Elenco di locuzioni greche in ordine alfabetico.Segue l'ordine dell'alfabeto greco. Α Β Γ Δ Ε Ζ Η Θ Ι Κ Λ Μ Ν Ξ Ο Π Ρ Σ Τ Υ Φ Χ Ψ Ω __NOTOC__
Α
Ἀγεωμέτρητος μηδεὶς εἰσίτω. Agheōmètrētos mēdéis eisìtō "Non entri nessuno che non conosca la geometria." – Motto all'entrata dell'Accademia di Platone. Platone riteneva fondamentale che i suoi alunni studiassero la geometria perché proprio la geometria doveva aprire la strada al regno delle idee, dal momento che non tratta triangoli, quadrilateri o cerchi reali ma figure ideali, frutto del pensiero. Proprio dalla geometria quindi si doveva intuire l'esistenza del suo Iperuranio.
Ἀγεωργίου δίκη Agheorghíou díke Pena per il terreno affidato e non coltivato.
Ἀγνώστῳ Θεῷ. Agnòstō theò "Al dio sconosciuto" – Da un discorso dell'apostolo Paolo all'Areopago, in cui egli mostra il suo stupore per aver trovato un altare dedicato al "dio sconosciuto": «Διερχόμενος γὰρ καὶ ἀναθεωρῶν τὰ σεβάσματα ὑμῶν εὗρον καὶ βωμόν ἐν ᾧ ἐπεγέγραπτο ἀγνώστῳ θεῷ ὃ οὖν ἀγνοοῦντες εὐσεβεῖτε τοῦτο ἐγὼ καταγγέλλω ὑμῖν.»"Passando e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare su cui stava scritto: “A un dio ignoto”. Dunque, quello che voi venerate senza conoscerlo, io vengo ad annunciarlo a voi" (Atti degli Apostoli 17, 22-31).
Ἀδιάφορα. adiaphora "Cose indifferenti" – Concetto usato dalla filosofia stoica per indicare cose che sono al di fuori dalla legge morale, cioè azioni che non sono né moralmente prescritte né moralmente proibite.
Ἀεὶ ὁ θεὸς γεωμετρεῖ. Aèi ho theòs gheōmetreî “Dio geometrizza sempre.” - Platone – Plutarco elaborò questa frase nel suo saggio Πῶς Πλάτων ἔλεγε τὸν θεὸν ἀεί γεωμετρεῖν: “Cosa intende Platone quando dice che il dio applica geometrizza ogni cosa?"
Αἰὲν ἀριστεύειν καὶ ὑπείροχον ἔμμεναι ἄλλων,μηδὲ γένος πατέρων αἰσχυνέμεν […] Aièn aristèyein kaì hypèirocon émmenai állōn mēdè ghènos patèrōn àischynèmen “Primeggia sempre e sovrasta gli altri e non disonorare la stirpe dei padri.” - Omero, Iliade, libro VI, vv. 208-209.
Ἄλφα καὶ ὦ. Álpha kai ô "Alfa e omega." – La prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco stanno a significare inizio e fine. Questo concetto si trova nell’Apocalisse di Giovanni 22,13 nella seguente forma: «Ἐγὼ τὸ ἄλφα καὶ τὸ ὦ, ὁ πρῶτος καὶ ὁ ἔσχατος, ἡ ἀρχὴ καὶ τὸ τέλος.» Egô tò àlpha kai to ô, ò prôtos kài èscatos, ê archê kài tò tèlos. Nella vulgata latina diventa: “Ego sum α et ω principium et finis dicit Dominus Deus qui est et qui erat et qui venturus est Omnipotens.”
Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα… Àndra moi ènnepe, Musa "Parlami, Musa, dell'uomo…" – Inizio del primo verso dell’Odissea, che in 12.200 esametri racconta le peregrinazioni di Odisseo, re di Itaca, dopo dieci anni di guerra. Dopo svariate avventure riesce a sbarcare in patria sotto le spoglie di un mendicante e deve affrontare i Proci che, installatisi nella sua casa, ne sperperano i beni.
