Dopo aver fatto parte del gruppo originario che aveva costituito l'organizzazione nel 1970, venne arrestato una prima volta nel novembre 1974; evaso dal carcere di Treviso nel gennaio 1977, assunse un ruolo di grande importanza come dirigente della colonna romana e membro del Comitato Esecutivo. Molto determinato e fortemente motivato ideologicamente, fece parte del nucleo armato che assassinò gli uomini della scorta di Aldo Moro nell'agguato di via Fani e durante il sequestro svolse il ruolo di carceriere dell'uomo politico. I suoi nomi di battaglia erano Giuseppe e Gallo (derivato dal suo cognome e analogo a quello usato dal partigiano e politico comunista Luigi Longo durante la Resistenza italiana).

Dopo la fine del sequestro continuò a dirigere la colonna romana partecipando direttamente ad altri gravi fatti di sangue fino al suo arresto nel settembre 1979 dopo uno scontro a fuoco con agenti di Pubblica sicurezza in cui rimase gravemente ferito alla testa. Fu condannato all'ergastolo per molti tra gli attentati e le azioni delle BR nel periodo 1974-1979, tra cui il citato rapimento Moro (1978), e per aver partecipato materialmente all'omicidio dei cinque agenti di scorta, così come per l'omicidio di due poliziotti e del giudice Riccardo Palma nel 1979; in totale fu esecutore diretto, con altri brigatisti, di otto omicidi. Rigido e intransigente, mantenne una totale non collaborazione durante gli anni del carcere; negli anni novanta a causa di seri motivi di salute venne disposta la sospensione della sua pena.

Biografia Le origini Di estrazione contadina (il padre era bracciante e poi mezzadro) e famiglia comunista, militante fin da giovanissimo della FGCI del Partito Comunista Italiano, Prospero Gallinari, insieme con altri giovani estremisti di sinistra di Reggio Emilia, tra cui Alberto Franceschini, Fabrizio Pelli, Attilio Casaletti, Loris Tonino Paroli, Roberto Ognibene, assunse posizioni di critica della politica del partito considerata troppo moderata e partecipò alla costituzione nel 1969 del cosiddetto "Collettivo politico operai-studenti", noto anche come gruppo "dell'appartamento". Gallinari si impegnò nell'attività politica e, pur continuando il suo lavoro di contadino, contribuì al dibattito ideologico all'interno del gruppo, manifestando grande interesse per la figura e le teorie di Ernesto Guevara..

Dalla prima metà del 1969 il gruppo "dell'appartamento" entrò in contatto con Renato Curcio e Margherita Cagol, provenienti dal Movimento dell'Università di Trento, e con Raffaello De Mori, uno dei dirigenti del Comitato Unitario di Base (CUB) della Pirelli; ben presto molti dei componenti originari del gruppo reggiano si trasferirono temporaneamente a Milano dove, da varie componenti di militanti di ideologia marxista che non si riconoscevano più nei partiti tradizionali della sinistra italiana presenti nel parlamento, nacque il cosiddetto CPM (Collettivo Politico Metropolitano) in cui confluirono anche i militanti dell'"appartamento", tra cui Gallinari, che inizialmente continuò ad alternare il lavoro nei campi con la militanza politica. Egli non poté partecipare al convegno di Chiavari del dicembre 1969, ma fu invece presente a quello che divenne noto come "convegno di Pecorile" (frazione di Vezzano sul Crostolo), che in realtà si tenne in località Costaferrata di Casina (RE), dell'agosto 1970, dove circa settanta-ottanta militanti riuniti discussero per la prima volta la questione se ampliare la lotta politica con la lotta armata, la sua organizzazione e la clandestinità..

