Biografia Augusto Guerriero è figlio di un medico. Frequenta il liceo di Avellino con il suo amico Guido Dorso. Con lui collabora a Irpinia democratica. Nel 1914 si laurea in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Napoli Federico II con una tesi su L'anarchismo di Leone Tolstoi. In questo periodo si dedica alla letteratura e pubblica una prefazione ad un'edizione italiana del Maurice Maeterlinck: Tre drammi. Allo scoppio della prima guerra mondiale è neutralista e ritiene che il Presidente del Consiglio Salandra commetta un tragico errore intervenendo nel conflitto.

Ancora sconosciuto, nel 1917 invia un articolo critico dell'interventismo alla rivista Critica Sociale di Filippo Turati, che lo pubblica (firmato A. G.). Ne pubblicherà altri due: in essi Guerriero prevede la crisi politica del dopoguerra che porterà al fascismo.Critica Sociale , n. 14 del 16-31 luglio 1917. Invia un altro articolo al Il Mattino di Napoli diretto da Edoardo Scarfoglio, gli viene pubblicato e ne segue una collaborazione di carattere continuativo. Nel frattempo è inviato al fronte con il grado di sottotenente.

Dal 1919 al 1945 Al termine della guerra, con la riapertura dei concorsi, entra nell'amministrazione pubblica (1920). Legge letteratura in inglese, francese (ha già letto tutto Proust) e tedesco e inizia a studiare l'arabo. Nel 1922 è un funzionario del Gabinetto del sottosegretario dell'Interno a Roma quando si fa trasferire a Bolzano. Si trova impiegato presso quell'amministrazione civile quando, nei primi di ottobre 1922, con la marcia dei fascisti su Bolzano, preludio di quella su Roma, si verificano dei disordiniHannes Obermair, Sabrina Michielli (a cura di), Erinnerungskulturen des 20. Jahrhunderts im Vergleich - Culture della memoria del Novecento a confronto (= Hefte zur Bozner Stadtgeschichte/Quaderni di storia cittadina, 7), Bolzano, 2014. ISBN 978-88-907060-9-7, p. 52.. Il borgomastro Julius Perathoner, l'ultimo di una lunga serie di borgomastri di lingua tedesca, è rimosso e Guerriero, per la sua conoscenza del tedesco, è nominato commissario dal governo Facta, tentando anche di giungere a un accordo con il Deutscher Verband. Si adopera per una conciliazione fra popolazione tedesca e la popolazione italiana. Quando la nuova amministrazione fascista nomina un nuovo governatore, il 24 febbraio 1923 Guerriero lascia l'incarico con gli elogi della stampa locale.Claudio Taccucci, Ricciardetto (Augusto Guerriero), 2011, pag. 27.

Legge il filosofo francese Sorel, teorico del sindacalismo rivoluzionario e studia economia (David Ricardo e John Maynard Keynes). Scrive già sul rapporto fra comunismo e religione, un tema che ricorrerà più volte nei suoi scritti fino agli ultimi anni.Critica Sociale, 1-15 giugno 1922. Nel 1924 pubblica sul Mattino una serie di articoli ostili al regime. Critica la politica “avventurosa” di Mussolini che definisce “un arlecchino vestito da demagogo”.Il Mattino, 22-23 ottobre 1924. Subisce la prima inchiesta ed è costretto a lasciare l'attività giornalistica e a trasferirsi presso l'amministrazione civile in Tripolitania. Nel 1929 è al Ministero delle Corporazioni ove dirige l'Ufficio Industria. Suo diretto superiore è il ministro Giuseppe Bottai. Continua a subire delazioni da parte dei fascisti ma Bottai lo protegge. Nel 1933 entra nella magistratura della Corte dei conti dove rimarrà fino al 1957. Nel 1931 compie un viaggio di venti giorni in Unione Sovietica. Al ritorno pubblicherà il saggio Piatiletka prevedendo il successo del piano quinquennale sovietico.

Riprende a pubblicare qualche articolo: alcuni gli vengono pubblicati sulla Stampa, diretta da Curzio Malaparte. Nel 1935-36 Vittorio Gorresio gli assegna una rubrica di attualità internazionale sull’Eco del Mondo. Rubrica che sarà ripresa nel 1937 su Omnibus, settimanale a rotocalco, edito da Rizzoli. Il direttore Leo Longanesi gli assegna lo pseudonimo di "Ricciardetto": con esso raggiungerà la notorietà per il suo parlare chiaro e lo stile “secco”.

