La LESA, acronimo di Laboratori Elettrotecnici Società Anonima, è stata una azienda italiana in attività tra il 1929 e il 1972 nel campo della produzione di materiale elettrico frazionario. Il suo marchio era composto dalla parola LESA in caratteri maiuscoli corsivi dapprima, e successivamente stampatelli, di fantasia.
Nel suo periodo di maggior espansione, in relazione ai criteri merceologici, ovvero sulla base delle linee di prodotto, la ripartizione tecnicamente più indicativa era: componenti (motori elettrici, i potenziometri a carbone e a filo, le cartucce piezoelettriche pick-up, giradischi, cambiadischi e meccanismi per registratori o riproduttori a nastro magnetico), fonografia, piccoli elettrodomestici, registratori e riproduttori a nastro magnetico. I componenti elettronici erano destinati all'industria di settore, impiegati in prodotti propri e di altri assemblatori, mentre gli oggetti finiti destinati al commercio, quali apparecchi fonografici e piccoli elettrodomestici. Erano marchiati Lesa.
Il settore per cui è stata più conosciuta presso il grande pubblico è stato comunque quello dei giradischi portatili (fonovaligie e mangiadischi).
Dal 1972 fino al 1984 un ramo dell'azienda - gestito su delega di GEPI da Seimart inizialmente, e successivamente scorporato con il nome di Panta - ha proseguito la sola attività di produzione apparecchi fonografici. Dal 1972 il marchio Lesa non è stato più utilizzato.
Storia Nascita ed espansione : gli anni trenta Fondata dall'imprenditore Nello Meoni e dal tecnico Luigi Massaroni come impresa artigiana nel 1929, la società iniziò la propria attività in corso Italia, a Milano con la denominazione sociale "Laboratori Elettrotecnici di Luigi Massaroni". Nel 1930 divenne società per azioni ed assunse la nuova denominazione "Laboratori Elettrotecnici Società Anonima" (L.E.S.A.)" trasferendo la produzione nei più ampi locali di via Cadore 43, sempre a Milano.Reclame di "Omnia" in "L'Antenna" Anno VI - 1 giugno 1934 Nel 1939 la LESA inaugurò lo stabilimento di via Bergamo 21 ed ai motori e rivelatori si aggiunse anche la produzione di potenziometri e piccolo macchinario elettrico rotante.
Gli anni del dopoguerra Sopravvissuta alla prematura scomparsa - nel 1940 - di uno dei soci fondatori (Luigi Massaroni) ed ai pesanti bombardamenti del 1943 che danneggiarono gravemente la sede della produzione, la LESA iniziò la ricostruzione, ampliando poi gli stessi impianti produttivi ed aprendo anche nuovi stabilimenti: a Tradate (1950, con 800 dipendenti) per l'hi-fi ed i componenti, e a Saronno (1959) per gli elettrodomestici, con una forza lavoro complessiva che superava le duemila unità. La produzione negli stabilimenti decentrati, oltretutto, permetteva di superare le difficoltà causate, nelle operazioni di precisione, dalla polvere e dalle vibrazioni presenti nella sede di Milano, che divenne - nel tempo - principalmente centro studi e ricerche e amministrativo. Nel frattempo divenne dapprima società collettiva ed in seguito -nel 1946 - di nuovo s.p.a. con la nuova ragione sociale "LESA Costruzioni Elettromeccaniche".
Gli anni cinquanta
Nel 1950 venne depositato il marchio definitivo, costituito dalla scritta in stampatello attraversata da un fulmine.
Negli anni cinquanta, l'espansione commerciale avvenne con l'avvicinamento al territorio, mediante l'apertura di filiali commerciali che fungessero anche da centro di riferimento per la distribuzione e l'assistenza ; nel 1966 - periodo di massima espansione - vi sarebbero state "rappresentanze regionali" a Torino, a Genova, Padova, Firenze, a Roma, a Napoli, Bari, Palermo, ed a Catania. Agenti erano anche a Monfalcone, Ancona e Cagliari. L'ingrandimento della rete incluse anche l'estero, con la presenza di grandi filiali commerciali e tecniche. Furono progressivamente aperte consociate che avrebbero coperto, nel periodo di massimo splendore, i diversi paesi (la Lesa Deutschland G.m.b.H. inizialmente a Francoforte, Untermainkai 82 e poi a Friburgo, Wiesentalstrasse 1, la Lesa France S.A.R.L. a Lione, la Lesa Electra S.A. a Bellinzona, la Lesa of America Corp. a New York, al 32-17 della 61 strada, Woodside 77 e altri uffici regionali).