Ἄνθρωπος μικρὸς κόσμος. Ànthrōpos mikròs kòsmos "L'uomo è un microcosmo." – Democrito d’Abdera eguaglia l'uomo al cosmo, paragone che è diventato poi famoso come schema microcosmo-macrocosmo.
Ἂνω κάτω πάντα. Ánō kátō pánta "Tutto sottosopra" - Espressione che indica uno sconvolgimento radicale, molto usata dagli autori greci. In generale l'espressione può essere composta solo da ἄνω e κάτω, col valore di su e giù o con quello di sottosopra.
Ἅπαξ λεγόμενον. Hapax legòmenon "Che è detto una volta sola." – L’hapax legomenon indica una parola che compare in un solo punto all'interno di un corpus di testi. Nel Nuovo Testamento l’hapax legomenon è segno che l'autore ha inserito nella propria opera materiale testuale di altra provenienza o che il testo è stato modificato in una rielaborazione successiva.
Ἄριστον μὲν ὕδωρ. Àriston men hýdōr "L'acqua è comunque la cosa più grande." – Pindaro, Olimpica, I, 1. Ἀρχὴ μεγίστη τοῦ βίου τά γράμματα. Archè meghiste tou bou ta gràmmata "Il miglior inizio della vita sono le lettere." – Testo di esercizio rinvenuto su un'antica tavoletta greca in lettere maiuscole «ΑΡΧΗ ΜΕΓΙΣΤΗ ΤΟΥ ΒΙΟΥ ΤΑ ΓΡΑΜΜΑΤΑ».
(Ἀναξίμανδρος) … ἀρχὴν … (εἴρηκε) τῶν ὄντων τὸ ἄπειρον (Anaxìmandros) … archèn … (èirēke) tōn òntōn to àpeiron "(Anassimandro ha detto che) il principio degli esseri è l'infinito" - Simplicio, Commentario alla fisica di Aristotele, 24, 13. Questo passo di Simplicio riprende l'aforisma più importante e famoso tra quelli attribuiti al filosofo greco Anassimandro.
Ἄσβεστος γέλος. ásbestos ghélos "Riso inestinguibile" – Le cosiddetta risata omerica identifica la risata sonora attribuita da Omero agli dei in Iliade, I, 599 e Odissea, VIII, 326. Il dio Efesto, scoperto che la moglie Afrodite lo tradiva con il dio Ares, escogitò uno stratagemma per vendicarsi: mentre i due dei erano congiunti nel suo letto matrimoniale, Efesto fece scattare sopra di loro una rete che li imprigionò. Chiamati gli altri dei, Efesto li espose al ludibrio generale: "E una lunga risata scoppiò tra gli dei beati."
Β b Βῆ βῆ. bê bê "be be" – Estratto dal Dionisalessandro (fr. 43 Kock) del commediografo Cratino: «Ὁ δ᾿ ἠλίθιος ὥσπερ πρόβατον βῆ βῆ λέγων βαδίζει.» Ho d' ēlìthios hòsper pròbatōn bèe bèe lègōn badìzei “Lo stupido si muove come una pecora che fa be be.” Gli umanisti del XVI secolo furono in disputa su come dovesse essere letto il greco antico, in particolare la lettera eta (η): da una parte gli etacisti come Erasmo da Rotterdam che plaudevano per la pronuncia æ/e, gli itacisti invece per la i. Secondo la lettura neogreca, tuttavia, il testo «βῆ βῆ» si pronuncerebbe "vi, vi". Il frammento in questione dell'opera di Cratino venne portato dagli etacisti come prova evidente che la lettera eta (η) era pronunciata con timbro "e", dato che le pecore, ora come allora, fanno "bee", non "bii" né "vii". Il filosofo Georg Christoph Lichtenberg intervenne nella disputa indirizzando la seguente satira contro Johann Heinrich Voss: To bäh or not to bäh, that is the question.