Dopo la chiusura inopinata di Omnibus Rizzoli fonda Oggi, co-diretto da Mario Pannunzio ed Arrigo Benedetti (1939-1942). Guerriero può continuare la sua rubrica di politica estera sul nuovo settimanale. Nel 1940 avvia una collaborazione con il rivale Tempo di Arnoldo Mondadori. Guerriero non è solito rileggere i propri articoli una volta pubblicati, ma in redazione i suoi articoli sono modificati - a sua insaputa - per renderli accetti alla censura. Quando Guerriero se ne accorge, tronca la collaborazioneClaudio Taccucci, op. cit., pag.67. Torna allora alla Rizzoli, che pubblica e 7 Giorni (1942-43). Dal settembre 1940, inoltre, è chiamato da Aldo Borelli a collaborare alla terza pagina del Corriere della Sera.

Durante la seconda guerra mondiale, per sfuggire alla censura e ai tribunali del regime, usa il metodo tucidideo di analizzare gli eventi da osservatore in maniera distaccata, riportando tesi e fatti di entrambi i fronti, senza mai approvare né la guerra né la strategia di Mussolini che non nomina mai. Condanna espressamente l'antisemitismo nel 1938 e nel 1939.Omnibus, 16 aprile 1938, Tempo, 31 agosto 1939, mentre un suo articolo sul Corriere della Sera del 5 aprile 1941 viene oggi ritenuto erroneamente come antisemita da Sandro Gerbi su Belfagor del 30 novembre 1999, vedi Claudio Taccucci, op. cit., “Appendice” pag. 231 e segg. Gli arrivano denunce e inchieste da parte del partito fascista, viene accusato di filosemitismo e Mussolini ordina di vigilare sui suoi articoli.Fiori Simonetta, La rassegna della letteratura italiana, n. 1-2, gennaio-agosto 1986.

Nel gennaio 1943 Guerriero pubblica una raccolta di articoli, usciti negli anni precedenti, nel volume Guerra e dopoguerra. Pur realizzando una serie di ritratti di personaggi politici (fra cui Winston Churchill per il quale tradisce la sua ammirazione) riesce a non parlare né di Mussolini né di Hitler e a comunicare ai lettori le sue analisi, che lasciavano presagire l'entrata in guerra dell'America, la guerra contro l'URSS e la sconfitta dell'Asse sul fronte russo. Durante l'occupazione nazista di Roma salva due ebrei ospitandoli nella sua casa, e raccoglie somme a favore delle vittime delle Fosse Ardeatine.Claudio Taccucci, op. cit., pag.91.

Collaborazioni a riviste «Omnibus» (1937-39) Augusto Guerrero tiene la rubrica «Guerra e Pace»: si occupa prevalentemente di politica estera ma non esita ad affrontare altri temi scottanti. Comincia il primo articolo, apparso il 3 aprile 1937, con la previsione della guerra: «È lecito pensare che oggi, giacché si parla tanto di guerra, la guerra non scoppierà? È una speranza, o meglio, è una ragione di sperare. Varrà quel che varrà. Per conto nostro, non ci contiamo molto».

Il metodo che usa nel trattare argomenti critici è quello di redigere l’articolo riportando documenti e tesi opposte dando voce così a opinioni e notizie straniere (tratte da libri e pubblicazioni soprattutto inglesi ed americane) e nascondendo nelle citazioni il suo disaccordo con la politica nazi-fascistaGli articoli così impostati sono talmente numerosi che appare superfluo citarli. In «Omnibus» del 18 dicembre 1937 Ricciardetto scrive che ha da leggere per un articolo: Pertinax (André Géraud), Garvin, lord Lothian, il Völkischer Beobachter e il libro di Ishimaru Tota, The next world war, London, Hurst & Blackett, 352 pagine..

