La chiesa di San Lorenzo è un luogo di culto cattolico di Vicenza, costruito alla fine del XIII secolo in stile gotico, nella sua versione lombardo-padana del Duecento. Si colloca nella centrale piazza San Lorenzo, lungo corso Fogazzaro, ed è stata officiata dai francescani conventuali fino al 2017.

Storia I Francescani a Vicenza La presenza dei francescani a Vicenza risale, molto probabilmente, al tempo in cui il loro fondatore era ancora vivente: forse al 1216Secondo Francesco Barbarano de' Mironi, nella sua Historia ecclesiastica della città, Territorio e Diocese di Vicenza, Vol. I, editore Rosio, Vicenza 1649.; il suo passaggio in città però non è documentatoIl sito riporta cenni storici e cita documenti sul primo periodo di presenza dei francescani in città e sulla costruzione del Tempio di San Lorenzo.. Pare che nel 1222 essi officiassero presso la chiesa di San SalvatoreAttestato da un documento del 1224: Vicenza, Archivio di Stato - S. Lorenzo B. 848, n. 1, della quale non è chiaro quale fosse l'ubicazione, se in contrà Carpagnon o nella contrà in seguito rinominata San Francesco Vecchio vicino all'episcopio, dove nel 1232 essi rinnovarono o costruirono una loro chiesa.

È certo invece che nel 1280 essi permutarono quest'ultima chiesa con la cappella di San Lorenzo in Portanova - costruita 40 anni prima a ridosso delle mura altomedievali - e con un terreno adiacente.La permuta avvenne con il Comune, oppure con il Capitolo della cattedrale, cui era stata donata nel 1185 dal vescovo Pistore, secondo il Barbarano citato.

Il 13 luglio 1280 i canonici della cattedrale permutarono un'antica cappella di loro proprietà, risalente ad almeno a un paio di secoli primaQuesta chiesa esisteva già nell'XI secolo, perché viene citata in un documento del 1104 - riportato da Tommaso Riccardi, Storia dei vescovi vicentini, Bologna, 1975 - in cui, parlando di una casa, si dice: "Posita in civitate Vicentiae in porta Sancti Petri, juxta oratorium Sancti Laurentii". Viene anche citata nel Privilegium di papa Urbano III tra le chiese urbane confermate ai canonici della cattedrale e in un analogo documento di papa Innocenzo III del 1206. - con tutti i suoi edifici e appendici, cimitero, piazza e con le stanze delle case in detta contrada di spettanza della Chiesa medesimaEcclesiam seu cappellam Sancti Laurentii cum omnibus aedificis suis et appendicis, coemeterio, platea et cassibus domorum in dicta contrata ipsi ecclesiae spectantibus - con i frati francescani, ricevendone in cambio la chiesa di San Francesco Vecchio, con tutto il cimitero, la piazza compresa tra i muri e gli stessi muri delle dimore, o meglio stalle, con il coro e gli ornamenti pendenti sugli altariEcclesiam Santi Francisci cum toto coemeterio, platea secundum quod trahunt muri et cum ipsis muris sedibus sive stallis chori et ornamentis pendentibus super altaribus.

La fondazione della chiesa La nuova chiesa, molto ampia e con un vasto sagrato davanti alla facciata per poter accogliere masse di popolo che accorrevano per la predicazione, fu costruita in vent'anniNell'anno 1300 il Maggior Consiglio della città deliberò che il podestà, la Curia, gli Anziani e le Arti visitassero il tempio. con il favore delle autorità cittadine - a quel tempo il Comune era sotto la dominazione padovana, favorevole ai francescani - che contribuirono in maniera cospicua alla costruzione, destinando ad essa un terzo di quanto ricavato dalla confisca dei beni agli eretici. A questo finanziamento si aggiunsero le donazioni e i lasciti di molte famiglie signorili della città. Contemporanea fu la costruzione dell'annesso convento, che nel XV secolo fu completato con un primo chiostro e nel XVII secolo con un secondo adiacente al primo (mentre il primo chiostro conserva ancora l'aspetto originario, del secondo restano solo poche tracce, inglobate in una scuola di recente costruzione).