Il Superclan Nel settembre 1970 una profonda frattura sulle scelte politico-operative divise il gruppo originario "dell'appartamento"; dopo il convegno di Pecorile emersero due posizioni contrapposte: una principalmente concentrata sulla costituzione di strutture clandestine segrete, separate dalla realtà sociale, il cosiddetto Superclan guidato da Corrado Simioni, Duccio Berio, Vanni Mulinaris, e una al contrario, guidata da Curcio, Franceschini e la Cagol, intenzionata a radicare la lotta armata all'interno delle fabbriche per inserirsi nella realtà concreta dei contrasti di classe, costituendo strutture organizzative semiclandestine meno rigide. Prospero Gallinari decise in un primo tempo di aderire al Superclan, distaccandosi dalla maggior parte dei suoi compagni del gruppo reggiano che stavano per dare vita alle Brigate Rosse..

L'esperienza di Gallinari nel Superclan non fu felice; mentre le Brigate Rosse crescevano in efficienza e in organizzazione e moltiplicavano i loro interventi all'interno delle lotte operaie nelle grandi fabbriche del nord, egli trascorse il periodo dall'ottobre 1971 all'agosto del 1972 tra Milano, Torino e Genova in una deludente e sterile militanza clandestina priva di risultati. Egli decise quindi di abbandonare il Superclan e ritornare temporaneamente a Reggio Emilia per riprendere contatto con la propria famiglia.. Dopo aver ripreso una vita normale di lavoro e aver riattivato i contatti con militanti dell'estremismo di sinistra, Gallinari si riavvicinò ai suoi vecchi compagni delle Brigate Rosse, nonostante la diffidenza dei brigatisti, in particolare di Alberto Franceschini, verso gli ex militanti del Superclan..

La lotta armata Dal rientro nelle Brigate Rosse al primo arresto

Dopo aver ripreso contatto a Reggio Emilia con alcuni militanti dell'organizzazione, tra cui Lauro Azzolini, Gallinari all'inizio del 1974 entrò quindi ufficialmente nelle Brigate Rosse e si trasferì in Veneto, dove era già presente Fabrizio Pelli, per costituire una nuova colonna; venne assunto in un'azienda alle dipendenze del Petrolchimico di Porto Marghera, dove egli svolse attività di proselitismo e propaganda all'interno della grande fabbrica.. Gallinari rimase in Veneto anche durante la cosiddetta "Operazione Girasole", il sequestro del magistrato Mario Sossi dal 18 aprile al 20 maggio 1974 a cui egli non prese materialmente parte. L'attività delle Brigate Rosse era in fase di crescita; Gallinari prese parte alla sua prima azione partecipando a una rapina in una banca in Toscana insieme con Alfredo Bonavita e Attilio Casaletti, quindi, dopo essere tornato in Veneto, venne individuato dalle forze dell'ordine e dovette fuggire entrando definitivamente in clandestinità e trovando in un primo momento rifugio a Reggio Emilia..

Nell'estate 1974 Gallinari fu uno dei tre brigatisti, insieme con Alberto Franceschini e Fabrizio Pelli, che si trasferirono a Roma per incominciare il lavoro organizzativo necessario per costituire una nuova colonna e per individuare gli eventuali obiettivi politici. Ben presto tuttavia l'arresto di Curcio e Franceschini a Pinerolo l'8 settembre 1974 mise in crisi l'organizzazione e Gallinari fu richiamato al nord e inviato di nuovo a Torino dove entrò in contatto con Margherita Cagol e con alcuni militanti provenienti dal vecchio gruppo reggiano presenti nel capoluogo piemontese: Tonino Paroli, Lauro Azzolini, Attilio Casaletti..

Gallinari venne arrestato durante un controllo casuale della polizia in strada a Torino il 5 novembre 1974 insieme con Alfredo Bonavita; egli e il suo compagno si dichiararono "prigionieri politici" e rifiutarono di collaborare con le autorità.. Dopo essere stato assegnato in un primo tempo al carcere di Alessandria, Gallinari nei mesi successivi venne continuamente trasferito da un carcere all'altro secondo le disposizioni previste dalle autorità nei confronti dei detenuti ritenuti particolarmente pericolosi: Belluno, La Spezia, Verona, San Vittore, Udine, Vicenza, Trento..

