La pieve di San Polo in Rosso è un edificio religioso situato a Poggio San Polo, nel comune di Gaiole in Chianti.
Storia Secondo quanto riportato in documenti conservati nell'archivio dei Ricasoli a Brolio, una prima pieve sarebbe stata fondata nel IX secolo da Geremia Ricasoli, signore di molti castelli del Chianti. Una seconda chiesa, romanica, dovette essere edificata nella prima metà dell'XI secolo, dato che viene menzionata in un documento del 1054. Il nome della pieve si trova invece in una donazione del 1070 conservata nella Badia di Coltibuono ed è citata come Sancti Pauli scito Russo. L'appellativo "in rosso" potrebbe riferirsi alla coltivazione, nei terreni circostanti, della robbia, da cui si ricavava il colore rosso.
La pieve di epoca romanica aveva caratteristiche architettoniche comuni ad alcune pievi della zona, a quella di San Giusto in Salcio, di Santa Maria di Spaltenna e di San Leolino di Panzano.
Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo la chiesa assunse la funzione di fortilizio a causa della sua posizione sulla linea difensiva fiorentina del Chianti e divenne un insediamento fortificato, con l'inserimento in una cinta muraria quadrangolare, intervallata da torri. Anche la sua facciata ebbe le mura rialzate e l'abside fu usata come torre.
Nella prima metà del XIV secolo fu pievano, fino alla sua morte nel 1354, Raniero Ricasoli, ricco committente di alcune opere su tavola, degli affreschi della navata e di alcune oreficerie. Nel 1351 la pieve-fortezza subì l'assedio dei figli di Arrigo Ricasoli, intenzionati a derubare il pievano loro zio e molto ricco, ma essi furono allontanati dalle truppe della Repubblica fiorentina. Durante tale assedio le capriate di legno della chiesa crollarono a causa di un incendio e furono sostituite da volte a crociera.
Nel 1478 la chiesa fu parzialmente distrutta dagli Aragonesi alleati dei senesi e il castello passò sotto il controllo di Siena, fino al 1483, quando ritornò sotto il controllo fiorentino. Dopo tali vicende il castello e la pieve vennero restaurati e venne realizzata una seconda fortificazione.
Il 25 luglio 1497, col breve di Alessandro VI alla Signoria di Firenze, la pieve di San Polo in Rosso tornò sotto il controllo dei Ricasoli e nel 1508 Giulio II costituisce presso il Capitolo fiorentino un canonicato che dovrà occuparsi di gestire la pieve e nominare i cappellani per essa, nella persona Giuliano di Ranieri Ricasoli. La famiglia manterrà poi il canonicato per lungo tempo. Il castello divenne una residenza per il cappellano e per il canonico residente a Firenze, in occasione di sue visite.
Dopo l'annessione della Repubblica di Siena al Ducato Mediceo nel 1555, la funzione difensiva venne meno e nel Seicento, con il canonicato di Giovan Battista Ricasoli, la residenza venne trasformata in villa signorile.
Nel 1784 il vescovo di Fiesole Ranieri Mancini pose fine al canonicato dei Ricasoli, avocando a sé la nomina dei parroci della pieve.
Nel 1872 Bettino Ricasoli, in quel momento primo ministro, rivendicò la proprietà della pieve e riuscì in effetti ad impossessarsene. Nel 1905 la chiesa ha subìto dei restauri che hanno compreso l'eliminazione degli altari barocchi e delle tele in esse contenuti, il rifacimento degli altari in pietra e l'aggiunta della vivace decorazione neogotica.
Descrizione La pieve è un caso singolare poiché la chiesa non è soltanto inserita in una struttura difensiva trecentesca, ma essa stessa è una chiesa-fortezza, caso pressoché unico in Toscana. Il profilo della facciata si confonde con le muraglie della fortificazione. La vera e propria facciata della chiesa può riconoscersi osservando il paramento murario: quello della chiesa presenta conci regolari e squadrati di pietra, a fronte dell'irregolarità della fortificazione, della quale rimangono due torri circolari del XV secolo e due quadrangolari, della fine del Duecento. Il fronte è aperto solo in un portale in basso architravato e con lunetta e da una finestra ad "occhio" in alto. A sinistra della facciata si allunga l'edificio militare, mentre a destra una torre contiene l'accesso alla corte della canonica. Sul retro si erge la torre campanaria.
L'interno ha tre navate spartite da pilastri, coperte da volte ogivali a crociera del XIV secolo, realizzate dopo l'incendio seguito all'assedio del 1351, che aveva causato la distruzione delle capriate lignee. L'ambiente è concluso da un'abside semicircolare.
Nella navata centrale, nei lunettoni ai lati di essa, si trova un ciclo di affreschi con Storie della vita di Cristo, attribuiti ad un pittore vicino alla maniera di Ambrogio Lorenzetti, già assegnati a Cristoforo di Bindoccio e a Meo di Piero e più recentemente ad un pittore anonimo detto "Maestro di Monterotondo". Gli affreschi, che costituiscono il più ampio ciclo di pittura trecentesca nel Chianti, sono datati tra il quarto e il quinto decennio del XIV secolo. La vivace decorazione a finta bicromia delle nervature e delle volte e lo sfondo stellato degli spicchi delle volte risalgono al restauro dei primi anni del Novecento.
All'altare della navata destra è collocata una tela con la Madonna del Rosario di Francesco Curradi, autore anche del dipinto con Sant'Elena ed il miracolo della Vera Croce, trasferito dalla chiesa della Compagnia della Santa Croce.
Nel presbiterio si trova un pregevole Crocifisso ligneo di scuola senese degli inizi del XIV secolo. L'altare maggiore era ornato da un polittico di Ugolino di Nerio con la Madonna col Bambino e i santi Pietro, Paolo, Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, trasferito nel 1873 nel castello di Brolio dal barone Bettino Ricasoli.
In una edicola nella navata sinistra era custodito il Crocifisso dipinto attribuito a Segna di Bonaventura, trasferito dal 1971 nei depositi della Pinacoteca Nazionale di Siena.
Bibliografia M.Perkins, Pitture murali inedite, in La Diana, fascicoli III-IV, 1933. Giovanni Righi Parenti, Guida al Chianti, Milano, SugarCo Edizioni, novembre 1977. Pietro Torriti e Marco Ciampolini, Le chiese del Chianti, Firenze, 1993. "Clante"-Centro di studi chiantigiani, Civiltà romanica nel Chianti (a cura di Renato Stopani), Poggibonsi, Arti Grafiche Nencini, Aprile 1995. Nicoletta Matteuzzi, Le Storie della Vita di Cristo nella pieve di San Polo in Rosso a Gaiole in Chianti: un'aggiunta al catalogo del Maestro di Monterotondo, in "Il Chianti. Storia, arte, cultura, territorio. Vol. 31: Medioevo Chiantigiano. L'arte nel Chianti nei secoli IX-XIV", a cura di Mési Bartoli e Nicoletta Matteuzzi, Firenze, 2021. Francesco Baldi, La pieve di San Polo in Rosso, in "Corrispondenza", anno XXXXVI, numero 1 (89), luglio 2026, pagg. I - VIII.
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