I fatti di Bronte, noti anche come strage di Bronte o massacro di Bronte, sono un episodio del Risorgimento avvenuto a Bronte, in Sicilia, nell'agosto del 1860, durante la spedizione dei Mille.

In seguito a un'insurrezione popolare nei confronti dei nobili e della borghesia locale, della quale furono vittime sedici membri altolocati della città, le truppe garibaldine, comandate da Nino Bixio, furono chiamate a ristabilire l'autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli, ai quali seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro.

Un fatto analogo era avvenuto il 17 maggio dello stesso anno, a circa 80 km da Bronte, in località Alcara Li Fusi, dove gli insorti massacrarono 11 persone con conseguente intervento garibaldino agli ordini del colonnello Interdonato , , il tribunale speciale condannò a morte 26 persone ritenute colpevoli.

Storia La spedizione dei mille

Quando l'11 maggio del 1860 il generale Giuseppe Garibaldi sbarcò con i Mille nel porto di Marsala, sapeva benissimo che, per chiudere con successo la sua impresa, gli sarebbe stato assolutamente necessario l'appoggio e la partecipazione attiva dei siciliani. Riteneva che questo sarebbe avvenuto solo se fosse stato accolto non solo come il liberatore dalla tirannide borbonica, ma anche come colui che poteva dare le possibilità di far nascere una nuova società, libera dalla miseria e dalle ingiustizie. Con questo intento, il 2 giugno, aveva emesso un decreto nel quale prometteva soccorso ai bisognosi e la tanto attesa divisione delle terre.

Il malcontento della popolazione e la rivolta contro i notabili della città Nell'entroterra siciliano si erano dunque accese molte speranze di riscatto sociale, da parte soprattutto della media borghesia e delle classi meno abbienti. A Bronte, sulle pendici dell'Etna, la contrapposizione era forte fra la nobiltà latifondista, tra i quali spiccava la Ducea di Nelson, proprietà terriera della famiglia Nelson del Regno Unito, e la popolazione.

Il 2 agosto il malcontento popolare fu animato da diverse persone provenienti dai paesi limitrofi, tra i quali Calogero Gasparazzo,Mario Musumeci, Sergio Toffetti, Da la presa di Roma a Il piccolo garibaldino..., Gangemi 2007, p.111 e scoccò la scintilla dell'insurrezione. Fu così che vennero appiccate le fiamme a decine di case, al teatro e all'archivio comunale. Quindi cominciò una caccia all'uomo che contò sedici morti fra nobili, ufficiali e civili, tra cui anche il barone del paese con la moglie e i figlioletti, il notaio e un prete, prima che la rivolta si placasse.

Nino Bixio arrivò a Bronte dopo un lungo cammino, durante il quale incontrò gente terrorizzata scampata alle stragi e che implorava aiuto, scene che così venivano descritte:

Il processo

Seguì un processo, attenendosi al codice penale militare, che durò 3 giorni (dal 7 al 9 agosto 1860) con 24 interrogatori, 3 perizie e 3 repertamenti sulle armi, perquisizioni (anche presso casa dell'avvocato Nicolò Lombardo) e 17 sopralluoghi sulle case incendiate o distrutte. Vennero condannate a morte cinque persone, ritenute responsabili dei massacri: Nicolò Lombardo, avvocato e leader dei popolani, Nunzio Spitaleri Nunno, Nunzio Samperi Spiridione, Nunzio Longhitano Longi e Nunzio Ciraldo Fraiunco. Secondo la storica Lucy Riall, le sentenze a carico del Lombardo e dei coimputati furono ingiuste: stando alle testimonianze rese nel processo a carico degli insorti, Lombardo cercò persino di frenare le violenze. Due imputati, Nunzio Samperi e Nunzio Ciraldo Frajano, presero parte alle manifestazioni ma nessuno dei due fu visto durante le azioni violente. Di Ciraldo, inoltre, si diceva avesse problemi mentali.

All'alba del 10 agosto, i condannati vennero portati nella piazzetta antistante il convento di San Vito e fucilati.

Nell'arte Letteratura Nel racconto Libertà inserito tra le Novelle rusticane di Giovanni Verga, viene ripreso il tema della strage, secondo Sciascia in chiave apologetica per Bixio e i garibaldini, e di accentuazione delle responsabilità dei rivoltosi: l'omissione della presenza storica dell'avvocato Lombardo, e soprattutto la trasformazione letteraria del "pazzo del paese" (tra i condannati a morte di Bixio) in "nano", per attenuare la gravità della condanna capitale di un innocente per giunta non in pieno possesso delle sue facoltà mentali.Leonardo Sciascia, La «mistificazione» di Verga in nome dell'arte e della patria (Corriere della Sera, corriere.it, dall'introduzione del 1963 al libro «Nino Bixio a Bronte di B. Radice»).

I fatti di Bronte sono citati anche da Carlo Levi, che ne Le parole sono pietre descrive Bronte nel dopoguerra.

Cinematografia Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, regia di Florestano Vancini (1972)

Note

Bibliografia Giuseppe Cesare Abba, Da Quarto al Volturno. Noterelle d'uno dei Mille, 1891 Benedetto Radice, Nino Bixio a Bronte, introduzione di Leonardo Sciascia, S. Sciascia ed., Caltanissetta-Roma, 1963 Leonardo Sciascia, La corda pazza, Torino, Einaudi, 1970 Giovanni Verga, Libertà nelle Novelle rusticane, 1883 Benedetto Radice, Memorie storiche di Bronte, Bronte, ed. Banca Popolare, 1984 Benedetto Radice, Nino Bixio a Bronte: episodio della rivoluzione italiana del 1860 con diario e documenti inediti, Catania, Centro Studi il Confronto, 2000 N. Dell'Erba, La rivolta di Bronte. Centocinquanta anni fa la spedizione repressiva di Nino Bixio contro i contadini «comunisti», in "l'Unità", 5 dicembre 2010. N. Dell'Erba, La rivolta di Bronte. Considerazioni critiche su un libro recente, in "Nuova Storia Contemporanea", marzo-aprile 2013, a. XVII, n. 2, pp. 83–96. L. Riall, La Rivolta. Bronte 1860, Bari, Laterza, 2012

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