Il 9 giugno del 1976 durante il processo al "nucleo storico" delle Brigate Rosse nella Corte d'Assise di Torino, si rese protagonista di uno dei più clamorosi gesti pubblici dell'organizzazione, tentando di leggere in aula la rivendicazione dell'omicidio del procuratore di Genova Francesco Coco e dei suoi agenti di scorta, avvenuto nel capoluogo ligure il giorno prima. Il tentativo di Gallinari venne subito interrotto dall'intervento delle forze dell'ordine presenti e diede luogo a tafferugli in aula..

L'evasione e il trasferimento a Roma Il 2 gennaio 1977 riuscì a evadere dal carcere di Treviso insieme con altri detenuti comuni e raggiunse Padova dove riprese contatto con le Brigate Rosse; fu Franco Bonisoli, componente del Comitato Esecutivo, che incontrò Gallinari e gli descrisse gli ultimi sviluppi della lotta armata e i progetti dell'organizzazione. In un primo tempo Gallinari si trasferì di nuovo a Torino quindi nel giugno 1977 raggiunse Firenze nell'appartamento di Giovanni Senzani, abitato da Bonisoli e Maria Carla Brioschi ed entrò a far parte del cosiddetto "Fronte della controrivoluzione", la struttura dell'organizzazione incaricata di occuparsi degli sviluppi politici nazionali e degli apparati dello stato.. Nel settembre 1977 venne deciso il trasferimento di Gallinari, conosciuto con il "nome di battaglia" di "Giuseppe", a Roma dove era in fase di rafforzamento la nuova colonna brigatista e dove era prevista l'organizzazione di un'azione clamorosa per attaccare direttamente il "cuore dello stato".

Gallinari entrò in contatto con Mario Moretti "Maurizio" e andò ad abitare come clandestino nell'appartamento di Anna Laura Braghetti e Germano Maccari in via Montalcini 8 in cui era previsto di organizzare una base per un sequestro politico di grande importanza. Gallinari entrò a far parte della direzione della colonna insieme con Moretti, Valerio Morucci "Matteo", Adriana Faranda "Alessandra" e Barbara Balzerani "Sara".. Gallinari prese parte all'attentato contro il politico della Democrazia Cristiana Publio Fiori il 2 novembre 1977; egli era incaricato insieme con Bruno Seghetti "Claudio" della funzione di appoggio mentre la Balzerani avrebbe dovuto sparare alle gambe della vittima, ma Fiori era armato e rispose al fuoco. Gallinari quindi intervenne a sua volta e colpì gravemente al torace l'uomo politico che cadde a terra e venne ancora raggiunto da altri colpi alle gambe..

Pur non essendo un militante particolarmente addestrato militarmente, Gallinari dimostrò durante le azioni di fuoco grande determinazione e freddezza e anche in altre circostanze intervenne in situazioni impreviste. Il 14 febbraio 1978, impegnato in appoggio di Raimondo Etro, il militante del nucleo operativo incaricato di uccidere il giudice Riccardo Palma, dovette di nuovo impegnarsi direttamente a causa del crollo emotivo del compagno che non riuscì a sparare. Fu quindi Gallinari che entrò in azione al posto di Etro e ferì mortalmente a colpi di mitra il giudice Palma..

L'agguato di via Fani e il sequestro Moro

Gallinari svolse un ruolo di grande rilievo durante il sequestro di Aldo Moro nella primavera del 1978; egli partecipò alla fase organizzativa preliminare e prese parte alle riunioni della direzione della colonna romana a Velletri.. Il 16 marzo 1978, egli era uno dei quattro componenti del nucleo di fuoco, gli altri tre erano Valerio Morucci, Raffaele Fiore e Franco Bonisoli, che, travestiti da avieri Alitalia, in via Fani a Roma uccisero gli uomini della scorta del Presidente della Democrazia Cristiana.