In macroeconomia il ciclo economico è l'alternanza di fasi caratterizzate da una diversa intensità dell'attività economica di un paese o di un gruppo di paesi economicamente collegati.

Descrizione Fasi del ciclo economico Fino ai primi decenni del XX secolo, il principale indicatore del ciclo era il livello dei prezzi, che subiva forti oscillazioni. Successivamente è iniziata una fase, che ancora dura, in cui il livello dei prezzi mostra un andamento continuamente crescente; l'attenzione si è quindi spostata sui livelli della produzione e dell'occupazione e, una volta definiti, dopo la seconda guerra mondiale, standard internazionali di contabilità nazionale, si è iniziata ad usare la variazione del PIL come principale indicatore.

Nei cicli economici vengono individuate le seguenti fasi: fase di espansione (o "boom") nella quale il PIL cresce rapidamente; fase di recessione, individuata da una diminuzione del PIL in almeno due trimestri consecutivi; fase di depressione, in cui la produzione ristagna e la disoccupazione si mantiene a livelli elevati; fase di ripresa, in cui il PIL inizia nuovamente a crescere.

Quanto alla durata delle fasi, si sono individuati tre modelli principali: ciclo breve di Kitchin, basato sulle variazioni delle scorte e avente durata breve non superiore a 40 mesi; ciclo medio di Juglar, basato sulle variazioni del credito e delle riserve bancarie, di 4-10 anni; ciclo lungo di Kondratiev, di durata nettamente maggiore (50-60 anni); secondo Simon Kuznets, si sono avuti i seguenti cicli di Kondratiev: rivoluzione industriale, dal 1787 al 1842, con un boom nel 1787, una recessione nell'epoca delle guerre napoleoniche, una depressione durata dal 1814 al 1827, poi una lenta ripresa; ciclo "borghese", dal 1843 al 1897, con un boom nel 1842 favorito dalla diffusione delle ferrovie, una recessione fino al 1857, una grande depressione ed una successiva fase di ripresa; ciclo "neo-mercantilista", dal 1898 al 1950 (circa), iniziato con la diffusione dell'energia elettrica e dell'automobile, con una fase di recessione a partire dal 1911 ed un’altra grande depressione dal 1929 al 1939. Più incerta l'individuazione di cicli successivi, per la scomparsa delle ampie fluttuazioni dei prezzi che avevano caratterizzato i cicli precedenti e per la diffusione di politiche anticicliche di tipo keynesiano.

Teorie del ciclo economico Gli economisti classici non avevano elaborato una teoria del ciclo economico, anche perché, essendo d'accordo con la legge di Say, detta legge degli sbocchi, ritenevano che il mercato fosse in grado di garantire l'equilibrio tra domanda e offerta poiché era l'offerta a determinare la domanda dei beni. Solo Malthus aveva sottolineato che poteva verificarsi un non completo assorbimento del prodotto sul mercato con la conseguenza della creazione di giacenza dei beni invenduti (Malthus aveva osservato che a causa del risparmio la domanda può essere inferiore alla produzione).

Vere e proprie teorie del ciclo si hanno solo dopo il lavoro di Clément Juglar, che aveva individuato un ciclo della durata media di 9 anni caratterizzato dall'espansione del credito e dalla riduzione delle riserve bancarie nelle fasi di ripresa e di prosperità, dall'andamento opposto nelle fasi di recessione e depressione.

In una prima fase, le teorie del ciclo miravano soprattutto ad individuare strumenti monetari in grado di contenere le ampie oscillazioni dei prezzi o almeno di mitigare i loro effetti. Successivamente, l'obiettivo è diventato quello di prolungare il più possibile le fasi di espansione e ridurre quelle di contrazione, sostenendo la produzione e l'occupazione.

Teorie climatiche William Stanley Jevons - uno dei padri del marginalismo insieme a Carl Menger ed a Léon Walras - credette di individuare le origini delle fluttuazioni economiche studiate da Juglar nel ciclo delle macchie solari, che ha una periodicità analoga; riteneva che le macchie solari, per via del loro effetto sul clima, influenzassero i raccolti e, quindi, il prezzo del grano.V. ad esempio The Solar Period and the Price of Corn, 1875, poi ristampato nel 1884 in Investigations in Currency and Finance, pp. 194-205. Al tempo stesso, rilevava gli effetti negativi delle oscillazioni dei prezzi sui pagamenti differitiIn A Serious Fall in the Value of Gold Ascertained, and its social effects set forth, 1863, ristampato in Investigations in Currency and Finance, pp. 13-118. e ripropose il Tabular Standard (proposto da Loewe e Scrope all'inizio del XIX secolo): un indice dei prezzi che consentisse di rettificare il valore nominale dei pagamenti alla scadenza.An Ideally Perfect System of Currency, 1875, ristampato in Investigations in Currency and Finance, pp. 297-302. A Jevons ed a Laspeyres, che propose il suo indice nel 1864, si deve l'inizio degli studi sui numeri indice.

Successivamente, teorie analoghe sono state proposte nel 1914 da Henry Ludwell Moore, il quale ipotizzò l'influenza delle condizioni meteorologiche sul prezzo del cotone, e negli anni 1930 da Johan Henryk Åkerman che tentò di studiare l'interazione di cicli climatici di diversa lunghezza.

Teorie monetarie Alfred Marshall non elaborò una teoria del ciclo, ma rilevò come Jevons gli effetti negativi delle oscillazioni dei prezzi sui pagamenti differiti (comprese le cedole dei titoli pubblici) e sul tasso d'interesse; come Jevons, ripropose il Tabular Standard.«Remedies for Fluctuations of General Prices», Contemporary Review, 1887, vol. 51, pp. 355-375.

