Corso Andrea Palladio è la principale strada di Vicenza, intitolata dopo la seconda guerra mondiale al celebre architetto. Lungo circa 700 m, attraversa il nucleo storico della città da ovest ad est, rispettivamente da Porta Castello a piazza Matteotti.

Storia Epoca antica, Medioevo ed età moderna Il tracciato dell'attuale corso corrisponde sostanzialmente a quello che, in epoca romana, era il decumanus maximus della città e, nello stesso tempo, il tratto urbano della consolare Via Postumia. Chiamato anche strata major, dopo la costruzione della cinta muraria altomedievale fu delimitato a ovest dalla Porta Feliciana (molto vicina, anche se non del tutto coincidente con la Porta del Castello) e ad est dalla porta San Pietro (sulla riva destra del fiume Bacchiglione, all'altezza del ponte di San Pietro, ora degli Angeli).

Durante il Medioevo e in epoca moderna conservò la sua funzione di raccordo tra le città della pianura veneta (rispettivamente Verona e Padova), tanto che ai suoi bordi si aprivano locande, osterie e luoghi per il noleggio delle vetture; genericamente era chiamato Strata major, Strà grande, o semplicemente Strà.

Era anche importante luogo pubblico. Già durante il Medioevo in esso vi erano quattro punti nei quali il pubblico banditore doveva recarsi a proclamare i decreti del governo cittadino e le sentenze di condanna emanate contro i rei: la porta Sancti Petri, la plathea Sancte Corone, la domus illorum de Caldogno (all'inizio dell'attuale contrà Porti) e il canton del pozzo rosso (l'incrocio con l'attuale corso Fogazzaro)Statuti di Vicenza del 1264, .

Età contemporanea Agli inizi dell'Ottocento il tratto che andava da piazza Castello a contrà San Faustino era chiamato "contrà del corso", in quanto rappresentava la parte terminale della corsa dei cavalieri che si contendevano il Palio nel giorno della Sacra Spina e del Corpus Domini.

Nell'ambito di questo percorso, però, si susseguivano vari toponimi derivanti dalle caratteristiche dei diversi tratti o luoghi. Il primo tratto, da piazza Castello a corso Fogazzaro, era denominato "corso ai Filippini" per la presenza della chiesa dedicata a san Filippo Neri. Il secondo tratto - che va da corso FogazzaroUn tempo detto nella sua parte iniziale "contrà del Pozzo Rosso" per la presenza fino al 1708 di un pozzo con una vena di marmo rosso fino a stradella san Giacomo - era distinto, per il fronte nord, con due denominazioni: "corso all'Azzardo", fino all'inizio del fronte porticato, per la presenza del caffè più chic dell'Ottocento, e "corso al Casin" il fronte porticato, per la presenza, in palazzo Braschi Brunello, del casino dei Nobili, una società aristocratica che chiuse la sua attività nel 1825. Anche i portici prospettanti su questo secondo tratto assumevano la denominazione di portico dei Nobili, sostituita con quella di portico Bardella, per la presenza della libreria gestita da Domenico Bardella e luogo di incontro di intellettuali vicentini. Sul fronte opposto, il tratto che da via Cesare Battisti porta a contrà Do Rode era detto "corso alla Stella d'Oro", dall'insegna di una trattoria con alloggio attiva fino al 1878, che fungeva anche da servizio di posta e che aveva preso il posto della storica Osteria della Campana, menzionata fino alla fine del Seicento. Il tratto poi che da contrà Do Rode porta a contrà CavourUn tempo denominata contrà dei Giudei, era chiamato "corso al Bo d'oro", dal nome della spezieria gestita dalla famiglia Scola. Il terzo tratto - che va da stradella san Giacomo, da un lato, e da contrà Cavour dall'altro, fino all'incrocio con contrà Porti - era chiamato "corso ai Nobili", per la frequentazione dell'aristocrazia cittadina che si riuniva al caffè detto appunto dei Nobili. L'ultimo tratto porticato del fronte nord era detto portico delle Messaggerie per la presenza del Caffè alle Messaggerie, al piano terra di palazzo Tornieri. Il quarto tratto - che va dall'incrocio del corso con contrà Porti e contrà Dal Monte fino a contrà Manin - era detto "corso al Nolo" per la presenza in contrà ManinUn tempo contrà delle Vetture della rimessa delle carrozze. Questo tratto di strada era detto anche "corso al Cappello Rosso" per la presenza, sul fronte nord, del più importante albergo della città denominato Al Cappello Rosso, chiuso nel 1852.. Il quinto tratto veniva chiamato "corso a san Gaetano" dal nome della chiesa dedicata a san Gaetano Thiene, fondatore dei padri teatini, eretta tra il 1720 e 1730 su progetto dell'architetto Girolamo Frigimelica. La principale strada di Vicenza terminava all'incrocio di contrà san Faustino, come attesta la targa toponomastica posta in facciata con la dizione "Il Corso". Il tratto da questa contrà all'Isola - l'attuale piazza Matteotti - era invece chiamato contrà Portici di Santa Corona, in ragione della fila interrotta dei portici di fronte al muro che racchiude il giardino di questa chiesa. Anche altri nomi furono usati, a seconda dei tratti: "corso al caffè Angelini", "corso al Paradiso".

