La Storia della Cecoslovacchia può essere fatta iniziare con il crollo della Monarchia asburgica alla fine della prima guerra mondiale, quando fu creata la nazione indipendente della Cecoslovacchia (in ceco: Československo; in slovacco: Česko-Slovensko), su pressioni, tra gli altri, del Presidente USA Woodrow Wilson.
I cechi erano a un livello di sviluppo molto più avanzato (Boemia e Moravia erano le province più avanzate dell'Impero austro-ungarico e vi si concentrava la gran parte delle industrie), mentre gli slovacchi erano per lo più agricoltori di un'area che gli ungheresi consideravano "Ungheria settentrionale". Inoltre, mentre il cattolicesimo era un forte fattore identificativo per la popolazione slovacca, i Cechi erano piuttosto tiepidi in fatto di religiosità. La differenza tra le due culture non fu mai colmata completamente, e la discrepanza fece sentire i suoi effetti durante i 75 anni di unione, fino a provocare la reciproca secessione.
Storia politica Situazione fino al 1918
La creazione della Cecoslovacchia nel 1918 rappresentò il culmine della lunga battaglia (iniziata nel XIX secolo) per l'identità nazionale dei cechi contro i governatori austriaci e degli slovacchi contro gli ungheresi. Alla fine del XIX secolo la somiglianza delle due lingue contrastava con la rilevante differenza in ambito economico: infatti, se è vero che nell'Austria-Ungheria la Boemia e la Moravia da una parte e la Slovacchia dall'altra costituivano rispettivamente la parte più industrializzata dell'Austria e dell'Ungheria, la differenza tra i loro livelli di sviluppo era significativa.
La dominazione ungherese, prima, e quella austro-ungarica, poi, avevano visto i territori di quella che nel 1918 sarebbe diventata la Slovacchia partecipare a pieno titolo alla vita economica, politica e culturale dell'Europa danubiana e del Regno d'Ungheria in particolare.
La nobiltà slovacca, pienamente inserita in quella ungherese, ebbe modo di raggiungere i massimi livelli nella vita del paese. Grazie all'apporto di tante comunità etnico-linguistiche, fra cui tedeschi e ungheresi), la Slovacchia fu sempre una delle parti più importanti del regno danubiano.
Presburgo (Bratislava) fu fino agli inizi del XIX secolo capitale del Regno d'Ungheria.
Nel 1763 le autorità ungheresi istituirono due importanti accademie: una a Banská Štiavnica per le scienze minerarie, divenuta poi di importanza europea (per esempio con l'invenzione - da parte dell'ingegnere minerario József Károly Hell (1713-1789) della machina hydraulica pneumatica, antenata dell'airlift ancora oggi usata per l'estrazione del petrolio), e il Collegium Oeconomicum - a Senec - per la formazione di ingegneri civili e ragionieri camerali, affidato alla cura degli Scolopi.
Nonostante le differenze culturali, gli slovacchi condividevano con i cechi le aspirazioni di indipendenza dallo Stato asburgico e pertanto i due popoli si unirono volontariamente. Con il cambiamento del secolo, l'idea di un'entità ceco-slovacca iniziò ad essere avanzata da alcuni leader cechi e slovacchi, soprattutto fra le rispettive comunità in esilio, segnatamente negli Stati Uniti. Nell'ultimo decennio del XIX secolo si intensificarono anche i contatti tra gli intellettuali cechi e quelli slovacchi. Nonostante le differenze culturali, gli slovacchi condividevano con i cechi le stesse aspirazioni di rendersi indipendenti dall'Impero Austro-Ungarico.
Durante la prima guerra mondiale, nel 1916, Edvard Beneš, Milan Štefánik (astronomo slovacco che aveva partecipato alla guerra come pilota nell'aviazione francese) e Tomáš Masaryk crearono il Consiglio Nazionale Cecoslovacco. Masaryk negli Stati Uniti (e in Gran Bretagna e Russia) Vratislav Preclík, Masaryk a legie, Karviná, Paris, 2019, ISBN 978-80-87173-47-3, pp. 6-30, 36-39, 41-42, 106-107, 111-112, 124–125, 128, 129, 132, 140–148, 184–199., Štefánik in Francia e Beneš in Francia e Gran Bretagna lavorarono senza sosta per ottenere il riconoscimento degli Alleati. Quando risultarono impossibili le trattative segrete tra gli Alleati e l'Imperatore austriaco Carlo I (1916-1918), gli Alleati riconobbero nell'estate del 1918 che il Consiglio Nazionale Cecoslovacco sarebbe stato il principale artefice del futuro governo cecoslovacco.