Già nel n. 2 del 10 aprile 1937 riporta opposte tesi tedesche e inglesi affrontando il tema del rispetto dei trattati all'indomani della rottura del patto di Locarno da parte di Hitler con l'occupazione della Renania. Cita Machiavelli:

È consapevole di correre dei rischi con il regime, così nell’articolo “Lotta religiosa in Germania”«Omnibus» 1º gennaio 1938 scrive nelle prime righe: «1) se nel riferire i fatti riportiamo delle inesattezze è delle fonti 2) l'opinione manifestata non sarà nostra ma dei citati». Nell’articolo in «Tutto»Settimanale di attualità nato dopo la chiusura di «Omnibus». Ne è considerato il diretto erede. del 5 marzo 1939 deve anche difendersi per aver riportato un riassunto del «Times» senza le virgolette. Nell’articolo “Razza e caratteri acquisiti”, del 27 agosto 1938, la conclusione sulle opposte tesi è che la teoria razziale non ha basi scientificheVedi anche «Omnibus» 13 agosto 1938.. Nell’articolo “La questione ebraica”«Omnibus» 2 luglio 1938. Guerriero esalta l’ebraismo dei profeti contro il formalismo sacerdotale ebraico e cita uno studio di Giorgio Levi della Vida su Geremia per il quale: ” …tutti gli uomini sono uguali dinanzi a Dio, quindi ogni distinzione di razza e di nascita scompare”. Esprime in modo esplicito il suo pensiero sull’antisemitismo in “Immoralismo e ebraismo”«Omnibus» 1º maggio 1937.: «L’antisemitismo è arido di cuore e futile nel ragionare. Un ufficiale ebreo ha tradito? Dunque tutti gli ufficiali ebrei tradiscono. Trotskij è ebreo? Dunque tutti gli ebrei sono bolscevichi. Dalla negazione delle verità più semplici trae origine la predicazione dell’odio fra gli uomini. Vogliamo esprimere un voto: che si smetta questo orribile uso di rendere responsabile un popolo, una razza, una religione, dei peccati o delle stravaganze di un solo».

Nell’ultimo numero (quello del “sorbetto di Leopardi” che avrebbe causato la chiusura del settimanale) scrive ancora degli ebrei, dopo le leggi razziali, accennando alla loro protezione: “...l'America non fa niente per gli emigrati ebrei. Ma rimprovera aspramente l'Inghilterra di non fare abbastanza per essi"«Omnibus» 28 gennaio 1939. Gli articoli sulla guerra di Spagna, critici verso Francisco Franco, suscitano l’ostilità del regime.«Omnibus» 24 aprile e 15 maggio 1937, 23 aprile 1938, 16 luglio 1938, vedi «Tutto» del 5 marzo 1939: “Di Franco ne parlai così male che l’inviato di «Omnibus» non poté mai avere il visto per la Spagna”. In «Epoca», 3 dicembre 1961. Fa delle previsioni: dopo aver previsto la guerra nel primo articolo citato, nel numero del 26 marzo 1938 prevede con precisione l’invasione della Cecoslovacchia del marzo successivo: «Quasi ogni anno, al mese di marzo, Hitler assesta un colpo allo stomaco alla diplomazia delle potenze democratiche: un anno il ripristino del servizio militare obbligatorio; un altro anno la Renania, quest’anno è stato il turno dell’Austria. Il prossimo colpo Hitler lo sferrerà sulla Cecoslovacchia». La Cina resisterà al Giappone«Omnibus» 9 ottobre 1937.. L’America può entrare in guerra contro il Giappone«Omnibus» 14 gennaio 1939..

Non manca di fare dell’ironia sugli esercizi ginnici imposti dal nazismo (e anche dal fascismo). L’intera rubrica dell’8 maggio 1938 è una presa in giro di Hitler. Lo fa in tono ironico attraverso un articolo di Francis Yeats Brown, che ha incontrato Hitler e lo elogia: “...onesto, di una purezza fisica e morale, umile e ascetico..., un oratore che incanta le folle con un discorso di tre ore in cui legge statistiche..., Hermann Göring una mente acuta, sembra pigro... non applaude perché grasso”. Termina con la storiella comica del servizio militare del dittatore che, quand’era soldato avrebbe fatto da solo cinque prigionieri"Hitler oratore" in «Omnibus» dell'8 maggio 1938. Vedi anche Claudio Taccucci op. cit. pag. 46..

Nei numeri del 22 e 29 gennaio 1938 Ricciardetto denuncia i delitti di Stalin. Sottaciuta è l’amarezza per tutti i delitti, anche di quelli di cui non può scrivere: “E a questo punto è giunta l'umanità. E dire che c’è chi crede che vi sia ancora una civiltà da salvare!”. La tesi di fondo di tutti i suoi articoli è che la politica debole, ambigua e pacifista dei governi democratici ha permesso l’espansione politico-militare della dittatura tedesca e favorito l’alleanza di Mussolini con Hitler.