Protagonista dell'arte italiana idealista e simbolista fra Ottocento e Novecento, De Carolis ha influito in modo determinante negli sviluppi formativi del gusto floreale, operando in egual misura anche nei campi dell'illustrazione, della pittura e della fotografia. Frequentemente collocato dalla critica nel contesto liberty, De Carolis oppone però polemicamente la sua fede artistica nella tradizione rinascimentale ed ermetica alle bizzarrie organicistiche dell'"arte nuova", come appare in particolare in un articolo sul Leonardo dopo una visita alla Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902. La sua opera esibisce piuttosto un'evoluzione dell'estetica preraffaellita, fortemente condizionata da modelli e stilemi del giapponismo, da un lato, e da un inquieto formalismo di stampo michelangiolesco, dall'altro.
De Carolis ha collaborato con grandi letterati, illustrando con disegni e xilografie opere di Gabriele D'Annunzio e di Giovanni Pascoli, con una maniera grafica inconfondibile, decorativamente organica tanto all'architettura tipografica quanto ai contenuti.
Biografia
De Carolis nasce il 6 gennaio 1874 da Gioacchino De Carolis, medico condotto, e da Ester Pompei; a dodici anni viene mandato a frequentare il seminario di Ripatransone (AP), che abbandona nel 1888 per frequentare l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1892, ottenuto il diploma a Bologna, si reca a Roma per frequentare la scuola di decorazione pittorica del Museo Artistico Industriale. Inizia nel 1895 con il suo maestro il restauro della sala delle Sibille negli appartamenti Borgia in Vaticano (affreschi del Pinturicchio), e prosegue nel medesimo periodo con la decorazione di Villa Blanc, a Roma; conclusi i due restauri nel 1897, si dedica alla decorazione di Villa Brancadoro, nelle Marche. A Roma conosce il pittore Nino Costa, cominciando a frequentare il cenacolo da lui fondato In arte libertas che proponeva un rinnovamento aristocratico dell'arte attraverso la riscoperta dei grandi del '400 fiorentino, sull'esempio dei Preraffaelliti. Fino al 1901 la sua vena simbolista lo rivolge alla pittura paesaggistica a tempera, ad olio, alla pittura murale decorativa e al design di derivazione Arts and Crafts.
Divenuto membro nel 1896 dell'associazione In Arte Libertas, da questa data crea i noti dipinti di ispirazione preraffaelita La Primavera, esposta all'esposizione universale di Saint Louis, La Donna della fontana, "Il cammino della vita", La Madonnina, vincitrice del concorso Alinari, Il ritratto della moglie Lina, Il concerto. Nel 1897 con Alessandro Morani decora vari palazzi romani e riceve le prime commissioni dalla nobiltà romana. Decora la tomba del Principe Sigismondo Giustiniani Bandini, nel cimitero del Verano, con mosaici di angeli in stile preraffaellita. Divenuto amico di Napoleone Parisani, crea la lunetta a mosaico della Madonna con bambino tra vasi di rose e gigli per l'ingresso alla Chiesa della Strammetta, a Prossedi (Lt), cappella funeraria del Principe Gabrielli, parente del Parisani e della consorte Augusta Bonaparte. Nel 1899 viene invitato alla III Esposizione internazionale d'arte di Venezia. Nel 1900, fatta la conoscenza di Giovanni Pascoli, oltre ad occuparsi della decorazione grafica di alcune sue pubblicazioni, cesella per il poeta il pomo d'argento di un bastone che viene donato a Pascoli dagli amici del Marzocco. Riceve inoltre la commissione del conte Forcioli Conti per disegnare il tabernacolo del fonte battesimale dove fu battezzato Napoleone, che sarà realizzato in bronzo da Pio Cellini e posto nella cattedrale di Santa Maria Assunta ad Ajaccio. Nello stesso anno l'Accademia delle Belle Arti di Perugia lo nomina accademico di merito.