Βρῶμα θεῶν. Brôma theôn "Cibo degli dei" – Probabilmente detto da Nerone a proposito dei funghi avvelenati con cui sua madre Agrippina Minore uccise il marito Claudio, zio di Nerone. Secondo Svetonio, Agrippina aveva tentato tre volte di avvelenare Claudio per assicurare il trono a Nerone, suo figlio di primo letto.
Γ g Γένοιο οἷος εἷ. Gènoio hòios éi "Diventa ciò che sei!" – Ammonimento del poeta Pindaro, accanto a "Conosci te stesso!" una delle più famose iscrizioni di Delfi. Così si legano lo sviluppo della personalità con il riconoscimento di sé: entrambe le frasi, combinate, danno: "Riconosci cosa sei nel cuore del tuo essere, poi cerca di diventarlo." La frase era diretta da Pindaro a Ierone I, tiranno di Siracusa e vincitore ai Giochi Pitici a Delfi.
Γίγνωσκε καιρόν. Gìgnōske kairòn "Riconosci il momento giusto!" – Massima di Pittaco di Mitilene. Il dio greco del momento giusto, Kairos appunto, era rappresentato rasato sulla nuca e un ciuffo di capelli sulla fronte, che si doveva afferrare al momento giusto. La versione latina è «Tempus nosce» o «Nosce tempus».
Γλαῦκ᾿ εἰς Ἀθήνας. oppure Γλαῦκ᾿ Ἀθήναζε. Glauk' eis Athènās. / Glauk' Athènazde "Portare civette ad Atene" – L'espressione sta a indicare un'attività superflua. È da ascrivere al drammaturgo Aristofane, che coniò l'espressione nella sua commedia Gli uccelli. Al verso 301 si commenta il passaggio di una civetta con le parole: "Chi ha portato la civetta ad Atene?". C'erano molte civette ad Atene, dato che erano simbolo della dea protettrice della città, Atena. Probabilmente Aristofane si riferisce anche alle monete, su cui era coniata una civetta. Aristofane riteneva fosse superfluo mandare nella ricca Atene monete d'argento, con la civetta. Al verso 1106 scrive al riguardo: "Civette non mancheranno mai."
Γνῶθι σεαυτόν. Gnôthi seautòn "Conosci te stesso" – Precetto iscritto all'entrata del tempio di Apollo a Delfi. "Conosci te stesso" è la seconda delle tre massime di saggezza apollinee, oltre a «εἶ» "ei", "tu sei" e «μηδὲν ἄγαν» "mēdèn ágān", "niente di troppo". La frase è attribuita al saggio Chilone e ad altre quattro persone: Chilone di Sparta, Talete di Mileto, Pitagora e Solone d’Atene. Socrate ricava da questa massima il principio della consapevolezza di sé, una precondizione della conoscenza filosofica e della saggezza.
Δ d
Δεῖμος καὶ Φόβος. Dèimos kai Phòbos "Terrore e paura" – Figli e scorta del dio della guerra Ares, ῎Αρης. Deimos e Phobos sono anche i nomi delle lune del pianeta Marte, il corrispondente latino di Ares. Probabilmente non si sono formati assieme a Marte, ma sono asteroidi catturati gravitazionalmente e quindi non hanno forma sferica. La loro scoperta ad opera dello statunitense Asaph Hall nel 1877 segnò un sensazionale evento scientifico per il suo tempo. Il nome fu proposto dall'inglese Henry Madan. Paura, Phobos, e Terrore, Deimos, incalzavano i guerrieri mentre loro mischiavano le linee dei nemici. Se Edward Golden avesse scoperto una terza luna, questa avrebbe probabilmente preso il nome di Enyo, «Ένυώ», la personificazione del tumulto della battaglia.
