L'arte della ceramica e della pittura vascolare raggiunse nellantica Grecia un alto livello di qualità artistica ed è anche una testimonianza privilegiata della vita e cultura degli antichi Greci.

I vasi greci sono pervenuti ai giorni nostri in gran numero, ma la quantità dei ritrovamenti ceramici rappresenta probabilmente solo un'infima parte della produzione dell'epoca, anche in considerazione del fatto che esistono oggi più di 50.000 vasi provenienti dalla sola Atene.

Produzione dei vasi L'argilla utilizzata per produrre i vasi greci è un'argilla bianca comunemente detta caolino. In base alla località di estrazione può, dopo la cottura, assumere colorazioni differenti e ciò è dovuto alla composizione chimica del terreno più o meno ricco di ossidi di ferro. Una volta estratta, l'argilla veniva finemente raffinata tramite setacciamento e decantazione e solo dopo posta sul tornio e modellata. A questo punto il vaso veniva lasciato ad essiccare, rigorosamente all'ombra, fino a che l'argilla cruda non raggiungeva uno stato particolare detto "durezza cuoio". Aggiunte poi anse e piedi, il vaso veniva dipinto con un sottilissimo strato di argilla purificata detta ingobbio e infine posto nella fornace di particolari forni a pozzo per essere cotto.

Tipologia dei vasi

Le forme della ceramica greca nascono da necessità d'uso domestico, esse venivano riproposte solitamente, salvo rare eccezioni, nei vasi dedicati nei santuari o quelli destinati a scopi funerari. Per questa ragione non ci furono grandi variazioni nel tempo e nello spazio, se non nelle proporzioni e nei dettagli, per una tendenza stilistica legata al periodo di produzione, o una maggiore o minore permeabilità all'influenza proveniente dalle altre arti, soprattutto dalle forme vascolari metalliche, e in misura minore dalla lavorazione del legno.

Importanza della ceramografia Lo studio della ceramica non ha soltanto valore fine a se stesso; è emerso infatti come la ceramografia permetta di comprendere, per riflesso, molti aspetti della società antica. La qualità e la quantità dei vasi rinvenuti nei siti archeologici (specialmente nelle necropoli), i dati relativi alla produzione e all'esportazione dei manufatti ci informano con molta precisione circa le condizioni socio-economiche in cui versava la società produttrice. Lo studio della ceramica, inoltre, acquista notevole rilevanza anche in relazione alla questione delle datazioni. I vasi greci infatti consentono di essere datati, almeno sino ad età ellenistica, con un margine di errore massimo di dieci anni; è evidente dunque che, nel momento in cui vengono rinvenuti dei manufatti associati a uno o più vasi essi possono essere datati (purché si verifichino le opportune condizioni) assieme al vaso. Le decorazioni offrono infine, a partire dal periodo figurativo attico, elementi utili a comprendere aspetti importanti dell'antropologia del mondo antico (legati soprattutto alla quotidianità descritta dalle scene dipinte sui vasi) e del mito greco. Non è raro che la filologia classica si appelli alla ceramica antica nella ricostruzione e nell'esegesi del mito.

Decorazione figurata Nella storia della ceramografia greca i soggetti mitologici sono i più frequenti, solo nel tardo periodo arcaico e nel periodo classico si trova un numero maggiore di soggetti riferentesi alla quotidianità. La contemporaneità e la ritrattistica sono temi accolti solo nel IV secolo a.C.

Il mito per il popolo greco si identificava con la propria storia e si riferiva alle imprese degli eroi dell'età del bronzo, veniva tramandato in modo informale e poteva essere modificato lasciando all'artista ampia libertà di formulazione. I poemi omerici cominciarono ad essere tramandati in forma scritta dal VI secolo a.C. e a partire dal V secolo a.C. le narrazioni tradizionali furono rappresentate sulla scena teatrale. La ceramica decorata era un mezzo di espressione comprensibile a chiunque; gli altri luoghi dedicati alla rappresentazione pittorica nell'antica Atene erano gli interni e le mura di alcuni edifici pubblici, soprattutto templi, costruzioni concepite come eterne, non soggette a mutamenti. I vasi restituiscono l'immagine che le persone comuni avevano del proprio mondo essendo stati il veicolo abituale attraverso il quale si usava commentare il presente, ad un livello inferiore rispetto a quello espresso da poeti, sacerdoti e uomini politici.

