costituisce un vangelo in miniatura: comprende tutti gli elementi importanti ed essenziali dell'annuncio cristiano. Spesso vi si trovano elementi linguistici ed espressivi tipici dell'ebraico. Il rimanente materiale comprende elementi accessori, ed è presente in maniera diversificata nei vangeli: il materiale comune ai soli Matteo e Luca consiste in discorsi pronunciati da Gesù, non in racconti di avvenimenti; altro materiale è comune a Matteo e a Marco; Infine, ognuno dei tre sinottici ha materiale che gli è proprio.
Concordanze I parallelismi tra i sinottici si possono riassumere come segue: C'è similitudine anzitutto nella disposizione degli episodi. Moltissimi di essi corrono paralleli nei tre vangeli. C'è uno schema comune: inizio con Giovanni Battista e predicazione di Gesù in Galilea; viaggio a Gerusalemme; ministero in Gerusalemme; morte e risurrezione.
Inoltre in ognuna di queste sezioni la sequenza degli episodi è a sua volta parallela. Molti episodi sono raccontati in maniera molto simile, a volte quasi identica. Persino le espressioni verbali sono spesso identiche. Analizzando più dettagliatamente, si nota: Ci sono concordanze di espressioni inaspettate: certe notazioni, certe parentesi, capitano esattamente allo stesso punto del racconto, anche se a volte sembrano stridere con il contesto della narrazione. Vari racconti presentano la stessa struttura a livello di elementi narrativi, anche se il fatto narrato è diverso. Ad esempio, molti miracoli sono raccontati in maniera praticamente uguale. Le citazioni dell'Antico Testamento sono spesso uguali tra loro, ma diverse dalle traduzioni greche antiche della Bibbia ebraica. A volte, le parole sono identiche nei diversi vangeli, ma hanno cambiato posto, senso, situazione, funzione.
Da Gesù ai Vangeli Vediamo dunque qual è stato il processo che, secondo questa ipotesi, ha generato i vangeli di cui siamo oggi in possesso, e che i cristiani venerano come Parola di Dio.
La predicazione di Gesù Gesù ha predicato, ed ha scelto e formato dei discepoli. Essi hanno ascoltato per tre anni la sua parola, una parola che doveva avere canoni di ripetitività: predicando nei villaggi, nelle sinagoghe, Gesù si trovava di fronte un uditorio sempre diverso, al quale proponeva lo stesso identico messaggio; ciò vale sicuramente se consideriamo archi di tempo limitati. Insegnamenti diversi possono essere stati forniti in fasi diverse del suo ministero. Inoltre, Gesù ha dedicato una parte del suo ministero pubblico alla formazione più specifica del gruppo ristretto dei dodici, evitando di proposito le folle. Questo carattere di ripetitività è in linea con il modo di insegnare del tempo. I rabbini usavano ripetere molte volte le loro lezioni, affinché si imprimessero nella memoria dei discepoli; la tradizione ebraica contiene molte sentenze del tipo: "Rabbi Moshe disse che Rabbi Joshua disse che Rabbi Avrom disse che le parole di Dio al Sinai significano...". L'esigenza di insegnare a memoria nasce dal fatto che la scrittura era impraticabile in condizioni normali; mentre solo alcuni sapevano leggere, pochissimi sapevano scrivere, ed erano i cosiddetti scribi. Si scriveva su tavolette o su fogli di papiro. In entrambi i casi scrivere era un procedimento estremamente laborioso, che non poteva essere usato nella vita quotidiana e nel rapporto maestro-discepoli.
La predicazione della Chiesa Il gruppo degli apostoli, dopo la Pasqua di Gesù, ha iniziato ad annunciare a Gerusalemme la sua risurrezione e la sua dignità messianica. La primitiva comunità cristiana annuncia oralmente la buona notizia di Gesù messia. È un annuncio dal contenuto essenziale: lo troviamo ripetutamente nelle "prediche" di Pietro e Paolo che sono riportate negli Atti degli Apostoli (vedi, ad esempio, Atti 10,37-43). Tali prediche sono un autentico vangelo in miniatura, sullo stesso schema che ritroviamo nei vangeli sinottici: si parla del battesimo di Giovanni, poi qualche accenno alla predicazione di Gesù in Galilea e ai suoi miracoli, il viaggio a Gerusalemme, la condanna alla morte di croce e la resurrezione. Gli apostoli, dunque, raccontavano a voce gli episodi di cui erano stati testimoni durante la loro vita con Gesù e ripetevano, a chi non l'aveva conosciuto, le sue parole e i suoi insegnamenti. Lentamente i ricordi ed i racconti su Gesù assunsero una forma ben precisa, che si conservava nel processo seguente di trasmissione. I detti e i fatti di Gesù, ricordati e riproposti dalla predicazione apostolica, si sono fissati ben presto in una forma determinata. Sono stati insegnati e ripetuti molte volte, spesso senza contesto e con collegamenti vari tra le unità elementari. Così anche i racconti degli avvenimenti principali della sua vita hanno presto preso forma e si sono tramandati in modo costante e fedele. Bisogna notare che la comunità non crea il contenuto della predicazione, ma ne elabora la forma letteraria attraverso la quale trasmette il messaggio su Gesù. L'annuncio cristiano antico, infatti, non era lasciato alla libera iniziativa dei singoli, ma strettamente controllato dalla comunità apostolica di Gerusalemme; aveva un rigido carattere di tradizione che passava fedelmente da persona a persona e si basava sulla autorevolezza dei testimoni oculari.
La stesura per iscritto della predicazione Gli insegnamenti apostolici su Gesù non rimasero puro insegnamento orale, ma presto, anche se gradualmente, furono messi per iscritto. Le composizioni letterarie pre-evangeliche Come sono nate, e perché, le prime composizioni letterarie basate sulla predicazione della chiesa? I motivi per cui si è iniziato a scrivere Il motivo va cercato nelle tre esigenze delle prime comunità: la celebrazione della liturgia: per celebrare occorrono testi da leggere; la catechesi, la formazione dei credenti: i catechisti avevano bisogno di testi di riferimento sui quali basare il proprio insegnamento; l'attività missionaria di annuncio ai non credenti, per la quale era necessario avere tra le mani perlomeno dei promemoria contenenti gli insegnamenti e le parole significative dette da Gesù. Per svolgere queste fondamentali funzioni la comunità degli apostoli ha ricordato le parole di Gesù ed ha raccontato gli episodi della sua vita. Altri elementi determinanti per la nascita letteraria degli episodi evangelici sono i bisogni pratici delle comunità. Sono anch'essi essenzialmente tre: la determinazione del comportamento pratico dei cristiani nell'incontro con culture e stili di vita diversi; la difesa contro accuse, calunnie e fraintendimenti, a cui le comunità erano soggette, sia da parte ebraica che pagana; il ricordo affettuoso e gratuito dell'"amico" Gesù.