La prima repubblica (1918-1938)
L'indipendenza della Cecoslovacchia fu proclamata ufficialmente a Praga il 28 ottobre 1918. Gli slovacchi, rappresentati da un Consiglio nazionale slovacco (1918), si unirono al nuovo Stato approvando due giorni dopo la Dichiarazione di Martin. Fu adottata una costituzione temporanea e Tomáš Masaryk fu dichiarato Presidente il 14 novembre. Il Trattato di Saint Germain, firmato nel settembre 1919 riconobbe formalmente la nuova repubblica. La Rutenia subcarpatica, che in seguito a un plebiscito fra gli emigrati ruteni negli Stati Uniti d'America, in un'assemblea nazionale svoltasi a Užhorod l'8 maggio 1919 aveva sollecitato l'ingresso nella CecoslovacchiaIn precedenza altre assemblee riunite a Chust e nella stessa Užhorod si erano espresse a favore dell'unione con l'Ungheria e con l'Ucraina. Si era invece espressa a favore dell'unione con la Cecoslovacchia l'assemblea nazionale rutena di Prešov., fu riconosciuta come parte del nuovo Stato con il Trattato del Trianon (giugno 1920). Ci furono forti dispute relativamente ai confini del nuovo Stato, sia con la Polonia, in particolar modo per l'assegnazione di parte della Slesia, nella zona di Teschen (Tesin), sia con la Germania, lungo quasi tutto il confine.
Il nuovo Stato si caratterizzò per una decisa lotta alle minoranze etniche, non tanto quella tedesca, che era troppo forte per essere schiacciata quanto quella magiara.
In violazione di tutte le clausole di protezione delle minoranze impostegli dagli Alleati, la Cecoslovacchia provvide subito a ripulire etnicamente il paese, soprattutto nei settori chiave della politica, dell'amministrazione, della cultura, della Chiesa, confiscando le terre agli ungheresi, creando un nuovo sistema elettorale per ostacolare l'elezione dei rappresentanti ungheresi, chiudendo le scuole ungheresi, licenziando i funzionari ungheresi, deportando i religiosi ungheresi, abolendo l'uso ufficiale della lingua ungherese, chiudendo le associazioni culturali ungheresi e l'università ungherese di Presburgo, l'antica capitale dell'UngheriaClaudio Cerreti e Nadia Fusco, Geografia e minoranze, Carocci, Roma, 2007, 136-141.In realtà all'università ungherese fu sostituita l'Università statale cecoslovacca, che l'11 novembre 1919 prese il nome di Università Comenio. Vedi Natália Krajčovičová, Slovensko na ceste k demokracii, Bratislava, 2009, pp. 30-31
Quest'azione antiungherese ridusse gli ungheresi da un milione del 1918 a 600.000 persone del 1945 e aiutò non poco a forgiare l'identità nazionale della nuova CecoslovacchiaClaudio Cerreti e Nadia Fusco, Geografia e minoranze, Carocci, Roma, 2007, 136-141., il cui principale problema era quello di amalgamare le due anime, quella ceca e quella slovacca, dello Stato, così diverse per storia, tradizioni religiose, culturali e sociali.
La nuova nazione aveva una popolazione di più di 13,5 milioni di abitanti; ereditò il 70-80% delle industrie dell'Impero austro-ungarico, pertanto la Cecoslovacchia era una delle dieci nazioni più industrializzate al mondo, anche se le terre ceche erano molto più avanzate rispetto alla Slovacchia. La gran parte delle industrie si trovava nei Sudeti ed erano possedute da tedeschi e controllate da banche tedesche; la Rutenia subcarpatica era molto arretrata, ed era praticamente senza industrie.
Lo Stato cecoslovacco era una democrazia parlamentare; la costituzione identificava la "nazione cecoslovacca" come creatore e principale costituente dello Stato cecoslovacco, e stabilì il ceco e lo slovacco lingue ufficiali. Il concetto della nazione cecoslovacca era necessario per giustificare l'istituzione della Cecoslovacchia nel mondo, altrimenti la ragione della maggioranza statistica dei cechi comparata a quella dei tedeschi sarebbe stata piuttosto debole. Il nuovo governo fu caratterizzato dalla stabilità, i cui fautori furono soprattutto i partiti politici che emersero come veri e propri centri del potere.
