La Storia della Sicilia borbonica iniziò nel 1734, allorché Carlo di Borbone mosse alla conquista delle Due Sicilie sottraendole alla dominazione austriaca. Tale periodo storico si concluse nel luglio 1860, quando, in seguito alla spedizione dei Mille, si ebbe la sconfitta ed il ritiro delle truppe borboniche, anche grazie all'appoggio della popolazione siciliana. Successivamente, la Sicilia fu annessa al costituendo Regno d'Italia.

Contesto

La Spagna possedeva nel 1700 l'impero più vasto sulla Terra: presente in qualche maniera su tutti i continenti, e soffocata in patria da una chiara decadenza politico-commerciale, la sua eredità attirava le maggiori potenze europee, così come preoccupava grandemente in mano a chi sarebbe passato un simile dominio. L'Inghilterra, che da molto tempo faceva la guerra alla Spagna sugli oceani, si unì in alleanza con i Paesi Bassi e con il Sacro Romano Impero germanico, sostenendo con le armi l'erede austriaco avente diritto al trono spagnolo: l'arciduca Carlo VI d'Asburgo; costui aveva dei sostenitori in SiciliaGiovanni Evangelista Di Blasi, Storia cronologica dei viceré, luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia, 1842, pp. 452-453. e nei restanti domini iberici, poiché veniva visto come il continuatore legittimo della casa d'Asburgo, che ormai regnava sul trono siciliano da ben 200 anni. L'erede scelto dalla Spagna era invece Filippo V di Borbone, figlio del Gran Delfino, Luigi, destinato a succedere al trono di Francia a Luigi XIV, il re Sole, colui che un ventennio prima aveva cercato di conquistare la Sicilia.

Questa unione tra due potenti casate monarchiche, sole eredi del vasto Impero spagnolo, scatenò in Europa il conflitto bellico noto come guerra di successione spagnola. Francesi e inglesi avevano tentato prima della morte dell'ultimo Asburgo di Spagna di dividere pacificamente l'impero (ciò fu tentato in due diversi trattati): la Francia aveva chiesto di possedere la Sicilia insieme agli altri domini italiani, mentre avrebbe lasciato la Spagna e le Indie, ovvero l'America, all'Impero asburgico. Gli accordi tuttavia erano saltati poiché Carlo d'Asburgo si rifiutò di essere incoronato sovrano della Spagna e delle Indie senza ottenere anche la secolare corona del Regno di Sicilia.

La situazione siciliana prese ad agitarsi quando gli alleati anglo-tedeschi conquistarono per l'arciduca austriaco il Regno di Napoli, arrivando così, nel 1707, a toccare i confini siciliani.

La guerra proseguì in Europa e nel resto del mondo, con grande spargimento di sangue, specialmente per i francesi, fino a quando nel 1711 venne a mancare improvvisamente l'imperatore Giuseppe I d'Asburgo, il che significava per il rivale di Filippo di Borbone, ovvero Carlo d'Asburgo, l'ascesa al trono del Sacro Romano Impero. L'Inghilterra, che nel potere Asburgo vedeva un pericolo grande quanto quello spagnolo, si rifiutò a questo punto di continuare a sostenere l'Asburgo per il trono iberico (così come non voleva una Spagna unita con la Francia, rigettava in assoluto anche una Spagna unita alla vasta area germanica). Si giunse quindi a un trattato di pace tra le potenze: il trattato di Utrecht, firmato nel 1713.

Con tale trattato l'Inghilterra si presentò da vincitrice e la Francia e la Spagna da nazioni sconfitte, si sancì la dissoluzione definitiva dell'impero spagnolo. Gli inglesi decisero allora il destino della Sicilia sottraendola agli spagnoli e consegnandola, letteralmente, a una figura del tutto inaspettata per i siciliani e per le altre potenze belligeranti: il duca piemontese Vittorio Amedeo II di Savoia.

L'Inghilterra decise quindi di risolvere la questione "Sicilia" non dandola né ai francesi né ai austriaci; al nuovo imperatore, infatti, venne assegnato il Regno di Napoli, il ducato di Milano e la Sardegna fu data alla tedesca Baviera, ma egli, proprio a causa della mancata corona siciliana, non volle firmare la pace di Utrecht: la guerra dell'Austria e del Sacro Romano Impero continuerà per altri due anni, fino a quando Carlo VI firmerà la pace di Rastatt, con la quale si decideva ad accettare quanto stabilito a Utrecht.