La produzione continuava ad essere divisa fra componenti elettronici e oggetti finiti, pronti per la vendita al pubblico. È il decennio nel quale l'azienda - dopo aver prodotto giradischi e meccanismi per altri - entrò nel mercato della fonografia con prodotti completi propri. Se i primi giradischi LESA mod. VE1 erano stati commercializzati nel 1940, con il progetto - nel 1948 - del primo cambiadischi mod.CADIS, (entrambi con la sola velocità 78 giri/min), dal 1950 furono prodotti i giradischi PS1 che davano la possibilità di selezionare una delle tre velocità 33, 45 e 78 giri/min attraverso un sistema di pulegge manuali. Gli MT3 con cambio velocità realizzato mediante albero motore gradinato - immessi sul mercato nel 1952 unitamente al cambiadischi CD1 - superarono questi limiti. Fra le prime del decennio, infatti, grazie ai continui contatti con l'estero, il management della Lesa aveva compreso come l'avvento - anche in Europa - del formato 45 giri (a fianco del 33 giri), avrebbe portato ad una rivoluzione epocale. Le grandi case discografiche dell'epoca (quali la RCA Italiana) stavano sostituendo gli impianti per l'incisione su 78 giri con i più moderni macchinari per 33 e 45 giri, in arrivo - usati - dagli Stati Uniti. Gli stessi juke box venivano sostituiti con quelli a 45 giri. Era necessario farsi trovare pronti all'incremento della richiesta di apparecchi portatili, soprattutto legati alla richiesta di musica rock e pop da parte delle fasce più giovani della popolazione. Per questo, registrando già nel 1953 - come Lesa Costruzioni Elettromeccaniche - il marchio Lesaphon per complessi fonografici (fonovaligie più o meno grandi, con o senza cambiadischi o sintonizzatore, magnetofoni), presto sviluppò meccaniche dedicate ai soli formati 33/45 giri.
Fu in questo periodo che la Lesa seppe adeguarsi a realtà più avanzate dell'Italia per design e tecnica; la LESA of America iniziò a chiedere - oltre a prodotti di miglior design - una riduzione delle dimensioni d’ingombro e prodotti utilizzabili in ambito hi-fi. Il primo risultato di tali indicazioni fu il cambiadischi CDE - lanciato nel 1960 - ed utilizzato in seguito anche per i prodotti di alta fedeltà quali il PRF-6. Contestualmente, negli anni sessanta, la Lesa dovette impostare il disegno e l'efficienza dei propri prodotti - anche economici, quali i mangiadischi - allineandosi agli standard americani, ai quali dovette adeguarsi anche per organizzazione aziendale strutturata attraverso ricerche di mercato, piani di lavoro, aggiornamento continuo e uno stringente controllo qualità.
Nella seconda metà del decennio, vennero depositati anche i marchi per una serie di elettrodomestici, ventilatori, aspirapolvere, tostiere, spazzole elettriche aspiranti (quali la spalesina - kleenette, lanciata nel 1957) ed iniziò la loro commercializzazione.
Gli anni sessanta
Negli anni sessanta, momento di maggiore espansione, la Lesa era ritenuta la prima industria italiana nel settore della componentistica, sia per l’alta qualificazione acquisita, sia per l’entità della produzione che consentiva di soddisfare il 60% del fabbisogno nazionale oltre a notevoli forniture all’estero. Nello stesso periodo la Lesa produceva circa 10 milioni di potenziometri, oltre giradischi e cambiadischi. Il settore fonografico rappresentava la parte più nota della produzione LESA ed alimentava il 60% del suo fatturato. Forniva componenti e meccanismi interni da inserire in mobili multifunzione (bar-radio-giradischi) o in fonovaligie assemblate da altri (quali la Lisa della Crezari o i giradischi della Selezione del Reader's Digest, con meccanica Lesa o Allocchio Bacchini).
