Partito da umili origini, raggiunse l'apice del potere diventando riformatore religioso, reggente di Castiglia per ben due volte, cardinale, Inquisitore generale del tribunale dell'Inquisizione spagnola, missionario dei Mori, promotore delle crociate in Nordafrica e fondatore dell'Università Complutense di Madrid (attualmente la più importante università presente in territorio spagnolo). Tra le sue opere letterarie, la più conosciuta è certamente la Bibbia Poliglotta Complutense, la prima edizione stampata di Bibbia multilingue della storia.

Biografia La vita del cardinal Cisneros coincise con un importantissimo e prospero periodo della storia spagnola, sotto il regno dei "Re Cattolici" Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castiglia, durante il quale il Paese attuò numerose riforme. Ai primi del Cinquecento la Spagna entrò nell'epoca d'oro del suo Impero (durata fino al XVII secolo ca.), di cui Cisneros fu uno dei più attivi protagonisti.

Ascesa al potere Gonzalo Jiménez de Cisneros nacque nel 1436 dal matrimonio tra Alfonso Jiménez e Maria de la Torre in una povera famiglia di hidalgo, nella villa di Cisneros a Torrelaguna (in Castiglia, vicino a Madrid). Destinato fin dalla più tenera infanzia ad intraprendere la carriera ecclesiastica, iniziò i suoi studi sotto la guida di un anziano zio che era membro del clero;Informazione riportata su The Cardinals of the Holy Roman Church. successivamente si trasferì ad Alcalá de Henares dove frequentò l'Estudio Viejo in un convento francescano, e a Salamanca, dove frequentò l'università locale conseguendo una laurea in diritto canonico.

I primi incarichi

Nel 1449 andò a Roma per lavorare come avvocato concistoriale. Durante questo periodo attrasse su di sé l'attenzione di Papa Pio II. Tornò in Spagna nel 1465 - in occasione della morte del padre, per amministrare i beni di famiglia - portando con sé un'ordinanza pontificia che gli assegnava il possesso del primo beneficio, e più precisamente della carica vacante di arciprete a Uceda. Tuttavia, l'arcivescovo di Toledo Alfonso Carrillo de Acuña, Primate di Spagna, rifiutò di accettare le direttive della missiva, sperando di poter assegnare quel beneficio ad un proprio parente. Quando Cisneros insistette per ottenere ciò che gli spettava, fu immediatamente incarcerato, prima a Uceda e poi nelle segrete della fortezza di Santorcaz. Per sei anni Cisneros continuò a resistere, nonostante gli fosse stata concessa la libertà se avesse rinunciato alla rivendicazione, ma nel 1480 Carrillo si piegò inaspettatamente alla forza di volontà del carcerato, concedendogli finalmente un beneficio. Cisneros lo cambiò quasi subito con l'incarico di cappellano maggiore della cattedrale di Sigüenza, al servizio del cardinal Pedro González de Mendoza, vescovo della città, che in breve lo designò vicario generale della diocesi.

Ordinazione sacerdotale A Sigüenza, Cisneros ottenne grandi elogi per il suo operato e sembrava essere sulla strada giusta per giungere al successo tra il clero secolare, quando nel 1484, alla - per quei tempi - già avanzata età di quarantotto anni, improvvisamente decise di entrare nell'Ordine francescano. Rinunciando a tutti i beni materiali, e cambiando il proprio nome di battesimo, Gonzalo, in Francisco, entrò nella confraternita francescana di San Juan de los Reyes, recentemente fondata per volere dei sovrani Ferdinando e Isabella a Toledo. Non soddisfatto dalla normale mancanza di comodità dei frati, era solito dormire volontariamente sul nudo pavimento della sua cella, indossare un cilicio, raddoppiare i propri digiuni, e più in generale cominciò a mortificarsi con fervore religioso, tanto che per tutto il corso della sua esistenza, anche quando raggiunse l'apice della propria carriera e del potere, la sua vita privata fu sempre rigorosamente ascetica.

Ingresso alla corte reale spagnola e nomina episcopale Successivamente si ritirò nel convento di Nostra Signora di Castañar e si costruì una rozza capanna nei boschi vicini, nella quale a periodi viveva da anacoreta, mentre più tardi divenne superiore di una frateria a Salceda. Frattanto Mendoza (ora divenuto arcivescovo di Toledo), che non si era dimenticato dei suoi preziosi servigi, lo raccomandò alla regina Isabella come confessore personale. Cisneros accettò malvolentieri il nuovo incarico, e ottenne la possibilità di vivere nella sua comunità e di continuare a seguire la vita religiosa, risiedendo alla corte reale solo quando necessario. La sua posizione era preminente sul piano politico, poiché Isabella chiedeva consigli al proprio confessore non solo per questioni di ambito privato, bensì anche in fatto di affari di Stato. La severa condotta di vita di Cisneros, gli conquistò presto una considerevole influenza sulla sovrana, tanto che nel 1494 fu nominato superiore provinciale del suo Ordine per la Castiglia. Il cardinal Mendoza morì nel 1495 e Isabella aveva segretamente ottenuto una bolla pontificia che nominava Cisneros come nuovo arcivescovo di Toledo, la più ricca e potente carica ecclesiastica del regno. Assieme a questo nuovo ufficio gli fu anche assegnato l'incarico di cancelliere di Castiglia. La sovrana provò a sorprenderlo presentandogli di persona la bolla come dono, ma Cisneros non reagì come si sarebbe aspettata: anzi, evitò la sua presenza e scappò via, solo per essere riacciuffato poco dopo dalle guardie reali e forzato contro la propria volontà ad accettare l'incarico. L'11 ottobre 1495,Come riportato dall'Enciclopedia Franciscana, la data della nomina ad arcivescovo di Toledo è da far risalire al 20 febbraio 1495, tuttavia, a causa dell'iniziale rifiuto di Cisneros, la consacrazione ufficiale avvenne l'11 ottobre dello stesso anno (data riportata dall'Enciclopedia Italiana Treccani). alla presenza dei "Re Cattolici" Ferdinando e Isabella, Cisneros venne consacrato nel convento francescano di Tarazona, all'interno della cappella de La Piedad. Nonostante questo, il neo-arcivescovo toledano continuò a mantenere una vita semplice, e, benché una lettera da Roma (firmata dal pontefice Alessandro VI in persona) gli avesse ingiunto di vivere in maniera consona al suo nuovo rango, l'apparente sfarzo aveva solamente il compito di nascondere il suo ascetismo privato.