Nell'isola, molto prima dell'invasione, si era già sparsa la notizia che la Spagna stava tornando per rivendicare ciò che Utrecht le aveva sottratto. Vittorio Amedeo sapeva di essere in una condizione di estrema precarietà su quel trono: troppi pretendenti e troppo potenti per riuscire a mantenervisi illeso. Le potenze si erano unite formando la Quadruplice Alleanza: inglesi, francesi, austriaci e olandesi in guerra contro gli spagnoli, stabilirono che la corona di Sicilia doveva andare all'imperatore d'Austria, poiché i Savoia da soli non avrebbero potuto proteggere l'isola mediterranea dalle mire dell'esercito di Filippo V di Borbone.

Il 1 luglio 1718 la Spagna approdò in Sicilia, presso Solunto (nell'omonimo golfo, divenuto poi golfo di Termini Imerese), sbarcando 30.000 uomini in arme,Isidoro La Lumia, La Sicilia sotto Vittorio Amedeo di Savoia, 1877, p. 208.Centro Studi Piemontesi, Studi piemontesi, vol. 28, ed. 2, 1999, p. 546. il cui ordine era quello di sottrarre con la forza la Sicilia ai Savoia e di riportare sotto la corona iberica i siciliani. L'ordine del re savoiardo era a sua volta quello di mantenere la corona dell'isola per i Savoia, per cui niente resa del Regno.

Ritenendo che Palermo non fosse difendibile, il viceré piemontese Annibale Maffei, insieme al Senato palermitano, il 2 luglio ne trattò la consegna agli spagnoli con il loro comandante, Jean François de Bette marchese di Lede.Sui capitoli della resa vd. Gioacchino Di Marzo, Diari della città di Palermo dal secolo 16. al secolo 19. pubblicati sui manoscritti della Biblioteca comunale: 8, vol. 1-19, 1871, da p. 300. Maffei al contempo ordinò ai suoi uomini di incamminarsi verso Siracusa, la quale, al contrario di Palermo e di altre città siciliane, era stata modellata nel corso dei secoli dagli spagnoli con il principale scopo di resistere al nemico a oltranza, per cui venne valutata dal re piemontese (già da diversi anniGioacchino Barbera, Da Antonello a Paladino, 1996, p. 29.) come il miglior luogo nel quale trincerarsi e aspettare l'evolversi degli eventi.Isidoro La Lumia, La Sicilia sotto Vittorio Amedeo di Savoia, 1877, pp. 193. Pur contro la propria volontà, i Savoia furono infine costretti a cedere la Sicilia all'Austria. I soldati tedeschi impedirono quindi il ritorno degli spagnoli sull'isola.

Il nuovo assetto territoriale tuttavia non soddisfaceva le maggiori casate d'EuropaIsidoro La Lumia, La Sicilia sotto Vittorio Amedeo di Savoia, 1877, pp. 196-197. e il motivo per estromettere l'Austria dalla Sicilia venne dato dalla guerra di successione polacca, esplosa nel 1733: la nuova alleanza austro-russo-prussiana, formatasi con il trattato delle Tre aquile nere (Bund der drei schwarzen Adler),Enrico Iachello, I Borbone in Sicilia (1734-1860), 1998, p. 19; Luciano Guerci, L'Europa del settecento: permanenze e mutamenti, 1988, p. 472. si era schierata a favore del candidato Augusto III di Polonia, indignando la Francia che invece sosteneva il suocero di Luigi XV, Stanislao Leszczyński. Non essendo i francesi riusciti a contrastare le truppe di Anna Ivanovna Romanova (Imperatrice di Tutte le Russie), che aveva fatto entrare nella sua orbita la Polonia, decisero allora di attaccare i possedimenti di Carlo VI, avvalorando così una nuova guerra in Sicilia, il cui scopo era sottrarla all'Impero asburgico.

Primo periodo borbonico siciliano La conquista

Luigi XV di Francia strinse con la Spagna borbonica un patto di famiglia con il quale le due nazioni giuravano di proteggersi a vicenda (El Escorial, 7 novembre 1733Gaetano Falzone, La Sicilia nella politica mediterranea delle grandi potenze: indipendenza o autonomia nei documenti inediti del Quai d'Orsay, vol. 5, 1974, p. 13.). Con questo patto si promettevano al figlio maggiore del re di Spagna nato dalla sua seconda moglie, attuale duca di Parma e Piacenza, Carlo Sebastiano di Borbone, i domini sud-europei del Sacro Romano Impero, ovvero entrambi i Regni di Napoli e Sicilia, che dovevano comunque essere tenuti rigorosamente separati dal trono spagnolo.Francesco Pitteri, La storia dell'anno 1735 [...], Amsterdam, vol. 1, da p. 18: vol. 2, da p. 1.

