thumb|Museo di San Salvatore in Chora (Kariye Cami) ad Istanbul. Mosaico bizantino raffigurante la Madonna col bambino (Theotókos). Nella storia del rinnovamento religioso la greca Bisanzio divenne la Costantinopoli cristiana senza possedere figure religiose importanti che la rappresentassero. Le personalità cultuali della devozione bizantina furono in maggior parte importate dall'Occidente e adottate passivamente. Ma già nei primi secoli della cristianità esisteva una fondamentale differenza di comportamento tra le due parti dell'Impero, nei confronti della religione e del culto di tali personalità, che diverrà poi sempre più evidente. In Occidente i miracoli non erano ammessi, o meglio, una visione forse più pratica e materiale della vita lasciavano meno spazio ad una pratica religiosa mistica e ascetica. In Oriente i bizantini erano più disposti a credere nei miracoli. Costantinopoli era considerata la città protetta da Dio e dalla Vergine, si credeva che l'Impero nascesse per volontà di Dio e della Theotókos. Si racconta di una ragazza plagiata dal demonio, alla quale sarebbe apparsa la Vergine che le avrebbe detto:

In questo brano, tratto da Papadopoulos Kerameus, "Varia Graeca Sacra" in Byzantine Studes", viene messa in evidenza la bontà di Maria nella pratica del miracolo, che decide di concedere anche se la ragazza non può seguirla a Costantinopoli.

Terremoti e maremoti vengono descritti nella letteratura bizantina come catastrofi che non potevano essere provocati da cause naturali, ma come punizioni della Madre di Dio per i peccati commessi dal suo popolo.

Il ruolo che ben presto ebbe la Vergine Maria per la città di Costantinopoli, fu proprio quello di patrona e protettrice, di santa per eccellenza. La sua popolarità crebbe in maniera smisurata con il passare dei secoli, sovrapponendosi e poi soppiantando quella degli altri santi. Le parole di Attico, vescovo di Costantinopoli dal 406 al 425, confermano tale esaltazione in una'omelia dedicata alla Theotókos e proclamata durante la festa della Natività del Signore. Diceva Attico:

Quello di Attico è un documento importante, poiché celebra la Memoria di Santa Maria qualche anno prima del Concilio di Efeso del 431 dove fu osannata definitivamente. Questa omelia fu citata successivamente negli atti dello stesso concilio e poi ricordata dagli scrittori Cirillo d'Alessandria e Severo di Antiochia, e testimonia l'esistenza di una festa mariana a Costantinopoli già prima del 431.

Di fatto la venerazione della Vergine si stabilisce nella tradizione liturgica con il termine di iperduliaCf. Sum. Theol., III, q.25, a 5, in Enciclopedia Cattolica, voce "Maria"., ossia un tributo di onore speciale e superiore rispetto agli altri santi per essere Madre di Dio, Regina dei Santi, Madre di Cristo.

Nel terzo Concilio ecumenico, svoltosi nella chiesa di Santa Maria di Efeso nel 431,La scelta del luogo nella Chiesa della Vergine non dovette essere casuale. Già prima del Concilio esistevano in Oriente numerose basiliche dedicate a Maria. si proclamava solennemente la maternità divina di Maria, messa in discussione dalla tesi nestorianaNestorio era un esponente della scuola teologica di Antiochia e divenne vescovo di Costantinopoli nel 428. La sua tesi poneva il problema del rapporto tra la natura umana e quella divina del Cristo, e negando quest'ultima, negava anche a Maria la sua maternità divina. Non era quindi più la Genitrice di Dio. e da quel momento il culto della Theotokos si sviluppa in maniera decisiva sia in Oriente che in Occidente, promuovendo il sorgere e il moltiplicarsi di chiese a lei dedicate.

Accanto alle chiese, la pratica celebrativa delle feste mariane dilagò in tutto l'Impero con Inni invocazioni e preghiere che formarono così una vera e propria Liturgia Mariana, da inserirsi nel quadro delle liturgie orientali già presenti. Di queste ultime, non tutte raggiunsero lo stesso livello di pietà, né lo stesso sviluppo devozionale. La Liturgia della Chiesa Costantinopolitana, rafforzandosi la centralizzazione del potere statale, soppiantò gradualmente tutte le altre liturgie orientali, primeggiando su di esse.

