Loccitano, o lingua d'oc (nome nativo: occitan o lenga d'òc, pron. ), è una lingua occitano-romanza parlata in un'area specifica dell'Europa meridionale chiamata Occitania, non delimitata da confini politici o amministrativi e grossolanamente identificata con la Francia meridionale o Midi.

Etimologia

La denominazione occitano deriva dalla parola occitana òc che significa "sì".

Questo criterio distintivo venne usato da Dante Alighieri, che descrisse la lingua occitana, francese e italiana in base alle loro rispettive particelle affermative: òc, oïl (antenato del moderno oui) e sì.

Difatti, mentre i termini òc e oïl derivano rispettivamente dalle locuzioni latine hoc ed hoc ille, la parola italiana "sì" trae la sua origine dall'avverbio latino sic (i.e. "così").

Il termine lingua occitana deriva da òc e apparve nei testi amministrativi latini verso il 1300 Per es. La città di Albi dà 2000 franchi d'oro per l'evacuazione del castello di Penne d'Albigeois, occupato dagli inglesi. "Dominus Johannes, regis francorum filii dux Bituricensis et Alvernie locum tenens domini nostri francorum regis in tota lingua occitana et ducatu aquitanie..." in Clément Compayre, Studi e documenti storici inediti sull'Albigeois, il Castrais e il Vaurais p. 261. In questo caso lingua occitana traduce lingua d'oc in quanto territorio. Eppure, fino al XX secoloJoseph Anglade, Histoire sommaire de la littérature méridionale au Moyen-Âge, 1921, la lingua occitana non era nota frequentemente con questo nome e veniva chiamata per lo più lingua d'oc (da cui Linguadoca) o provenzale. Dagli anni 1960-1970, la parola occitano è diventata usuale e implica una definizione linguistico-geografica estesa, mentre il termine provenzale oggi designa il provenzale in senso stretto, ossia la parlata occitana in uso nella sola Provenza.

Nella linguistica romanza «Lingua d'oc», «occitano» e «provenzale» A. Rey (dir.), Dizionario storico della lingua francese, tomo II (F-PR), pagina 2427: «Occitano (lingua d'oc): [...] Il termine "provenzale", usato fino alla metà del XX secolo tra i romanisti». sono sinonimi. L'intero movimento culturale a partire dal XIX secolo parla di occitano e lingua d'oc, entrambi impiegati in modo interscambiabile in testi amministrativi recenti.

Descrizione Centralità dell'occitano

L'occitano ha sempre occupato una posizione di centralità geografica rispetto ad alcune fra le lingue derivanti dal latino. Qui di seguito si riporta una tabella comparativa fra alcuni termini latini e quelli, corrispondenti, in occitano e nelle altre lingue romanze di più ampia diffusione: latino portoghese spagnolo aragonese francese catalano occitano (linguadociano) occitano (guascone) piemontese lombardo emiliano ligure sardo corso francoprovenzale italiano venetofriulano noneso romeno sicilianoclavisaccusativo clavemchavellaveclauclef/cléclauclauclauciavciav/ciafcêvciavecrae, craichjave, chjaviclâchiaveciaveclâf claucheiekiavinoxnoctemnoitenochenueitnuitnitnuèch, nuèit, nuòchnueit, nèit, nèt, nuitneuitnoccnôtneutenote, notinotte, nottinuetnottenotegnotnotnoapte notticantarecantarcantarcantarchantercantarcantar, chantarcantarcantécantàcantêrcantâcantare, cantaicantàchantarcantarecantàrcjantâciantarcântacantaricapracabracabracrabachèvrecabracabra, chabra, crabacrabacravacavrachêvracrâvacabra, crabacapracabra, chiévracapracàvaracjavreciauracapră crapalingualíngualengualuengalanguellengualengalenga, lengua, luenga, lencolengalengualèingualengoalimba, lìngualingualengalingualengoalenghelengalimbă linguaplateapraçaplazaplazaplaceplaçaplaçaplaçapiassapiassapiâƨaciassapratha, pratzapiazzaplacepiazzapiasaplaceplazapiațăkiazzaponspontempontepuentepuentpontpontpont, pòntpont, pòntpontpunt/pùtpountpònteponte, pontipontpòntepontepontepuintpòntpuntepontiecclesia (basilica)igrejaiglesiailesíaégliseesglésiaglèisa, glèiaglèisagesia, cesagesacîṡagêxacreja, crèsiaghjesgiaégléséchiesacesaglesieglesiabisericăcresjahospitalishospitalhospitalhospitalhôpitalhospitalespital, espitauespitauospidalospedaaṡbdêluspiâUspidali, ispidalespedale, uspidalihèpetâlospedaleospealospedâlospedalspitalspitalicaseuslat. volg. formaticumqueijoquesoqueso/formagefromageformatgeformatge, fromatgehromatge, hormatgeformaggfurmaifurmâjfòrmaggiocasucasgiutôma, fromâjoformaggio, cacioformajo, casoformadiformaibrânză, cașcachu