Irving Fisher, prendendo le mosse da Marshall, distinse tra tasso d'interesse nominale e tasso d'interesse reale, legati dalla relazione:

in cui rr è il tasso d'interesse reale, rn il tasso d'interesse nominale e π il tasso di inflazione.

Secondo Fisher, il tasso nominale non si adegua mai pienamente al tasso reale; quando i prezzi salgono, quale che ne sia il motivo,Fisher ipotizza che i prezzi possono variare per effetto di mutamenti nella quantità di moneta o nelle aspettative degli imprenditori, per l'alternarsi di buoni e cattivi raccolti, per invenzioni che incidono sulla produttività. il tasso d'interesse reale risulta minore di quello nominale; per mantenere invariato il tasso reale, le banche dovrebbero aumentare i tassi praticati e in realtà lo fanno gradualmente, ma mai in misura completa. Le imprese hanno quindi convenienza ad indebitarsi sempre più; tuttavia, quando provano a rinnovare i loro prestiti allo stesso tasso a cui li avevano contratti, le banche hanno aumentato ancora i tassi; si trovano quindi in difficoltà ed alcune falliscono. Si ha così una crisi di fiducia ed i clienti delle banche iniziano a ritirare i loro depositi. Le banche reagiscono alzando ancora i tassi d'interesse, ma alcune falliscono. Si avvia così un processo di contrazione del credito, di minore attività produttiva e di calo dei prezzi, quindi un processo inverso. Anche in questo caso, tuttavia, le banche non riducono il tasso d'interesse in misura sufficiente, rendendo più oneroso l'indebitamento e creando ulteriori difficoltà per le imprese. Fisher riteneva pertanto essenziale una migliore conoscenza delle variazioni dei prezzi e dette notevoli contributi alla teoria dei numeri indice. Propose anche un sistema monetario tale da contrastare le variazioni dei prezzi, detto "dollaro compensato", e basato su un paniere di merci: il contenuto in oro del dollaro sarebbe cambiato in proporzione inversa al livello dei prezzi calcolato sui beni del paniere.

Knut Wicksell aveva invece sostenuto la necessità di distinguere tra un tasso d'interesse naturale, equivalente al saggio di profitto,Nel secondo volume delle Lezioni di economia politica (1906) lo aveva definito come il tasso che si avrebbe se non vi fosse la moneta; nell'articolo «The Influence of the Rate of Interest on Prices» lo definisce come il «saggio di profitto», come «produttività marginale del capitale reale». e il tasso di interesse monetario, affermando che se il tasso monetario praticato dalle banche risulta inferiore al tasso naturale, le imprese hanno convenienza ad indebitarsi e si ha un aumento del livello dei prezzi. In teoria il processo potrebbe continuare indefinitamente (il cosiddetto processo cumulativo di Wicksell), in quanto l'aumento dei prezzi a sua volta favorisce l'indebitamento, anche se, in realtà, l'aumento della circolazione monetaria induce prima o poi le banche ad aumentare i tassi. Quella di Wicksell non era una teoria del ciclo,Al riguardo, Wicksell affermava di condividere la teoria di Spiethoff; cfr. Lectures on Political Economy. Volume II: Money, 1978, p. 211. ma il fondamento di una proposta per contenere l'ampiezza delle oscillazioni cicliche; a tale scopo, le banche avrebbero dovuto abbassare i tassi in caso di prezzi calanti, alzarli in caso di prezzi crescenti. Le sue considerazioni, tuttavia, influenzarono molti economisti.

Ralph George Hawtrey, in particolare, si basò sul processo cumulativo di Wicksell per sostenere che, quando le banche concedono prestiti a tassi di interesse bassi, i commercianti all'ingrosso aumentano le scorte, acquistate mediante credito bancario. Ciò stimola la produzione e gli investimenti. Ma l'espansione del credito riduce le riserve bancarie e le banche tornano ad elevare il tasso di interesse riducendo l'acquisto di scorte, l'attività produttiva e gli investimenti. In tal modo si ricostituiscono le riserve creditizie causando l'inversione del ciclo e l'avvio di una fase di espansione.

Rientrano nelle teorie monetarie anche alcune delle prime opere di John Maynard Keynes. Ne La riforma monetaria sostenne la necessità di tendere alla stabilità dei prezzi interni mediante una politica monetaria che agisse sia sulla quantità di moneta (mediante acquisti e vendite di titoli da parte della Banca centrale), sia e soprattutto sulla percentuale di reddito che gli individui detengono in forma liquida (mediante il tasso d'interesse: bassi tassi, quindi un facile accesso al credito, riducono la necessità di detenere scorte liquide, e viceversa). Nel Trattato sulla moneta osservò che le decisioni di risparmio e di investimento sono prese da persone diverse e, quindi, possono non coincidere; vedeva in una manovra del tasso di interesse il modo migliore per assicurare l'uguaglianza, ovvero per sostenere gli investimenti.

Teorie della sproporzione Karl Marx, negli appunti preparatori (i Grundrisse), spiegò che le crisi sono insieme crisi di sovra-produzione, sottoconsumo, sovrainvestimento, sovracapacità, sproporzione, domanda, saggio del profitto. Tuttavia non aveva una vera teoria del ciclo, in quanto riteneva che le crisi fossero il sintomo del progressivo esaurirsi, non automatico, del capitalismo. I suoi schemi di riproduzione (II libro del Capitale), basati sulla distinzione tra la produzione di mezzi di produzione e quella di beni di consumo, influenzarono molte teorie del ciclo. In particolare, per il tramite di Tugan-Baranovsky e di Spiethoff, influenzarono la teoria "austriaca" di Friedrich Hayek.