La Storia del Lazio riguarda le vicende storiche relative al Lazio, regione dell'Italia.

Età preistorica Tra le più antiche testimonianze di individui del genere Homo nel Lazio, l'Uomo di Ceprano, un fossile di una singola calotta cranica (calvarium), ritrovata nel 1994 vicino a Ceprano, in provincia di Frosinone, che risale a anni dal presente (BP - Before Present in inglese); attualmente viene classificato come Homo heidelbergensis.

Si riferiscono invece all'uomo di Neanderthal, i reperti relativi al famoso ritrovamento del 1929ndel cosiddetto Uomo di Saccopastore vicino all'Aniene, in zona Monte Sacro a Roma, datato a anni BP.

Un altro importante e numeroso deposito di resti animali preistorici, è quello di Casal de' Pazzi scoperto nel 1981 nei pressi del fiume Aniene tra via Nomentana e via Tiburtina, riferibile a circa anni fa. Anche qui sono state rinvenute numerose ossa di vertebrati, attribuibili per lo più a uccelli e mammiferi, come l'elefante antico, il rinoceronte e l'ippopotamo. Nel giacimento è stato rinvenuto un frammento di parietale destro attribuibile al genere Homo, con caratteristiche definite come preneandertaliane.

Il riparo sotto roccia Blanc, sul Circeo, ha restituito manufatti litici, reperti faunistici e resti umani di almeno sette individui tra adulti e bambini, appartenuti a gruppi di cacciatori-raccoglitori occidentali, che con ogni probabilità utilizzavano il sito stagionalmente tra 9300 e 7000 anni dal presente, nel mesolitico.

Studi archeo genetici sul DNA antico individui provenienti da Pian Sultano a Tolfa, datati alla media età del bronzo (prima del 1.500 a.C.) hanno determinato che questi presentavano un modello di mescolanza genetica coerente a quello utilizzato per descrivere molte popolazioni italiane di questo periodo, dato da primi agricoltori europei (ANF)+ pastori delle steppe occidentali (WSH) + cacciatori-raccoglitori occidentali (WHG).

Al periodo finale dell'età del Bronzo (seconda metà dell'XI-X sec. a.C.), risale il villaggio preistorico delle Sorgenti della Nova a Farnese, un abitato che si ergeva su una rocca tufacea, dove a basse e semplici capanne poste sulla sommità, si uniscono abitazioni ellittiche più complesse sui terrazzamenti, e grotte scavate nella roccia, con funzioni abitative o di culto.

Età antica Italici ed Etruschi

La discesa dei popoli italici, di lingua indoeuropea e procedenti, forse dall'Europa centrale o orientale (area danubiana), fra cui i Latini, da cui la regione ha poi preso il nome, si fa risalire al II millennio a.C., in epoca protostorica. A quest'epoca potrebbe riferirsi Dionigi di Alicarnasso quando cita i Siculi,. in un suo discorso.

La città che dominò in terra e per tutto il mare, e che ora abitano i Romani, secondo quanto viene ricordato, dicesi tenessero gli antichissimi barbari Siculi, stirpe indigena; questi occuparono molte altre regioni d'Italia, e lasciarono sino ai nostri giorni documenti non pochi né oscuri, e fra questi alcuni nomi detti Siculi, indicanti le loro antiche abitazioni, Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romane, I 9.1 gli AborigeniDionigi di Alicarnasso, Antichità Romane, I 9.3 e i Liguri tra le popolazioni che abitarono il Lazio prima dei Romani.

Le prime testimonianze di epoca storica (che per il Lazio ha inizio nell'VIII secolo a.C. circa), ci permettono di stabilire che nell'attuale Lazio settentrionale (Etruria meridionale), a destra della riva del fiume Tevere, si erano stanziati gli Etruschi, popolazione non indoeuropea, di procedenza ignota, e portatrice di una civiltà particolarmente raffinata. L'area è oggi appunto nota comunemente come TusciaSebbene oggi, in effetti, il termine Tuscia sia comune per indicare la provincia di Viterbo, esso indicava in origine (epoca tardo-antica) e poi nel medioevo l'intera Etruria.. Nello stesso periodo le popolazioni italiche (sia occidentali che orientali) avevano consolidato il proprio potere in altri territori della regione: i Latini nel cosiddetto Latium Vetus, il cui fulcro era situato sui Colli Albani e dunque nella zona posta alla sinistra del Tevere; i Falisci in una piccola regione compresa tra Etruschi e Latini, ma a destra del fiume Tevere; i Capenati, anch'essi a nord di Roma; i Sabini nell'attuale Lazio nord-orientale (Sabina)Dai sabini, l'area prende appunto il nome Sabina.; Ernici, Aurunci ed Equi a sud, in alcune aree dell'attuale frusinate; i Volsci, parlanti una lingua umbraA. Ancillotti - R. Cerri, Vocabolario dell'umbro delle tavole di Gubbio, s.l., s.a., nella parte costiera del Lazio a sud delle acque del Tevere e lungo la Valle del Liri.