Attraverso le iscrizioni vascolari, soprattutto in alcuni periodi storici, si usava indicare i nomi dei principali personaggi rappresentati, esse tuttavia non sempre sono di aiuto per il riconoscimento delle figure minori o dell'intera scena rappresentata; possedevano un valore intrinseco a livello decorativo e questo è documentato dalle numerose iscrizioni prive di senso ritrovate sui vasi arcaici. Attributi, scelti tra altri disponibili per uno stesso culto, vesti o la composizione della scena, rappresentavano ulteriori elementi distintivi e potevano talvolta svolgere funzioni narrative; tuttavia, esigenze compositive o di simmetria potevano indurre il ceramografo a inserire figure o particolari che complicano il lavoro di interpretazione.

La decorazione figurata era costituita essenzialmente da fregi e pannelli. In base alla forma del vaso i fregi potevano essere corti e a ventaglio, come nell'esterno delle coppe, e i pannelli potevano essere circolari, come nell'interno delle coppe; i rettangoli erano per lo più trapezoidali e con lati arrotondati. La decorazione ornamentale intorno alla zona figurata divenne col tempo meno importante e le figure potevano talvolta sovrapporsi o interagire con essa. I primi schemi per i bordi ornamentali risalgono allo stile geometrico e al periodo orientalizzante.

Il campo pittorico del ceramografo era bidimensionale e privo di prospettiva, le figure si disponevano su un'unica linea del suolo, tranne nelle poche rappresentazioni a diversi livelli ispirate alle pitture parietali. Il numero dei personaggi poteva essere ridotto fino alla possibilità di dipingere una sola figura e talvolta tale riduzione poteva dipendere unicamente da scelte espressive. Nelle pitture a figure nere del VI secolo a.C. i lati di un pannello o di un fregio potevano essere occupati da anonimi personaggi, privi di funzione narrativa, nella veste di spettatori, presenti a sottolineare la rilevanza della scena. Il lato secondario dei vasi era solitamente meno curato, tranne nei casi in cui le due scene svolgevano narrazioni complementari e solitamente si tratta di opere di artisti di qualità superiore. Nelle figure nere il lato secondario e le altre aree di importanza minore presentavano decori animali o floreali impiegati unicamente per occupare lo spazio; sui vasi a figure rosse non è insolito trovarvi figure prive di significato. Sulle coppe era considerato principale il lato visibile tenendo la coppa in modo da vedere correttamente il tondo interno..

Stile protogeometrico

I vasi del periodo protogeometrico (v. 1050 a.C.-900 a.C.) costituiscono una delle essenziali testimonianze relative all'inizio dei secoli oscuri della civiltà greca.

Nella sua fase più tarda, nel corso del XII secolo a.C. la ceramica micenea (stile "submiceneo") aveva mostrato un impoverimento e schematizzazione del repertorio decorativo: ampie superfici erano prive di decorazione, mostrando lo sfondo del colore naturale del vaso e la decorazione si riduceva a fasce di linee ondulate tracciate a mano libera o semicerchi concentrici, o insiemi di cerchi, linguette, volute, triangoli, reticoli.

La varietà delle forme ceramiche si era ridotta a pochi tipi. Le forme sopravvissute della ceramica micenea divennero ben definite, con netta articolazione delle diverse parti del vaso, il ventre assunse forme ovoidali con una progressiva tendenza allo snellimento. Tra le forme principali troviamo l'anfora a collo distinto, loinochoe con imboccatura trilobata, la lekythos, il cratere, lo skyphos, la coppa ad una sola ansa e il kantharos a due anse.