Fu anche grazie alla presenza a Costantinopoli delle reliquie di Maria "...secondum morem graecorum"Hormisdae Epist. 77, in A. Thiel, "Epistulae Pontif. Rom.", (Braunsberg, 1868). L'uso della traslazione e della distribuzione delle reliquie di santi, martiri, è di origine greca, così come suggerì il papa Ormisda nel 519 in una lettera all'imperatore Giustiniano intorno al V secolo e dopo il Concilio, si afferma la superiorità devozionale della Vergine sulle altre figure religiose e divampa ancora più fortemente la spinta di venerazione dei fedeli verso di lei. Per il popolo bizantino Maria divenne la protettrice della città cristiana fino a diventare amuleto contro gli assedi e le guerre o anche in forma privata contro malattie e mali comuni.

A sostegno di questa devozione, le icone dipinte con il sacro volto di Maria, vennero prodotte in quantità elevate, grandi e piccole, minuscole e maestose, usate come arredo liturgico o affisse alle pareti domestiche, portate nelle processioni o cucite sui vestiti delle donne o portate al collo come collane. Il grande mistero della maternità divina e verginale della Theotokos riempiva l'anima dei bizantini di stupore e ammirazione; Maria con la sua purezza inviolata è Colei che contiene in sé l'Infinito e dalla quale nasce l'Innato; è Colei che chiama "figlio" il figlio di Dio, ed è a Lei che si rivolge l'immensa fiducia di un popolo in difficoltà, imperatori inclusi.

Le origini del culto mariano, la liturgia, le feste

In un papiro egizio è contenuta la notissima preghiera mariana Sub Tuum PraesidiumÈ un frammento papiraceo della John Rylands Library, rilevato e pubblicato da C. H. Roberts in "Catalogue of the Greek and Latin Papyri in the John Rylands Library" Manchester, to III, 1938, n.470. un'invocazione fiduciosa alla protezione della Theotokos contro tutti i pericoli. Il papiro, secondo l'esame paleografico del Label, risalirebbe al III secolo e sarebbe la più antica testimonianza di devozione popolare a Maria, la più antica preghiera a noi nota, confermando il suo carattere di salvatrice fin dalle origini del culto.La Chiesa Siriaca possiede il Sub Tuum Praesidium da tempo antichissimo. P. Hindo "Disciplina antiochena" Siri IV, Pontif. Congr. Chiesa Orientale Tipografia poligrafica Vaticana 1943. Johannes Brinktrine "La Santa Messa"

Quindi fin dal tempo apostolico esisteva una venerazione verso la Vergine come madre del Salvatore e aveva il suo fondamento nella stessa Sacra Scrittura. Un riflesso significativo e una testimonianza della fiducia nella intercessione della Madonna li offrono i copiosi monumenti funerari dell'arte funeraria romana nei secoli II e III, con le immagini di Maria nelle catacombe.

Per quanto riguarda i primissimi secoli della cristianità, I secolo, il culto della Vergine non ha quasi traccia. Inizialmente infatti, la liturgia converge e si concentra intorno alla figura del Cristo in funzione del suo ruolo come figlio di Dio sulla terra.

Al IV secolo risalgono le devotissime "Precationes ad Deiparam" di sant'Efrem il Siro morto nel 373, scritte forse per uso liturgico dai suoi monaci. Il testo ci dà una prima idea dello sviluppo che la pietà mariana raggiunse in breve tempo. A lui fanno riferimento tutti i Padri e Dottori della Chiesa dei secoli IV e V, quali sant'Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant'Epifanio di Salamina, sant'Ambrogio, san Girolamo, sant'Agostino.

Successivamente da questo rigoglioso sviluppo per la devozione per Maria, nasce una vera liturgia di culto: si delinea in questa età patristica il dogma sulla purezza, l'obbedienza salvifica, e la Santità di Maria, liberi dalla dipendenza del dogma cristologico.

È della prima metà del IV secolo l'espressione Panaghia (Παναγια) "Tutta Santa"La definizione di Panaghia compare per la prima volta con Eusebio di Cesarea in De ecclesiastica theologia III, 16. usata come attributo a Maria che diverrà poi un termine ricorrente nella letteratura bizantina.