Supremazia etrusca

Tra il VII secolo a.C. e il VI secolo a.C. le testimonianze storiche ci permettono di stabilire che il popolo etrusco affermò chiaramente la propria supremazia sulle genti italiche stanziate nel Lazio. La stessa Roma ne subì una profonda influenza, sia culturale che politica. Si impose sull'Urbe, in questo periodo, una dinastia etrusca, confermataci non solo dalla tradizione storiografica latina, ma anche dai numerosi rinvenimenti archeologici. In quegli anni Roma acquisì delle connotazioni propriamente urbane insieme ad altri centri abitati dell'area latina (Tibur, Praeneste, Tusculum, ecc.), mentre le floride città etrusche della costa (Caere e Tarquinia in particolare), raggiunsero l'apogeo della propria espansione territoriale ed economica.

Dal Lazio etrusco a quello romano Nel V secolo a.C., con il tramonto della supremazia etrusca, il Lazio fu sconvolto da una serie di guerre che contrapposero la città di Roma alle altre città latine e ai bellicosi popoli degli Equi e dei Volsci. L'Urbe rischiò di scomparire, e solo nei primi decenni del IV secolo a.C., all'indomani dell'invasione e del saccheggio ad opera dei Galli (390 a.C.), tornò a riprendersi sia sotto il profilo demografico che economico. Riuscì a stabilire la propria supremazia sul Latium Vetus, (vittorie nella battaglia del Vesuvio e nella battaglia di Trifano, entrambe nel 340 a.C. e anni immediatamente successivi), ma non sulla parte nordoccidentale della regione che rimase in mano agli Etruschi. Solo a seguito della battaglia di Sentino (295 a.C.) crollò il potere etrusco nella parte settentrionale del Lazio e l'intera regione venne unificata sotto l'egida di Roma.

Lazio romano

Fra l'inizio del III secolo a.C. e il V secolo della nostra era, la Storia del Lazio si confuse con quella di Roma. Al Latium vetus si affiancò a sud il Latium adiectum, con la diffusione di colonie latine e romane nella regione e dunque la convivenza e poi fusione di latini (romani o meno), originari del Latium vetus, e popolazioni italiche orientali.

L'egemonia romana sul Lazio fu messa a dura prova sia durante la discesa di Annibale in Italia che durante la guerra sociale del primo e secondo decennio del I secolo a.C. Tale conflitto si originò a seguito del rifiuto di Roma di estendere la cittadinanza romana ai suoi alleati, nel Lazio e nel resto d'Italia. Al termine della guerra, la concessione della tanto agognata cittadinanza permise a tutte le popolazioni presenti in regione di legarsi ancor più saldamente a Roma, costituendo il fulcro dell'immenso Stato che l'Urbe stava costituendo in Europa, Asia e Africa.

Sul finire dell'età repubblicana e nei primi due secoli dell'età imperiale, il Lazio diventò uno dei massimi centri civili e politici del mondo romano e raggiunse la sua "Età dell'Oro", fin da epoca augustea. Nativi della provincia laziale furono, fra i tanti, gli scrittori Marco Porcio Catone, Cicerone, Varrone, Giovenale e, probabilmente, Tibullo.

Gran parte delle terre rurali limitrofe a Roma subì fra il I e il II secolo della nostra era un intenso processo di urbanizzazione. Vennero edificate ville sfarzose (fra cui la celebre villa Adriana, a Tibur) e l'economia della regione prosperò. Una fitta rete stradale ricopriva all'epoca il territorio laziale, che ospitava uno dei porti principali d'Italia e dell'Impero: Ostia.