Il periodo fiorentino Nel 1901 ottiene un incarico di professore aggiunto alla cattedra di Ornato dell'Accademia di belle arti di Firenze, dove avrà tra i suoi allievi anche il pittore ferrarese Oreste Forlani. Si trasferisce così in una casa in riva al Mugnone. Sono gli anni dell'amicizia e del sodalizio artistico con Gabriele D'Annunzio, che in quel tempo soggiorna alla Villa della Capponcina. L'artista a Firenze decora il Villino Puccioni, esegue il "Ritratto di Marianna Fabbri" e partecipa al concorso della Fratelli Alinari per le illustrazioni di una lussuosa riedizione novecentesca della Divina Commedia. Nel 1902, contro il parere della famiglia, sposa la modella Quintilina Ciucci, detta Lina, nata ad Anticoli Corrado.Lina Ciucci fu la prima modella di De Carolis, immortalata dall'artista nella sua prima xilografia mai realizzata e intitolata Il ritratto della fidanzata (1899); per approfondire l'argomento vedere lo scritto di Silvia Zanini ospitato nel sito del Comune di Montefiore dell'Aso, scritto nel quale si riscontra tuttavia l'equivoco che le illustrazioni per la Francesca da Rimini dannunziana siano xilografiche, mentre in realtà sono disegni riprodotti col metodo della fotoincisione. Il matrimonio è felice e nascono ben cinque figli. Nel 1903 Gabriele D'Annunzio fa da padrino alla primogenita Donella Albadora Biancofiore, così battezzata su suo suggerimento, che diventerà a sua volta un'abile pittrice e xilografa. De Carolis le fa costruire una culla con incisioni di versi dannunziani."Adolfo de Carolis e la democrazia del bello", catalogo della mostra.
Da qui in poi Adolfo De Carolis comincia una vasta produzione artistica unita alla collaborazione e alla creazione di riviste letterarie e artistiche: collabora alle riviste "Leonardo", "Hermes" "Rivista marchigiana illustrata", "Novissima" e altre ancora, frequentando i letterati e i maggiori artisti dell'epoca, come l'antropologo Nello Puccioni e gli scultori Libero Andreotti e Leonardo Bistolfi.
Nel 1902 esegue il manifesto " Francesca da Rimini " stampato nello Stabilimento cromo-litografico Alessandro Marzi di Roma e frequenta la "Società Ceramica Artistica Fiorentina" di proprietà di Vittorio Emanuele Giunti. Nel 1903 esegue il ritratto della contessa Venturini e illustra con xilografie l'edizione della "Francesca da Rimini " e nel 1904 de La figlia di Iorio di Gabriele D'Annunzio, di cui esegue anche la locandina e cura i bozzetti e i costumi per l'allestimento teatrale. Esegue anche le xilografie dei Primi Poemetti e dei Poemi Conviviali di Giovanni Pascoli. Nel 1905 allestisce con Galileo Chini, Tommasi, Tofanari e Lolli la Prima Esposizione dell'Arte Toscana. Nello stesso anno esegue i disegni per le edizioni de La fiaccola sotto il moggio e delle "Elegie Romane" di D'Annunzio. Su richiesta del giovane poeta Marino Moretti illustra le raccolte "Fraternità" (1905) e "La serenata delle zanzare" (1908). Affresca a Roma il Villino Regis de Oliveira, in seguito demolito. Dal 1906 al 1912 illustra i 4 volumi delle dannunziane "Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi".
Tra il 1907 e il 1908 l'artista si dedica alla decorazione del Salone delle Feste del palazzo del Governo di Ascoli Piceno. Per realizzare le sue pitture non vuole alcun compenso e rifiuta tutti gli incarichi offertigli in quel periodo. Con questo gesto e con la sua opera esprime gratitudine all'Amministrazione Provinciale ascolana che gli aveva conferito la borsa di studio del Pio Sodalizio dei Piceni. Questa gli consente di frequentare la Scuola di Decorazione pittorica del Museo artistico industriale di Roma conseguendo, a fine corso, la medaglia d'oro nell'anno 1895. In questi dipinti, considerati dal punto di vista cromatico come il suo capolavoro, l'artista marchigiano celebra la laboriosità del popolo piceno, accostando i temi locali ai miti antichi. Agli stessi anni risale il "Trittico del Mare", del 1907, dove celebra il lavoro dei pescatori marchigiani con le antiche vele decorate e le "paranze" lignee, che de Carolis trova belle come "navi omeriche". L'artista recupera una struttura iconica propria dell'arte medievale e rinascimentale, per dargli un contenuto attuale, preso da studi e foto di pescatori suoi contemporanei, rielaborati in forma "eroica". Coevo è il Trittico raffigurante I Cavalli del Sole, conservato nella Pinacoteca della stessa città, che ripropone le tematiche mitologiche e lo stile degli affreschi ascolani. Nel 1908 l'artista si reca a Loreto per l'inaugurazione della cupola della basilica dipinta da Cesare Maccari; ivi conosce il musicista Giovanni Tebaldini, instaurando una lunga e fruttuosa amicizia.