Nel 1847 Cesare Cantù la chiamò "la più elegante via d'Europa, se non si conti per tale il Canal Grande dell'incomparabile Venezia, potendo dirsi una continuità di palazzi, dalla piazza del Castello fino a quella dell'Isola"..

Nel 1866, dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, l'insieme fu ufficialmente denominato corso Principe Umberto (il futuro re d'Italia, che nello stesso anno aveva abitato nel palazzo Loschi Zileri Dal Verme); nel 1943 il nome fu mutato in quello di corso Ettore Muti e infine, dopo la Liberazione, nel giugno 1945 la più importante via di Vicenza ricevette il nome attuale..

Durante la seconda guerra mondiale, il bombardamento dell'aviazione alleata del 14 maggio 1944 danneggiò gravemente molti edifici del tratto centrale, edifici che furono in parte restaurati (come la Ca' d'Oro) e in parte ricostruiti nel dopoguerra.

Chiusa al traffico veicolare dal 1983Seppure percorsa ancora dai taxi, da automobili autorizzate, da furgoni di servizio e da biciclette, da Porta Castello all'incrocio con contrà Santa Barbara la strada presenta un fondo in porfido ed è, per buona parte del suo tracciato, fiancheggiata da portici. Comunemente chiamata el corso e considerata la via dello shopping cittadino, è una delle passeggiate tipiche dei vicentini che, specialmente il pomeriggio, amano percorrerla muovendosi nelle cosiddette "vasche" (andare su e giù da piazza Castello a piazza Matteotti).

Prospetto nord Da Porta Castello a Corso Fogazzaro

Il Corso inizia da Porta Castello e dal Torrione (al n. 1) - uniche strutture ancora rimaste - del possente Castello fatto costruire nel 1343 da Antonio e Mastino II della Scala, che fecero ripristinare la fortezza ezzeliniana distrutta 50 anni prima, ampliandola in un vero e proprio castello, che occupava un'area quadrata, circondato da profonde fosse, cinto da torri ai quattro angoli e con il torrione al centro. L'aspetto attuale del Torrione, con le merlature sporgenti con caditoie sopra beccatelli e con l'aggiunta della lanterna sommitale, quasi certamente appartiene al periodo visconteo di fine secolo XIV.. Segue Palazzo Marchi. Una parte del castello, demolito nell'Ottocento, fu sostituita da questo palazzo, il cui alto muro di recinzione costeggia il corso. L'ingresso, al centro del muro, è dato da un portale bugnato ad arco a tutto sesto, con testa femminile in chiave d'arco e coronato da un timpano triangolare con due figure femminili sdraiate, che reggono un cartiglio nel frontone.. Ai nn. 9-11, l'edificio collegato al muro di palazzo Marchi, è alto quattro piani e fa angolo (sullo spigolo un bel balconcino) con piazza Castello, al centro della quale si erge il monumento a Giuseppe Garibaldi.