Nel 1935 Edvard Beneš succedette a Masaryk come Presidente, eletto l'anno precedente per la quarta volta, ma costretto ad abbandonare il suo ruolo per motivi di salute.
La seconda repubblica (1938-1939)
Sebbene la Cecoslovacchia fosse l'unico Stato dell'Europa centrale ad aver mantenuto una democrazia parlamentare dal 1918 al 1938, dovette affrontare problemi dati dalle minoranze etniche, le più importanti delle quali erano quelle dei tedeschi e degli ungheresi. La popolazione di etnia tedesca costituiva più del 23% della popolazione dello Stato, ed era principalmente concentrata nelle province ceche (Boemia e Moravia), di cui costituiva più del 30% della popolazione. Il nome che si diedero i Tedeschi di Boemia e Moravia fu Sudeti, dal nome di una catena montuosa della zona. Alcuni membri di queste minoranze cercarono di far crollare il nuovo Stato cecoslovacco.
L'avanzata di Hitler in Germania, l'annessione tedesca (Anschluss) dell'Austria, la rinascita del revisionismo in Ungheria, i movimenti autonomisti della Slovacchia e la politica di appeasement (accettazione) delle potenze occidentali (Francia e Regno Unito) lasciarono la Cecoslovacchia senza alleati, esposta all'ostile Germania e all'Ungheria, oltre che alla Polonia (che non nutriva simpatie per il nuovo Stato, e ne rivendicava alcuni distretti) verso nord.
Dopo l'Anschluss austriaco, la Cecoslovacchia stava diventando il nuovo obiettivo di Hitler. La minoranza nazionalista tedesca, condotta da Konrad Henlein e con Hitler che ne tesseva le trame, chiese l'unione dei distretti a prevalenza tedesca alla Germania. Agitando l'idea della guerra, Hitler, con la Conferenza di Monaco, estorse nel settembre 1938 parti della Boemia, della Moravia e della Slesia (identificate con il nome di Sudeti) alla Cecoslovacchia. Il 29 settembre fu firmato l'Accordo di Monaco da Germania, Italia, Francia e Regno Unito, e il governo cecoslovacco dovette acconsentire, non essendo stato invitato alla Conferenza. Dopo un ultimatum del 30 settembre, la Polonia ottenne la regione disputata di Zaolzie, dopo l'Accordo di Monaco. Beneš si dimise da Presidente della repubblica il 5 ottobre 1938, volò a Londra e fu sostituito da Emil Hácha. All'inizio del mese di novembre, con il Primo Arbitrato di Vienna, la Cecoslovacchia fu obbligata da Germania e Italia a cedere la Slovacchia meridionale (un quinto del territorio slovacco) all'Ungheria.
I cechi, nella Repubblica cecoslovacca enormemente indebolita, furono obbligati a maggiori concessioni ai non-cechi. Il comitato esecutivo del Partito Popolare Slovacco si riunì a Žilina il 5 ottobre 1938 e con il consenso di tutti i partiti slovacchi, eccetto i socialdemocratici, formò un governo autonomo slovacco con Jozef Tiso. Analogamente, le due maggiori fazioni della Rutenia subcarpatica, i russofili e gli ucrainofili, si accordarono sull'istituzione di un governo autonomo, costituito l'8 ottobre. Nel tardo novembre 1938, lo Stato troncato, rinominato Ceco-Slovacchia (la cosiddetta Seconda repubblica) fu ricostituito in tre unità autonome: Cechia (Boemia e Moravia), Slovacchia e Rutenia.
Il 14 marzo 1939 la Slovacchia di Jozef Tiso ottenne l'indipendenza formale come stato satellite, fondando la Prima Repubblica Slovacca. Hitler obbligò Hácha a cedere quel che rimaneva della Boemia e della Moravia al controllo tedesco il 15 marzo 1939, stabilendo il Protettorato di Boemia e Moravia, creato il 16 marzo. Nello stesso giorno, la Rutenia subcarpatica dichiarò la propria indipendenza e fu immediatamente invasa e annessa dall'Ungheria. Infine, il 23 marzo, l'Ungheria invase e occupò ulteriori parti della Slovacchia orientale, passando dai Carpazi.
Seconda guerra mondiale