Nel 1909 crea il manifesto per la VIII Esposizione internazionale d'arte di Venezia, dedicato alla quasi terminata ricostruzione del campanile di San Marco. L'artista riprende la collaborazione con D'Annunzio, di cui è ormai l'illustratore preferito, con l'edizione della tragedia Fedra in stile arcaizzante e simbolista. Crea il manifesto per il Comune di Castelfidardo in occasione del cinquantenario della battaglia del 18 settembre 1860 e riceve il "Diploma di Riconoscenza". De Carolis esegue in xilografia tutti i celebri motti dannunziani, brevi frasi create dal poeta a sottolineare particolari eventi vissuti o promossi: opere pregevoli, quanto la serie di ex libris elaborati da De Carolis per famosi personaggi come Eleonora Duse. Su suggerimento dell'amico Gabriele D'Annunzio de Carolis si firma de Karolis in molte illustrazioni librarie.
Nel 1911 riceve l'incarico di decorare con riquadri mitologici il soffitto del palazzo del collezionista d'arte Ion Kalinderu a Budapest; il palazzo sarà bombardato durante la guerra e ora è un Museo. In quell'anno l'artista esegue il manifesto per la Esposizione internazionale di Torino e intraprende la decorazione del Salone del Podestà nel Palazzo del Podestà di Bologna, per la quale aveva vinto il concorso indetto nel 1907. Il tema della decorazione erano i Fasti della città di Bologna e viene affrontato in sei grandi riquadri storici sulla parete settentrionale, nei peducci con i grandi personaggi bolognesi e nella decorazione dell'enorme soffitto, dove l'artista raffigura Il Mondo antico, Il Cristianesimo, I Comuni e La Rinascita. I quadri principali sono attorniati da simbologie legate alla storia bolognese, come l'"Alma Mater Studiorum" (l'Università), figure eroiche idealizzate, come il "Romano", l'"Etrusco" e veri personaggi storici, come il "Bentivoglio". L'opera colossale impegna l'artista per molti anni, fino alla morte. Verrà completata da collaboratori e allievi, tra i quali il fratello Dante e il genero Diego Pettinelli.
Nell'Esposizione Retrospettiva Italiana e Regionale in Firenze, riceve dalla Camera di Commercio e Arti il Diploma di Medaglia d'oro. Illustra Odi ed Inni di Pascoli e il III libro delle Laudi di D'Annunzio, L'Alcione. Nel 1912 illustra sempre per D'Annunzio Le Canzoni delle Gesta d'oltremare, IV libro delle Laudi. Nello stesso anno De Carolis e i suoi allievi creano per l'editore Angelo Fortunato Formiggini le copertine della collana I classici del ridere. Nel 1914 De Carolis realizza per Formiggini anche 41 xilografie per la serie delle carte da gioco italiane.
Fino al 1913 collabora alla rivista "L'Eroica", fondata alla Spezia da Cozzani e Oliva, con i più fedeli degli allievi fiorentini, tra i quali Barbieri, Costetti e Nonni.
Nel 1914 illustra per Pascoli e per Giosuè Carducci la raccolta di tutte le poesie, per i tipi Zanichelli. Nello stesso anno crea la copertina del libretto del film-colossal Cabiria, ideato da d'Annunzio.
Nel 1915 ottiene la cattedra dell'Accademia di belle arti di Brera, dove insegna Decorazione; due anni dopo tuttavia si trasferirà a Bologna.
Nel 1916 collabora con la rivista del Touring Club Italiano. Dal 1916 al 1920 lavora a Pisa per decorare l'Aula Magna dell'Università. L'opera, che si incentra sul cd. Trittico galileiano, con le scene della Gloria e Consacrazione di Galileo, andrà perduta a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.