La decorazione vascolare restava semplice e si adattava alla conformazione dei vasi sottolineandone le forme. I motivi decorativi venivano tracciati in modo geometricamente più rigoroso, con i semicerchi concentrici tracciati a compasso e le linee orizzontali di spessore uguale e parallele. I motivi decorativi curvilinei scomparvero a favore di ornati rettilinei, come il meandro, inoltre il colore naturale dell'argilla scomparve ricoperto da zone verniciate di un nero brillante (già tipico dell'età del bronzo) che inquadravano le zone decorate.

Dall'Attica lo stile protogeometrico venne esportato e imitato nelle diverse regioni greche, dando origine a diversi stili locali.

Stile geometrico

L'evoluzione dello stile protogeometrico attico è lo stile geometrico, datato tra il IX e l'VIII secolo a.C. Le fasce ornamentali sempre più numerose e fitte scandiscono in questo periodo le parti del vaso annullando le superfici a vernice nera.

Il meandro riempito a tratteggio divenne il motivo decorativo più tipico, accompagnandosi a rombi, motivi a zig zag, denti di lupo, scacchiere e reticoli. Nei riquadri si inserirono svastiche e rosette a quattro foglie. I motivi decorativi si arricchirono di elementi figurati, in particolare figure umane e cavalli.

Le forme dei vasi divennero più articolate e slanciate e anfore e crateri di grandi dimensioni vennero utilizzati come segnacoli per le tombe. Particolarmente ricchi sono i reperti provenienti dal cimitero ateniese del Dipylon. Le scene figurate rappresentavano temi funerari, come la próthesis (esposizione e lamentazione del morto).

Si distinguono alcune officine e alcune personalità, tra le quali spicca il Maestro del Dipylon e la sua bottega.

Stile orientalizzante

L'esaurimento dello stile geometrico lasciò aperta la via a nuove influenze dal Vicino Oriente; nella ceramografia greca i modelli provenivano da arti maggiormente sviluppate presso quelle popolazioni come la lavorazione di metalli, avori e forse tessuti, le quali mischiavano tradizioni ittite, assire, egiziane ed erano diffuse nel nord della Siria. Il nuovo stile si sviluppò dal 725 a.C. con l'importazione di una nuova gamma di motivi animalistici come sfingi, grifoni, leoni, ecc... , o vegetali, come fiori di loto e rosette, con un più libero uso di elementi curvilinei e un più organico senso della forma.

Pittura a risparmio e incisione ravvivarono la silhouette geometrica, animali e scene narrative furono gli ambiti principali di applicazione. Lanimal style è lo stile orientalizzante propriamente detto, lo stile del VII secolo a.C. Corinto fu la prima città greca ad adottare e sviluppare questa nuova tendenza, seguendo impulsi provenienti probabilmente dalla Siria; ad Atene, in alcune delle isole Cicladi e a Creta il cambiamento iniziò nel 700 a.C. Lo stile protocorinzio si basava su un elegante stile animalistico a figure nere con pochi ammirabili esempi di figure umane; nel terzo quarto del VII secolo a.C. invase i mercati greci e giunse sino al secondo quarto del VI secolo a.C..

Ceramica protocorinzia

Durante il tardo geometrico beni e artigiani di altri paesi cominciarono ad affluire in Grecia portando un nuovo repertorio di forme che le fabbriche di Corinto assorbirono prontamente. Furono assunti a modello i bronzi e gli avori orientali che recavano incise o lavorate a bassorilievo figurazioni più complesse e ricche di particolari rispetto alle silhouette stilizzate diffuse in ambito greco. La complessità dei nuovi motivi portò i vasai corinzi a elaborare la tecnica a silhouette fino alla creazione di una nuova tecnica che viene chiamata a figure nere e che si trova originariamente sui vasi denominati protocorinzi (stile orientalizzante corinzio) termine con il quale si identifica la produzione compresa tra la fine dell'VIII secolo a.C. e il 625 a.C. circa per distinguerla dalle più recenti serie chiamate corinzie (625-550 a.C.).