Il problema del riconoscimento e della tutela Ancora oggi l'occitano, al pari di altre lingue, non gode di alcuna forma di riconoscimento o autonomia all'interno dello Stato francese e risulta pertanto in forte regresso.

La rigida politica accentratrice di Parigi (tradizionalmente diffidente verso ogni forma di decentramento), ha causato grave danno all'occitano, che è stato da tempo abbandonato a favore del francese nelle città principali, mentre resiste ancora nelle aree rurali e meno densamente popolate. La debole percezione di un'unità storico-linguistica occitana, sommata alla scarsa diffusione della lingua tramite i mezzi di informazione ed alla scarsa considerazione da parte dei suoi stessi locutori (derivante dalla secolare discriminazione dell'occitano come "cattivo francese"), pongono oggi in grave pericolo la sussistenza dell'occitano.

Parzialmente diverso è il discorso per quanto riguarda l'Italia, in cui ha trovato attuazione il dettato costituzionale dell'art. 6. La legge 15 dicembre 1999, n. 482, ha riconosciuto l'occitano come minoranza linguistica storica all'interno dello Stato italiano e ha posto le basi per una maggiore valorizzazione.

Per quanto riguarda infine la Spagna, lo statuto della Catalogna garantisce ampia tutela (bilinguismo) alla minoranza linguistica della Val d'Aran.

Il problema della normalizzazione Un ulteriore problema, ancor oggi non del tutto risolto, riguarda la normalizzazione dell'occitano.

Il bando della lingua dall'uso ufficiale nel XVI secolo ebbe difatti per conseguenza un rapido declino delle norme ortografiche occitane, al punto che nei secoli successivi caddero in disuso e ciascun autore utilizzò una grafia propria, spesso mutuata dal francese (le cosiddette graphies patoisantes).

I primi autorevoli tentativi di arrestare l'inselvatichimento dell'occitano vennero intrapresi a metà dell'Ottocento. Simon-Jude Honnorat scrisse nel 1840 un dizionario francese-occitano con un sistema ortografico molto vicino a quello dei trobadori, mentre nel 1854 alcuni poeti provenzali fondarono la società letteraria Felibrige, che ben presto divenne maggiore artefice della rinascita della lingua occitana.

I poeti del Felibrige (tra cui il premio Nobel Frédéric Mistral) scrissero le loro opere servendosi di una grafia francesizzante incentrata sul provenzale (grafia felibriana o mistraliana) che, grazie alla sua semplicità, trovò presto vasta affermazione, ma non venne considerata soddisfacente per rappresentare la varietà dialettale delle altre regioni occitane.

Fu così che a partire dagli inizi del XX secolo alcuni studiosi (tra cui Joseph Roux) si dedicarono alla riscoperta e all'ammodernamento dell'antica grafia medioevale dei trobadori, propugnandone la diffusione come norma. Nel 1919 Antonin Perbosc e Prosper Estieu fondarono a tale scopo la Escòla occitana, mentre negli anni trenta il linguista Louis Alibert perfezionò queste regole nella sua grammatica prima e nel suo dizionario poi.

La grafia così ricostruita (grafia classica), meno aderente all'ortografia francese e basata sui tratti comuni dei differenti dialetti, è stata resa ufficiale dall'Istituto di Studi Occitani e vale oggi come norma in tutto il mondo occitanofono.

Rimane tuttavia l'eccezione parziale del provenzale, che forte della propria cospicua produzione letteraria si è adeguato parzialmente alla norma classica e parzialmente è rimasto fedele alla grafia felibriana, con ciò rallentando il fenomeno di unificazione dell'occitano moderno.