Per tutto il Trecento furono apportate modifiche e aggiunte esterne, come l'Oratorio della Concezione sul fianco occidentale (demolito nel 1909 durante i lavori di restauro), il portale e la ristrutturazione delle absidi. Nei secoli seguenti l'interno fu impreziosito da numerose opere d'arte, donate da famiglie patrizie vicentine, in particolare dalla famiglia dei da Porto.

Il tempio cittadino in età contemporanea A seguito dell'invasione napoleonica, la chiesa e il convento furono saccheggiati e utilizzati dapprima come ospedale militare, poi per l'acquartieramento delle truppe. Con il decreto di Compiègne del 1810, che sciolse gli Ordini religiosi, i pochi francescani rimasti a Vicenza furono dispersi. Gli edifici rimasero in stato di abbandono, finché nel 1836 il Comune li acquistò per effettuare il restauro.

Il tempio di San Lorenzo - così chiamato perché al momento del restauro vi furono trasportati monumenti e tombe provenienti da altre chiese cittadine - venne riaperto al culto nel 1839 ma, nel corso del tempo, fu nuovamente chiuso nel 1859 e nel 1866, durante le guerre d'indipendenza, utilizzato per necessità belliche. Nonostante continui lavori di restauro, nel 1903 esso fu dichiarato pericolante per lesioni strutturali e nuovamente chiuso per un radicale intervento. Riaperto nell'aprile del 1914, dopo quasi dieci anni di lavori, fu nuovamente chiuso un anno più tardi in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale, ancora una volta per essere adibito a magazzino di approvvigionamento alimentare.

Riaperto definitivamente al culto il 29 ottobre 1927, fu riaffidato ai francescani conventuali.

Del 1930 sono le prime cinque campane, diventate più 10 in totale negli anni ottanta del secolo XX in scala di Do3 maggiore, suonate tutt'oggi secondo la tecnica dei concerti manuali, nel 1933 fu sistemato l'organo, nel 1935 fu rifatto il pavimento.

Descrizione Facciata e portale In accordo con lo stile delle chiese costruite dagli ordini mendicanti in Italia nel XIII secolo - il gotico lombardo che non abbandona del tutto le forme del romanico - la facciata presenta nella metà superiore il tipico profilo a capanna e nella metà inferiore sette alte arcate ogivali, elementi caratteristici dell'architettura veneta, che si ritrovano anche nelle più importanti chiese padovane del Duecento.

L'elemento di maggiore spicco è il portale, realizzato negli anni quaranta del XIV secolo dallo scultore e architetto veneziano Andriolo de Santi e finanziato con un lascito testamentario di un consigliere di Cangrande della Scala, Pietro da Marano detto il Nano, che sperava con questo atto munifico di liberarsi dal fardello di una vita vissuta praticando l'usura. Egli viene raffigurato nella splendida lunetta del portale, inginocchiato in atteggiamento di penitente davanti a Maria e al Bambino, con a fianco i santi Francesco e Lorenzo. Attorno, tra l'acanto, cinque busti di profeti a sinistra, di patriarchi a destra.

Lungo gli stipiti stanno i busti di san Paolo e degli apostoli. Il Cristo benedicente è al centro dell'architrave. Alla sua destra stanno i santi Vincenzo, Lodovico, Francesco e Giovanni Evangelista, a sinistra Lorenzo, Antonio, Chiara e Stefano, quattro figure della tradizione, quattro del repertorio francescano. Alle estremità inferiore e superiore degli stipiti sono i simboli degli Evangelisti (il tetramorfo). Sulle colonne sopra i leoni stilofori ci sono l'Angelo nunziante e la Vergine annunziata..

Quattro sarcofaghi trecenteschi, posti su mensoloni e coperti da baldacchini in pietra, sono incastonati nelle arcate laterali e racchiudono le spoglie di uomini illustri del tempo. Nell'ordine, da sinistra a destra, sono quelli di Benvenuto da Porto, Marco da Marano, Lapo degli Uberti (personaggio ghibellino; sullo stemma sta la mezz'aquila imperiale) e Perdono Repeta.

Interno Le alte colonne che conducono lo sguardo verso le volte del soffitto e i fasci di luce che penetrando dagli alti finestroni e dal rosone pervadono l'interno - tutti elementi schiettamente gotici - rendono l'ambiente uno dei più grandiosi e suggestivi della città.