Δῶρον τοῦ ποταμοῦ. dôron tou potamù "Dono del fiume" – L'Egitto per Erodoto, spesso anche "Dono del Nilo". La frase completa è: «Αἴγυπτος, ἐς τὴν Ἕλληνες ναυτίλλονται, ἐστὶ Αἰγυπτίοισι ἐπίκτητός τε γῆ καὶ δῶρον τοῦ ποταμοῦ.» Áighyptos, es tên Èllēnes nautìllontai, estì Aighypioisi epiktētos te ghê kài dôron tû potamû “L'Egitto, quello che i Greci percorrono per nave, è per gli Egizi una terra ottenuta di recente e un dono del fiume.”
Δῶς μοι πᾶ στῶ καὶ τὰν γᾶν κινάσω. Dōs moi pā stō, kai tān gān kināsō "Datemi un punto d'appoggio e solleverò la Terra." – Frase attribuita a Archimede, che era così convinto dell'importanza delle leggi sulle leve da affermare di poter scardinare la Terra se solo avesse avuto un punto fermo al di fuori di essa. La frase è nel dialetto dorico parlato in Sicilia, in attico è: «Δός μοι ποῦ στῶ, καὶ τὴν γῆν κινήσω.» Dōs moi pû stō, kai tên ghên kinêsō
Ε (h)e
Εἰ μὴ Ἀλέξανδρος ἤμην, Διογένης ἂν ἤμην. Ei mē Alexandros ēmēn, Diogenēs an ēmēn "Se non fossi Alessandro, sarei Diogene." – Da Plutarco, Vita di Alessandro, 14. Così disse Alessandro dopo aver chiesto a Diogene di Sinope cosa potesse fare per lui. Diogene gli aveva risposto: «Μῑκρὸν ἀπὸ τοῦ ἡλίου μετάστηθι.» (“Spostati un po' dal Sole”).
Εἰ στρατεύσεις ἐπὶ τοὺς Πέρσας, μεγάλην ἀρχὴν καταλύσεις. Ei strateuseis epi tous Persas, megalēn archēn katalyseis "Se farai guerra ai Persiani distruggerai un grande regno." – Si trova anche come: “Se supererai l'Alisfiume che segnava il confine tra la Lidia e la Persia, distruggerai un gran regno”. Tale profezia ricevette il re di Lidia, Creso, quando chiese consiglio all'oracolo di Apollo a Delfi se dovesse attaccare l'impero persiano. Incoraggiato da un responso in apparenza così favorevole, venne sconfitto, distruggendo così non il regno persiano, ma il proprio.
Εἷς μοι μύριοι, ἐὰν ἄριστος ἦν. Heis moi myrioi, ean aristos ēn "Uno per me vale come diecimila, se è il migliore." – Quest'affermazione è espressione dell'orientamento aristocratico e antidemocratico di Eraclito. Biasimò gli abitanti della sua città natale: «Gli Efesini farebbero meglio a impiccarsi tutti uno a uno […] loro che hanno cacciato via Ermodoro, il loro uomo di maggior valore, dicendo: “Di noi nessuno deve essere di maggior valore, o se sì, deve esserlo altrove e presso altri.”»
Ελευθερία ή Θάνατος! Elefthería í thánatos "Libertà o morte" – Il motto della Repubblica Greca, Ymnos is tin Eleftherian, «Ὕμνος εἰς τὴν Ἐλευθερίαν», in italiano "Inno alla libertà", fu scritto nel 1823 da Dionysos Solomos e in tutto ha 158 strofe. Le prime due costituiscono l'inno nazionale greco e della Repubblica di Cipro.
Ἐλέφαντα ἐκ μυῖας ποιεῖς. Elephanta ek myias poieis "Fai di una mosca un elefante." – Già Luciano tratta quest'espressione come un proverbio, quando dice: "Avrei ancora molto da dire. Tuttavia ora termino il mio discorso perché non voglio destare l'impressione di voler fare, come si dice, di una mosca un elefante."