Lingua letteraria unificata Tra l'XI e il XIII secolo, esiste una lingua letteraria chiamata dai trovatori con il nome generico di «lengua romana» o «romantz» per distinguerla dal latino. Gli autori moderni la chiamano koiné - similmente alla koinè greca, una forma di greco relativamente unificato sotto il periodo ellenistico (300 a.C. - 300 d.C.), anche se questa lingua era, più di quanto spesso si potrebbe pensare, regionalmente diversificata. A partire dal XIX secolo l'ipotesi dominante lanciata da Camille Chabanneau nel 1876 era che la «lenga romana» utilizzata dai trovatori si basava sul dialetto limosino. La presenza di alcuni dei primi trovatori originari del Limosino e della Guascogna alla corte di Guglielmo X (1126-1137), figlio del primo trovatore Guglielmo IX, spiega la diffusione di questa lingua letteraria in seno al ducato d'Aquitania. La futura Linguadoca (Languedoc) e la Provenza conosceranno i trovatori solo nella seconda metà del XII secolo. L'altra ipotesi avanzata di un'origine poitevina si fonda sull'idea che il dialetto poitevino parlato alla corte di Guglielmo IX di Poitiers facesse parte della lingua d'oc e che il prestigio del duca avrebbe permesso in seguito la diffusione di questa lingua in tutto il territorio trobadorico. L'ultima ipotesi apparsa negli anni '50 considera la lingua letteraria come una lingua classica forgiata a partire dai testi trovati nell'occitano centrale, regione dove sono stati conservati i documenti più antichi scritti nelle lingue d'oc risalenti all'XI secolo.

Pierre Bec, studioso dei trovatori indica che dal 1967

All'infuori della letteratura dei trovatori, non si possono trovare elementi che provino l'uso di una norma linguistica unificata nei vari documenti scritti in Provenza, Linguadoca, Alvernia, Catalogna, Limosino o Guascogna. Per riassumere, le pratiche di scrittura erano molto diverse da una regione all'altra e le percezioni che accreditano l'idea di una unificazione linguistica sul territorio di tutte queste regioni sono molto spesso il risultato di una grafia relativamente omogenea poiché trae origine dalla grafia utilizzata per il latino.

Uno degli scrittori occitani viventi molto conosciuto è Joan Francés Blanc (1966).

Dialettologia

Fra le lingue neolatine la più prossima all'Occitano è senz'altro il catalano, che, a partire dagli inizi dell'età moderna (XVI secolo) era anche conosciuto, dai suoi stessi parlanti, come LLemosí, cioè limosino (occitano di Limoges). In realtà le due lingue hanno costituito un'unità fino al XIII secolo, tant'è vero che Dante Alighieri, nel De vulgari eloquentia, riunisce sotto il nome di Yspani, spagnoli, tanto i catalani quanto gli occitani.Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, I, viii, 5; II, xii, 3.

I dialetti dell'occitano sono:

occitano settentrionale il dialetto alvernese il dialetto limosino il dialetto vivaro-alpino il dialetto guardiolo il dialetto guascone il dialetto aranese il dialetto landese l'occitano meridionale il dialetto linguadociano il dialetto provenzale

Famiglia linguistica L'Occitano costituirebbe insieme al catalano il gruppo occitano-romanzo delle lingue romanze occidentali, secondo il linguista Pierre Bec BEC, P. Manuel pratique de philologie romane, Paris, Picard, 1970. Secondo Bec, ciò si vede negli equivalenti occitani di essere («essere» in latino popolare): esser (Ariège), èsse (Allier, in provenzale e ancora in una grande parte di tutta la Francia sud-orientale ), estar in castigliano, in catalano e nell'Ariège, nel Gers, nella Gironda, negli Alti Pirenei, nel Lot e Garonna e nei Pirenei Atlantici. Ma questa spiegazione non è così convincente, in quanto pure molte altre varietà linguistiche di area romanza, senza con questo rappresentare nessuna forma di lingua di transizione tra Castigliano e Langue d'Oil posseggono sia la forma “Essere” e “Stare”. Il Castigliano nell'epoca di formazione dei volgari romanzi nemmeno confinava con le aree occitanofone, essendosi formato nell'area della Rioja, separata dalla più vicina area perioccitanofona (Guascogna) dai Pirenei e dall'allora estesa area basca.