Età medievale Dalle invasioni barbariche a Innocenzo III

Con le invasioni barbariche iniziò per il Lazio un rapido declino. Entrò a far parte, con il resto d'Italia, prima del Regno di Odoacre, poi di quello degli Ostrogoti. Liberato, dopo una lunga e sanguinosa guerra, da Giustiniano I, poté tornare a ricongiungersi al mondo romano, anche se nella sua versione orientale (553). Nel 568 i Longobardi occuparono l'attuale reatino, che di lì a poco sarebbe entrato a far parte del Ducato di Spoleto. La vicinanza all'Italia longobarda e la lontananza da Costantinopoli, permise ai Vescovi di Roma di acquisire, fin dall'epoca di papa Gregorio I, una sempre maggiore indipendenza da Bisanzio, assumendo una posizione di assoluto rilievo nel Ducato romano, entità politico-amministrativa dipendente dall'Esarcato d'Italia e costituita dai bizantini negli ultimi decenni del VI secolo. Tale ducato comprendeva la massima parte dell'attuale Lazio, ad eccezione di Rieti e della Sabina (appartenente al Ducato di Spoleto) e della parte più meridionale della regione che rientrava nella zona di influenza di Gaeta e della Campania bizantina e, successivamente, anche della Terra di San Benedetto (dal 750 circa).

La dominazione bizantina sul Lazio (Lasithion, Λασίθιον in greco bizantino) si attenuò ulteriormente con la conquista della Pentapoli e di Ravenna (751), capitale dell'Esarcato d'Italia, ad opera dei Longobardi. Il consolidamento del potere papale sul Ducato romano e la nascita di uno Stato Pontificio propriamente detto (seconda metà dell'VIII secolo), sostenuto dai sovrani franchi, nuovi arbitri dei destini del Lazio e d'Italia, fecero della regione il fulcro del nascente Stato, che ruotò prima nell'orbita carolingia, poi in quella del Sacro Romano Impero (a partire dal X secolo). La sovranità papale sull'attuale Lazio, tranne Rieti e la Sabina, fu però ben poco effettiva fino alla fine del XII secolo, a causa delle spinte autonomiste tanto della nobiltà locale tanto dei primi comuni (Viterbo e Roma, in particolare). Fu solo sotto il pontificato dell'energico Innocenzo III (1198-1216) che i feudatari della regione e le oligarchie comunali accettarono di integrarsi definitivamente nel nuovo Stato.

L'età tardo medievale Nel 1271-1276, sotto il pontificato di Gregorio X si assistette a un primo, timido, decentramento amministrativo, con il conferimento di maggiori poteri ai rettori o governatori delle province laziali. Il trasferimento della sede papale ad Avignone (1309-1376) allentò i vincoli fra le libere città della regione (Viterbo, Corneto, Anagni, ecc.) e lo Stato Pontificio e conferì nuovo vigore, nell'Urbe e in provincia, alla turbolenta aristocrazia locale (famiglie degli Orsini, dei Savelli, dei Colonna, ecc.). A Roma venne persino instaurato, per un breve periodo, un ordinamento repubblicano da parte di un capopolo, Cola di Rienzo (1347). Fu necessaria tutta l'energia di un grande ecclesiastico e condottiero, il cardinale Egidio di Albornoz, per riportare all'obbedienza papale la regione, compresa Rieti e la Sabina che dopo essere state lungamente contese fra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio, passarono definitivamente a quest'ultimo nella seconda metà del XIV secolo. L'Albornoz fu l'ispiratore delle Costituzioni egidiane, raccolta di leggi che per quasi tre secoli regolarono i rapporti fra il potere centrale e quelli periferici (Province, comuni, feudatari, ecc.) sia nel Lazio che nelle altre regioni che conformavano lo Stato Pontificio. Quest'ultimo venne inoltre riorganizzato sia sotto il profilo territoriale che amministrativo.

Subito dopo lo Scisma d'Occidente (1378-1415) Martino V (1417-1431) ed Eugenio IV (1431-1449) portarono a compimento l'opera iniziata dall'Albornoz, limitando ulteriormente i poteri delle magistrature comunali in regione. Sotto il pontificato di Sisto IV (1471-1484) si tentò di incoraggiare l'agricoltura cercando di bonificare le zone paludose della costa laziale, anche se con modesti risultati.