Cisneros riformatore Da questa nuova posizione, Cisneros cominciò a riformare l'Ordine francescano in Spagna, anticipando in questo modo l'opera riorganizzatrice della Controriforma, che sarebbe stata attuata in Europa a partire dal 1545 (anno d'apertura del Concilio di Trento), dopo il traumatico scisma delle Chiese protestanti. Venne imposto ai frati di cessare la pratica immorale del concubinato, di risiedere nella parrocchia a cui erano stati assegnati, di ascoltare le confessioni e infine di tenere un sermone ogni domenica. L'opposizione a queste scomode riforme fu forte, tuttavia dal 1498 esse furono imposte non solo all'Ordine francescano, ma anche ad altre congregazioni ecclesiastiche. La resistenza si scatenò in forme talmente aspre che più di quattrocento monaci scapparono in Africa con le loro mogli, accettando di convertirsi alla fede islamica. Lo stesso superiore generale dell'Ordine giunse da Roma per intervenire nelle severe riforme dell'arcivescovo toledano, ma l'austero ed inflessibile Cisneros, supportato dall'influenza della potente Isabella, rimase fermo sulle proprie posizioni. Nel 1497 convocò un sinodo diocesano ad Alcalá, e un altro l'anno successivo a Talavera. Il suo grande impegno nel riformare la Chiesa castigliana gli valse l'approvazione e la stima del Pontefice Alessandro VI, che nel 1499 lo nominò ispettore e riformatore di tutti gli Ordini Mendicanti spagnoli.

Persecuzione dei Moriscos e nomina cardinalizia Nel 1499 Cisneros accompagnò Ferdinando e Isabella a Granada, e lì si associò al nuovo arcivescovo cittadino, Hernando de Talavera, nel tentativo di convertire la popolazione islamica iberica al Cristianesimo. Talavera si era servito di metodi morbidi e lenti, soprattutto attraverso l'educazione, mentre Cisneros usò maniere assai più veloci e violente, convertendo forzatamente i musulmani e ordinando la distruzione totale di tutti i manoscritti arabi presenti a Granada, eccezion fatta per i testi di medicina, che furono trasferiti ad Alcalá.Come viene riferito dall'Enciclopedia Italiana Treccani e dal romanzo All'ombra del melograno. L'indignazione dei Mudejar non convertiti sfociò in una rivolta aperta conosciuta col nome di Prima ribellione dell'Alpujarras. La sommossa fu repressa, e venne data ai rivoltosi la scelta tra il battesimo e l'esilio. La maggioranza optò per la prima possibilità, e nel 1500 Cisneros affermò compiaciuto che non vi era rimasto alcuno in città che non fosse cristiano, e che tutte le moschee erano state trasformate in chiese. D'altra parte, aveva contribuito a dare il via ad un irrisolvibile problema che sarebbe durato fino al 1609, quando i Moriscos sarebbero stati espulsi dalla Spagna per decreto regio. I musulmani avrebbero sempre ricordato Cisneros come un tiranno.

Nel romanzo All'ombra del melograno dello studioso arabo di fama internazionale Tariq Ali, il cardinal Cisneros viene raffigurato come un dispotico ecclesiastico cristiano che brama di annientare totalmente la cultura moresca spagnola. Viene accusato di voler cancellare gli otto secoli di dominazione musulmana, di perseguitare i Moriscos, convertendoli forzatamente alla fede cristiana e arrivando a vietarne i costumi, la lingua e la cultura. Se da una parte si rivelò una furia contro i musulmani, dall'altra si comportò in maniera sorprendentemente aperta, tollerante e innovatrice nei confronti di altre realtà del tempo - come vedremo in seguito -, quali ad esempio le civiltà indie del Nuovo Mondo e la nascita delle nuove confessioni cristiane riformate.

Il 26 novembre 1504 la regina Isabella morì. Suo marito, re Ferdinando d'Aragona, ne rivendicò la corona di Castiglia contro il genero Filippo d'Austria, e Cisneros contribuì in qualità di mediatore alla firma del Trattato di Salamanca, che manteneva Filippo sul trono castigliano, assicurandone la successione al sovrano aragonese. Quando Filippo morì nel 1506, Ferdinando era a Napoli e Cisneros divenne tutore della regina Giovanna di Castiglia (detta la Pazza), e reggente di Castiglia per tutta la durata dell'assenza del re, sventando persino una congiura ordita da un gruppo di grandi feudatari per prendere il controllo del regno. In cambio della sua lealtà, su richiesta di Ferdinando stesso, l'allora pontefice Giulio II lo nominò cardinale col titolo di Santa Balbina (IV concistoro del 17 maggio 1507) e Inquisitore generale di Castiglia e León (15 giugno dello stesso anno).

La crociata nel Nord Africa