In quel periodo, oltre alle molte versioni dei riproduttori di dischi da salotto, delle fonovaligie, dei giradischi portatili, dei mangiadischi, presentati con i nomi più disparati (CD3/31 LV 85, Aldebaran, Rubino, Mady Kid, Andessy, Sagittario, Mady 3, etc) i prodotti più venduti dalla Lesa erano i registratori a nastro bobina di tipo economico; settore già occupato dagli anni cinquanta dalla Geloso, fu insidiato dalla Lesa attraverso un collocamento nella classe superiore con la serie di apparecchi Radio Renas (quali l'NH22), sostituiti successivamente da un meccanismo “mangianastri” per le nuove audiocassette lanciate dalla Philips. Non mancavano impianti completi con amplificatore e casse separate.
In quegli anni si espanse la produzione di elettrodomestici: aspirapolvere Lesapol, phon, tostapane. Inizia inoltre la collaborazione con il designer Giuseppe De Goetzen, che per LESA disegnerà parecchi elettrodomestici, fra i quali anche il macinacaffè Granar e il tritacarne Tritak. Numerosi furono i modelli di ventilatore da tavolo ed i primi tentativi di elettrodomestici multifunzione, quali il frullatore-macinacaffè Storlesa ed il robot da cucina Lesamak.
Se lo stesso design fu quasi esclusivamente delegato a divisioni interne di Lesa, in modo da fornire una connotazione riconoscibile all'intera produzione - sotto la guida del progettista Mario Biancardi - nel corso del decennio Lesa seppe adattarsi ai mutamenti di stile, nei vari settori commerciali - anche all'interno dello stesso gruppo funzionale. La serie di mangiadischi, ad esempio - che, a differenza delle fonovaligie, limitavano al massimo le parti in movimento e le operazioni da compiere - si evolvevano seguendo i gusti del pubblico: la serie mady, ad esempio, attraversò gli anni sessanta nelle sue varie evoluzioni (Mady , Mady 2, 3, Mady Rad 121/R con sintonizzatore radio) arrivando fino all'ingresso negli anni settanta (Mady Kid) mutando linee e colori. Gli stessi marchi identificativi delle varie collezioni vennero ideati e depositati in modo da distinguere nettamente le diverse tipologie di prodotti, distanziandole dal nome dell'azienda, in una quantità tale da lasciarne molti poi inutilizzati. La Lesa puntava molto anche sulla pubblicità sia nelle riviste, che in televisione - attraverso la produzione di spot con la casa cinematografica "Slogan Film".
L'organizzazione aziendale era sofisticata per l'epoca. Notevolmente evolute erano state, fin dalla fine degli anni cinquanta, la ricerca e lo sviluppo tecnologico. Grazie alla divisione di compiti, era possibile arrivare dall'idea al prototipo in soli nove mesi; oltre a questo, vi era una florida brevettazione - anche oltreoceano - di nuovi sistemi elettromeccanici per gli apparecchi di riproduzione. La Lesa creò e lanciò sul mercato una serie di nuovi sistemi di testine, di amplificazione, e una nuova generazione di cosiddetti "cambiadischi", che permettevano di superare i vecchi problemi di "scattosità" dei bracci.
Nel corso del decennio LESA proseguì l'inserimento in ulteriori mercati stranieri, espandendosi ulteriormente sui mercati tedesco, francese, svizzero e statunitense, dove peraltro aveva già aperto filiali a vocazione fino ad allora solo distributiva (LESA of America, LESA Deutschland a Friburgo, LESA France in Lione e LESA Electra Svizzera, a Bellinzona), anche in funzione produttiva, con una strategia aziendale da multinazionale, di delocalizzazione in controcorrente coi tempi che vedevano i primi componenti orientali arrivare in Europa e negli USA per essere assemblata, e non viceversa. Nuove filiali venivano aperte - anche per la fornitura di componenti - in Africa (in Kenya, presso Kaplan & Stratton, advocates, P.o. box 111, Nairobi).