Dividono le tre navate poderosi pilastri cilindrici su basi quadrate e a blocchi lapidei. I capitelli hanno foglie chiuse in due fasce sfalsate e abaco ottagonale. Sui capitelli poggiano gli archi trasversali delle crociere laterali e a loro volta si innalzano da essi lesene su cui si insistono gli archi trasversali delle crociere mediane; il forte profilo delle doppie ghiere e dei costoloni in cotto accentua lo slancio delle volte. Collega gli archi una fitta trama di travi orizzontali.

Al termine delle navate si allarga il transetto. La chiesa ripropone in sostanza lo schema a croce latina di derivazione cistercense, quale si era diffuso nelle chiese lombarde degli Ordini mendicanti e si era affermato a Vicenza, dal 1260, nella Chiesa di Santa Corona, presentando tuttavia qui, in San Lorenzo, un più marcato verticalismo delle strutture architettoniche...

Controfacciata È dominata dal monumento, grandiosa composizione di stucchi che incornicia e sormonta la porta, di Giambattista da Porto, prefetto generale della Repubblica di Venezia e governatore di Candia, che egli volle nel 1661 per accoglierne, dopo la morte, l'immagine e alcune tele glorificatorie mai realizzate.

A destra della porta è murato un altorilievo in pietra con la Madonna e il Bambino tra i santi Sebastiano e Sant'Antonio abate, opera databile intorno al 1475-1480, con evidenti influssi lombardi. A sinistra il monumento a Vincenzo Scamozzi, ricomposto durante i restauri del 1837-1839, dopo che era stato demolito durante il periodo napoleonico. A lato del monumento, una lapide corrosa in memoria di Giambattista e Girolamo Albanese, già nella loro casa di Pedemuro San Biagio..

Navata destra L'altare della famiglia Gualdo occupa la prima campata destra. Costruito nella prima metà del Cinquecento, presenta una raffinata decorazione con festoni di medaglie e strumenti militari, esuberante apparato decorativo di matrice lombarda. Danneggiato dal terremoto del 1695, fu rinnovato nella seconda metà del Settecento ed ora incornicia un dipinto Madonna col Bambino appare a San Pio V di Gian Antonio Fumiani 1674 proveniente dalla demolita chiesa del Corpus Domini di Venezia.

Sulla parete della seconda campata è collocato il sepolcro del letterato e storico vicentino Ferreto dei Ferreti, tumulato in un'arca forse duecentesca, qui portata nel 1642 dalla facciata della chiesa, dove è ora quella di Perdono Repeta.

Nella terza campata vi è l'altare fatto erigere nel 1605 da Odorico Capra. Esso incornicia la pala di Giovanni Busato, raffigurante San Luigi in estasi, qui collocata nell'Ottocento quando l'altare fu restaurato. La struttura architettonica rimanda a quella tipica degli altari della bottega degli Albanese e in particolare di Giambattista, al quale sicuramente appartengono gli angeli e le figure femminili della cimasa. Addossata al vicino pilastro, una elegante acquasantiera.

In una cornice intagliata e dorata, è appesa nella quarta campata una tela del 1564 di Giovanni Demio, raffigurante l'Adorazione dei Magi.

Nella quinta campata campeggia la grande tela con la Deposizione, copia di una simile che Luca Giordano dipinse per la chiesa veneziana di Santa Maria del Pianto nel 1652..

Braccio destro del transetto e Cappella del Santissimo L'ancona per l'altare della Pietà fu commissionata nel 1474 dalla famiglia Pojana allo scultore Pietro Lombardo da Carona. Il monumento sepolcrale a Giacomo Zanella Cappella di San Francesco d'Assisi (Cappella del Santissimo) Dedicata a San Francesco dal 1324; l'altare del XVII secolo proviene dalla chiesa di Santa Maria Nova ed è sormontato da una statua di marmo di Carrara raffigurante San Francesco d'Assisi di Vittorio Guelfi (1934). Sulla parete destra è il sarcofago di Guilielmo Pagello (1362) proveniente dalla chiesa di Santa Corona, qui collocato nel 1839. Sulla parete di sinistra il monumento funebre di Isabella Alidosio (1571).

Cappella maggiore