Nel "Communicantes" del Canone della Messa relativo al V secoloNon si esclude il IV secolo come tempo di origine di questa preghiera. C. Cecchelli "Mater Christi" la Vergine occupa un posto di primo piano; ma il passo decisivo per il consolidamento della liturgia mariana fu dato dall'istituzione di una festa dedicata interamente alla Theotokos.

La prima festa mariana è conosciuta da un lezionario armenoF. C. Conybeare e A. J. Maclean "Rituale Armenorum, and the East Syriam Epiphany rites" Oxford 1905 ad uso dagli armeni stabiliti a Gerusalemme scritto verso il 450, che riporta la seguente notizia:

Ps. 132,8; Isaia 7, 10-15; Gal.3, 29-4, 7; Alleluia, Ps. 110, I; Luca 2, 1-7.Anche un'omelia di Crisippo, sacerdote di Gerusalemme dal 455 al 479, tenuta in un giugno di festa della Theotokos e rivolta ai monaci di S. Eutimio, illustra le tre letture della Messa, Isaia, Paolo e Luca che corrispondono esattamente a quelle del lezionario armeno. L'omelia di Crisippo è pubblicata da M. Jugie, PO 19.

Ma forse più antica è la "Memoria della Theotokos", celebrata dopo la festa dell'EpifaniaAnche il tema dell'Epifania, come quello del Natale, è direttamente collegato alla necessità di provare a tutti come Maria fosse realmente la madre di Cristo. Questa composizione, anche come iconografia, si diffuse ovunque soprattutto subito dopo il Concilio di Efeso del 431, dove la Vergine compare non come un semplice accessorio storico alla scena, ma assume una posizione centrale. o dopo quella del Natale che osannava, come a Gerusalemme, la maternità divina della Vergine. Ciò sembra sia avvenuto sullo scorcio del IV secolo in Siria, nella città di AntiochiaMaria Righetti "Storia liturgica" II Milano 1946 e successivamente presso tutto l'Oriente, mentre è certo che una solennità mariana esistesse a Costantinopoli già prima del Concilio di EfesoPer quanto riguarda Costantinopoli, la festa di Maria prima del Concilio è provata, mentre in Occidente non si riscontra nessuna sua festa anteriore al V secolo. Nel VI secolo si trova finalmente una "Festivitas Sanctae Mariae" anche in Gallia, in Spagna e a Roma. e che si trattasse di un'unica festa.Nei più antichi calendari bizantini e negli altri riti orientali, la commemorazione della Theotokos è fissata al 26 dicembre. Anche quest'ultima era però in relazione con il Natale del Signore, come viene confermato dal già citato passo del vescovo Attico, il quale sottolinea lo svolgimento della festa preefesina e quindi la sua esistenza. Inoltre è ritenuto autentico il discorso di S. Proclo, patriarca Costantinopolitano, pronunciato nel 429 in presenza dello stesso Nestorio in un giorno completamente dedicato alla glorificazione di Maria. In questo discorso Proclo dichiara di parlare nel giorno della solennità mariana dicendo "... È la Vergine Maria, la santa Theotokos che ci ha convocati qui in questo momento..." :

Durante il V e VI secolo appaiono in Oriente e a Costantinopoli altre festività mariane. Quelle più significative sono le feste che pongono fortemente in evidenza la strettissima relazione tra la devozione dei bizantini per Maria e il suo ruolo di patrona della città con la stessa Costantinopoli. E sono: la celebrazione dell'11 maggio della fondazione di Costantinopoli; la festa del 2 luglio nella quale si ricordava la Deposizione della preziosa veste di Maria, il Maphorion nel Tempio delle Blacherne; la festa del 31 agosto che celebrava il trasporto della Sacra Cintura di Maria nel Tempio ChalchopratiaLe altre feste mariane della liturgia bizantina sono: la Purificazione 2 febbraio; l'Annunciazione 25 marzo; la Natività 8 settembre; la Dormizione 15 agosto. A queste, che sono considerate le quattro grandi solennità mariane dell'Oriente del VI secolo, si aggiungono: il sabato dell'Inno Acatisto (quinta settimana di Quaresima); la Presentazione 21 novembre.