Sull'angolo opposto della piazza, al n. 13, si trova il Palazzo Thiene Bonin Longare, sede vicentina di Confindustria, che ne ha promosso il restauro. Il palazzo, che Francesco Thiene fece realizzare sulla proprietà di famiglia, fu progettato da Andrea Palladio presumibilmente nel 1572 ed edificato da Vincenzo Scamozzi dopo la morte del maestro; fu acquistato nel 1835 da Lelio Bonin Longare. Dal 1994 è inserito, assieme alle altre architetture palladiane di Vicenza, nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. La somiglianza con altri progetti palladiani - ad esempio con palazzo Barbaran da Porto - fa pensare agli anni settanta del Cinquecento, sia nel disegno della parte inferiore della facciata che nella grande loggia a doppio ordine affacciata sul cortile interno. Il fianco invece - con il piano terra ricoperto da bugnato gentile, le alte portefinestre al primo piano coronate con timpano alternativamente triangolare e incurvato, i balconcini balaustrati poco sporgenti - è opera dello Scamozzi, considerando la somiglianza con palazzo Trissino al Duomo. Anche il profondo atrio, sostanzialmente indifferente alla griglia degli ordini, potrebbe essere scamozziano.

Sulla destra del palazzo Bonin Longare, ai nn. 15-19, un edificio ristrutturato che conserva ancora sul ballatoio modiglioni cinquecenteschi e una ringhiera dell'Ottocento. Segue, ai nn. 21-27, un edificio degli anni sessanta del Novecento che sostituisce l'ottocentesco palazzo Savardo Brunialdi, costruito su progetto dell'architetto Antonio Piovene. Tra il 1872 e il 1900 fu sede dell'albergo Roma e in seguito destinato ad abitazioni e negozi. L'impostazione, legata alle correnti storiciste postunitarie, emerge soprattutto nel portale fiancheggiato da semicolonne doriche che sostengono una balconata lapidea su cui si affaccia una porta finestra affiancata da semipilastri sorreggenti un timpano spezzato. L'insieme, pur nella pesantezza del linguaggio evocativo tipico del secolo, ha saputo cogliere e riproporre l'effetto chiaroscurale dei portici, che un leitmotiv della via, con l'apertura di fornici rettangolari anticipati da semipilastri bugnati..

→ Stradella dei Filippini Detta un tempo Stradella dei gesuiti dalla piccola chiesa del Gesù che una volta vi esisteva, dal Settecento in poi ebbe il nome attuale per la presenza della chiesa e dell'oratorio della Congregazione di San Filippo NeriDal 1934 al 1945 fu intitolata al caduto fascista Giovanni Berta, ma nell'uso comune veniva chiamata sempre dei Filippini, .

Chiesa di San Filippo Neri (detta "dei Filippini") Eretta sul luogo in cui era situata la piccola chiesa dei gesuiti, la sua costruzione richiese oltre un secolo: iniziata nel 1730 ma rimasta ferma per alcuni decenni si concluse solo nel 1822. Per costruire la facciata, tra il 1822 e il 1824, l'architetto vicentino Antonio Piovene - che aveva sostituito nell'Ottocento Giorgio Massari, morto nel 1766 - adattò liberamente un disegno giovanile che nel 1756 Ottone Calderari aveva predisposto per la chiesa di San Marco in San Girolamo in borgo Pusterla e non era mai stato eseguito. Lo schema della facciata riprende quello palladiano di San Giorgio Maggiore a Venezia.. La parte centrale è costituita da quattro semicolonne corinzie di modulo gigante, con alta trabeazione e frontone triangolare, che poggiano su un alto zoccolo e sono affiancate da due ali che corrispondono alle cappelle laterali. Le statue nelle nicchie - da sinistra la Vergine, San Lorenzo, la Carità e San Paolo - sono di inizio Settecento, qui portate da altro edificio religioso. Sulla destra della chiesa un lungo tratto è caratterizzato da un basso edificio, ritmato da grandi vetrine rettangolari, contrassegnato dai numeri che vanno dal 29 al 37. Sulla prima parte di questo tratto il prospetto è appesantito da una facciata, con tre grandi finestre, che riprende motivi e di stile neoclassico.