Carlo d'Asburgo aveva, tutto sommato, accettato in maniera abbastanza pacata la cessione dei suoi domini settentrionali in Italia all'infante di Spagna. Al Regno napoletano non poté o non volle dare molti soccorsi (la conquista incominciò nel marzo del 1734 e si concluse con l'assedio ed espugnazione delle due piazzeforti italiche, Gaeta e Capua, nel novembre di quello stesso anno). Faceva ciò per il bene del suo impero, volendolo passare a sua figlia Maria Teresa d'Austria, ed avendo quindi bisogno che le potenze gli accettassero la sua Prammatica Sanzione. Tuttavia, giunto il momento della conquista siciliana da parte degli alleati, l'Asburgo, specialmente con Siracusa, fece sul serio, scegliendola come sua ultima principale roccaforte contro i piani franco-spagnoli e l'acquiescenza degli inglesi.

Mentre ancora si combatteva per il Regno napoletano, Carlo VI dava ordine alle sue truppe di spostarsi a Siracusa: giungevano qui soldati tedeschi dalle città italiane e anche dalle altre città siciliane. Le truppe spagnole, adesso alleate dei francesi oltre che degli inglesi, fin dall'estate del '34 erano approdate nel lato occidentale dell'isola e, conquistata l'area senza difficoltà (eccettuata Trapani, anch'essa fortezza, che resisteva), avevano nominato il duca di Montemar, José Carrillo de Albornoz nuovo viceré di Sicilia.Gioacchino Di Marzo, Diari della città di Palermo dal secolo XVI al XIX, vol. 9, 1871, p. 228.

Il 9 marzo 1735 Carlo di Borbone, all'epoca meno che ventenne, partì alla volta della Sicilia con l'intenzione di completarne la conquista. Il futuro re approdò a Messina, per assistere alla presa della Real Cittadella: essa si era arresa il 23 febbraio 1735.Charles III (King of Spain), Imma Ascione, Università di Napoli, Lettere ai sovrani di Spagna: 1735-1739, 2002, pp. 48, 54. Da questo momento in avanti cominciava l'assedio pesante per Siracusa, concentrandosi su di essa le mire della corona ispanica: fatta evacuare forzatamente la popolazione nelle campagne limitrofe, austriaci e spagnoli aprirono il fuoco sulla città e dal mese di maggio, per 24 giorni, si riversò all'interno delle mura l'artiglieria dell'Ejército de Tierra; caddero in essa circa 2.000 bombe.Società Siracusana di Storia Patria, Archivio storico siracusano, 1990, p. 83. Nel mentre che si distruggevano palazzi, strade e strutture varie, arrivò dall'imperatore austriaco una sorta di incentivo per i siracusani: prometteva loro, in caso di vittoria, di ristabilire in questa città la capitale di Sicilia, per premiarli della fedeltà dimostrata all'Impero austriaco. Se avesse mantenuto la parola sarebbe stato un cambio sicuramente epocale, dato che Siracusa aveva perso il titolo e le facoltà di capitale fin dal lontano dominio arabo.Istituto italiano per gli studi filosofici, Corrispondenze diplomatiche veneziane da Napoli, vol. 16, 1992, p. 280.

Dentro le mura continuavano i bombardamenti, ma senza rilevanti perdite di vite umane, nemmeno tra i tedeschi: secondo alcune fonti il limitato numero di vittime e di distruzione di edifici civili si verificò perché gli spagnoli, volutamente, bombardarono la città con «molta discrezione», e precisione, mirando esclusivamente alle fortificazioni. La squadra degli ingegneri militari che si occuparono di dirigere i bombardieri spagnoli apparteneva alla scuola di Sébastien Le Prestre de Vauban (uno dei massimi ingegneri militari della storia, fiorito alla corte del re Sole).Società siciliana per la storia patria, Massimo Ganci, Eventi e personaggi di ieri e di oggi visti da un osservatorio siciliano, 2000, p. 201. Infine giunse la resa: il 1 giugno 1735..

La nascita del Regno borbonico